La differenza tra obiettivi e sistemi

L’avrete visto girovagare furtivo tra i commenti, anche se difficilmente lascia tracce del suo passaggio, che tanto “hanno già detto tutto (ed il contrario di tutto) gli altri”. Per lo più preferisce discuterne a quattrocchi, probabilmente perché l’ipnosi su di me funziona meglio dal vivo. Mister E. è il responsabile del Settore Q di webnauta (anch’io come Bond ho la licenza di uccidere…i personaggi) e della strategia navale a lungo termine.
Le sue frasi tipiche sono:
“A che punto sei del libro?” Ahm, ehm, sono un po’ ferma, è che mi viene da scrivere più racconti, e non lo so, ho pure il blog da seguire…
“Basta con gli alibi, andiamo oltre. Devi uscire dai soliti schemi.” Eh, ci sarebbe anche quell’altro progetto…
“E’ davvero importante? Definisci quello che vuoi. Davvero.” Quello che voglio io lo so, ma sono continuamente in corsa contro l’orologio!
“I grandi lavorano strutturati. Non a vista.” Ottimo direi per me che mi definisco navigatore a vista. Ma del resto, qual è il tuo piano in campo?
“A volte la vera forza della risposta è …non rispondere.” ……!

Questo articolo è nato una bella mattina in cui mi ha salutato dicendomi: “Vuoi davvero finire quel libro? Ho un link interessante per te!”
E credetemi, i suoi link sono davvero al pari delle armi che Q fornisce a Bond: apparentemente insignificanti, terribilmente letali. Delle bombe mentali mica da poco, che ti rodono dentro per settimane. Ma che ti fanno uscire da quella che viene detta comfort-zone. E scattare in avanti alla potenza del motore v8 della Aston Martin DB10.

Di che si tratta stavolta? Dimenticarsi degli obiettivi e concentrarsi invece sui sistemi.
Semplice, no?

La differenza tra obiettivi e sistemi

Tutti noi desideriamo ottenere qualcosa nella vita, che sia raggiungere la forma fisica perfetta, acquistare la villa dei nostri sogni, creare un’azienda solida e fiorente, cambiare la vecchia auto con una fuoriserie di tutto rispetto, vincere un premio ambito. Nella fattispecie, pubblicare un libro, meglio se un bestseller internazionale. No, non vi sforzate di negare, sotto sotto nessuno ci sputerebbe sopra.

Per come ci hanno sempre insegnato, anche a scuola, la maniera per conseguire qualcosa è fissare un obiettivo specifico: se vogliamo arrivare preparati al compito in classe di fine mese, dobbiamo imparare gli argomenti stabiliti dall’insegnante; se vogliamo dimagrire dobbiamo diminuire la quantità di calorie ingerite e contemporaneamente aumentare l’attività fisica, finché non rientreremo nella taglia inferiore; se vogliamo cambiare casa o automobile dovremmo iniziare a risparmiare e/o lavorare di più per accantonare il denaro necessario alla compravendita. Se davvero vogliamo finire nella classifica dei libri più venduti, dobbiamo scrivere quel libro e impegnarci per trovargli una casa editrice.

Siamo sicuri che questo sia il modo di procedere corretto? Secondo James Clear no, c’è un metodo migliore per conquistare i nostri trofei e si riduce alla differenza tra obiettivi (goals) e sistemi (systems). Cercherò di tradurvi, e in parte spiegarvi, questo suo articolo: Forget About Setting Goals. Focus on This Instead.

Riprendiamo gli esempi che ho citato sopra:

  • per lo studente, l’obiettivo è ottenere un voto alto, il sistema è seguire e studiare ogni giorno le lezioni del professore;
  • per un atleta, l’obiettivo è vincere una maratona, il sistema è il programma di allenamento e nutrizione per i prossimi mesi;
  • per un imprenditore, l’obiettivo è raggiungere un fatturato di un milione di euro, il sistema sono i processi di marketing e vendita;
  • per uno scrittore, l’obiettivo è quello di scrivere un libro, il sistema è la routine di scrittura di ogni settimana.

