Plagio o somiglianza?

Lo so, è da non crederci.
Quando a marzo un gruppo di amici blogger hanno trovato 28 loro diversi articoli copiati da una casa editrice, all’interno di una guida su come pubblicare un manoscritto (trovate un resoconto dettagliato in questo post di Penna Blu: Come creare una guida completa senza scrivere nulla), ho cercato di dare il mio contributo tramite i social per chiedere alla casa editrice la rimozione degli articoli plagiati, convinta che una cosa del genere non potesse succedere a webnauta, semplicemente perché è un blog ancora giovane, i motori sono nuovi e ancora luccicanti, l’archivio non è così fornito.

Però in quello stesso periodo sono arrivate le prime statistiche del nuovo anno: nei primi tre mesi del 2017 webnauta ha totalizzato quasi tutte le visualizzazioni del 2016, perché ci sono più articoli ad attirare il pubblico, c’è più attività e condivisione sui social, le keyword iniziano a dare soddisfazione nelle ricerche su Google.
Con questi risultati, è arrivata anche qualche preoccupazione, compresa quella sul diritto d’autore da difendere.

Ma poi ho pensato: chi vuoi che sia così stupido da andare a copiare un articolo sul sito web di un informatico?
“Stupido è chi lo stupido fa, signore!” dice Forrest Gump, ma non pensavo che annoverasse anche le piattaforme di self-publishing.
E’ cominciato tutto con una mail, un venerdì mattina.

 

Arriva una mail…

Mi scrive un amico blogger nonché affezionato lettore: “Sono inciampato in questo link (e qui mi riporta l’articolo copiato) e ho avuto come un deja-vu: (e qui riporta il mio articolo su webnauta: Come è fatto: le parti del libro che fa parte della serie Navigare Informati)”
Li per lì ho pensato ad uno scherzo, giuro!

Nota: non inserirò l’indirizzo all’articolo copiato, per due motivi: prima di tutto non ho alcuna intenzione di favorire le loro visualizzazioni (e mi viene il dubbio che abbiamo plagiato il mio post solo per avere accessi gratuiti con il passaparola del plagio) e poi perché nel frattempo hanno modificato l’articolo. Vi basti sapere che il sito plagiante è una piattaforma di self-publishing italiana, anche se il brand è in lingua inglese.

Tornando alla mail, se proprio dovevo aspettarmi un plagio, sapevo che quel mio articolo era il candidato ideale.
Quella pagina ha infatti all’attivo 13.300 visualizzazioni da quando è stata pubblicata, da sola traina tutto il resto del blog. Gli utenti la stanno premiando su Google perché è un’esposizione completa, ma in linguaggio semplice e diretto, delle parti che compongono un libro, rivolta a tutti i lettori.
Figurati se qualcuno non te la ruba!

Leggo in velocità l’articolo segnalato come copiato e in effetti quelle parole mi suonano troppo famigliari. Apro il link al mio webnauta e…
Oh cavolo!

 

Plagio o somiglianza?

Ho avvisato il team e ci siamo messi al lavoro per le verifiche puntuali del caso.
Come vedete dal logo in basso a destra, webnauta è “sorvegliato” dal software Copyscape, un motore di ricerca che spazzola il web alla ricerca dei contenuti duplicati rispetto ai vostri. Potete utilizzare la ricerca semplice dalla homepage del sito, inserendo l’indirizzo web del vostro articolo e Copyscape vi indicherà se ha trovato dei contenuti simili: in questo caso dovete solo fare attenzione ai falsi positivi, quando indica come duplicati alcuni template di WordPress.
Altrimenti potete usufruire, sempre gratuitamente, del Free Comparison Tool per confrontare esclusivamente due articoli: Copyscape vi mostrerà entrambi i testi con evidenziate le parole in comune e la percentuale di match tra i due. Già questo strumento può essere un’utile sentinella di un plagio.
Oppure potete iscrivervi alla versione Premium, che consente ricerche più dettagliate e dei batch automatici direttamente sulla sitemap del vostro sito. Per webnauta ho scelto questa soluzione, anche se il nostro lettore-segugio è arrivato prima. 😉

Ad una prima verifica tra i due articoli, la percentuale di match era piuttosto bassa, il 17% appena: questo perché il loro articolo era solo di 741 parole, mentre il mio articolo originale di ben 2.362, chiaramente questo falsava la percentuale a loro favore.
Abbiamo analizzato allora i singoli paragrafi che effettivamente erano stati ripresi e ci siamo ritrovati con risultati come questo:

Copyscape software anti plagio

Com’è possibile? Il sito plagiante ha rimescolato aggettivi, sostituito verbi e soggetti, ma alcune espressioni particolari sono proprio le mie (tant’è vero che il lettore che ci ha fatto la segnalazione ha riconosciuto “il mio stile”). Giudicate voi da questa infografica comparativa di alcuni punti:

Plagio - confronto2

Plagio - confronto3

Plagio - confronto4

Plagio - confronto5
 
Ma queste sono solo definizioni, giusto? Magari a furia di leggere Wikipedia e dizionari vari, pure io ho inconsciamente copiato, senza accorgermene?
In realtà no. Proprio perché volevo un articolo il più possibile vicino al lettore, ho eliminato tutte le complicazioni tipografiche ed aggiunto particolari propri della mia esperienza, quale venditore di libri usati, come l’effetto zebrato del Capitello.
E poi che vogliamo dire allora dell’introduzione e della chiusura finale, con tanto di battuta copiata?

