Italiani mammoni o italiani chiocce?

Italiani chiocce

Tempo fa un politico disse che gli italiani sono “mammoni”, poi un altro aggiunge la parola “choosy”, schizzinosi. Non ho mai creduto a queste definizioni semplicistiche, soprattutto perché puntare il dito verso altri evita di cercare soluzioni di propria competenza.
L’altro giorno mi chiama un amico, anni or sono anche collega, per aggiornarmi sul suo attuale lavoro, le sue ricerche, i suoi successi. In particolare ha appena ricevuto un’eccezionale offerta di trasferimento temporaneo all’estero per un progetto internazionale di prestigio.
Ma non sa come dirlo alla madre.
Non vive più nella casa materna da un decennio ormai, è completamente autonomo e indipendente, ma in qualche modo costretto a fare i conti con lei. La telefonata quotidiana quale compromesso alla visita quotidiana, comunque reclamata, che è riuscito a diradare a due volte a settimana, più il pranzo domenicale.
Sia detto che anche la signora è ancora in salute e autosufficiente, regolarmente patentata e automunita. Anzi, telefonate e visite devono avvenire ad orari prestabiliti, perché la madre ha i suoi impegni con le amiche.
La libertà materna stride con gli obblighi filiali.
Ricordo al mio amico che già ora la sua carriera comporta la partecipazione a convegni di una settimana fuori città. “E tu non sai cosa subisco al ritorno!” mi risponde.
Mi stupisce come un uomo adulto della sua levatura, abituato a intrattenere platee multilingue, sia succube della propria genitrice.
Me nemmeno poi tanto.
Un’altra vecchia amica, un’ottima psicologa e psicoterapeuta, mi spiega di ricevere sempre più spesso giovani pazienti trentenni, alle prese con attacchi di panico e crisi d’ansia, l’anticamera della depressione. Dopo varie sedute, la causa che emerge è la richiesta disperata di crescere, vivere la propria vita indipendente, richiesta soffocata dai sensi di colpa instillati dai genitori.
Questi ragazzi si sentono inadeguati di fronte al futuro. Finché vivono nel ristretto ambiente casalingo, la vita scorre tranquilla senza attriti. Il problema si presenta non appena i figli hanno l’occasione di uscire dall’ambito famigliare, prendere la propria strada anche in contrasto con le indicazioni paterne e materne.
E’ lì che i genitori stessi diventano i loro peggiori nemici, senza esclusione di colpi, da rappresaglie fisiche al marketing più spietato, fino a sconfinare nel controllo mentale.
All’estero questo comportamento si riscontra in casi sporadici, mentre è consuetudine che alla maggiore età ogni figlio esca di casa, sia per lavoro che per studio, lontano miglia e miglia dal nido. Spiccano il volo presto e cercano da soli la corrente ascendente che possa portarli in alto.
Come mai queste differenze?
Non ho gli strumenti per trovare una risposta, che sia economica, culturale, sociologica, storica.
Mi sembra però di osservare tanti italiani mammoni quante sono le italiane chiocce, che rischiano di soffocarli sotto le proprie ali.

 

I vostri figli non sono figli vostri…
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.

da Il Profeta, Kahlil Gibran

 

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Comments (41)

Tiade

Mar 30, 2018 at 10:21 AM

Non faccio testo.
A sedici anni abitavo già da sola. Il mio primogenito a dodici anni andò in Svizzera con una coppia di amici e tornò da solo, in treno, subendo le invettive di una passeggera contro una madre degenere.
Come te non ho risposte.
Se le trovi ti leggerò volentieri, come sempre.

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 12:39 PM

Il suo primogenito è un uomo fortunato. Alla passeggera bisognerebbe ricordare che è la normalità in Giappone per un dodicenne viaggiare in treno da il primsolo.
Mia madre si sposò a diciott’anni ed ebbe il primo figlio solo a venti, qualcuno la considerava una primipara attempata. In altre generazioni i figli crescevano prima, si staccavano dalla famiglia e viaggiavano per il mondo, cos’è successo poi mi chiedo io.

