On Writing - Autobiografia di un mestiere di Stephen King

On Writing di Stephen King

Ci sono delle volte in cui ho la precisa sensazione che qualcuno mi ascolti, da lassù, e semini degli indizi come Pollicino. Mi è capitato almeno un anno fa di leggere in altri blog di questo libro di Stephen King, On Writing – Autobiografia di un mestiere, una sorta di manuale di scrittura creativa, ma più autobiografia, più raccontato, invece del solito elenco di regole grammaticali o stilistiche. Mi incuriosiva. E mi ero ripromessa di acquistarlo, che sicuramente un autore di tal calibro aveva qualcosa da insegnarmi, anche se avevo una certa antipatia per lui (di Stephenie Meyer disse “la sua scrittura non vale niente”) e detesto il genere horror.

In seguito ad un trasloco, un’anziana signora mi regalò uno scatolone di libri da buttare (cioè, lei li avrebbe buttati se non glieli avessi chiesti): dentro c’era di tutto, per lo più gialli Mondadori e edizioni del Club del libro, qualcuna intoccata. In mezzo a questo pot-pourri saltò fuori proprio lui! Prima edizione originale rilegata di Sperling & Kupfer del 2001, introvabile.
Rimasi sbalordita. Era come se qualcuno fosse lì a dirmi: lo devi leggere! Di più, studiare!
Vediamo quindi cosa ho imparato da questo libro.

Ci ho messo parecchio ad arrivare alla fine: ci sono concetti talmente forti che occorre sospendere la lettura, meditarne e poi riprendere, se non addirittura tornare a rileggere. In genere è così con tutti i manuali, ma questo va ben oltre, perchè i temi importanti li nasconde in un romanzo, mentre gli altri testi sono organizzati in elenchi, regole, esercizi tutti ordinati.

L’ossatura di questo libro è alquanto inusuale:

  • Prima prefazione
  • Seconda prefazione
  • Terza prefazione
  • Curriculum vitae
  • Che cos’è scrivere
  • La cassetta degli attrezzi
  • Sullo scrivere
  • Sul vivere: un postscriptum
  • E ancora, parte prima: porta chiusa, porta aperta
  • E ancora, parte seconda: letture

 

In effetti, che non è un vero e proprio manuale di scrittura lo si capisce subito. Direi che il sottotitolo “autobiografia di un mestiere” è azzeccato: Stephen King racconta la sua esperienza personale, la sua gavetta, le sue crisi lavorative e famigliari, le sue fatiche e le sue conquiste, ma soprattutto il suo metodo, come lui scrive e quali strumenti utilizza. Non è detto che debba essere anche il nostro (soprattutto se vogliamo scrivere romanzi rosa!), ma certamente leggere questo libro può farci capire quanto lavoro duro possa in realtà esserci dietro un romanzo da best seller.

Dalle prefazioni:

Quello che segue è un tentativo di spiegare, in maniera sobria e concisa, come ho incominciato con questo mestiere, quanto ne ho imparato fino a oggi e come lo si mette in pratica. Parlerò del lavoro quotidiano; parlerò del linguaggio. (pag. IX)

Questo è un libro breve perché la maggior parte dei libri sulla scrittura sono pieni di scemenze. I romanzieri, sottoscritto compreso, non capiscono molto di quel che fanno, non sanno perché funziona quando va bene, non sanno perché non funziona quando va male. (pag. X)

L’editor ha sempre ragione.[…] Per dirla in altri termini, scrivere è umano, editare è divino. (p. XI)

 

Curriculum vitae

Questa è la parte più scorrevole e divertente, dove Stephen King racconta gli episodi più curiosi della propria infanzia, dalla baby sitter Eula-Beulah (“era una petomane, incline a quelli che sono insieme fragorosi e puzzolenti”), ai suoi problemi di orecchie e tonsille (“…che Dio mi scampi dall’otiologo”), dalla creazione con il fratello Dave del Super Iper Elettromagnete che lasciò al buio il vicinato (“Super Iper! Bum!”), alla stampa di sessanta copie del giornalino Dave’s Rag, al primo racconto Il pozzo e il pendolo (dall’omonimo film) spacciato di nascosto a scuola per 25 cent cadauno (“mi rimproverarono per aver trasformato la scuola in un mercato”). Lo ammetto: ho riso di gusto! 😀

King descrive bene anche tutte le piccole esperienze di scrittura (dal cronista sportivo per un settimanale locale all’invio a tutte le riviste del settore dei suoi primi racconti horror, e dei rifiuti che riceveva continuamente) insieme alla fatica dei lavori che gli permettevano di pagarsi il college (operaio in una fabbrica tessile, bibliotecario), per diventare alla fine un’insegnante (“un’alternativa valida” secondo sua madre).

La vita adulta vede poi l’incontro con la futura moglie Tabitha (il suo primo lettore per eccellenza), l’estenuante lavoro in una lavanderia industriale per pagare l’affitto di una roulotte dove vivere con i due figli piccoli, prima di arrivare davvero a insegnare inglese in una scuola superiore e al primo romanzo pubblicato, Carrie. Ma King rivela anche la caduta nell’alcool ai tempi di Shining, libro che guarda caso racconta di uno scrittore ed ex insegnante alcolizzato, e successivamente la dipendenza dalle droghe culminata nel romanzo Cujo che non ricorda di aver scritto.

La sincerità con cui ha sviscerato i suoi fallimenti e le sue debolezze, anche quando aveva già raggiunto quello che noi definiremmo il “successo”, mi ha davvero colpito. Questo libro, dal punto di vista umano, ha completamente capovolto la mia opinione su di lui.