Plagio - confronto1

Plagio - confronto6

Senza contare che nel sorgente della loro pagina web abbiamo ritrovato la stessa formattazione utilizzata dal template di webnauta, formattazione che il sito plagiante non ha utilizzato in nessun’altro suo articolo.
Su questo, alla fine è scattato l’allarme.

Allerta plagio - I pinguini di Madagascar
I pinguini di Madagascar, (C) 2014 DreamWorks Animation

 

Backup subito!

Prima di iniziare qualsiasi contatto con il sito plagiante, dovete effettuare il backup della loro pagina come prova dell’avvenuto plagio. Stampate l’articolo dal browser e salvatelo anche in formato pdf, avendo cura di lasciare la data e l’indirizzo url completo.
Potete anche salvare uno screenshot totale della pagina (con la grafica così come la vedete, dato che le stampe sono sempre ottimizzate per la lettura fuori dal browser): io utilizzo Awesome Screenshot, un’app da aggiungere a Google Chrome che consente di salvare tutta la pagina (anche quella che scorre per chilometri) in un unico click!
Potete anche salvare la pagina web, in formato html, dal menù di ogni browser (è una funzionalità standard): viene creata una pagina html e una cartella di accompagnamento che contiene tutti i file accessori alla visualizzazione offline come se foste connessi. Essendo però questa facilmente modificabile lato codice, non è molto utile come prova.

Assicuratevi infine di non perdere tutti questi file: salvateli nel vostro archivio cloud, condivideteli via posta elettronica con amici, inviatevi il tutto nella vostra mail PEC (Posta Elettronica Certificata, l’equivalente di una raccomandata postale), così la ricevuta di accettazione confermerà anche data e ora dell’esistenza del file.
E poi partite all’attacco.

 

Contattare il responsabile

Anche se i pinguini volevano già schierare l’artiglieria pesante, ho preferito partire con un approccio leggero: la maggior parte delle volte infatti appena vengono scoperti, i responsabili fanno sparire subito la pagina copiata.
Ho quindi inserito un commento proprio sotto al loro articolo, dicendo che mi è stato segnalato da Copyscape come troppo simile ad uno sul mio blog, con il link originale, e chiedendo perché non ho ricevuto alcuna mail da parte loro per utilizzare un mio contenuto.
Il commento è andato in moderazione, essendo il primo di un nuovo utente, ma non è mai stato approvato. Il Customer Care si è però preso cura di rispondermi direttamente in mail, così:

“La ringraziamo per la sua segnalazione ma il contenuto è originale e realizzato dalla nostra azienda. Può dirmi gentilmente quali sarebbero i contenuti troppo simili al suo articolo?”

I report dettagliati non erano ancora pronti, così ho indicato qualche frase e il titolo della sezione che avevano copiato “Anatomia del libro”. Di nuovo hanno risposto minimizzando:

“Riguardo al titolo è chiaro che è un espressione molto generica e utilizzata in tantissimi campi, cercando esattamente l’espressione ANATOMIA DEL LIBRO su google troverà 55.000 risultati. Riguardo alle espressioni anche queste sono molto generiche. Il nostro contenuto tratta un argomento in comune questo è vero ma è assolutamente originale.”

A dire il vero, su Google si deve cercare la stringa tra virgolette, “Anatomia del libro”, che se è vero che ci sono 60.000 risultati, molti sono in lingua spagnola, uno è un seminario delle Officine Fabriano, ma nessun articolo che parli delle definizioni delle parti del libro l’aveva preso in considerazione. E l’introduzione e la chiusura? Encefalogramma piatto…

Nel frattempo avevamo terminato le analisi, preparati i pdf dei due articoli con evidenziate le frasi incriminate del loro sito e le frasi originali di webnauta e scritto una mail completa di diffida a rimuovere il contenuto plagiato, da inviare rigorosamente al loro indirizzo PEC (ovvero come recapitargli una raccomandata, assolutamente legale).
Tutte le aziende italiane hanno l’obbligo di avere una casella PEC assegnata, anche se la nascondono per bene.
Come recuperare l’indirizzo PEC quando l’impresa è reticente a pubblicizzarla?