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cristiana

Mar 30, 2018 at 10:56 AM

Le mamme italiane sono come le mamme ebree, possessive ed egoiste, soprattutto nei riguardi dei figli maschi.
Le ragioni sono ataviche, lo sappiamo.
Immagino che il ragazzo non pensi proprio di chiudere i rapporti con la madre,
ma deve mettere degli autaut, a costo di litigarci.
Non capirà ma poi si adeguerà, la mamma.
Cristiana

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 12:47 PM

Temo che la questione non sia tanto litigare con la madre, quanto litigare con sé stesso. Con gli stessi principi che ci vengono insegnati da piccoli e che poi, nonostante il raziocinio, è così difficile modificare da adulti. In fondo l’adolescenza è proprio la battaglia della propria emancipazione.

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Elena

Mar 30, 2018 at 12:28 PM

Ciao, non dirlo a noi donne che viviamo sul versante della relazione di coppia questo mammismo acuto. Non per niente mi sono cercata e trovata un uomo più adulto perché la generazione di mezzo è davvero incagliata tra le tette della mamma!
Aggiungo che oggi i genitori compiono queste scelte di proposito e coprono i figli anche di fronte alle più turpi cattiverie e bravate. La questione dell’insegnante alessandrina docet.
E chissà se la totale mancanza di rispetto per un altro essere umano che sfocia nella violenza contro le donne non dipenda da questo mammismo?
Siamo in un matriarcato? La responsabilità è anche dei figli che non rivendicano la loro autonomia

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 1:01 PM

Ai miei (vetusti) tempi, il maestro era venerato tanto dall’alunno quanto dalle famiglie. Disobbidire al maestro comportava punizioni corporali a casa. Convengo che era un sistema eccessivamente militare, ma si insegnavano disciplina e rispetto prima di tutto. Leggere sulle cronache che un’insegnante disabile è stata derisa in classe è qualcosa di così orribile che rende perfettamente l’idea di quanto allo sbando è l’educazione, rimbalzata di responsabilità tra scuola e famiglia.
Quindi nelle nuove generazioni teniamo così protetti i figli da non punirli a scopo educativo? Da nasconderli dalle loro stesse azioni?
Si. E credo sia anche la risposta alle sue domande.

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Sandra

Mar 30, 2018 at 12:57 PM

Affetto, senso del dovere, necessità, sono tanti i vincoli per cui “esserci”, lo so bene io, è un processo mentale con i quali faccio spesso i conti e non trovo che scampoli di vie d’uscita, sempre non a troppi km da casa di mamma.

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 1:06 PM

Senso del dovere. Su questo punto la mia cara amica psicologa mi risponde “Dove sta scritto che deve farlo? Dimmi dove? Se la madre sta male, allora certo il figlio si renderà disponibile, ma se la madre è in salute, un figlio ha anche il dovere di vivere la sua vita.”

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Tiade

Mar 30, 2018 at 1:05 PM

IlVecchio, l’ho avuto a poco più di 21 anni. Ero una mamma con le treccine.
Si aspetta che i figli si stacchino, a parte le condizioni economiche che non favoriscono certo l’autonomia, ho trovato un’altra soluzione. Sono io che sono “andata”.
Alcuni animali non spingono i pargoli fuori dal nido, semplicemente… vanno.
Continuo a riflettere sull’atteggiamento di troppe madri: Non è che non anno altri interessi, altri scopi nella vita, personali intendo, come qui la scrittura, e si abbarbicano ai figli come unica ragione dell’esistenza?

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 1:18 PM

Onore alla mamma con le treccine. 🙂
Devo dire che si, sembrerebbe proprio che alcune madri riversino sui figli le proprie (mancate) aspirazioni. Nel caso del mio amico, posso supporre che sia la sua carriera che le sue visite all’anziana genitrice sono per lei un vanto nella combricola di amiche. Anche mia madre aveva questo atteggiamento, finché non ho divorziato e questo no, non era motivo di vanto per una persona profondamente cattolica. I genitori più giovani, una generazione più avanti diciamo, sono costretti a lavorare entrambi dall’economia dei nostri giorni, e una madre che lavora fuori casa credo abbia meno tempo di attaccarsi ai figli, e magari qualche soddisfazione personale in più.
Bisognerà stare attenti alle nonne…

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Tiade

Mar 30, 2018 at 1:06 PM

Pardon, è quasi ora di pranzo e mi sono mangiata un’acca.