…io non credo che gli scrittori possano ricevere una formazione, né dalle circostanze, né per propria volontà (anche se così ho creduto in passato). L’attrezzatura è compresa nella confezione originale. Ma non stiamo parlando di accessori inusuali; io credo che siano molti ad avere, se pur in forma germinale, talento di scrittore e narratore, e che questo talento possa essere rafforzato e affinato. (pag. 4)

Non esiste un Deposito delle Idee, non c’è una Centrale delle Storie, un’Isola dei Best-Seller sepolti; le idee per un buon racconto spuntano a quel che sembra letteralmente dal nulla, ti piombano addosso di punti in bianco: due pensieri che prima erano del tutto indipendenti tutto a un tratto trovano un punto d’incontro e si concretizzano in qualcosa di assolutamente nuovo. Il tuo compito non è trovare queste idee ma riconoscerle quando si manifestano. (pag. 25-26)

…scrivi con la porta chiusa, riscrivi con la porta aperta. In altre parole, ciò che scrivi comincia come una cosa tutta tua, ma poi deve uscire. Dopo che hai ben capito che storia è e la scrivi nella maniera giusta, o comunque al meglio di cui sei capace, appartiene a chiunque abbia voglia di leggerla. O criticarla. (pag. 48)

Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza. Non c’è bisogno che si lancino in orazioni. Di solito credere è già sufficiente. (p. 66)

…fermare un lavoro solo perchè è difficile, sul piano emotivo o su quello creativo, è ua cattiva idea. Talvolta bisogna andare avanti anche se non te la senti e talvolta stai facendo un buon lavoro anche quando hai la sensazione di faticare come un cretino solo per spalare merda da seduto. (p. 70)

 

Che cos’è scrivere

Comincia così: sistemate la vostra scrivania nell’angolo e tutte le volte che vi sedete lì a scrivere, ricordate a voi stessi perché non è al centro della stanza. La vita non è un supporto dell’arte. È il contrario. (p. 95)

In questo brevissimo intermezzo Stephen King cerca di dare una definizione alla scrittura: scrivere è telepatia.
Uno scrittore fissa sulla carta quel che sta vedendo in un dato momento (un tavolo con una tovaglia rossa) e allarga sempre più la sua visione. In un luogo distante per tempo e spazio, i lettori riescono a vedere la stessa cosa, seppur con delle varianti (tovaglia rosso robbia o scarlatta, orli merlettati oppure lisci). Scrittore e lettore condividono la stessa visione, per telepatia, appunto.

 

La cassetta degli attrezzi

…per scrivere al meglio delle proprie capacità, è opportuno costruire la propria cassetta degli attrezzi e poi sviluppare i muscoli necessari a portarla con sé. Allora, invece di farsi scoraggiare davanti a un lavoro che si preannuncia complicato, può darsi che abbiate a disposizione l’utensile adatto con il quale mettervi immediatamente all’opera. (p. 108)

Questa è la parte di “manuale di scrittura” del libro, dove partendo dagli attrezzi più semplici, e portando man mano degli esempi, King spiega l’essenziale degli strumenti che occorrono alla scrittura. Vediamoli:

 

VOCABOLARIO

Gli utensili comuni stanno di sopra. Il più comune di tutti, il pane dello scrivere, è il vocabolario. (p. 108)

Ricordate che la regola fondamentale del vocabolario è: usate la prima parola che vi viene in mente, se è appropriata e colorita. Se esitate e vi mettete a riflettere, vi verrà in mente un’altra parola, è ovvio, perché c’è sempre un’altra parola, ma probabilmente non sarà buona come la prima o altrettanto significativa. (p. 112)

GRAMMATICA

Nel primo vassoio della vostra cassetta degli attrezzi ci vuole anche la grammatica.[…] Le basi grammaticali della propria lingua madre si assimilano attraverso la conversazione e la lettura, o non si assimilano affatto. Ciò che fanno le lezioni di grammatica a scuola (o cercano di fare) è poco più che stabilire nomenclature. (p. 113)

I verbi hanno due forme, attiva e passiva. Nella forma attiva, il soggetto della frase fa qualcosa. Nella forma passiva, qualcosa viene fatto al soggetto della frase. Il soggetto subisce l’azione. Dovete evitare la forma passiva.[…] La voce passiva non fa paura. Evita di affrontare l’ansia dell’azione. (p. 117)

L’altro consiglio che desidero darvi prima di passare al prossimo vassoio della nostra cassetta è questo: l’avverbio non è vostro amico.[…] Con gli avverbi lo scrittore ci dice che ha paura di non essere abbastanza chiaro, di non trasmettere nel modo migliore il concetto o l’immagine. (p. 120)

ELEMENTI DI STILE – PARAGRAFO

Scrivere bene è spesso questione di liberarsi dalla paura e dall’ostentazione. L’ostentazione, che comincia con la necessità di definire una scrittura “buona” e un’altra “cattiva”, è in sé un atteggiamento che fa paura. Scrivere bene è anche fare scelte buone quando si tratta di stabilire con quali attrezzi lavorare. (p. 124)

Scrivere è un’articolazione raffinata del pensare.[…] Più scrivete e più leggete fiction, più scoprirete che i vostri paragrafi si formano da soli. Ed è ciò che volete. Mentre componete è meglio non pensare a dove essi cominciano e finiscono; il trucco è di lasciare che la natura faccia il suo corso. Correggerete più tardi, se non vi piace. (p. 128)

Il linguaggio non deve indossare sempre giacca e cravatta. Il fine della fiction non è la correttezza grammaticale ma mettere il lettore a proprio agio e poi raccontargli una storia…fargli dimenticare, se è possibile, che è lui o lei che sta leggendo la storia. (p. 131)

Io sono pronto ad affermare che è il paragrafo e non la frase l’unità di base della scrittura, il luogo dove si fonda la coerenza e le parole hanno la possibilità di diventare qualche cosa di più di semplici vocaboli.[…] E’ uno strumento meraviglioso e flessibile che può essere lungo una sola parola o riempire pagine intere […] Bisogna imparare a usarlo bene se si vuole scrivere bene. (p. 132)

 

Sullo scrivere

Sebbene sia impossibile estrarre uno scrittore competente da un cattivo scrittore, e sia ugualmente impossibile tirar fuori un grande scrittore da uno bravo, è invece possibile, con molto duro lavoro, dedizione e aiuti tempestivi, trasformare in bravo uno scrittore che è solo competente. (p. 138)

In questa sezione Stephen King si dedica proprio a questo concetto, contrariamente a ciò che dicono critici e insegnanti di scrittura creativa. Non nega l’esistenza del talento, ma è ostinato nell’affermare i risultati che si possono raggiungere con molto lavoro.

Per lui le storie sono reperti archeologici sepolti, frammenti di un mondo antico e ignoto. Lo scrittore quindi deve usare gli strumenti della sua cassetta degli attrezzi, dallo scalpello al pennellino, per disseppellire ciascuno di questi reperti senza danneggiarli, mantenendo intatta la loro struttura preesistente. Quel che c’è da fare è imparare ad usare lo strumento giusto al momento giusto, lasciando perdere il martello pneumatico.