Ma se ignoriamo completamente i nostri obiettivi e ci concentriamo esclusivamente sul sistema, avremmo lo stesso risultato?
James Clear pensa di si e come dimostrazione prende in considerazione proprio quanto ottenuto dal suo blog in un anno.
Proviamo a modificare il suo esempio considerando i numeri di webnauta: nel 2016 ho scritto 60 articoli e, per una media di 1.800 parole (alcune volte di meno, spesso con i racconti, di più), fanno la bellezza di 108.000 parole. Considerando che un romanzo contemporaneo oscilla tra le 50.000 e le 60.000 parole (pur con le eccezioni, come Il gioco del trono di George R.R. Martin con 298.000 parole), avrei scritto quasi due libri pieni.
Impressionante vero?
Verrebbe da chiedersi se è davvero necessario avere un blog per scrivere un libro, ma ad essere onesti senza il blog non avrei probabilmente scritto nemmeno mezza parola. L’appetito vien mangiando.

Eppure per il blog non mi sono mai posta un obiettivo definito di parole, né in relazione all’anno né per ogni singolo articolo. Semplicemente quando ho aperto webnauta ho deciso, all’inizio a malincuore, di rispettare l’impegno di un solo post a settimana, in giorno variabile. L’idea era di pubblicare il mercoledì, poi le urgenze lavorative me l’hanno fatto spostare al giovedì, ma come vedete spesso si arriva al venerdì, con buona pace della SEO per cui il venerdì non è una giornata proficua (eppure i miei lettori mi leggono anche il sabato e la domenica, forse dipende dagli argomenti?).

Qualche volta è andata bene e gli articoli si scrivevano da soli senza fatica, qualche volta sono arrivata cocciutamente alle ore piccole, beccandomi sia i refusi nascosti in ogni angolo che le ramanzine del mio ufficiale di rotta Simona preoccupata per il mio stato di salute. Don’t worry. I’m a Peaker, I’m strong enough. 😉

Di sicuro non ho mai settato un obiettivo in termini di parole, e in realtà nemmeno di pubblicazione: sapevo benissimo che non sarebbe morto nessuno se una settimana avessi saltato di concludere il mio post. Non ho mai seguito le regole SEO che vedono un numero di parole minimo per un buon piazzamento. E certo non ho mai pensato: “Voglio scrivere due libri quest’anno!”

Mi sono semplicemente concentrata nella scrittura di un solo articolo a settimana, giorno per giorno, calmierando la mia ansia con un piano di lavoro concreto (il cosiddetto calendario editoriale). Mi sono focalizzata sul sistema e sul processo. E dopo 12 mesi il risultato è stato di 108.000 parole, nonché un buon piazzamento di visualizzazioni.

James Clear  ha individuato tre motivi principali per cui si dovrebbe prestare attenzione ai sistemi piuttosto che agli obiettivi.

 

1. Gli Obiettivi riducono la vostra felicità presente.

Quando si lavora puntando ad un obiettivo, continuiamo a dirci di non essere ancora soddisfatti, ma che lo saremo quando l’avremo raggiunto. Il problema di questa mentalità è che stiamo mettendo fuori dalla nostra portata la felicità e il successo, fino al prossimo obiettivo. Saremo felici quando l’avremo conseguito. Ma adesso? Non possiamo più essere felici ora?

Se avessi deciso di scrivere due libri in un anno, mi sarei bloccata al solo pensiero (anzi, ne basta già uno solo di libro da scrivere, no?). Perché fissare un obiettivo è stressante, in maniera esponenziale a quanto lo riteniamo difficile da conseguire. E siamo abituati a farlo tutto il tempo, per tutte le cose della nostra vita, dalla dieta, al lavoro, alla scrittura. Se ci si concentra sulla pratica invece che sulle prestazioni, si può godere il momento presente e migliorare allo stesso tempo.