Dobbiamo scoprire chi è l’impresa: per questo si utilizza il Whois Database (il registro di tutti i domini internet) e si ricerca l’intestatario solo scrivendo il nome del sito. Da qui ho scoperto chi sono e dove si trovano questi signori, sono risalita al sito istituzionale (diverso dal brand reclamizzato), dove hanno l’obbligo di stampare anche la Partita IVA in homepage.
E poi si va sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e si cerca l’indirizzo PEC direttamente sul Registro delle Imprese con la Partiva IVA. (Se vi sembra un giro assurdo, sappiate che fino ad un anno fa era anche peggio…)
Alla fine abbiamo inviato la nostra bella richiesta di rimozione del contenuto plagiato. E dato che le aziende fingono di non vedere le mail PEC, gli ho scritto anche nella posta elettronica normale, al simpatico ragazzo del Customer Care.
Che fare però nell’attesa?

 

In diretta sui social

Dal momento che avete mandato la mail PEC con le evidenze del misfatto compiuto ai vostri danni ed avete già la ricevuta di consegna (equivale al tagliandino firmato della raccomandata) avete già fatto la maggior parte del lavoro.
Ora bisogna convincerli a rimuovere l’articolo, dandogli delle serie motivazioni. E qui i social possono diventare un ottimo strumento.
Anche qualche hashtag ben calibrato può giocare a vostro favore. 😉

Già durante le verifiche, abbiamo lanciato l’allarme del pinguino, foto sopra, sulle tre piattaforme social che utilizziamo per webnauta, Facebook, Twitter e Google+. Questo ha innescato curiosità tra i lettori e molti mi hanno chiesto ragguagli in privato: a loro ho girato direttamente i due link e chiesto un parere non professionale, ma in realtà accurato, perché è proprio il lettore ad accorgersi quando lo stile di scrittura è il medesimo o quando uno stile è stato inficiato da un altro.
Appena pronti, ho anche inoltrato via mail i due report pdf con le frasi incriminate a vari amici e blogger, perché mi fornissero un parere obbiettivo sulla questione (e mi aspettavo un “E basta con ste paturnie, non te se fila nessuno, dai!” 😛 ) Li ho anche inviati ad un amico avvocato, specializzato in diritto della proprietà industriale, diritto dell’informatica e diritto d’autore, più che altro per farsi due risate…

Come team avevamo inserito più commenti sulla pagina Facebook del plagiante, proprio sotto al post che pubblicizzava il loro bellissimo articolo per scoprire l’anatomia del libro. Commenti cancellati a velocità luce. Nella loro pagina Facebook non sono attive le recensioni (uhm, chissà come mai?!) e quindi abbiamo solo potuto lasciare la reaction della faccina incazzata.
Ho anche pubblicato l’immagine da Copyscape che vedete sopra, chiedendo ai lettori se un 74% sia sufficiente per essere considerato plagio, e quella condivisione ha avuto molto successo, perché questa immagine fornisce un’evidenza che il pinguino non dava.
L’obiettivo è costringere il responsabile del sito a rispondere delle sue malefatte, chiedendo soprattutto l’aiuto ai vostri lettori.

 

Com’è andata a finire?

Il titolare ha risposto via posta elettronica ordinaria in questo modo:

“Ho letto con cura la sua sua mail e la ringrazio per la segnalazione. Il contenuto commissionato e realizzato tratta un argomento molto comune e come sono intervenuto sulla sua bacheca, sperando di non disturbarla, ho constatato io stesso che il match era del 14% tra gli articoli.
Non metto in dubbio che espressioni molto comuni nel nostro ambiente siano simili a quelle utilizzate nel suo articolo ma parlare di plagio credo che sia molto impegnativo. Personalmente ho provveduto, per evitare polemiche, a modificare il 14% che il sito utilizzato per il check indicava come le ho indicato su Facebook.
Detto questo, con oltre 600 contenuti originali pubblicati sul blog, è la prima volta che mi trovo in una situazione simile e questo mi dispiace molto. Ma sono un uomo di buon senso e non mi fa di procedere con scontri e polemiche inutili.
Apprezzo e stimo il suo lavoro e la rispetto per quanto comunicato ma le chiederei di rimuovere i 2 post su Facebook pubblicati in polemica con la nostra azienda. Partendo da questo gesto e dal nostro gesto di modificare l’articolo, possiamo iniziare un dialogo per la risoluzione bonaria di questo che non riterrei un caso di plagio ma di somiglianza di poche parti del testo in un argomento composto da nomi tecnici e definizioni facilmente sovrapponibili.
Con questa occasione ho potuto navigare sul suo blog e conoscere quanto da lei scritto, apprezzandolo. Vorrei quindi con l’occasione proporle la possibilità di collaborare nella redazione di contenuti originali per il nostro blog che trattino ovviamente argomenti inerenti l’editoria.
In un mondo social che imita sempre di più i rissosi e di bassa lega programmi televisivi domenicali, potremmo trovare un dialogo costruttivo e professionale per superare una vicenda assolutamente ridimensionabile.”

 

Sorvoliamo sulla richiesta di collaborazione… Quanto saranno pagati i loro collaboratori se sono costretti a copiare da altri, piuttosto che impegnare più tempo per la produzione di un testo originale?