Difficile riassumere in poco spazio tutto il contenuto di questa parte importante, ma vi riporto i passaggi che ho personalmente sottolineato (a matita!) tra le pagine. Non sono in ordine di citazione, ma riorganizzati per i vari concetti che ha trattato a più riprese. Sono molti, me ne rendo conto, ma sono davvero un elenco minimo di tutto quello che potete approfondire con la sua lettura.
E per me questo diventa un memo per andare a ripescare gli argomenti in futuro (in effetti, manca un indice analitico a fine libro!).

LEGGERE MOLTO

Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie. (p. 141)

Posso essere schietto? Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (né gli strumenti) per scrivere. Tutto qui. (p. 144)

Sentirsi travolti da una grande storia magistralmente raccontata, esserne schiacciati, per la verità, rientra nella necessaria formazione di ogni scrittore. Non puoi sperare di travolgere qualcuno con la forza della tua penna se non ci sei passato prima tu. (p. 143)

L’aspetto veramente importante della lettura è che favorisce intimità con il processo della scrittura; si mette piede nel paese dello scrittore con tutti i documenti più o meno in ordine.[…] Più leggete, meno correrete il rischio di rendervi ridicoli con la penna o il computer. (p. 147)

SCRIVERE MOLTO

…le ore che passiamo a chiacchierare sulla scrittura sono ore che non passiamo a praticarla. (p. 140)

Se non scrivo tutti i giorni, nella mia mente i personaggi cominciano ad appassire, cominciano a somigliare a personaggi invece che a persone reali. Il filo narrativo della storia comincia ad arrugginire e io comincio a perdere contatto con la trama e il ritmo. Peggio ancora, comincia a svanire l’emozione di sviluppare qualcosa di nuovo. Il lavoro comincia a sembrare lavoro e per la maggior parte degli scrittori questo è l’alito della morte. (p. 150)

Scrivete quello che vi piace, quindi infondetegli un’anima e rendetelo inimitabile aggiungendovi la vostra personale conoscenza di vita, amicizia, rapporti umani, sesso e lavoro. (p. 158)

CRITICA

…gran parte della critica letteraria ha la sola funzione di consolidare l’inaccessibilità di una casta che è antica quanto lo snobismo intellettuale che la nutre. (p. 139)

Critici e studiosi hanno sempre diffidato del successo popolare. Spesso la loro diffidenza è giustificata. In altri casi è solo una scusa per non pensare. (p. 140)

Gli acquirenti di libri non sono normalmente attratti dai meriti letterari di un romanzo; gli acquirenti di libri vogliono una buona storia da portare con sé in viaggio, qualcosa che prima li aggancerà, poi li risucchierà e li obbligherà a non smettere più di voltare pagine. (p. 157)

Non c’è assolutamente bisogno di farsi influenzare dai pregiudizi o di attenersi al convenzionale, né avete l’obbligo di scrivere una prosa sperimentale e destrutturata perchè le riviste di cultura dicono che il romanzo è morto. Tradizionale e moderno sono entrambi a vostra disposizione. (p. 197)

Non potete soddisfare sempre tutti i lettori; non potete soddisfare nemmeno alcuni dei vostri lettori, ma dovete sforzarvi in ogni modo di soddisfare almeno alcuni lettori qualche volta. (p. 198)

STORIA vs TRAMA

Secondo me racconti e romanzi sono costituiti da tre parti: narrazione, che conduce la storia dal punto A al punto B e infine al punto Z; descrizione, che offre al lettore un’ambientazione con un sapore di realtà; e dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso il parlato. (p. 160-161)

…credo che la costruzione di una trama e la spontaneità della creazione vera siano incompatibili.[…] La mia profonda convinzione sulla creazione di storie è che fondamentalmente esse di costruiscono da sole. Il compito dello scrittore è trovare loro un posto in cui crescere (e poi trascriverle, naturalmente). (p. 161)

Una situazione abbastanza forte rende inconsistente la questione della trama, e a me piace così. Le situazioni più interessanti i possono di solito esprimere con una domanda che comincia con E se. E se una cittadina del New England venisse invasa dai vampiri? (Le notti di Salem) (p. 168)

Vi prego di ricordare, tuttavia, che c’è una enorme differenza tra una storia e una trama. La storia è onorevole e fidata; la trama è infida ed è meglio che rimanga agli arresti domiciliari. (p. 169)

L’onestà nel raccontare compensa moltissimi difetti stilistici, […] mentre mentire è il peccato irreparabile in assoluto. (p. 172)

DESCRIZIONE

La descrizione è quella parte del raccontare che offre al lettore una partecipazione sensoriale alla storia.[…] Non è solo una questione di come vedete; è anche una questione di quanto.[…] La descrizione comincia con la visualizzazione di ciò che volete provi il lettore. Finisce con la trasposizione sulla pagina di ciò che vedete nella vostra mente. (p. 173)

La descrizione comincia nella fantasia dell’autore, ma dovrebbe finire in quella del lettore.[…] Per me, una buona descrizione consiste di solito in pochi particolari scelti con cura che siano evocativi di tutto il resto. Nella maggioranza dei casi, questi particolari sono i primi che vengono in mente. (p. 174)

E’ anche importante ricordare che l’obiettivo non è comunque l’ambientazione, ma la storia, sempre e solo la storia. (p. 176)

In molti casi quando un lettore posa un libro perchè “è diventato noioso”, è perchè lo scrittore si è lasciato affascinare dalla propria capacità descrittiva e ha perso di vista la priorità, che è quella di continuare a far rotolare la palla. (p. 177)

DIALOGO

…uno dei punti cardinali del buon raccontare è non raccontare mai una cosa quando la si può invece mostrare. (p. 180)
Ndr: questa tecnica narrativa è conosciuta come “Show, don’t tell” (dall’inglese: mostra, non raccontare)

Scrivere bene i dialoghi è un’abilità che acquisiscono le persone più inclini a parlare e ascoltare gli altri, in particolare ascoltare, cogliendo accenti, ritmi, dialetto e slang. (p. 183)

Come per tutti gli altri aspetti della fiction, la chiave per scrivere buoni dialoghi è la sincerità. Se siete sinceri nel riferire le parole che escono dalla bocca dei vostri personaggi, scoprirete di esservi esposti a una nutrita salva di critiche. (p. 186)