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 1:19 PM

Alla padrona di casa: ma non manca un pezzettino in chiusura della mia riflessione? Quella poesiola…

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Barbara Businaro

Mar 30, 2018 at 1:25 PM

Acc… persa tra le mail. Provvedo subito!

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Barbara Businaro

Mar 30, 2018 at 1:29 PM

Fatto. E mi ero solo scordata di Gibran, vuoi che sia… 😀

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 4:18 PM

Blasfemia…

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Barbara Businaro

Mar 30, 2018 at 1:53 PM

Sai che non posso commentare. Mia madre è in ascolto e qualsiasi cosa scrivo potrà essere usata contro di me. 😀
Andrebbe analizzato il singolo caso, che generalizzare è sempre pericoloso, c’è una percentuale d’errore come con le statistiche. A volte penso sia la solitudine il motore di quella protezione assidua, altre la paura per il futuro, quel futuro che la tecnologia rende sempre più distante a chi non la utilizza, altre ancora la ricerca di serenità, che un figlio incontrollabile diventa un gran fastidio. Oppure è la tradizione, e prima o poi bisogna spezzarla.

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 4:30 PM

Solitudine, paura, ricerca della serenità o tradizione. Non credo alla tradizione no, c’è chi i figli li ha visti morire nelle due guerre, c’è chi li ha visti partire in cerca di lavoro all’estero nel dopoguerra, c’è chi li ha mandati a studiare lontano quando c’erano poche scuole.

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nadia

Mar 30, 2018 at 2:20 PM

Io sono un caso a parte. A vent’anni mi sono sposata e ho preso il volo da casa, ma essendo figlia unica non ho mai davvero tagliata il cordone con la famiglia, perché non sarebbe stato giusto. Tutt’oggi abbiamo un rapporto molto stretto, ma ognuno a casa propria, e considerando ancora oggi il mio gesto lo rifarei perché non avrei sopportato di vivere in casa con loro a lungo. Spero anche i miei figli sentano l’esigenza naturale di seguire la loro strada, non dico per forza a vent’anni ma appena in grado di affrontare la vita da soli. Si diventa distanti, incompatibili, per evitare di litigare continuamente si deve provare la libertà e quindi spero di non diventare chioccia, ma di avergli dato ali per volare e radici da cui tornare. Questo è il duro mestiere del genitore.

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 4:37 PM

Bisogna esserci, e non esserci. Vigilare, ma a lunga distanza. Più che un mestiere, una vocazione.
Penso signora Nadia che non diventerà chioccia, non solo per l’esperienza di aver preso il volo lei per prima così giovane, quanto piuttosto perché chi scrive ha tutta un’altra sensibilità rispetto al prossimo.

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Giulia Mancini

Mar 30, 2018 at 5:15 PM

Io sono diventata autonoma molto presto anche se l’influenza materna l’ho subita comunque, i pensieri di mia madre, in qualche modo, pesavano nella mia vita, cercavo di corrispondere all’ideale che lei aveva di me. Il vantaggio era che vivendo per conto mio mantenevo la giusta distanza. Credo però che con un figlio maschio le mamme siano più assillanti, almeno questo è quello che mi è capitato di vedere la maggior parte delle volte…

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IlVecchio

Mar 30, 2018 at 7:01 PM

Si cerca sempre di compiacere i propri genitori, è la prima cosa che ci insegnano quando siamo ancora in fasce: se mangi tutto sei bravo e siamo contenti, ti diamo anche un gioco nuovo. Il bambino associa ad un dato comportamento i sorrisi e l’armonia, ad un altro i toni severi e le punizioni. Crescendo cambiano i temi, ma il sistema rimane lo stesso. Ovviamente tendiamo a preferire l’armonia, salvo scoprire che è effimera se non stiamo rispettando noi stessi.