Comunque, l’articolo plagiato non è stato rimosso, ma modificato ulteriormente col risultato di diventare uno strafalcione illeggibile. Se davvero volevano dimostrare di essere professionali, ci sono proprio riusciti.
Qui ci aspettavamo una risposta più lungimirante, potevano benissimo scaricare la colpa sul loro collaboratore, vero o fittizio che sia, togliere completamente l’articolo e scusarsi. E finiva lì.

Sono stata anche troppo gentile, perché appena inviata la mail PEC potevo decidere di aprire segnalazione all’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Dal 31 marzo 2014 infatti non occorre più rivolgersi ad un tribunale per richiedere la tutela del diritto d’autore online (diversamente dagli altri mondi, cartaceo e audiovisivo), basta compilare questo modulo e allegare il materiale comprovante il plagio: Modulo violazione online

Penso che i copioni nemmeno siano al corrente di quanto semplice sia fargli spegnere il sito. Se l’AGCOM decide che il plagio c’è, intima il responsabile di rimuovere il contenuto duplicato, altrimenti invia al suo provider internet l’ordine di oscurare il dominio.
Vale la pena perdere la propria attività per un articolo copiato?

D’altro canto mi dicono che dietro a quel logo ci sono dei… poracci, come direbbe Baby George.
Questi signori affermano che con i loro servizi di self-publishing e distribuzione globale i loro clienti possono raggiungere “i 200 milioni di italiani sparsi nel mondo”. Uhm. Gli italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) al 1 gennaio 2016 erano 4,8 milioni. Che gli altri 195 milioni siano tutti clandestini?
Questo già indica la notevole serietà di queste persone che quando scrivono (o copiano?) gli articoli nemmeno verificano i numeri più semplici, tanto sono così interessati alla qualità del loro lavoro.

 

Finisce così quindi?

No, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Per fargli perdere il vizio, gli devi stare sulle costole al lupo, e prenderlo a scudisciate tutte le volte che sbaglia.
Quindi al lupo gli abbiamo impiantato un microchip, per sapere dove si muove, come si comporta e se sconfina di nuovo dal suo territorio. Se dovesse farlo nuovamente, anche nei confronti di altri blogger, ci prenderemo la briga di avvisarli noi e di inviare direttamente la segnalazione all’AGCOM, stavolta con l’aggravante della reiterazione del reato. E potremmo anche tornare di nuovo nei social.

Spero che questa mini-guida possa essere utile anche ad altri, nel caso subiscano un plagio.
Perché ricordate cari lettori: #YouCanPrint #YouCanNotCopy
Gli articoli di webnauta potete stamparli e leggerli, ma non potete copiarli! 😉

35 commenti su “Plagio o somiglianza?

  1. Certo che con tutti quelli che potevano andare a plagiare han scelto quella giusta 😀
    Sulla serietà del gruppo in questione (se siano poveraccio non lo so, ma la piattaforma in questione è solo un pezzetto) avevo già i mie dubbi prima 😛 Però visto? Grazie a loro sei riuascita a fare un tutorial su come difendersi dal plagio 😉 Plageranno anche questo? 😀

    P.S. solo una piccola precisazione sull’AIRE, da residente all’estero 😉 gli italiani iscritti all’AIRE sono davvero una minoranza di quelli che vivono all’estero, ho conosciuto tanti che pur lavorando e vivendo in Germania da anni non si sono mai iscritti 😛 ciò non toglie che dubito fortemente che qualcuno di loro ordini uno dei loro libri e, onestamente, spero proprio che non lo facciano 😉

    1. Per il gruppo in questione, ho fatto le mie ricerche e la piattaforma mi risulta occupare un terzo delle loro risorse. Devo dire che non volevo perderci così tanto tempo…sinceramente sembra di sparare sulla Croce Rossa. Però ho pensato che una mini-guida in caso di plagio potesse essere utile a molti e che rendere pubblici e facili all’accesso gli strumenti con cui difendersi sarà anche un monito per coloro che pensano di copiare e farla franca. Come dire: occhio Signori, il sito dell’AGCOM è lì, a portata di click.
      Sull’AIRE: hai ragione, l’iscrizione non è un obbligo, sarebbe un diritto/dovere come andare a votare, ma vale anche il diritto/dovere di non iscriversi. Se però non ti iscrivi all’AIRE, la tua residenza rimane su suolo italiano, e quindi rientri nei 61 milioni di residenti in Italia. E se facciamo la somma, comunque non arriviamo ai 200 milioni. 😉

  2. Il “dorso” o “costa” o “costola” del libro è la parte della copertina che copre e protegge le pieghe dei fascicoli, visibile quando il volume è posto di taglio (ad esempio su una scaffalatura). Riporta solitamente titolo, autore, e editore del libro.

    Questa definizione è di Wikipedia. Non spezzerò certo una lancia a favore di chi copia contenuti altrui. Loro, chiunque siano, forse avranno copiato parti da te, ma tu hai preso struttura e parole da Wikipedia.