PERSONAGGI

Io apro sempre con una situazione. Non dico che sia giusto, ma questo è il modo in cui lavoro sempre io.[…] Credo che i racconti migliori debbano svilupparsi sulle persone più che sugli avvenimenti, vale a dire che devono essere sorretti dai personaggi. Quando si va oltre il racconto breve, però […], non sono molto più favorevole alla cosiddetta galleria di personaggi; credo che a comandare debba essere sempre la storia. (p. 191)

E’ altresì importante ricordare che nella vita reale nessuno è il “cattivo” oppure “il migliore amico” ovvero “la prostituta dal cuore d’oro”; nella vita reale ciascuno di noi si considera il protagonista, il personaggio principale, quello importante. (p. 191)

…ogni personaggio che create è in parte voi. Quando chiedete a voi stessi che cosa farebbe un certo personaggio in una certa situazione, prendete la decisione basandovi su quanto fareste voi )o, nel caso di un cattivo, quanto non fareste). (p. 192)

E se lavorate bene, i vostri personaggi diventeranno vivi e cominceranno ad agire per proprio conto. So che questo mette addosso un certo disagio se non lo avete ancora provato, ma quando succede è un piacere immenso. E risolve anche molti dei vostri problemi, credetemi. (p. 196)

TEMA

Mentre scrivete il libro, giorno dopo giorno identificate ed esaminate ciascun singolo albero. Alla fine dovete fare un passo indietro e contemplare la foresta. Non tutti i libri devono essere densi di simbolismi, ironia o linguaggio musicale […] la mia impressione è piuttosto che ogni libro, almeno quelli che vale la pena di leggere, trattino di qualcosa. Il vostro compito durante o subito dopo la stesura della prima bozza è decidere i qualcosa di cui tratta il vostro. (p. 203)

…se il tema risalta bene, i dibattiti che può alimentare offriranno forse le proprie conclusioni e i propri principi morali. In questo non c’è niente di male; queste discussioni sono uno dei grandi piaceri della vita di chi legge. (p. 208)

Fu per me una sorpresa scoprire la reale utilità del “pensare tematico”.[…] un altro utile attrezzo da tenere nella cassetta, simile ad una lente di ingrandimento. (p. 209)

…partire da un tema prestabilito è un buon modo per scrivere male. Un buon romanzo parte sempre dalla storia per arrivare al tema; quasi mai comincia dal tema per diventare storia. (p. 210)

Ma una volta che il filo della vostra storia è sulla carta, dovete riflettere su quale ne è il significato e arricchirla nelle stesure successive aggiungendovi le vostre conclusioni. (p. 211)

Ciò che vado cercando soprattutto sono le risonanze, qualcosa che echeggi per un po’ nella mente (e nel cuore) del Fedele Lettore dopo che avrà chiuso il libro e lo avrà riposto tra gli altri sullo scaffale. Sto cercando il modo di farlo senza imboccare il lettore o svendermi enunciando un messaggio. (p. 217)

REVISIONE

Ora parliamo del lavoro di revisione: quanto, e quante riscritture? Per me la risposta è sempre stata: due bozze e una rifinitura (con l’avvento della tecnologia informatica, le mie rifiniture si sono avvicinate molto a una terza bozza). (p. 211)

Ma se siete principianti, lasciatemi insistere sull’opportunità di riscrivere la vostra storia almeno una volta: la prima con la porta chiusa e la seconda con la porta aperta. (p. 212)

La porta chiusa è il vostro modo per comunicare al mondo e a voi stessi che fate sul serio; vi siete impegnati a scrivere senza mezzi termini e intendete andare fino in fondo. (concetto ripreso da p. 152-153)

Questa prima bozza della Storia Pura, è bene che sia scritta senza aiuti (o interferenze) esterni. (p. 212)

Per quanto tempo lascerete riposare il vostro libro – un po’ come lasciare lievitare la pasta per il pane – dipende esclusivamente da voi, ma io vi consiglio un minimo di sei settimane. (p. 214)

Sedetevi con la porta chiusa (l’aprirete al mondo tra poco), con una matita in mano e un bloc notes accanto. A questo punto rileggete.[…] Prendete tutti gli appunti che volete, ma concentratevi sull’aspetto più prosaico, le pulizie di casa, come dire, ortografia e incongruenze. (p. 215)

Le stonature più appariscenti che trovo io durante la rilettura riguardano le motivazioni dei personaggi (un aspetto relativo allo sviluppo di un personaggio, ma non con esso coincidente). (p. 216)

In molti testi sulla scrittura si sconsiglia di far leggere agli amici le proprie opere, sostenendo che è improbabile avere un’opinione abbastanza imparziale […] C’è indubbiamente del vero in questa posizione, ma io non credo che quello che sto cercando sia proprio un’opinione imparziale. […] Se tutti i vostri lettori pensano che abbiate fatto un buon lavoro, probabilmente è così. L’unanimità è possibile, ma rara, persino con gli amici. (p. 219)

Molti scrittori sono contrari. Ritengono che revisionare un lavoro secondo gli apprezzamenti o le critiche di un pubblico equivalga a prostituirsi. […] se veramente la pensate così, perchè disturbarvi a pubblicare? (p. 221)

Se, oltre che per voi stessi, scrivete principalmente per una persona, vi consiglio di prestare la massima attenzione alle sue opinioni […] Chiamate Lettore Ideale questa particolare persona per cui scrivete. Sarà costantemente presente nella vostra stanza di scrittura […] Vi scoprirete a imboccare la direzione giusta prima ancora che il Lettore Ideale abbia gettato uno sguardo alla prima frase. (p. 222)

La cadenza è la velocità alla quale si snoda la vostra narrazione.[…] Se procedete troppo in fretta correte il rischio di lasciare indietro il lettore, o perchè lo confondete o perchè lo stancate. […] Ciononostante è bene fare attenzione: se si rallenta troppo, anche il lettore più paziente comincerà ad agitarsi. (p. 224-225)

Sotto il facsimile della firma del redattore c’era questa frase: “Niente male, ma gonfio. Deve revisionare per stringere. Formula: 2a bozza = 1a bozza – 10%. Buona fortuna.” […] Ciò che la Formula mi ha insegnato è che tutti i racconti e i romanzi sono in certa misura contraibili. (p. 226-227)