Soluzione: Impegnarsi per un processo continuo, non per un singolo obiettivo.

 

2. Gli Obiettivi contrastano con i progressi a lungo termine.

Si potrebbe pensare che il vostro obiettivo vi terrà motivati ​​nel lungo termine, ma questo non è sempre vero. Per quanto riguarda la scrittura, Stephen King sostiene che la prima bozza di un romanzo deve essere scritta in non più di tre mesi, altrimenti si perde interesse per la storia e questa non sarà mai terminata.

Consideriamo chi deve perdere drasticamente peso per migliorare la propria salute. Molte persone lavorano duramente per mesi, sia per l’applicazione di una dieta restrittiva sia come esercizio fisico quotidiano. Ma non appena avranno eliminato i chili in eccesso ed ottenuta la forma fisica consigliata, smetteranno di mangiare sano e di continuare l’attività motoria. Questo perché l’obiettivo è raggiunto e non è più lì a motivarli costantemente. E’ proprio questo che innesca l’effetto “yo-yo” nelle diete, con cicli continui di perdita e riacquisto di peso, senza sviluppare un progresso a lungo termine ed un risultato pressoché definitivo.

E qui James Clear cita un esempio personale che calza bene anche alla sottoscritta, pari pari: parliamo di allenarsi in palestra. Qualsiasi sia il vostro allenamento, da lezioni in gruppo a set di esercizi personali da completare in sala macchine, capita il giorno storto in cui non riuscite a terminare la lezione nemmeno passando al basso impatto (meno attività cardio eliminando salti e diminuendo il carico degli attrezzi) o che non concludete la serie di ripetizioni a causa di uno stiramento dovuto alla stanchezza. In una situazione del genere, una mentalità per obiettivi vi costringerebbe a terminare comunque l’allenamento (rischiando un danno peggiore), perché se non si arriva all’obiettivo ci si sente falliti. Chi invece si concentra sui sistemi, non ha problemi a smettere per quel giorno, perché sa benissimo che si tratta solo di un giorno e non intaccherà in nessun modo il processo di tutti gli altri allenamenti, che potranno riprendere il giorno successivo. Ed è così: la costanza in palestra premia di più.

Per questo i sistemi sono più preziosi degli obiettivi: gli obiettivi sono per il risultato a breve termine; i sistemi riguardano il processo a lungo termine. Alla fine, il processo vince sempre.

Soluzione: Dimenticate il bisogno di risultati immediati.

 

 3. Gli Obiettivi fingono di dare il controllo su cose che non sono controllabili.

Non possiamo predire il futuro, eppure ogni volta che fissiamo un obiettivo cerchiamo di pianificare come e quando lo raggiungeremo, di prevedere quanto velocemente possiamo progredire in quella direzione. Ma non consideriamo circostanze o impedimenti che potrebbero presentarsi lungo il percorso, non possiamo prevederli.

Pensiamo all’attività di blogging: come lo stesso James Clear, anch’io verifico ogni settimana l’andamento delle visite al sito, globali e per l’ultimo articolo pubblicato. Ci sono post che funzionano meglio di altri, argomenti che attirano lettori più facilmente di altri, diverse modalità di farli viaggiare all’interno dei social media o di categorizzarli sui motori di ricerca, ottenendo letture focalizzate. Vanno anche considerate le stagionalità di determinati contenuti o dei comportamenti dei lettori. Man mano che il blog procede, decidiamo come aggiustare il calendario editoriale in base alle esigenze personali e ai feedback ottenuti finora.
Ci si dimentica di predire il futuro, tanto non è possibile, e si costruisce un sistema in grado di segnalare quando effettuare degli aggiustamenti, senza subire lo stress di un obiettivo fisso e irremovibile.

Che è il concetto di navigare a vista, fondamentalmente! 😉

Soluzione: Costruire un ciclo di verifica dei risultati.

