Montmartre di nuovo rosa

Dopo ben 70 puntate e quasi 700 versioni diverse (valore stimato) il Thriller Paratattico se ne va in pensione.
A darne l’annuncio Marina Guarneri nel suo blog Il Taccuino dello Scrittore che ci ha invitato ad un Gran Gala di commiato, scrivendo una nuova versione free-style, in totale libertà di tema, di contenuto, di lunghezza, di ispirazione, o andando a ripescare uno degli esercizi già svolti con una nuova sfavillante interpretazione.

E io non ho avuto dubbi sulla mia scelta…

 

Arrivederci Thriller

Sono affezionata al Thriller Paratattico, ho partecipato spesso da quando webnauta è stato varato nella grande rete: sono arrivata subito sul podio con mio esordio del Thriller Paratattico in rosa, poi ho scritto ben due Thriller dei tabù, una versione sul mio tabù di narrare la morte per annegamento ed una versione erotica per superare il tabù della pubblicazione di qualcosa di audace, e si sono susseguiti il Thriller del dentista, quello del Dizionario, quello alla Spoon River e quello Animalier dove hanno vinto i nostro Pinguini di Madagascar con la loro Missione Montmartre. Infine il nostro stesso Nostromo Alex ha lanciato l’idea dell’ispirazione al film The Net – Intrappolata nella rete con Sandra Bullock ed abbiamo partecipato insieme con questa nostra versione: Thriller Paratattico The Net

Il Thriller Paratattico è stata un’ottima palestra e lo sarà ancora per chiunque vorrà cimentarsi, anche nel privato, in tutti i suoi esercizi e variazioni, che potete trovare elencati nel blog Scrivere per caso di Michele Scarparo.

Per questo Gran Gala ho voluto i fuochi d’artificio e non poteva essere nulla di meno. Sono tornata nei vicoli di Montmartre (ormai la conosco piuttosto bene, grazie a Google Maps e un bel po’ di guide turistiche) per il sequel del Thriller Paratattico in rosa. Cos’è successo a quei due, dopo che si sono finalmente incontrati? Un altro volo pindarico, ovviamente.
La prima parte la potete leggere qui: Volo pindarico parigino 

 

Arrivederci Montmartre

Oh ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare “la vie en rose”. (Sabrina)