RETROSCENA

I retroscena comprendono tutto quello che è avvenuto prima dell’inizio del vostro racconto ma che hanno influenza sulla storia principale. I retroscena aiutano a definire un personaggio e a stabilire le sue motivazioni. Io credo che sia importante infilarceli il più velocemente possibile…(p. 228)

In medias res (ndr: nel mezzo delle cose) ha bisogno di flashback, che io trovo noiosi e un po’ stucchevoli.[…] Come lettore, io sono molto più incuriosito da quello che succederà che da quello che è già successo. (p. 229)

I due elementi importanti da ricordare sui retroscena sono che a) tutti hanno una storia e b) gran parte di essa non è molto interessante. Limitatevi alle parti che lo sono e non lasciatevi trasportare dal resto. (p. 231)

Dobbiamo parlare della ricerca, che è l’aspetto specialistico della ricostruzione di un retroscena.[…] io credo che il romanzo debba dedicarsi principalmente alla narrazione, ma che una certa dose di ricerca sia inevitabile;[…] Quello che cerco è solo un tocco di verosimiglianza, come un pizzico di spezie da aggiungere a una salsa per arrotondare il gusto. Questo senso di realtà è importante in qualsiasi opera di fiction…(p. 232-235)

CORSI DI SCRITTURA

Mi chiedono spesso se secondo me il romanziere principiante possa trarre beneficio dai corsi o seminari di scrittura creativa.[…] Quanto a me, diffido dei corsi di scrittura, ma non ne sono del tutto contrario. (p. 236)

Le critiche vaghe non saranno d’aiuto quando comincerete a scrivere la seconda bozza e anzi potrebbero essere dannose.[…] Inoltre le critiche quotidiane vi costringono a scrivere con la porta sempre aperta e questo secondo me mina ogni buon proposito. […] Vi ritroverete a metter continuamente in discussione la vostra prosa e gli obiettivi che vi siete prefissati quando quello che probabilmente dovreste fare è scrivere a tutta birra. (p. 239)

I corsi e i seminari offrono almeno un innegabile beneficio: lì il desiderio di scrivere fiction o poesia viene preso sul serio. Per aspiranti scrittori che sono stati guardati con impietosita condiscendenza da amici e parenti (“Meglio che per ora ti tieni caro il tuo posto di lavoro!” è uno slogan popolare, che di solito ti rifilano con un odioso sogghigno di sufficienza) è una cosa meravigliosa. (p. 240-241)

Non avete bisogno di corsi o seminari di scrittura più di quanto abbiate bisogno di questo o qualsiasi altro libro sulla scrittura.[…] Si impara soprattutto leggendo molto e scrivendo molto e le lezioni più preziose sono quelle che vi impartite da soli. (p. 242)

 

Sul vivere: un postscriptum

In questi sette brevi capitoli, Stephen King ritorna autobiografico raccontando il pericolosissimo incidente del 19 giugno 1999 che per poco non gli tolse la vita. Quando fu investito da un minivan blu uscito di strada proprio dove King soleva passeggiare tutti i giorni d’estate. Cinque centimetri più in là nell’albero dello sterzo e non sarebbe sopravvissuto o sarebbe rimasto in coma irreversibile. In queste pagine riesce a descrivere il suo dramma quasi con leggerezza, scherzandoci su. Il giorno prima aveva ripreso il progetto di questo stesso manuale, abbandonato da 18 mesi sulla scrivania. Riprendere a scrivere dopo sole cinque settimane dal ricovero non fu un obbligo, ma una necessità.

Scrivere è tirarsi su, mettersi a posto e stare bene. Darsi felicità, va bene? Darsi felicità. (p. 276)

E ancora, parte prima: porta chiusa, porta aperta

Il concetto di porta chiusa/porta aperta Stephen King l’ha chiarito parlando della revisione: si scrive la prima bozza a porta chiusa, lasciando fuori completamente il mondo e i suoi giudizi, concentrandosi solo sulla storia; si apre la porta solo quando il manoscritto è revisionato e si è abbastanza sicuri del proprio lavoro, lasciandolo nelle mani del nostro Lettore Ideale (o più d’uno, se ne abbiamo; sono quelli che in genere chiamiamo “beta reader”).
Per dare un esempio della differenza tra il risultato di queste due “porte”, in questa appendice King mostra il brano L’albergo preso dal racconto 1408: ci sono la prima bozza, ed una seconda stesura con le correzioni segnate a penna sopra il testo originale, così da vedere chiaramente gli interventi. Un ottimo esercizio.

E ancora, parte seconda: letture

Dal momento che la Regola Principe è “scrivere molto e leggere molto”, in questa seconda appendice Stephen King riporta gli ultimi migliori libri letti (dell’epoca del libro). Potete trovare la stessa lista, con il titolo tradotto in Italia di ognuno, su Wikipedia: On Writing – letture consigliate
Molti di questi autori non li conosco, ma mi sono segnata un paio di titoli che già mi ero ripromessa di leggere.

Che cosa ne pensate?

Sono molti argomenti su cui dibattere, lo so. Del resto, un libro che si propone di essere un manuale di scrittura non può essere frettoloso. In linea generale, anche se non siete appassionati del suo genere horror, vi ci ritrovate con il suo modo di vedere la scrittura creativa?
O siete in disaccordo su qualche punto della visione di Stephen King?

Scrivo perché mi appaga. Sarà servito anche a pagare il mutuo e a far andare i ragazzi all’università, ma queste sono conseguenze: ho scritto per il piacere di scrivere, per la gioia pura che ne ricavo. E se potete farlo per il piacere, potete farlo per sempre. (p. 256)

Comments (32)

nadia

Set 15, 2016 at 7:41 AM

Che King sia geniale, gusti personali a parte, lo dice tutto il mondo. Hai scovato aspetto per aspetto le piccole mollichine di pane lasciate lungo la strada con questo post davvero interessante.
Mi piacciono molti consigli, e trovo concreti gli aiuti che lascia a disposizione di tutti. Lui è uno nato dotato, c’è poco da fare.
Mi piace il discorso sulla telepatia che condivido pienamente, la parte legata al leggere molto, alle risonanze. Certo che a sentire lui in pratica tutti si è in grado con il giusto esercizio, ma solo i migliori “riescono”, come in ogni campo per quella famosa componente che alcuni chiamano: era scritto nel destino e ho seguito le indicazioni.
Brava Barbara.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 1:08 PM

Grazie Nadia! Tieni conto che la critica ha riconosciuto il valore di Stephen King solo negli ultimi anni, all’inizio lo snobbavano o lo denigravano per il suo linguaggio “colorito” (ma se un personaggio parla così tu, scrittore, non puoi “mentire”, togliendo o cambiando le parole).