 

Focalizzarsi sui Sistemi

Alla conclusione del suo articolo, James Clear chiarisce: gli obiettivi non sono inutili, sono buoni per pianificare i progressi ma i sistemi sono migliori per progredire davvero. Gli obiettivi possono fornire la direzione e persino spingere in avanti nel breve termine, ma alla fine un sistema ben progettato sarà sempre vincente. Avere un sistema è ciò che conta, affidarsi al processo è ciò che fa la differenza.

Non so voi, ma questo articolo, così semplice, e magari anche un po’ banale, mi ha aperto ad un mondo di considerazioni. Perché non sono concetti puramente teorici: la dimostrazione che l’ho già fatto è sotto i vostri occhi. Ora devo solo capire come, oltre al blog, far rientrare nel mio processo quotidiano anche quel libro da scrivere.
Qualsiasi sia il vostro obiettivo attuale, cosa vi impedisce di trasformarlo in un sistema continuo?

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21 commenti su “La differenza tra obiettivi e sistemi

  1. Ne ho sentito parlare pure io: non badare agli obiettivi, bada alla strategia. O ai sistemi.
    L’obiettivo: più lettori per il mio blog, è sbagliato.
    Una strategia che abbia come obiettivo diventare autorevole nella propria nicchia è quello che ci vuole, probabilmente. 🙂

    1. Usare un sistema (che tu chiami strategia) con un obiettivo fisso? (tu stesso scrivi “come obiettivo diventare autorevole”)
      Ma non è il contrario di ciò che dice l’autore dell’articolo? L’obiettivo è aumentare i lettori del blog (e le vendite), il sistema è il processo di marketing del tuo blog. Ergo la strategia da “aggiustare” è quella del marketing, vagliando cosa attualmente funziona e cosa non ti sta dando dei risultati apprezzabili. 😉

    1. Well, Mister Chocolate, can I order you a coconut truffle?? 😀
      Fai bene a scrivere quando hai voglia? In realtà solo tu puoi rispondere a questa domanda, dipende da che cosa vuoi veramente e se i risultati di scrivere in questo modo sono quelli che desideri. Niente alibi, però!

  2. Senza un obiettivo è un po’ come dire faccio qualche cosa ma non so cosa, anche se non sempre. Ad esempio se mi coglie l’ispirazione scrivo e metto da parte. Però come è vero che l’obiettivo aiuta a concentrare energie e idee è anche vero che stressa parecchio rischiando di inibire. Sulla strategia mi sento davvero molto lontana, perché nonostante io mi impegni rischio spesso di seguire solo le linee guida e poi di fare di testa mia.

    1. Senza un obiettivo fisso, deve entrare in campo il sistema: faccio qualcosa che ho deciso di fare con cadenza determinata, indipendentemente dal risultato immediato (perché il sistema ragiona sul lungo termine). Se mi coglie l’ispirazione, scrivo e metto da parte l’idea. MA devo comunque scrivere ogni giorno, su quell’idea o su un’altra su cui stavo lavorando in precedenza. Stephen King dice di non alzarsi dalla sedia se prima non ha terminato le sue 2000 parole giornaliere. Noi che invece di lavoro facciamo altro, penso che dovremmo scriverne almeno 100 al giorno, per non perdere il ritmo e farla diventare un’abitudine.

  3. In linea di massima trovo ottima l’idea di concentrarsi sul percorso e non sulla meta, il procedere a piccoli passi con ritmo costante. Però devo anche ammettere che ho sempre trovato un po’ stridente l’applicazione di una disciplina troppo rigida alla scrittura. Voglio dire, finché si parla di post, articoli, pure saggistica, è fattibile, ma nella narrativa c’è da considerare il fattore ispirazione, gli alti e bassi. Nelle ultime settimane mi sono imposta di lavorare ogni giorno al romanzo, pure se ero scarica, e ho finito solo per perdere tempo. Credo che non sia tanto facile conciliare una certa ferrea disciplina di scrittura con altri fattori più sottili e sfuggenti.