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Calogero

Mar 30, 2018 at 10:23 PM

Ciao, Vecchio.
Potresti suggerire al tuo amico di recidere il cordone ombelicale che ancora lo lega alla sua possessiva, pretenziosa, prepotente, egoista, frustrante, snervante, castrante,… madre; sai, cose del tipo dimenticarsi di chiamarla, non rispondere al telefono quando sarà lei a richiamarlo per rimostrare, liquidarla con un semplice e distaccato sms, trovare il tempo per non aver tempo di andarla a trovare (quest’ultima mi è uscita un pelo ingarbugliata).
I genitori ostili sono come i figli viziati: bisogna educarli e insegnare loro che non possono pretendere tutto e subito. Certo, inizialmente strilleranno, batteranno i piedi, faranno i capricci, ma se davvero vogliono bene ai loro consanguinei, dopo la rabbia iniziale, capiranno che anche gli altri hanno delle esigenze, accetteranno il fatto INCONTESTABILE che queste NON SONO E NON POSSONO ESSERE seconde e subordinate alle proprie e impareranno ad adattarsi e a essere proporzionati e politically correct.
Ci vuole del tempo e il giusto impegno, ma disimpegnarsi e far sì che maturino un atteggiamento consono (un genitore dovrebbe essere un sostegno o al limite una figura neutra, mai un intralcio nella vita e nel futuro dei figli) non è un obiettivo irrealizzabile. E se proprio non dovesse funzionare, vorrebbe dire nient’altro che la madre del tuo amico è un classico ‘caso limite’: un genitore che non ha a cuore la propria prole (vorrà scusare il giudizio schietto e franco), che la considera a malapena un trofeo da esibire nella propria cerchia (per questo esige che sia sempre tirato a lucido e impeccabile (secondo canoni tipicamente propri e distorti)).

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IlVecchio

Mar 31, 2018 at 12:42 PM

Dall’animosità del commento direi che è un tema che ha preso a cuore. 🙂
Non con queste precise parole, ma è quello che anch’io ho suggerito al mio caro amico. Gli ho consigliato anche di regalare alla madre una copia de Il profeta di Kahlil Gibran sopra citato, anche se il capitolo dei figli è piccolino potrà essere d’aiuto. Forse.

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IlVecchio

Mar 31, 2018 at 12:46 PM

Sfogliavo la mia copia logora e ingiallita de Il Profeta, e cosa rileggo:

Dopo aver detto queste cose si guardò intorno,
E vide il navigatore della sua nave alla ruota del timone che fissava ora le gonfie vele e ora l’orizzonte.
E disse:
Paziente, ultra-paziente, è il capitano della mia nave.
Il vento soffia, e inquiete sono le vele;
Persino il timone implora la direzione;
Eppure il mio capitano attende con calma il mio silenzio.
E questi miei marinai che hanno udito il coro del più grande mare, mi hanno anch’essi ascoltato pazientemente.

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Barbara Businaro

Mar 31, 2018 at 2:06 PM

Grazie. Molto bella. Ma io tutto sono tranne che un capitano paziente! 😉

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Calogero

Mar 31, 2018 at 1:18 PM

Per svegliare un dormiente reticente bisogna scuoterlo per bene, senza andare troppo per il sottile… o almeno così mi hanno insegnato. Magari prendo gli insegnamenti troppo alla lettera, ma ciò che conta è il risultato, no?
Lamento genitori che mi hanno sempre disincentivato a seguire la mia strada e hanno preteso da me più di quanto fossi in grado di fare, fin dalla più tenera età, ma quantomeno non si permettono neanche di sognarselo di tenermi al guinzaglio. Conosco il genere, però: anch’io ho amici che in passato hanno avuto con i genitori un rapporto come quello tra il tuo amico e la madre, e anche se i loro genitori non sono peggiori di altri, permissivi oltre il limite dell’eccesso, dopo averci parlato una volta non ho più voluto saperne di loro (quando li incontro li saluto giusto per educazione, senza fermarmi a fare due chiacchiere di cortesia). Per di più pretendono che gli venga sempre data ragione, altrimenti a bollarti come ineducato ci mettono un attimo.
C’è un limite a quanto si può essere odiosi?

