Il giorno in più - The Doma café - Author Petter Palander from wikimedia.org

Il giorno in più

“Ma di cosa parla poi?”
“Due che si incontrano, si amano, poi litigano, poi fanno pace, poi incontrano un altro, si lasciano.”
“Come finisce?”
“E’ una cagata, finisce bene.”
“Sarà anche una cagata, però per esempio a me le prime pagine mi han preso… cioè ti tira dentro sto libro!”
Dal film Il giorno in più (2011)

 

Devo sempre vedere un film due volte per iniziare ad apprezzarlo in pieno. La prima volta c’è la storia e l’emozione, la seconda volta ci sono i dettagli e i particolari, le finezze, visto che la trama già la conosco. Le emozioni però, quelle restano uguali. C’è posta per te, Meg Ryan e Tom Hanks, l’avrò riguardato almeno quindici volte e la scena finale è sempre da groppo in gola, non c’è verso che io la veda senza fazzoletti a portata, meglio direttamente un lenzuolo và. Ok, probabilmente è un fattore personale, dato che sono stata anch’io una commessa in chat. 😉
Tempo fa ho rivisto Il giorno in più, dall’inizio alla fine, senza interruzioni domestiche. Anzi, pure i presenti maschili erano coinvolti da quello strano tipo di Giacomo, abbordato dalla bella ragazza del tram che lui occhieggiava intimidito da almeno un mese (e in sottofondo senti uno sbuffo e un “Mai che capiti a me!”).
Per chi non lo sapesse questo film, diretto da Massimo Venier con Fabio Volo e Isabella Ragonese, è tratto proprio dall’omonimo libro di Fabio Volo. Che sta(va) lì nella mia libreria da qualche tempo, da quando avevo deciso di studiare il suo fenomeno editoriale, avevo comperato tutti i suoi libri in un colpo, ma mi ero poi incastrata nella lettura di E’ una vita che ti aspetto, chiedendomi come mai sulla carta non mi è simpatico come in radio (io che sono un [Radionauta], prima che un webnauta!)
Perché il film Il giorno in più è spassoso: c’è ironia, comicità, piccoli drammi, momenti di suspense, batticuori, palpitazioni, un po’ di sesso e il gran finale di lui e lei che si corrono reciprocamente incontro (tra l’altro, non ne sono sicura, ma sembra pure lo stesso parco dell’ultima scena di C’è posta per te!).
Ma se sullo schermo mi piace, non può essere che il romanzo non sia altrettanto all’altezza! Non riesci a tirarci fuori un buon film se la storia non è scritta bene fin dall’inizio sulla pagina!
Così mi sono decisa: l’ho ripreso dallo scaffale ed ho iniziato a leggere, senza lasciarmi guidare dai pregiudizi…

 

Un giorno (e un libro) in più

Non ricordo chi me lo disse, ma quando scopri un cantante o un gruppo musicale con una lunga carriera alle spalle non è detto che tu riesca ad apprezzare i primi album. Non è solo una questione di cambio di genere musicale, di musicisti, di arrangiamenti, ma anche dell’evoluzione dell’artista. Ho conosciuto Michael Jackson all’album Dangerous del 1991, ascolto più che volentieri il precedente Bad del 1987, ma già non tutte le tracce di Thriller del 1982 fanno per me, a parte proprio la canzone Thriller che alla sua uscita era anni luce avanti nella storia della musica (e per questo l’album rimarrà il più venduto, attualmente con 110 milioni di copie). Non parliamo dell’album Off the wall, che è il meno ascoltato della mia collezione, e il primo pubblicato da Michael Jackson come solista. Fuori discussione l’era dei Jackson Five, le tutine scintillanti non fanno per me.
Da Dangerous in poi invece ogni album è sempre stato all’altezza delle mie aspettative, e ben oltre, perché oramai il cantante aveva raggiunto la maturità della sua carriera, il suo stile unico e inconfondibile. E se in qualche nuova canzone c’è una sua campionatura, fossero anche solo tre note, io le riconosco subito.
Perché questo concetto darwiniano non dovrebbe valere anche per uno scrittore?

Il mio errore è stato leggere i primi libri di Fabio Volo, invece di partire dagli ultimi. Errore che fanno in tanti magari, perché ovviamente il mercato editoriale rende disponibili i romanzi più vecchi in formato tascabile a pochi euro, mentre l’ultima uscita oscilla tra i 17 e i 21 euro. E chi ha voglia di investire tanto in un autore verso il quale nutre già forti dubbi? Se si vuole provare uno scrittore, si cerca di spendere poco, così da contenere la “perdita” economica nel caso l’esperimento non riesca.

Dunque di Fabio Volo avevo già letto:

  • Un posto nel mondo, del 2006, il suo terzo libro;
  • Esco a fare due passi, il suo esordio del 2001;
  • È una vita che ti aspetto, del 2003, abbandonato a pagina 21.