    1. Sulla prevalenza dell’ispirazione alla disciplina ho sempre pensieri altalenanti. In genere, se non sono in giornata non scrivo nemmeno io, ma è capitato di dovermi forzare a terminare un racconto entro determinate scadenze e ci sono riuscita, nonostante lo stress di famiglia e lavoro. Sbuffavo, ma mi mettevo lì, mi lasciavo trascinare dalla storia e andavo avanti lo stesso. Poi tutti i grandi autori dicono di scrivere ogni giorno, cascasse il mondo. Non importa la qualità di cose si scrive, ma occorre scrivere. Sarà vero o la solita scusa per dire che sono arrivati all’apice col durissimo lavoro? Non lo so, però è vero che a volte funziona così anche per me.

  4. La riflessione è in effetti molto stimolante, ma devo dire che non sono d’accordo con James Clear quando afferma che se ignoriamo completamente i nostri obiettivi e ci concentriamo esclusivamente sul sistema, avremo lo stesso risultato. Quale risultato? Misurabile in base a che cosa?
    In definitiva per me un obiettivo è sempre necessario, così come lo è la tattica e la strategia per raggiungerlo.
    Poi se durante il percorso la strada ci porta a vedere altre cose e a modificare il nostro obiettivo iniziale, ben venga! Ma senza direzione non c’è movimento, secondo me

    1. Per quel che ho inteso io, il risultato di un sistema è misurabile con lo stesso metro del risultato di un obiettivo raggiunto, solo che per un sistema è un risultato continuo, a piccoli passi (ogni settimana scrivo un post, ogni giorno scrivo 100 parole, ogni giorno mi applico nella dieta o in palestra, cioè nel portare avanti il sistema). Mentre l’obiettivo costringe allo stress di misurare sempre i propri sforzi in base all’obiettivo stesso. E se non lo raggiungi perché non dipende da te, che fai? Il caso solito di chi scrive: stai scrivendo un libro, il tuo obiettivo è arrivare a terminarlo e pubblicare entro un anno. E ogni giorno ti crucci e ti disperi per questo. Se ci arrivi (e raggiungi l’obiettivo), che cosa fai poi? Ti fissi un altro obiettivo e ricominci daccapo. E se non ci arrivi (e non perché il manoscritto non meriti)? Ti senti un fallito e smetti di scrivere.
      Magari c’è un motivo se uno scrittore pubblicato ha nel cassetto ben più di un manoscritto…

      1. E’ vero, un obiettivo può condurre a uno stress eccessivo. Forse bisogna porsi obiettivi compatibili con le nostre capacità e possibilità del momento. Quando ho deciso di scrivere un libro avevo come unico obiettivo di terminarlo. Questo mi ha richiesto forse un po’ più di tempo (molto tempo per la verità) ma non è mai stata occasione di tensione o peso. Invidio chi riesce a darsi obiettivi di lavoro quotidiano, forse me la sarei cavata prima… Ma poi ci penso su e mi viene in mente che in fondo la creatività è libera 🙂 Buona giornata a tutte

  5. Mah, in fondo forse ho sempre lavorato più sui sistemi che sugli obiettivi, o forse no. E’ che c’è sta fregatura intrinseca per cui l’obiettivo a raggiungerlo è diverso da come te l’eri immaginato. Penso a quando volevo (e ho impiegato 2 anni a trovarlo)tantissimo un agente che mi rappresentasse e poi è stato comunque tutto diverso anche avendolo.

    1. Credo Sandra che questo discorso si riagganci in qualche modo ad alcuni concetti di Big Magic di Liz Gilbert, di cui hai scritto anche tu. Dovrebbe essere la mia prossima lettura (ma l’ordine sul mio comodino si scombina spesso 😛 ).

