La migliore amicizia: un amico attende in panchina

La migliore amicizia

Chi trova un amico trova un tesoro, sostiene un antico adagio.
Per alcuni succede davvero, per altri è una condizione solo iniziale. Poi riceviamo una stilettata dritta dritta al cuore proprio da quell’amico prezioso e ci chiediamo come sia stato possibile, cosa abbiamo frainteso nel suo comportamento. Più avevamo ricoperto l’amicizia dell’aura dorata della perfezione, maggiore sarà lo sgomento per l’accaduto. La lucentezza immacolata dell’amicizia lascerà il posto ad un misero ottone già intaccato dall’ossido.
Mi è capitato più volte e chissà quante capiterà ancora. Non è solo una questione di comportamenti, ma di eventi e di momenti precisi.
All’università sono stato deluso da quella che credevo la mia migliore amicizia. Non era più l’età dei giochi confinati al piccolo quartiere, con le sue precarie gerarchie. Avevamo un mondo davanti e potevamo scegliere con chi condividere le proprie affinità. Pensavo non ci fossero segreti tra noi, nemmeno sulle nostre beghe amorose (e fortunatamente avevamo preferenze diverse sull’estetica femminile). Un giorno il mio amico ricevette un premio, poca cosa in denaro ma una bella soddisfazione personale, l’attestazione dall’ateneo di aver svolto un ottimo lavoro, le congratulazioni da parte del rettore e qualche punto da aggiungere al curriculum.
Così scoprii che per mesi aveva lavorato ad un progetto di ricerca, senza di me, senza il mio aiuto. In realtà me ne aveva chiesto un parere prima di cominciare. Mi mostrò una cartella di appunti confusi e un’idea ancora più nebbiosa. Dissi che era troppo arduo e ci avrebbe tolto risorse indispensabili per altro. Gli esami si susseguivano e rischiavamo di perdere un semestre per seguire quella ricerca.
Ma se avessi saputo che ci voleva lavorare davvero, che per lui era seriamente importante, gli avrei dato tutto me stesso, saremmo stati squadra, con o senza premio sarei stato orgoglioso di farne parte. Colpa mia? Avevo espresso un parere, non una sentenza. Colpa sua? Poteva dirmi sinceramente cosa ne pensava, io non l’avevo visto convinto. Soprattutto poteva dirmi che ci avrebbe provato lo stesso. Forse aveva paura, temeva la mia reazione, magari che ritenessi la sua decisione un affronto alla mia opinione. O forse la sua determinazione avrebbe fatto capitolare me. Forse.
Fu questo segreto a cancellare l’amicizia per sempre.
Il peggio fu che lo scoprii per caso. Pulendo le nostre stanze con l’altro coinquilino, cadde la sua borsa e si sparsero i libri a terra, gli appunti su quel progetto, il dattiloscritto, l’iscrizione al concorso, documenti incontrovertibili. Lui era a lezione quel pomeriggio, c’era questa terza persona presente e dovetti fingere di sapere, perché ero il suo migliore amico e questo da me ci si aspettava. Che io ne fossi a conoscenza. Invece ero all’oscuro di tutto. Per mesi lui si era impegnato duramente in quello studio nascondendosi proprio a me, probabilmente aspettando che le mie lezioni corrispondessero al suo tempo libero o che tornassi a casa dai miei genitori per qualche giorno.
Rimasi deluso, molto deluso e del resto al ricevimento del premio vidi che il mio migliore amico non trovava parole per spiegarmi. Distoglieva lo sguardo dal mio ed evitava l’argomento. Sapeva in qualche modo di avermi messo da parte.
Capita ancora oggi di incrociarlo in rare occasioni, ma il distacco negli anni successivi è aumentato, tanto che dimentico di aver vissuto quegli anni dorati, sono altri a ricordare la nostra fratellanza.
Da allora non credo più in una migliore amicizia, in una superiorità del singolo rispetto alle altre conoscenze. Non esiste un eletto, esistono tanti amici, tutti a modo loro, più o meno presenti, sebbene non sia la presenza costante a determinare la qualità. E tutti sono soggetti a sbagliare, io stesso lo sono.
Proprio perché non metto più un amico nel piedistallo della migliore amicizia, riesco a comprenderlo meglio e perdonarlo quando qualcosa va un po’ storto. E perdonare anche me stesso, quando mi accorgo tardi che potevo fare di più.