    Una cosa sono contenuti originali, d’autore. Nel caso di Pennablù sicuramente erano le opinioni e i ragionamenti dei blogger a essere duplicati; in questo caso non sono altro che serie di definizioni più o meno uguali ovunque. Anch’io, se scrivo un post sulle parti di un libro, e do un taglio tecnico devo per forza prendere le informazioni da qualche parte. Non ci credo che a braccio tu sappia indicare tutte le parti di un libro, perché nessuno, neppure un editore si ricorda a memoria tutto questo.

    Invece utilissima la spiegazione di come riconoscere e gestire un plagio. Ho scoperto subito che mi hanno plagiato (in 5) una frase del disclaimer.
    Ma anchi’io l’ho copiata da altri.

    Scusa se vado in controtendenza rispetto ai commenti che sicuramente seguiranno al tuo bel post. Però mi sembra corretto dire tutto quello che si può notare su questi casi. Vale certo la segnalazione dei lettori. Anch’io una volta su Anima di Carta ho segnalato un plagio, d’autore quello, che avevo letto altrove. Ma l’informatica da sola può portarci fuori strada quasi sempre. Potresti farne un post, questo personalissimo, sul tuo blog. E complimenti per tutte quelle visualizzazioni: io le faccio in un anno intero…

    1. Se pure Helgaldo si mette a guardare il dito, diventa proprio difficile…
      Come ho scritto, non sono state le definizioni a convincermi del plagio, ma l’introduzione e la chiusura, e su questo non si scappa. Per quanto riguarda le definizioni io sono andata ancora a suo tempo (dieci anni fa? probabile) a studiarmele, quando ,vendendo io libri usati, un collezionista mi ha testualmente chiesto: “Può inviarmi una foto della costola?” e certo non si riferiva ad una mia radiografia. Come ho avuto modo di scrivere altre volte, io stessa vendo libri usati su Comprovendolibri ed ho partecipato a qualche mercatino locale. Alcuni termini li impari per forza sul campo, qualcuno l’ho inserito, altri no perché mi sono sembrati regionalismi.
      Poi c’è il codice sorgente della pagina, con la formattazione presa dal mio template, vogliamo fingere che i tag non ci siano?
      Infine questi signori chiudevano l’articolo promettendo altre puntate: dovevo forse attendere che prendessero spunto da tutto il mio articolo, da tutte le 2000 parole anziché solo quelle 600? Tutto già scritto qui sopra (lo so, l’articolo è lungo).
      Invece di prendersi la briga di fare per conto loro ricerche, trovano un post già fatto, lo sezionano, cambiano qualche parolina e tadah! lavoro concluso in cinque minuti. Io ci ho messo tre settimane a scriverlo.
      E’ la stessa differenza tra scrivere una traduzione ex novo o revisionarne di nascosto una vecchia, per non pagare i diritti del traduttore originale.
      Su Copyscape: ovviamente hai provato lo strumento gratuito, ma webnauta ha la versione Premium dove il disclaimer o la sezione commenti non risultano (poca spesa poca resa, lo dico sempre). Tecnicamente poi il testo del disclaimer non dovrebbe essere esposto per intero nell’homepage, ma in una pagina a parte, proprio per evitare errori di questo tipo.
      Sulla questione delle visualizzazioni: le mie sono ancora poche, chiedi agli altri blogger di lungo corso. Purtroppo utilizzare un nickname ha i suoi pro e i suoi contro. Ti permette di essere completamente libero in ciò che scrivi, perché nessuno verrà mai a sindacare sul fatto che proprio tu che fai…,che sei…,che hai… ti sei permesso di scrivere questo o quello. Ma d’altro canto, i lettori preferiscono un viso e una storia, poterti ritrovare nei social, a volte anche il dialogo diretto per dire come la pensano.

      1. E io ripeto: non spezzerò certo una lancia a favore di chi copia-incolla. Spezzo solo lance a favore di chi cita le fonti che usa.

        1. A furia di spezzare lance, si rischia, nella foga, di spezzare anche il buon senso:
          1. chi ti dice che sia stato webnauta a copiare wikipedia e non viceversa? Del resto, l’ultima modifica alla voce di wikipedia è del 29 aprile 2017
          2. 3 parole non fanno un plagio. In questo caso, dorso, costa e costola sono “consecutive” (dalla più usata alla meno usata), quindi è una forma “logica”
          3. i contenuti del primo post dei “copiatori” erano identici (struttura e termini) ai contenuti del post di webnauta
          4. il codice HTML dei “copiatori” era identico al codice HTML di webnauta

          Poi, se i copiatori non si fossero nascosti dietro il “non è vero”, modificando a bomba i contenuti copiati, probabilmente ci sarebbe stato anche il dubbio di uno stranissimo incrocio di coincidenze astrali e, mettiamocelo, anche spirituali, che ha portato ad usare la stessa struttura linguistica, semantica e grammaticale per esprimere lo stesso concetto. Purtroppo, hanno modificato il post iniziale e poi hanno detto “non è vero”.

          In sostanza, avresti potuto spezzare una lancia per “un bel tacer non fu mai scritto”. Saresti stato apprezzato.