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Barbara Businaro

Mar 31, 2018 at 2:17 PM

No, non c’è limite. Pensa che mi è capitato di osservare la situazione persino contraria: amici preoccupati per i genitori anziani, vedovi, che però si negano. Non rispondono al telefono pur essendo a casa, non chiamano assolutamente mai, non vogliono andare a pranzo/cena dai figli, non vogliono ospitare per pranzo/cena i figli (nemmeno se i figli arrivano con le pentole già calde) e non vogliono inghingherarsi per un ristorante con i figli. Poi si lamentano di essere soli e che non li passa a trovare nessuno, pensa. Escono quando vogliono, e ci mancherebbe, ma se si portano il cellulare appresso lo tengono spento. Poi se loro chiamano i figli in orario d’ufficio, e non rispondono, magari nel bel mezzo di una riunione, si offendono anche.
Io l’ho definita una socialità ad intermittenza, come le lampadine di Natale…

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Calogero

Mar 31, 2018 at 1:23 PM

Apprendo da te dell’esistenza di Gibran, purtroppo mi sfugge il significato dei versi che hai citato. 🙁

Reply

Barbara Businaro

Mar 31, 2018 at 2:08 PM

Ce l’aveva con me Calogero. 🙂
Nella sua concezione, webnauta è una barca, di un “navigatore in un oceano di parole”. E dunque il capitano sarei io.

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Calogero

Mar 31, 2018 at 7:02 PM

Ops! Mi sono imbucato in un tête-à-tête… 🙂
… io che non ero un capitano nemmeno quando giocavo a calcio…
In campo però si era in 22, sicché perlomeno non ci facevo la figura del terzo incomodo, mannaggia a Gibran!

La mamma di una mia cara amica aveva intermittenze di questo tipo. Poi, un pomeriggio piovoso come questo, abbiamo scoperto che quando si negava se ne stava rintanata in casa con le amiche, altre quattro cornacchie rintronate, a disfarsi il cervello di canne. Hai capito la vecchia e le comari? E’ stata una scena esilarante; in soggiorno c’era un nebbione che neanche sulla Padova-Bologna; avresti dovuto vedere che faccia hanno fatto quando ci hanno visti entrare. Erano talmente inscimmiate che non hanno sentito nemmeno la porta. Sono passate da un’ilarità folle al mutismo più assurdo. Che razza di scena! Neppure quando mi sono messo a ridere senza freni hanno capito cosa stava succedendo. Follia pura.
Se quella volta la mia amica non avesse adoperato la chiave di scorta per sincerarsi che la tossica non stesse male (non riusciva a contattarla da un paio di giorni), probabilmente non la avrebbe scoperta ancora per chissà quanto… e io mi sarei perso la scena piu comica dell’anno (credo fosse il 2007). 😀

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Barbara Businaro

Apr 03, 2018 at 3:10 PM

Non smetto di ridere!! Dimmi che questa scena l’hai infilata in qualche racconto, perché merita di essere letta per esteso! Già così, sono alle lacrime!! 😀 😀 😀

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IlVecchio

Apr 04, 2018 at 2:53 PM

Nessun tête-à-tête… Sono troppo vecchio, non sono scozzese, e i motociclisti mi incutono un certo timore. 🙂

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Grazia Gironella

Apr 03, 2018 at 7:22 PM

E’ un discorso complicato. E’ sicuramente vero che i genitori devono lasciar volare i figli quando è tempo, ma quale sia il momento non è sempre chiaro, e non tutti i figli sono uguali: c’è quello che scalpita per andarsene e smettere di litigare, quello che non ha motivi di scontro perciò non scalpita affatto, e quello che si regola in base alle esperienze che gli arrivano, per cui può essere sia il coccolone che ti chiama ogni sera, sia quello che per comunicare ti tocca scrivergli. Ho un figlio di vent’anni che studia in un’altra città, e per ora l’unico principio che mi sento di seguire è questo: che i gesti restino in piedi solo se conservano il loro significato di affetto e di rapporto, senza diventare dovuti. Non mi piace pensare di essere una palla al piede.