 

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Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

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Comments (19)

Elena

Nov 30, 2017 at 10:09 AM

Molto toccante il racconto del tuo ospite. Grazie

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IlVecchio

Nov 30, 2017 at 5:27 PM

L’ospite ringrazia, che la padrona è indaffarata. 🙂

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Tiade

Nov 30, 2017 at 10:23 AM

Tutto dipende dal valore che si da alla parola “amicizia”.
Spesso si confondo gli amici con i conoscenti, con i colleghi, con i compagni di un’avventura.
L’Amico/a è qualcosa di ben più profondo. È accetazione dei rispettivi difetti, è lasciare che ognuno conservi i suoi segreti.
Gli Amici si misurano nel tempo, in anni, in lustri, nei cinquantenni.
Gli Amici si scoprono quando tu stai per cadere e diventano stampelle, sostegno, morale e materiale. Non importa quanto siano distanti, anche migliaia di chilometri, loro appaiono quando meno te lo aspetti.
Non mi restitusce le cose prestate? Mi giudica perché sono diversa? Non ha importanza, ti accetto per quello che sei, mi accetti per quello che sono. Come io ci sono stata tu ci sei stata, voi ci siete stati. Meravigliosa sorpresa densa di calore umano.
Scoprire di avere più Amici delle dita di una mano ti fa sentire ricca e fortunata. Immensamente fortunata.
È una fortuna che auguro a chiunque.

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IlVecchio

Nov 30, 2017 at 5:33 PM

Il significato della parola “amicizia” che utilizzo io, passati i cinquantanni, è sicuramente differente dal significato che le attribuisce mia nipote e che coincide molto a quello che davo io stesso all’epoca dei fatti. Lei e la migliore amica sono indivisibili, come lo eravamo noi. Poi la vita cambia e “ti” cambia. Ed ora ho diversi amici per ogni città in cui mi sposto. Potrei quasi dire un amico (e non un migliore amico) per ogni panchina.

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Pietro Luciano Placanico

Dic 08, 2017 at 11:12 PM

Complimenti, un bel quadro descrittivo di quello che reputo sia realmente “una vera amicizia”. Molto ben delineato anche se non del tutto esaustivo. Comunque mi è piaciuto molto. Tali rammemoratori credo che facciano bene a tutti, ogni tanto, e questi tuoi pensieri lo sono stati. Grazie per averli espressi.

Ti saluto. Pietro.

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nadia

Nov 30, 2017 at 10:31 AM

Bentornato. Come ogni tuo scritto ci metti il cuore.
L’amicizia è rara, talmente tanto da venire scambiata per quei luccichii sparsi in giro, invece è spesso sotto forma di un qualcosa di opaco. L’amicizia che racconti credo l’abbiamo provata un po’ tutti, io in primis, quella che ti lascia lo scotto di esserti fidata di essere importante per un’altra persona, che ti arricchisce e poi di colpo ti svuota. Purtroppo.
Per fortuna poi si incontrano amicizie belle, trasparenti e pulite che contrastano le prime. Perché la vita a volte è anche equilibrio.

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IlVecchio

Nov 30, 2017 at 5:43 PM

L’importante è continuare a credere nell’amicizia, nonostante tutto e con disincanto, che tutti siamo soggetti ad errori.

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Rosalia Pucci

Nov 30, 2017 at 9:37 PM

Un racconto autobiografico suggestivo, complimenti! Sul finale concordo appieno, mai mettere un amico sul piedistallo. Se l’amicizia è sincera supera ogni debolezza-

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IlVecchio

Dic 01, 2017 at 11:07 AM

Devo dire che ho provato più volte a riallacciare i contatti con questo amico, invitarlo per un caffè, un aperitivo, quattro parole. Non poteva mai. Lui sapeva benissimo dove trovarmi, quando avesse potuto. Non l’ha mai fatto. Perché se l’amicizia è un fuoco e poi lo spegni, resta solo la cenere. E per riaccendere il fuoco di nuovo, occorre nuova legna e un fiammifero. La legna da sola è fredda. Il fiammifero accende solo sé stesso e per breve tempo. Occorrono entrambi gli elementi per un fuoco che riscalda.

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Giulia Mancini

Dic 01, 2017 at 2:47 AM

Bel racconto di vita vera in cui ciascuno può immedesimarsi.

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IlVecchio

Dic 01, 2017 at 11:08 AM

Ciascuno può immedesimarsi perché nonostante quelli più vecchi mostrino la strada, da giovani cadiamo sempre negli stessi errori.