          1. Gentile Andrea, non avrei voluto aggiungere nulla, però mi obbliga il tuo simpatico commento, così ti riporto le due definizioni ravvicinate e in maiuscolo per le parti uguali, non simili, così le puoi osservare meglio.

            Il “dorso” o “costa” o “costola” del libro è la parte della copertina che copre e protegge le pieghe dei fascicoli, visibile quando il volume è posto di taglio (ad esempio su una scaffalatura). Riporta solitamente titolo, autore, e editore del libro. (Wikipedia)

            IL “DORSO” O “COSTA” O “COSTOLA” DEL LIBRO È LA PARTE DELLA rilegatura CHE COPRE LE PIEGHE DEI FASCICOLI, cuciti o incollati. È la parte VISIBILE QUANDO IL VOLUME È riPOSTO in librerie DI TAGLIO e che RIPORTA GENERALMENTE TITOLO, AUTORE ED EDITORE. (Webnauta)

            1. Sono sei e anche più consecutive, inoltre la struttura della frase è sovrapponibile. In più si utilizzano sinonimi e spezzare frasi che risulterebbero identiche a quelle di Wikipedia.
            2. Se fosse stato Wikipedia a copiare da Webnauta senza citare la fonte, bene, ora Barbara può far causa anche a Wikipedia grazie alla tua giusta e intelligente osservazione.
            3. Il dubbio di avere copiato da Wikipedia l’ha avuto lei stessa, altrimenti non scriverebbe nel post: “magari a furia di leggere Wikipedia e dizionari vari, pure io ho inconsciamente copiato, senza accorgermene”. Forse tu non ti sei accorto che l’aveva scritto.
            4. Non ti prenderei mai come avvocato, i tuoi rammendi sono peggio della toppa.

            Sarebbe saggio dire che è sempre meglio, anche professionale e qualificante, citare le fonti che si usano invece di girarci attorno. E renderebbe meno appetibile essere plagiati.

            L’articolo di Barbara ha molti pregi che ho elencato, ha però anche qualche punto debole o che presta il fianco al dubbio, proprio per via del tema trattato e di come decide di trattarlo. Potevo anche tacere, è vero.
            Anche tu potevi.

          2. Orsù, queste benedette lance e spadoni depositateli a terra, prima che mi veda costretta a moderare i vostri commenti per evitare che vi facciate male.
            Io la spiegazione ad Helgaldo l’ho già data, se poi lui ci vuol vedere per forza dell’altro, direi che sono problemi suoi. Quando devo citare le fonti non ho alcun problema a farlo, ci sono più di un anno e mezzo di articoli in archivio, strapieni di link, che lo testimoniano. Mentre in altri blog devo evidenziare il testo e cliccare io su “Cerca su Google”. Siete entrambi due persone intelligenti ed acute, vi stimo molto e lasciate che io possa continuare a farlo. 🙂

          3. Niente da fare!
            Copiare, in questo caso, vuol dire: usare spudoratamente la pratica del copia/incolla.
            Negare di aver copiato, in questo caso, vuol dire: modificare tutte le parti “copiaincollate” per poi affermare “non abbiamo copiato, non c’è nulla di uguale se non qualcosina” (riassunto del pensiero del copiatore).
            Prendere spunto (che non è copiare) è leggere, analizzare e scrivere, magari riportando, e magari casualmente, nell’esatto ordine 2 o 3 parole su 3000 parole.
            Quindi, caro spezzatore di lance, sì… potevi non darci conferma! 😀

          4. Andrea Apollonio smettila! Sennò metto in chiaro anche il tuo indirizzo email!
            Perché io da amministratore posso vedere che tu sei tu, ma le malelingue potrebbero anche pensare che mi sto divertendo io.
            Mentre sono invece concentrata nell’uscita dell’antologia Storie di gatti, da oggi in vendita su Amazon, il cui ricavato va sempre alla Croce Rossa per le zone terremotate come per la prima antologia Buck e il terremoto. Cose belle, quindi.

    2. @Helgaldo
      Temo ti sia sfuggito un particolare fondamentale (altrimenti dubito avresti fatto un intervento del genere 😉 …): la formattazione del template (per dirla terra-terra: il codice HTML).

      Capisco che possa sembrare, per chi non è del mestiere, una finezza tecnica di poco conto.
      Ma in realtà è fondamentale perché significa che è stato fatto un copia-incolla secco.

      È come se qualcuno ti copiasse il compito in classe e, nel copiarlo, è così maldestro che ti copia pure il nome scordandosi di mettere il proprio prima di consegnarlo al suono della campanella.

      Quanto alla terminologia tecnica ci potrebbe anche stare che Barbara l’abbia presa da altre fonti: del resto, mi pare proprio che si possa dire che ha fatto un lavoro di ricerca per redigere l’articolo e non penso proprio che possa inventarsi i termini di sana pianta. Però almeno le frasi iniziale e finale (che sono in italiano semplice, senza termini tecnici) potevano fare la fatica di cambiarle.

      Nemmeno quello.