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IlVecchio

Apr 04, 2018 at 2:47 PM

È un discorso complicato perché l’essere umano ha il brutto vizio di complicare il corso della natura. I piccoli merli lasciano il nido quando stanno ancora imparando a volare e a procacciarsi il cibo, i genitori li sorvegliano da lontano e intervengono solo in caso di pericolo. Ma non hanno tempi così diversi, non può essere la prossima primavera. L’uomo complica il tutto con gli anni di studio e la ricerca di lavoro. Possiamo però concordare che, problemi economici a parte, un trentenne ha diritto di vivere la sua vita. Un quarantenne ne ha addirittura l’obbligo.

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Calogero

Apr 03, 2018 at 10:33 PM

Grazie per il suggerimento, Barbara, ma non saprei proprio come sfruttarla. Io tratto il genere ‘fantascienza-avventura’, con il quale c’entra praticamente zero.

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Tiade

Apr 04, 2018 at 4:23 PM

Con il cortese consenso di Barbara.

Fra incudine e martello

Non sarò ciò che tu sei
Camminerò per la mia strada
Che il mio sentiero non potrai pestare
Io ti appartengo, ma ti dovrò lasciare

Non sarai ciò che io sono
Ti spingerò per la tua strada
Per la tua via ti guarderò andare
Non mi appartieni, e ti dovrò lasciare.

Tiade 03 feb 2007

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Barbara Businaro

Apr 04, 2018 at 6:06 PM

Molto bella, davvero. Il prossimo ebook dovrebbe essere una raccolta di poesie. 🙂

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Calogero

Apr 04, 2018 at 4:52 PM

Vecchio: io e te dobbiamo assolutamente escogitare il modo di capirci meglio! 🙂 Mi spieghi che c’entrano adesso scozzesi e motociclisti con i tête-à-tête? E da quando, poi, si è troppo vecchi per un incontro (galante) a due?

P.S.: Pregasi cortesemente di evitare risposte criptiche, sennò va a finire che stiamo qua tutta la notte…

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Barbara Businaro

Apr 04, 2018 at 6:26 PM

Scusa Calogero, il Vecchio da per scontato che i lettori mi leggano dalla nascita del blog. 🙂
Ho una predilezione per gli scozzesi (leggo Outlander di Diana Gabaldon e seguo la serie tv, sono iscritta al programma food & fitness My Peak Challenge, il cui coach è l’attore scozzese protagonista di Outlander… senza contare che per me 007 è il solo e unico Sean Connery) ed una per i motociclisti. Quella che vedi in foto sul racconto La moto dell’anima è la mia (nostra?) moto sulla cima del Monte Subasio, dietro Assisi. Dovevo guidarla solo io, invece sono ancora il passeggero-navigatore. Prima o poi mi rifaccio il foglio rosa…

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Tiade

Apr 04, 2018 at 6:23 PM

Barbara, grazie, dai e dai mi convinco a radunarle, e non solo. 🙂

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Calogero

Apr 04, 2018 at 8:00 PM

Comincio a capire. Comunque bisognerà informare il simpaticissimo Vecchio che sono un novellino. 🙂

Riguardo Sean Connery sfondi il portone dell’Arco di trionfo (giusto per farti venire nostalgia di Parigi. A proposito: l’hai incontrata Diana?); gli unici 007 non interpretati da L’AUTENTICO che ho visto sono gli ultimi con Daniel Craig… e comunque non è la stessa cosa.

Sicché incuteresti timore al vecchio, eh? 🙂 Quanto poco ti conosco…

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