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Barbara Businaro

Dic 01, 2017 at 3:42 PM

Non ho mai avuto una migliore amica, come si vedono nei film: sempre insieme, a scuola e fuori, chiuse nelle camerette a scambiarsi segreti, alle stesse feste, scambiarsi i vestiti ma non i fidanzati, adottare lo stesso stile. Ci sono state le compagne di banco e passandoci ogni giorno sei ore almeno, per forza di cose dovevi andarci d’accordo. E poi si creavano i gruppetti, le “compagnie” con cui uscire il sabato e la domenica, con cui sicuramente si instaurava una certa intesa. La prima delusione l’ho avuta alle medie, un’amica rubò il mio diario dove c’era scritto chi mi piaceva all’epoca e glielo mostrò, a lui, e ovviamente seguirono la canzonature in pubblico. A proposito di bullismo, eh! Comunque, è stato meglio così, il tempo ci vede bene. La seconda delusione che ricordo fu all’università, ma non legato agli studi, erano amiche delle superiori e ci eravamo divise, io studiavo e loro lavoravano, ci ritrovavamo appunto il weekend. Evidentemente c’era qualcosa nell’aria (scoprii in seguito da terzi che invidiavano la mia condizione di studente… e pensare che io invidiavo la loro indipendenza economica!), ci fu un litigio e mi rovinarono il compleanno e poi la festa di laurea. Ma anche lì, il tempo ha sistemato tutti, me compresa direi, ognuna ha trovato la sua strada e credo siano felici. Magari è destino. Un’altra delusione la ricevetti dal mondo delle moto. Sembrava una bella amicizia, seppure a volte i toni dittatoriali dell’altra persona mi lasciavano una certa inquietudine. Per caso, ci fu una discussione online, lei con un’opinione ed io con un’altra. Improvvisamente arrivano un sacco di amiche a difenderla, a valanga. Un paio di click e scoprii che mi stava offendendo in un forum pubblico dove era andata a reclutare l’esercito. C’erano gli estremi per la diffamazione. Ma capivo che qualcosa non quadrava e ho lasciato perdere. Ho poi saputo da conoscenti comuni che era sotto psicofarmaci per depressione e che probabilmente in quel momento io ero lo sfogo di turno. Ciclicamente lei prendeva di mira un’amica e la silurava. Era il suo modo di sentirsi forte.
Però credo che tutte queste situazioni mi abbiano insegnato qualcosa, siano state necessarie. Non riesco a ricordare quelle persone con cattiveria (oh, sul momento divento una furia buia che Sdentato -Dragon Trainer- è un santo, poi però passa). Tutte le persone che incrociamo nel cammino hanno un senso, anche chi ci fa male.

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Elena

Dic 01, 2017 at 9:03 PM

Indubbiamente Barbara. Però, che sfiga!

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Barbara Businaro

Dic 02, 2017 at 12:10 PM

Beh, dovrei farti anche l’elenco di tutte le volte che gli amici mi hanno sorpreso in positivo… e quello è lunghissimo!! 😉

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IlVecchio

Dic 02, 2017 at 4:10 PM

Non credo tu abbia perso nulla a non avere una migliore amicizia. Il rischio è infatti di avere solo due percezioni della vita, il proprio e quello dell’amico, che però tendono ad uniformarsi. Avere più amici (e non l’esclusività) permette di entrare a contatto con una moltitudine di punti di vista, e questo senza dubbio è un vero tesoro.

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Marina

Dic 02, 2017 at 1:52 PM

Io e la mia migliore amica siamo come sorelle. Al liceo l’aiutavo nelle versioni di latino e greco, inseparabili, al punto da dividere anche l’appartamento, a Palermo, durante l’università: entrambe iscritte in giurisprudenza, io ho continuato, lei no, ha fatto altre scelte. Insieme finché la sua gelosia ha messo in crisi il nostro rapporto di amicizia, un litigio furioso ci ha allontanate, poi il sentimento ha prevalso su tutto e un chiarimento ha messo a posto le cose. Io mi sono sposata, lei si è sposata, la vita è andata avanti e la nostra amicizia è rimasta una certezza. In pratica ci conosciamo da quasi quarant’anni; ci vediamo solo per le feste comandate e in estate, quando scendo in Sicilia; ci sentiamo poco per telefono, ma lei c’è. Questo mi basta.
Sono fortunata, sento di esserlo davvero molto.

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IlVecchio

Dic 02, 2017 at 4:18 PM

Lontano dagli occhi, lontano dai litigi. Siete passate da migliore amicizia, totale ed esclusiva, ad amicizia di lunga data, adulta e profonda.

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Grazia Gironella

Dic 03, 2017 at 12:11 AM

Racconto molto apprezzato. Condivido anche l’idea su cui è imperniato: l’amicizia perfetta non esiste, perché siamo tutti umani. Senza rendercene conto carichiamo sempre l’altro di aspettative che ci impediscono di vederlo per come è realmente. E’ importante perdonarci ed essere pazienti.

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IlVecchio

Dic 03, 2017 at 4:11 PM

Quando siamo giovani, l’amicizia è ciò che ci porta a crescere al di fuori della famiglia e probabilmente è per quello che la (sovra)carichiamo di aspettative. Tutto il futuro davanti, un mondo di sogni da realizzare e pure parecchia ingenuità, me lo riconosco.

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