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nadia

Mar 21, 2017 at 1:18 PM

Sarà che me lo avete consigliato in molti e ora lo sto leggendo e studiando. Come al solito parte del merito è anche tuo.

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Barbara Businaro

Mar 22, 2017 at 9:52 AM

Ho visto la foto del tuo acquisto su Facebook! Troppa buona comunque, il merito è di King che ha scritto il manuale dei manuali! 🙂

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silvia

Set 15, 2016 at 8:49 AM

Ho letto On writing già due volte. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo per la terza!
Hai fatto, come tuo solito, un ottimo lavoro di sintesi, cogliendo gli aspetti salienti del manuale di King. Ammetto che molte cose, pur avendolo letto due volte, non le ricordavo. Anche questo post va nella “cassetta degli attrezzi”. 🙂

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 1:17 PM

Non avevo pensato di inserirlo nella categoria “cassetta degli attrezzi” del sito, ma perchè no? E’ previsto un restyling per fine anno (presente le ferie di Natale? 😀 ), direi che, al solito, mi hai dato una buona idea!
Ps: sto ancora leggendo Stagioni diverse di King. Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank (poi film: Le ali della libertà) me lo sono proprio goduto alla grande! Il secondo, Un ragazzo sveglio (poi film: L’allievo) così così, non tanto per la narrazione, ma perchè il tema è pesante…ahimè, l’allievo supera il maestro, direi che lo risveglia! Il terzo sto andando a rilento: Il corpo/Stand by Me è l’unico di cui ho visto il film! Comunque si, direi che lo stile di King mi piace davvero. Che cos’altro potrò leggere dopo? Credo Dolores Claiborne, di cui ho visto spezzoni di film, ma per fortuna non ricordo il finale 🙂

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silvia

Set 17, 2016 at 12:07 AM

Dolores Claiborne è uno di quelli che ho amato di più. Per stare lontana dall’horror ti consiglio anche Il miglio verde. Belli belli belli. 🙂

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sandra

Set 15, 2016 at 9:04 AM

Che bel post, Barbara, mi sento di dire che On writing, che non ho letto, offra davvero una quantità di spunti notevole. Ho trovato molti punti sui quali già mi sono soffermata, ora cercando di farli aderire alla mia esperienza di scrittura e di vita. Bello, bello. Grazie!

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 1:22 PM

Grazie a te Sandra! Se non l’hai letto, io te ne consiglio la lettura anche dal punto di vista umano: lui affronta anche il blocco dello scrittore, nonché lo scoraggiamento di non vedersi pubblicato. Spiega come secondo lui occorrerebbe muoversi nel mercato, anche se lì dobbiamo tener conto che il libro è del 2001 (ahimè, il mercato è un po’ cambiato) e comunque lui si muove nel mercato americano, ben più prolifico e dinamico di quello italiano…

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salvatore

Set 15, 2016 at 9:30 AM

Lo lessi molti anni fa. Ora non sono sicuro di aver imparato davvero qualcosa che possa aiutare me. Certo, il confronto con un grande scrittore – perché è così, secondo me, che andrebbe letto questo libro – è sempre un momento interessante e di crescita. Tuttavia ognuno dovrebbe cercare la propria strada e il proprio modo di fare. In genere sono contrario ai manuali. Questo non lo è, ed è questa la cosa interessante.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 1:44 PM

Sicuro di non aver imparato niente niente da questo libro? Perchè quando King spiega come muoversi nel mercato, per vendere i propri racconti, di studiare il target delle riviste e capire come adeguarci o come rivolgerci ad altre, beh, sembra proprio raccontare qualcosa di molto analogo con la tua esperienza in Confidenze 😉

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Salvatore

Set 15, 2016 at 5:03 PM

Magari l’esperienza è analoga, o può apparire come tale, ma è la mia assolutamente autonoma rispetto a quanto detto dal libro. Nel senso che ho imparato a muovermi sulla base di esperienze dirette e ad agire di conseguenza. I manuali, o pseudo-tali, non posso spiegarti com’è il mondo reale. Più utile, invece, è possibile che mi sia stata la mia esperienza nella vendita.

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Giulia Manncini

Set 15, 2016 at 9:47 AM

Ho iniziato a leggere On writing questa primavera, poi però mi sono arenata, non perché non mi appassionasse, ma perché ero stata catturata dalla stesura del mio terzo romanzo e nel frattempo avevo cominciato a leggere altri libri. Ho intenzione comunque di riprenderlo e terminarlo, anche perché condivido molto i pensieri di King e trovo illuminati i suoi consigli (il fatto di passare molto tempo a scrivere anche quando ti sembra di non concludere nulla è fondamentale: è verissimo, io a volte ho passato un giorno intero davanti al pc scrivendo mezza pagina, ma poi proprio da quella sono ripartita e ho concluso il romanzo.) Questo tuo post mi ha fatto venir voglia di riprendere da dove avevo interrotto.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 2:03 PM

Bene, sono contenta se lo riprenderai! Della difficoltà di scrittura, se non erro, King ne parla in due punti: quello dove spiega di imporsi le 2000 parole al giorno, tutti i giorni, Natale compreso. In genere di mattina, ma se non gli riescono, va avanti fino a pomeriggio inoltrato. Più avanti però, spiega anche di come ne L’ombra dello scorpione fosse arrivato ad un punto morto, dove la storia si arenava, dove non riusciva proprio a proseguire. Il blocco dello scrittore. In quel caso, si è concesso alla noia, alla vita normale, alle passeggiate, alla casa, ai figli. E senza troppi sforzi, la storia si è sbloccata da sola!