  3. Implacabili! Siete le Erinni del web! Complimenti per la gestione senza scampo del plagio, perché che si scopiazzi in giro per il web si sa, ma almeno riuscire a farlo con criterio. Ai corsi vari ed eventuali dovrebbero inserire anche qualche lezione su come “prendere spunto” dai siti altrui passando assolutamente inosservati.

    1. Beh, niente ali, e va bene che i miei capelli sono ricci e indisciplinati, ma non sono serpenti! 😉
      Ci dimentichiamo che esiste il diritto di citazione, basta semplicemente inserire la fonte. Anch’io lo utilizzo e preferisco inserire un link in più (anche se poi per la SEO l’articolo perde di valore), piuttosto che uno in meno. Se mi avessero chiesto l’autorizzazione a citarmi, non avrei dato noie.

  4. Io sono con te e lo sai e trovo che arrivare a simili sotterfugi, se non si è celati dal mantello tanto non mi legge nessuno copio e ci provo o non sapevo questa regola chiedo scusa rimuovo, sia indecente.
    Di certo salta agli occhi una cosa:ti prepari più tu su un argomento che loro, poveri avranno tanto da fare mica il tempo di creare articoli studiando approfonditamente.
    Però il rigirare le carte negando è come l’uomo che nega l’amante con il bacio sul colletto… da incenerire.
    Comunque complimenti Barbara. Tu e pinguini al seguito siete imbattibili.

    1. Grazie Nadia. Tutto merito dei pinguini, ma anche il lettore-segugio è stato davvero grande!
      Quel che sembra strano a me è che una piattaforma di self-publishing, che gestisce anche il cartaceo, abbia bisogno di andare in giro per la trattazione di questo argomento. Ce l’hanno lì, in casa! Non che abbiano la tipografia sotto l’ufficio, ma sicuramente hanno più accesso loro alle informazioni, direttamente sul campo. Certo, occorre tempo: chiamare qualcuno, chiedere, andare a fare delle foto (come le ho fatte io), mettere insieme il tutto e scrivere l’articolo. Ci vuole tempo. Mentre il web è un self…service! 🙁

      1. Non sono professionisti, punto. Non si fa passare per proprio il lavoro altrui. Mai.
        E soprattutto non ci si nasconde dietro il dito una volta scoperti. L’indignazione è fortissima giuro.

  5. ‘sti caxxi! Tanto di cappello per questo ennesimo post.
    Ogni volta che vengo qui mi accorgo della vastitudine della mia ignUUUoranza… 😀 😀 😀

    Mi spiace molto per questa vicenda. Certo che, finché si tratta di plagio di post, almeno ci sono dei buoni margini di manovra per fare qualcosa (PEC, Agcom, ecc… ecc…).

    Ma quando si tratta di opera scritta?
    Questo pensiero mi torna ogni volta che incappo in qualche concorso letterario. Bene o male, nel regolamento c’è sempre scritto “solo opere inedite”, “i manoscritti non verranno restituiti per …” problemi organizzativi di vario genere. Mi sono sempre chiesto: ma alla fine i giudici, degli N finalisti, devono per forza scegliere chi premiare. Gli altri N meno 1 che non vengono premiati (ma che comunque hanno scritto qualcosa di meritevole visto che sono arrivati in finale…) che fine fanno?
    Le opere (inedite) non vengono restituite.

    Che succede se dopo qualche anno mi vedo la mia opera in libreria con il nome di un altro autore? Magari hanno scartato il mio stile e aggiunto qualche personaggio però hanno mantenuto la struttura portante della trama…

    Hai voglia a far valere le tue ragioni di esordiente sconosciuto-nerd-sfigato contro le ragioni di un casa editrice e/o di un grande autore… tanto non ti crederebbe nessuno.

    1. Quando l’opera scritta era solo cartacea, ricordo che qualcuno stampava il tutto, si recava in Posta per mettere data certa al primo foglio, chiudeva il tutto in busta e si auto-inviava una raccomandata. Questo per evitare il deposito del manoscritto presso un notaio o direttamente presso la SIAE, sistemi entrambi costosi. Dato che oramai i manoscritti sono comunque digitali, un buon metodo è quello di apporre una marca temporale al file (durata ventennale) e poi auto-inviarsi suddetto file in posta elettronica PEC (quindi con ulteriore data certificata dell’invio). In questo modo ci sono ben due garanzie che l’opera così com’è è tua e solo tua.
      Per chi non ha a disposizione la firma digitale, si può utilizzare il servizio Copyzero on-line, che ti “vende” una singola marca a 0,36 cent.
      Ma quante ne so? Giusto un paio… 😉

      1. Avevo letto anche di siti che ti permettevano di “registrare” il manoscritto, in alternativa c’è sempre il deposito alla siae, ma come ho scritto sopra è un po’ paranoico 😉

  6. Tutto questo chiasso per uno spuntino qua e là, qui e lì, là e lì… Si erano perfino disturbati a cambiare verbi e aggettivi. 🙂
    La guida è senz’altro utile, io in una situazione simile non avrei saputo muovermi con tanta sicurezza.