Parigi, di nuovo. Non mi sono persa, ma non so nemmeno dove sto andando. Sono quaranta minuti che sto camminando oramai, da quando sono uscita dall’albergo. Ho attraversato il parco del Musée du Louvre fino a Place de la Concorde, poi mi ha fatto prendere la métro azzurra dagli Champs-Élysées al Moulin Rouge. E lì ho avuto un attacco di panico: non vorrà mica che ci incontriamo in un locale a luci rosse a Pigalle, vero?!
Mon dieu, quest’uomo veramente mi fa uscire pazza. Ma si può dare un appuntamento fornendo delle stranissime indicazioni passo passo via sms?
“Passa per il Louvre, ma non entrare, Monna Lisa è gelosa di te!” E molte altre, direi.
“Procedi lungo il parco fino all’obelisco. Ti ricordi quando siamo stati qui?” Si, il nostro primo bacio, al tramonto.
“Prendi la metropolitana alla tua sinistra, direzione Place de Clichy. Quando esci, mi prendi il giornale?”
Eccomi qui, davanti all’edicola dove abbiamo riso del suo pessimo francese e del mio ancor pessimo inglese nel chiedere informazioni, ma l’edicolante non è lo stesso. E comunque non ho trovato The Scotsman, dovrà accontentarsi del Times di Londra.
“Prosegui per tutto il Boulevard e se trovi qualcosa di interessante da acquistare… 😉 ” Divertita, vedo sfilare lungo la via decine di sexy shop, con esposti in vetrina completini intriganti e oggetti alquanto espliciti. Non mi sembra proprio il caso, penso poi tristemente, visto che tra poco potrebbe cambiare tutto.
Non so ancora come dirglielo. Ho avuto un po’ di tempo per rimuginarci su, ma non trovo le parole. Non a voce, per lo meno.
Gli consegno la busta e basta. E la sua espressione mi dirà tutto.
Al pensiero, il cuore salta un battito nel petto, sembra quasi volersene andare per non essere presente.
Ho proprio paura.
“Conta duecento passi, e al negozio della signora Clementine, gira a destra.”
Il mio cuore ruzzola in avanti di nuovo, sono spaventata ed elettrizzata allo stesso tempo.
Sta succedendo tutto in fretta e queste emozioni non mi fanno certamente bene.
Ad ogni passo, la busta nella mia tasca pesa sempre di più. Ma è inutile rimandare, non si può tornare indietro.
Spero solo che la prenda bene. Non ne abbiamo mai parlato, non abbiamo mai messo in conto che potesse finire così, e non così presto.
Controllo ogni insegna nella strada alla ricerca di un indizio della signora Clementine. La ritrovo sopra un’antica merceria.
E imbocco il viale adiacente. Cosa diavolo si sarà inventato stavolta?
Guardo in alto: la cupola della basilica del Sacré Cœur svetta in lontananza.
Forse so dove mi sta portando! Sorrido perché è proprio da lui.
“Ci sei quasi. Svolta a sinistra e cammina per altri cento metri, fino al Fenicottero blu.”
Appena girato l’angolo riconosco la via. Mi ha fatta girare in tondo, partendo da sud, per sviarmi, ma questo è il nostro posto magico. Il vicolo di Montmartre dove ci siamo finalmente incontrati.
Là in fondo scorgo il cartello di un pub con disegnato un fenicottero blu.
Ed eccolo lì ad aspettarmi, un metro e novantuno di fascino indomito, con due occhi blu mare che hanno la licenza di uccidere qualsiasi donzella, me compresa. Lui è Lui-LUI, lui è lui-secondo-profilo, ma soprattutto è il mio lui da due anni, proprio questo giorno e proprio in questo luogo.
“Eccoti arrivata! Bella passeggiata?”
“Potevo perdermi! E se sbagliavo a capire qualche messaggio, come mi ritrovavi, eh?”
Mi abbraccia, mi bacia e con la fronte appoggiata sulla mia, sussurra: “Impossibile. Ero dietro di te, almeno fino alla penultima indicazione. Non volevo rischiare di arrivare in ritardo anche stavolta.”
Entriamo e ordiniamo qualcosa da bere al barista al banco, proprio come allora.
“Ti è piaciuta la sorpresa?”
Annuisco, sorseggiando lentamente il mio aperitivo, niente alcol per un po’.
Si avvicina un altro cameriere e gli porge una cartellina scura.
“Monsieur, mi perdoni, la consegna è appena arrivata. Ecco la documentazione da firmare.”
“Grazie Jean. Domani arriva il nuovo directeur e se ne occupa lui.”
Il cameriere annuisce e se ne ritorna nel retro.
“Ma…l’hai comprato?” gli chiedo stupita.
“Si, il locale è tutto nostro. Non potevo lasciare che diventasse uno studio dentistico, ti pare?”
“Sarebbe stato un peccato…” Mi giro intorno esaminando l’ambiente tutto rinnovato: le tinte sono fresche e l’arredamento nuovo, ma ha mantenuto inalterato lo stile, così che questo è ancora il nostro posto.
“Non sembri molto contenta.” Alza lo sguardo cauto da sopra le sue carte.
“Oh, no no, è che non me l’aspettavo, davvero.”
“Non sei brava a recitare.” Abbandona i documenti sopra il bancone e mi prende sottobraccio. “Cosa c’è che non va?”
“Anch’io ho una sorpresa per te” gli dico mesta e gli consegno la busta. Non riesco a tenere la mano ferma.
“Cosa…?” Mi studia incuriosito ma io abbasso le palpebre al pavimento.
Tira fuori la stampa lucida in bianco e nero. Colgo la sua sorpresa in un impercettibile movimento della mascella, ma sparisce subito. Ci guardiamo negli occhi. Mi scruta nel profondo ma non dice niente. Il mio respiro è bloccato in attesa.
Torna a fissarla, orientandola verso la luce. Osserva ogni centimetro della carta, rigirandola più volte.
“Oh, accidenti…che cosa stai cercando?!” sbotto all’improvviso, l’angoscia che mi chiude lo stomaco.
“Se è maschio o femmina…” risponde senza distogliere l’attenzione dalla sua disamina.
“Non si vede a sole otto settimane! E’ ancora presto!” Scoppio a ridere istericamente.
Mi fermo, preoccupata perché non capisco bene la sua reazione. “E poi scusa, che cosa cambierebbe?”
“Tutto.” Sospira e scuote la testa sconsolato, ma riconosco il suo ghigno sornione. “Se è una femmina sarò geloso marcio fin dal suo primo respiro!”
E mi fa volare tra le sue braccia, grandi e sicure.
Un’altra avventura è cominciata. E se questo è solo un sogno, guai a voi se mi svegliate!
 

 
Aggiornamento: Alla fine mi sono resa conto che anche questo piccolo testo ha la sua colonna sonora. Mentre lo scrivevo continuava a ronzarmi in testa questo “Ahooooo… stars are falling, are we falling too?” di LP. E adesso che lo riascolto in auto rivedo questo racconto. Insomma, sono legati, c’è poco da fare 😉

Foto originale “The rose of Montmartre” di Игорь М
Creative Commons License Alcuni diritti sono riservati.

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26 commenti su “Montmartre di nuovo rosa

  1. E qui i romantici esultano perché sta busta finalmente ha svelato la lieta novella. I realistici sanno che dal sogno ahimè si sveglierà nelle ore più impensate allattando. Però davvero molto bello, sei sempre più brava Barbara, un galà con i fiocchi.