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isabella

Set 15, 2016 at 10:35 AM

Libro meraviglioso. Apprezzo molto la tua analisi che mi rileggerò più volte per fissare bene i preziosi concetti di questo autore. Per quanto mi riguarda, uno degli insegnamenti di quel libro è stato proprio l’esempio che dà scrivendo e che Michele Scarparo ha stilizzato nei cinque punti di “Tutte le trame del mondo”.
Dopo averlo letto ho sistemato un angolo di casa mia da dedicare alla scrittura 🙂
Per quanto riguarda Stephen King, a parte questo libro, a causa del genere Horror di cui scrive, l’ho sempre evitato. Non sono d’accordo con lui riguardo la Meyer che nella serie di Twilight ho adorato.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 2:19 PM

Io di “angoli” da scrittura ne ho parecchi, per me ogni angolo è buono, basta che ci arrivi il cavo di rete! 😛
Il problema semmai è che lui raccomanda la “porta chiusa”, e quella negli angoli, non c’è mai!!
Sulla Meyer anch’io dissento, ovviamente. Credo che la sua critica sia più un gusto personale: Twilight è troppo rosa, la bella e il dannato per l’eternità, i vampiri fanno solo da sfondo e non c’è abbastanza rosso per lui. 😉

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Paolo

Set 15, 2016 at 10:37 AM

Di sicuro uno dei migliori testi sulla scrittura creativa in circolazione. Scritto come un romanzo, copre in modo completo gli argomenti importanti, molto più approfonditamente e in maniera divertente della maggior parte dei libri sull’argomento.
Attenzione, però: alcune parti (specie quella sulla lunghezza delle stesure) hanno più senso se viste in nell’ottica della letteratura anglosassone, in particolare quella americana (dove la generazione di scrittori di King è stata cresciuta con i “pulp”, romanzi pagati un tot a parola).
Per il resto, va letto assolutamente, anche per il solito splendido lavoro di traduzione fatto da Tullio Dobner…

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 2:27 PM

Purtroppo l’edizione che ho io (Sperling & Kupfer, tradotta appunto da Tullio Dobner) non è più disponibile, la si può cercare tra i libri usati, con molta pazienza. Nella nuova versione edita da Frassinelli (traduzione di Giovanni Arduino) non so cosa effettivamente cambi. Avranno inserito l’indice per argomenti, magari?

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Maria Teresa Steri

Set 15, 2016 at 2:12 PM

On Writing è stata una lettura fondamentale per me, fatta circa otto anni fa. Allora mi aveva aperto gli occhi su un intero mondo e scatenato tantissime riflessioni. In un certo senso si può dire che sia stato proprio questo libro a far scattare in me la voglia di parlare di questioni di scrittura e aprire il blog.
Anche se forse da un punto di vista puramente tecnico non si tratta di un manuale di scrittura vero e proprio e sicuramente non avanzato, ha il grandissimo pregio di comunicare in modo semplice ed empatico certi principi, soprattutto per merito della parte autobiografica. E’ come se alcune cose risuonassero dentro.
Come sempre hai fatto un ottimo lavoro con questo post… Quasi quasi me lo rileggo anche io 🙂

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 2:33 PM

Ed io ho capito che dovevo leggerlo quando lo hai citato nel tuo blog! 🙂
Diciamo che rispetto ad altri manuali di scrittura meramente tecnici, qui si sente il lato umano dello scrittore, le difficoltà che nessuno degli “arrivati” racconta, per lo meno non in maniera così esplicita. Certo, il metodo di lavoro è il suo, non è detto che sarà esattamente il nostro, ma di sicuro offre spunti interessanti.

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Helgaldo

Set 15, 2016 at 2:18 PM

La stessa lettura porta a evidenziare gli stessi concetti? Credo di no.
Nel mio blog con il tag King ho inserito le frasi a mio avviso più interessanti di On writing. Leggendo le tue mi pare che sei stata attratta da altre osservazioni di cui io non ho tenuto conto, potreste riesumarle e vedere dove ci ha colpito allo stesso modo e dove no. Secondo me al 90% divergono. Dimostrazione che uno è il libro e infiniti i lettori.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 2:37 PM

La stessa lettura non porta quasi mai ad evidenziare gli stessi concetti. Quello che abbiamo già appreso e archiviato non viene sottolineato. Quello che sentiamo di non dover perdere, non ancora fissato nella nostra mente, o che è una possibile risposta alle nostre domande viene evidenziato. Ogni lettore ha infatti il suo libro sottolineato.
Andrò a curiosare i tuoi tag. Anche nelle citazioni salvate nella Wikiquote non ho trovato le stesse che ho sottolineato io, dell’ultima parte del libro poi Wikiquote riporta pochissimo! Nemmeno avessero finito la matita!

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Marco

Set 15, 2016 at 5:03 PM

Uno dei pochi libri sulla scrittura da leggere. A me ha impressionato la sua umiltà, eppure avrebbe tutto i diritti del mondo per vantarsi e pavoneggiarsi.
Credo che sia uno dei pochi casi in cui il talento e l’umanità vadano a braccetto, invece di divorziare…

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 5:32 PM

Davvero si. Non so se troverò altri libri interessanti come questo, di autori viventi. Anche perchè autori del suo calibro ce ne sono pochi e non sembrano disposti a condividere l’esperienza come lui.

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Marco Amato

Set 15, 2016 at 6:52 PM

On Writing per me è un testo fondamentale per chi ancora imberbe desidera diventare scrittore.
Per paradosso, quasi tutti i consigli di King sono da prendere con dovuta attenzione. Valgono solo per lui che è un genio, noi comuni mortali se seguiamo il suo solco finiamo nelle sabbie mobili.
Come ad esempio lo scrivere di getto senza pianificare la trama. Per noi mortali arenarci, o scrivere una roba prolissa e noiosa è la sorte più breve.
Così come il tagliare il 10% è un’altra falsa via.
Ogni testo ha la sua storia. Se mi son dilungato con fatti e descrizioni inutili per il 50% dello scritto, devo tagliare il 50%. Se faccio come dice King e taglio il 10, ho realizzato la mia personale porcheria.