  7. Che dire? E’ un’esperienza fastidiosissima quella di vedersi copiati dei testi, hai tutto il mio appoggio. Al di là dei casi eclatanti, come quello che hai citato all’inizio e che ha visto coinvolta anche me, personalmente mi urtano i nervi anche plagi meno gravi, con roba scopiazzata qua e là, titoli identici, idee rimasticate e così via. Se si può agire in modo diretto scrivendo al sito di rimuovere è di certo la cosa migliore (finora a me è andata sempre bene), però resta il travaso di bile che ti prende quando ti rendi conto che in rete di furbetti ce ne sono un bel po’.
    Resta da dire che questo post è un ottimo punto di riferimento per tutti i casi di plagio e simili, soprattutto su come muoversi se si è vittime di queste situazioni. Ma i tuoi sono sempre articoli ottimi e completi, non stupisce che la gente prenda “ispirazione” 🙂

    1. E’ l’unico motivo per cui ho scritto questo post, perché possa essere una facile guida per gli altri, che districarsi con le risorse in rete a volte riesce difficile pure a noi del mestiere. Fosse stato per me comunque, bastava la risposta data via Facebook ai gentili signori, ma poi Mister E. ha insistito e ho preparato l’articolo. Chissà se questo lo copierà qualcuno… 😀

  8. Curiosando tra i tuoi scritti, avevo notato l’articolo citato “Come è fatto: le parti del libro”. E avevo notato, leggendo, la profondità della trattazione dell’argomento. Poi mettici “le visualizzazioni” molteplici e il tutto ci appare chiaro. Perché l’articolo o la trattazione può essere stata copiata, plagiata o del tutto rubata all’Autrice, cioè a te.

    A mio parere la Rete dovrebbe escogitare qualche “sistema informatico” che blocchi o non permetta la pubblicazione di articoli, trattazioni o post o comunque quegli scritti che “chiaramente scopiazzano o addirittura rubano il completo articolo che non gli appartiene”. Forse confrontando i termini così come tu chiaramente ci hai fatto notare. O in altro modo. Di certo sarebbe una cosa buona.

    Comunque questo dimostra che avevi fatto un lavoro eccellente. Come si dice in giro “copiano solo dai migliori” e nel tuo caso “dalle migliori”.

    Lo so che è una magra consolazione. Comunque ho apprezzato che in un certo modo ti sei fatta rispettare, così come tu hai accennato.

    Ti auguro che non ti capiti più.

    Complimenti anche per questo articolo.

    Un saluto.

    1. Ti dirò Pietro, non sono per niente convinta che “copiano solo dai migliori”. Se ci pensi, copiano dalle risorse che trovano in cima alle ricerche dei motori di ricerca, ma non sempre i motori di ricerca premiamo la qualità (e infatti per lavoro devo cercare su diversi motori e arrivare molto avanti nelle pagine dei risultati perché non sempre quello che cerco è indicizzato bene o viene letto sovente dagli altri utenti). In sostanza, copiano dai primi risultati perché sono quelli maggiormente premiati dagli utenti e sperano così di replicare la posizione nella classifica dei risultati.
      Comunque grazie! 🙂

  9. Io cerco argomenti e spiegazioni e sarà destino che ti trovi.
    Interessante il tuo articolo, come sempre.
    Ho tanti dubbi, rifare il sito e tutelare il mio lavoro.
    Io che non scopiazzo, nemmeno le immagini.
    Eppure ripenso al nervoso quando in facebook condividevano i miei articoli cancellando il nome.
    Ma tanto sono stata buttata fuori e non credo mi riattiveranno l’account.
    Pare che i social siano indispensabili, ma io campo meglio senza.
    Sembra che tutelarsi comporti sempre delle spese, che ora non posso affrontare.
    Ma chi se la fila una signora nessuno come me?
    Sono un po’ sull’avvilito andante, scusa.
    Continuo a seguirti, buon proseguimento.

    1. Sono contenta che tu torni a rileggermi dalle tue ricerche (vorrà dire che l’indicizzazione su Google funziona?!)
      Capisco i tuoi dubbi, ma credo che le cose buone non possono essere scopiazzate a lungo senza che gli stessi utenti se ne accorgano. Giusto ieri proprio i lettori hanno segnalato all’editor Chiara Beretta Mazzotta di Bookblister che uno dei suoi video/testi era stato letto pari pari in radio senza citare la fonte. Non so cosa ti sia successo su Facebook e in quali termini abbiano sospeso il tuo account, ma fossi in te ci riproverei. I social sono uno strumento di marketing gratuito, a parte il tempo per imparare ad usarli e scegliere su quali puntare. E si può partire per gradi, un lettore alla volta. 😉

      1. Ci penso su. La cosa strana è che non posso più accedere al profilo ma mi arrivano in posta i commenti sulla pagina.
        Più avanti, magari, ora penso al sito che è già un impegno doverlo rifare.
        Buona continuazione, sempre bello leggerti.

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