  6. Tutto sommato sono d’accordo con l’articolo di James Clear, bisogna lavorare sui sistemi (che per me vuol dire operare con costanza e metodicità, forse a piccoli passi, ma senza mollare), però è necessario avere ben presente l’obiettivo altrimenti lavorare sui sistemi non è sufficientemente produttivo. Mi spiego meglio, quando ho scritto i miei romanzi, in particolare il secondo e il terzo (perché il primo ha avuto un iter tutto suo più lungo e con diverse fasi) mi ero data l’obiettivo di terminarlo entro un certo termine, quindi scrivevo tutte le settimane almeno una sera e un giorno nel week end con costanza, questo non vuol dire che scrivevo a comando, talvolta mi mettevo lì e scrivevo mezza pagina in due ore, altre volte cominciavo a scrivere e andavo avanti senza sosta incredibilmente ispirata. Non mancavano i momenti di sconforto in cui mi chiedevo “ma chi me lo fa fare” però poi pensavo alla mia storia e andavo avanti. Non ero fissata con l’obiettivo di farcela entro il termine che mi ero imposta, però averlo presente mi aiutava, ero comunque pronta a spostarlo in avanti.

    1. Quel che dici è chiarito nella chiusura dell’articolo (e quando l’ho letto la prima volta sembrava dire il contrario di ciò che aveva appena affermato!): “Gli obiettivi possono fornire la direzione e persino spingere in avanti nel breve termine, ma alla fine un sistema ben progettato sarà sempre vincente.”
      Riprendendo l’esempio della palestra: i progressi sono misurabili dalla sempre minor fatica a fare lo stesso esercizio, dal fatto che i jeans cominciano a scivolare e la bilancia comincia a togliere qualcosina. Ma non c’è un termine prefissato di quando raggiungere un dato risultato. Anche perché andare in palestra non è solo questione di perdere peso, ma di mantenersi (mantenimento=sistema) in forma. Se non si vedono cambiamenti o se l’allenamento diventa troppo facile, si aumenta il carico, per continuare a migliorare.

  7. È giusto, si va più lontano con un lavoro costante e continuo, ma sistema e obiettivo sono collegati, no? Basta spostare l’obiettivo a data da destinarsi: il mio obiettivo è finire un libro? Ci riuscirò solo se ogni giorno mi siedo e gli dedico anche un tot piccolissimo purché non interrotto (e scuse per interromperlo ce ne sarebbero un mare) di tempo. Quello che frega e provoca stress è l’obiettivo a scadenza fissa: devo presentare il romanzo per un concorso che scade fra due mesi, allora devo correre e correre e correre se voglio arrivarci e saltano impegni, attenzioni verso altre cose… In pratica è quello che mi sta accadendo: ho deciso di terminare il libro e mi sono data un termine, ma non so cosa combinerò.
    L’esperienza del blog è stata diversa: sono cresciuta anch’io da quando ho iniziato, sono aumentate le visite, i commenti, l’interesse verso i miei articoli. Non controllo mai statistiche e numeri, non vado dietro a piazzamenti, SEO e roba del genere, mi basta essere sistematica, lavoro bene pensando ai miei due giorni di pubblicazione e i risultati mi hanno premiato.

    1. L’esperienza del blog è diversa perché non ha in realtà una scadenza: si continua a scrivere ogni settimana, no? Mentre un libro ha un suo termine, che sia la prima bozza o la sua revisione definitiva. O la pubblicazione. Per come l’ho interpretato io, il sistema dovrebbe essere quello che ci fa scrivere di continuo, terminato un romanzo, via ad attaccarne un altro. Così da scrivere in maniera continuativa e non subire lo stress del “me lo pubblicano o non me lo pubblicano? e chi me lo pubblica?”
      Scrivere appositamente per un concorso è da panico. Sarebbe bene partecipare solo con qualcosa di già pronto, per la propria salute intendo.

      1. Anche lì, la partecipazione al concorso dipende da come la si vive: se alla scadenza nulla di ciò che si è messo in conto è pronto, si fa un passo indietro punto e basta. Non sarà mica una questione di vita o di morte.

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