Ma appunto dico paradossalmente bisogna fare attenzione ai consigli di King e non prenderli sul serio, proprio perché dice delle cose sensate e piene di esperienza.
La saggezza che esprime King va maturata nel tempo. Non si coglie tutta in una volta. Sarebbe bene rileggersi On Writing a distanza di tempo, mentre matura la nostra capacità espressiva nello scrivere.
Ad esempio io ho compreso a poco a poco, prima con diffidenza, poi con ineluttabile ragione, cosa lui intende per cassetta degli attrezzi.
Quella che esprime, non è la cassetta degli attrezzi universale per tutti gli scrittori, ma la sua cassetta degli attrezzi. Ogni scrittore, posto che vocabolario e grammatica sono la pinza e il martello, deve riempire la cassetta degli attrezzi a seconda delle proprie necessità.
Quando ho fatto questo per me è stata la svolta.
Nella mia cassetta ho dovuto inserire come si crea una scena d’azione. La variabilità e l’esattezza dei verbi. I tratti essenziali della descrizione di un ambiente o di un luogo. Come si scrive una similitudine efficace (e per King le similitudini sono l’humus della scrittura, ne parla in On Writing e basta leggere un suo libro per rendersene conto).
E la bellezza di una cassetta degli attrezzi è che man mano puoi inserire i nuovi utensili che ti occorrono, sostituire i vecchi, o oleare gli arrugginiti.
King non lo dice, perché parla del suo punto di vista che sembra universale (qui sta il suo errore), ma ogni cassetta l’aspirante scrittore la deve riempire a seconda delle sue esigenze e lacune.
E io per seguire King meglio, ho preso alcuni dei suoi brani esemplari e me li sono studiati, smontando gli elementi che lo contraddistinguono. Come fa a mostrare la paura? Quali elementi inserisce in una descrizione in cui è in grado di farci percepire le puzze, i suoni, e i colori di un ambiente?
King è un maestro. Un maestro pericoloso se non assimilato in un percorso personale.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 10:15 PM

Marco, devi tenere conto che il mio è un riassunto per citazioni, ma tutto quello che scrive King in questo libro è alquanto contestualizzato alla sua esperienza. La premessa che questo è il “suo” metodo di lavoro lui la fa all’inizio. Ed ogni volta aggiunge esempi, dai suoi testi o da altre sue letture, per cui credo sia difficile confondersi.
Scrive di getto, senza trama, ma questo va bene sono per storie “contemporanee”. Dovendo scrivere un romanzo storico per esempio, con riferimento a fatti già accaduti, un minimo di pianificazione c’è.
Sul taglio del 10%, lui già spiega di non dilungarsi troppo in descrizioni o retroscena, quindi non ci dovrebbe essere un taglio del 50%. Però, ammette anche che ci sono tipologie di libri e scrittori di cui sarebbe un peccato tagliare le descrizioni (e cita Il signore degli anelli).
Della cassetta degli attrezzi spiega bene che ognuno ha i suoi e difatti cita solo i 3 più importanti: vocabolario, grammatica, elementi di stile (lasciando libertà individuale su quali usare), paragrafo (che secondo lui più della frase dà il ritmo alla storia). Tutto il resto dipende dallo stile personale e dal tipo di storia. Almeno questo ho inteso io durante la lettura. E comunque la regola chiave rimane: leggere molto e scrivere molto. Leggendo molto ci si rende anche conto di cosa funziona e cosa no.

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CogitoErgoLeggo

Set 15, 2016 at 9:27 PM

Ciao Barbara!
Grazie per questo post, sono anni che mi riprometto di leggere “On Writing” e non lo faccio mai. Dubito che lo farò a breve, però mai dire mai. Magari capiterà anche a me una copia che mi inviterà a colmare finalmente questa mia lacuna 😉
“Se non scrivo tutti i giorni, nella mia mente i personaggi cominciano ad appassire, cominciano a somigliare a personaggi invece che a persone reali. Il filo narrativo della storia comincia ad arrugginire e io comincio a perdere contatto con la trama e il ritmo”
Di tutti i passi che hai citato, questo è quello che sento più vicino. Fossero anche due righe o un mini-paragrafo, devo scrivere tutti i giorni, altrimenti faccio davvero molta fatica a ri-appassionarmi a storia e personaggi. Riprendere dopo un lungo stop è sempre molto difficile.

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Barbara Businaro

Set 15, 2016 at 10:18 PM

Trovo anch’io che abbia ragione su quel passo. Scrivere tutti i giorni è difficile, per questioni di tempo, e poi mi trovo combattuta fa lo scrivere nuovi racconti brevi (che mi sono richiesti…questa settimana un lettore del blog addirittura mi domanda: “Ma non posso avere una newsletter solo dei tuoi racconti?!”) e il continuare il mio (ex) NaNoWriMo, il mio progetto 1, di cui appunto rischio di perdere il filo…

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Matteo Rosati

Set 16, 2016 at 11:10 AM

Complimenti per questo post davvero utile e complesso! Anch’io sono di quelli che continua a rimandare la lettura di “On Writing” di King, ma ora almeno ho letto questo articolo. Un legame simile io l’ho con “Vivere per raccontarla”, l’autobiografia di G. García Márquez, che forse contiene pochi consigli per scrittori, ma personalmente mi ha entusiasmato e mi ha spinto a tornare a scrivere, dopo aver rinunciato a diciannove anni, quando mi incagliavo nel pianificare ogni aspetto della trama (King mi perdoni) a tavolino.

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Barbara Businaro

Set 16, 2016 at 5:25 PM

Grazie Matteo per il titolo: “Vivere per raccontarla” non lo conoscevo, l’ho inserito in lista, chissà che riesca a leggerlo prossimamente.
Se ha spinto te a tornare a scrivere, di sicuro è uno di quei libri da leggere! 🙂

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Marina

Set 16, 2016 at 1:31 PM

Devo leggerlo, ne ho sentito parlare troppo e a tanti e non è solo un fatto di curiosità: sono convinta che sia uno strumento indispensabile per chi vuole scrivere. Le tue citazioni ne sono una dimostrazione. Mi sono soffermata su qualcuna più che su altre, per esempio sono convinta che la prima stesura vada fatta senza le influenze provenienti dal mondo esterno e che la storia scivoli un po’ nel nulla se abbandonata a lungo. Io lamento la costanza per questo motivo e ho sperimentato che fare leggere parti di ciò che scrivo a qualcuno mi distrae dai miei obiettivi, addirittura mi condiziona.

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Barbara Businaro

Set 16, 2016 at 5:28 PM

Sono due concetti su cui concordo anch’io, quello della porta chiusa/porta aperta. E’ vero che c’è chi fa leggere passo passo i capitoli ai propri beta reader, per sentire se sta prendendo la direzione giusta. Ma ho visto che la cosa non mi aiuta e non mi sprona. Perciò finché non vedo la fine, la porta resta chiusa, niente spifferi!

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