    1. Grazie Nadia! In genere non sono nemmeno io per i finali così mielosi, ma ho proprio visto la faccia di lui alla vista dell’ecografia, troppo comica, e non ho resistito. Questo è un volo pindarico, di quelli che scrivo con gli occhi che ridono 🙂

  2. Bello bello.
    Adieu Montmartre! Chiunque abbia partecipato se andrà a Parigi non potrà non ripensare alla scure coltre di buio. Ci mancherà, ci ha unito molto.
    Che gran voglia di andare a Parigi, da matti!

      1. Io ho una cugina che abita lì, pensa. La prima volta che ho pubblicato l’invito alla puntata del thriller su Fb mi ha scritto: “sei a Parigi e non mi dici niente?”

  3. Parigi non solo richiama il rosa ma evidentemente anche la buona scrittura!
    Brava, mi ci sono affezionata subito alle tue immagini. Anche la mia Luce, protagonista dell’unico romanzo che abbia mai pubblicato, passa qualche giorno dalle parti di Place des Vosges. Ma lei di avventure romantiche non è molto pratica e nemmeno di figli, se la cava piuttosto bene con il suo lavoro, forse troppo bene…. Tutto non si può avere, ma ogni tanto un giro tra quelle rue ce lo possiamo concedere…. Anche solo leggendo un racconto…
    Certo che chiudere un addio con una nascita non è credibile. Insomma, sembra quasi che la cosa non finisca qui…. O no? 🙂

    1. Infatti io ho scritto Arrivederci, non a caso! Il Thriller Paratattico non è morto, è arrivato a ben 70 puntate, che sono tutte lì, per chiunque voglia rileggerle o cimentarsi nuovamente in uno degli esercizi già svolti. E poi il Thriller Paratattico è il padre di altri esercizi tuttora attivi nel blog di Michele Scarparo: Storia in sei parole, Biblioteca Scarparo (o Guarda che quarta), Miniplot e il nuovo Palestra di dialogo. Un’altra avventura è cominciata. Appunto. 😉

    1. Il rosa mi dona dici? Forse è vero. Per quanto mi sforzi di spaziare negli altri colori, alla fine sempre lì ricado. Pure nel racconto di Halloween il rosso è fatalmente scolorito nel rosa. 😛

  4. Complimenti. Mi aspettavo un colpo di scena finale: quando hai scritto “busta” la prima volta ho intuito subito il finale. 😛

    P.S.: hai messo una “i” di troppo nel cognome di Marina. Correggi prima che si accorge… 😀

    1. Ecco, dal tuo commento (e da altri ricevuti dal vivo) ho capito che i maschi hanno identificato subito la busta e la notizia in arrivo, mentre le femmine si sono lasciate accalappiare dal mio gioco ed hanno inteso la busta come una lettera scritta, magari un addio. Mister E. è stato il primo a dirlo: alla parola “busta” ha esclamato “E’ incinta?” Vorrei capire perchè… Ogni volta che una donna vi porge una busta ci può essere solo un’ecografia? Una lettera della banca no?? 😛

      PS: Ma…io non vedo nessuna “i”…sei sicuro?? 😛 😛 😛

      1. Visto il contesto del racconto, i miei quattro neuroni (maschi) non sono riusciti a mettere insieme un ventaglio di pensieri molto ampio… 😛

        P.S.: Azz! Hai ragione. I miei quattro neuroni mi hanno fatto vedere una “i” di troppo dove non c’era… 😀

  5. leggere tutto sarebbe bello ma proprio non ci riesco. Mi limito al presente. Un saluto veramente emozionante il tuo. Un gioco veramente interessante. ma quello che stupisce è il numero, 70, mica poco!
    Complimenti a tutti. Siete stati bravissimi.

    1. Eh già, 70 puntate e quasi due anni di esercizi settimanali. Ed io sono arrivata solo alle ultime battute. Spesso difficile, soprattutto con riportare su carta gli effetti cinematografici (ci abbiamo messo un po’ a capire la lens flare…), ma dannatamente divertente!

    1. Grazie Giulia! Ecco, tu hai pensato giusto: ho cercato di giocare con quella busta, lasciare un velo di mistero. Ma a quanto pare i maschietti (vedi commento di Darius) hanno capito subito il trucco. Quando ho chiesto a Mister E. perchè si è immaginato subito che fosse incinta, da una busta, mi ha detto: “Per forza! Ma se lo vuole lasciare si fa tutta sta passeggiata?! Glielo direbbe direttamente! E invece no…sta andando ad incontrarlo e ha paura. Quello è!” 😉

  6. Come ho scritto anche su Fb, mi fa piacere che a chiudere la festa (almeno fino a nuovi avventori) sia stata tu, Barbara. La tua storia, che conclude la precedente mi sembra un segno di completamento di tutto il viaggio insieme. Peccato che tu sia arrivata solo da poco, ne avresti scritto delle belle partecipando alle puntate degli anni scorsi.
    E chissà, chissà, magari è davvero solo un au revoir. 🙂

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