Tutti testi in prima persona, punto di vista maschile. Un flusso di coscienza continuo che spesso salta di qua e di là. Li ho letti in ordine di come mi sono “capitati”, in vendita in libreria o in edicola, tra I Miti o gli Oscar Mondadori Bestseller. Tra i tre, il migliore è Un posto nel mondo, perché è sviluppato in maniera più organica, c’è una storia più concreta rispetto agli altri due che sembrano solo il diario inconcludente di un ragazzo spaventato di diventare adulto. Per dire: È una vita che ti aspetto l’ho abbandonato per noia, la sensazione che non succedesse nulla. Non dico che ci debba essere una battaglia sanguinaria, un inseguimento tra pirati o un attacco alieno in ogni libro che leggo, ma se l’evento più eclatante è che ha finito la carta igienica ed ha camminato per l’appartamento con i pantaloni abbassati… o la butta nell’erotico o la vedo difficile arrivare all’ultima pagina!

Ma sono una persona testarda. E così ci ho riprovato.
Il giorno in più è sempre un testo in prima persona, ancora dal punto di vista maschile. Fin qui nulla di nuovo. Inizia dal termine della storia, lui in attesa, per raccontare l’antefatto di come si è giunti fino a quel momento e ricongiungersi al gran finale. E in questo assomiglia a Un posto nel mondo.
E’ comunque un flusso di coscienza continuo, dove ad ogni nuovo personaggio introdotto nella trama il protagonista Giacomo si ferma a ricordare qualche episodio che li lega: come ha conosciuto Silvia ed è diventata la sua migliore amica, Dante detto anche InvaDante per la sua logorroica invadenza, il senso di abbandono di un padre che spiega anche l’ossessivo attaccamento di sua madre, il quale chiarisce la difficoltà a legami seri e duraturi con una donna, l’avrebbe potuto essere con Camilla che finisce invece con tradirlo col suo (ex) migliore amico Andrea, il potente legame con una nonna oramai demente che nella sua vita ha costituito un perno di equilibrio verso la madre. Un mondo variegato e direi ben strutturato stavolta, più di Un posto nel mondo.

Cosa è cambiato rispetto ai precedenti?
Che Fabio Volo è cresciuto. Che questo Giacomo l’ho letto volentieri, e ho riso delle sue cazzate tanto quanto ho riso di I love shopping di Sophie Kinsella.
Certo, se vi aspettate l’Ulisse di Joyce è chiaro che avete sbagliato completamente libro, scaffale e pure genere. Questa non è letteratura d’arte, e non ha la pretesa di esserlo, è narrativa, creative fiction come direbbero oltreoceano, letteratura d’evasione o di consumo. E se non sapete distinguere tra le due, c’è da tornare o dall’oculista o sui banchi di scuola.

Se si guardano le recensioni in rete, Fabio Volo o lo si odia o lo si ama, passa da 1 stella con commento sarcastico (“non serve neppure come zeppa sotto un tavolo” oppure “come fate a considerare Fabio Volo uno scrittore? Povera Italia!”) alle 5 stelle di entusiasmo fanciullesco (“senz’altro il libro più bello che io abbia mai letto”) o con risvolti filosofici (“Chi si rassegna alla mediocrità della vita non può capire”).
Però le cifre di vendita parlano chiaro (potremmo discutere sul fatto che le classifiche siano a volte pilotate dalle stesse case editrici, ma i suoi libri di fatto vengono continuamente ristampati): tralasciando quel simpatico scherzetto di A cosa servono i desideri, un opuscolo pieno di citazioni, pagine bianche e domande, un libro interattivo per il quale Volo ha rischiato il linciaggio dai fans, Il giorno in più vanterebbe il milione di copie complessive (Fonte: MyMovies), E’ tutta vita avrebbe venduto centomila copie solo nelle prime tre settimane d’uscita (Fonte: Il Fatto Quotidiano) e l’ultimo Quando tutto inizia è stato l’unico a contrastare Origin di Dan Brown lo scorso Natale (Fonte: Libreriamo).

Come fa a vendere così tanto? Ci ha ragionato pure una giornalista della rivista Millionaire ancora nel 2012, Come fa Fabio Volo a vendere milioni di copie: Lui è soprattutto autoironico, cioè pronto a prendere in giro prima di tutto se stesso. «Se usassi un ghost writer, me ne sarei trovato uno che scrive meglio!». […] Uno come tanti. Volo piace perché rappresenta un modello raggiungibile. Spiega il semiologo Ugo Volli: «Si veste, parla e agisce come uno di noi: questo rende l’identificazione immediata e il suo seguito fortissimo».

Fabio Volo non è snob, è pop. Non appartiene ai circoli letterari, degli intellettuali d’élite, del mondo accademico o dell’alta nobiltà. Fabio Volo appartiene al popolo, a chi si è fermato alla terza media ma non per questo dev’essere considerato un paria, a chi ha dovuto sopperire alla cultura scolastica con l’esperienza di vita, a quel Terzo Stato che in ogni luogo ed epoca è stato maltrattato ma ha sempre avuto la forza numerica per rivoluzionare ordini e mercati, compreso quello editoriale. Semplicemente più la vita è grama, più si ha bisogno di leggerezza.
Per dirla come mio padre, che preferisce gli spaghetti-western alle pellicole acclamate dalla critica: “Lasciami fare quattro risate e andare a dormire sereno.”

Il libro però non è il film

 

In questa scena avverto la stessa ironia di Diana Gabaldon in merito al pregiudizio del lettore. E credo sia proprio per questa battuta che ho deciso di mettermi a leggere. Non credo ai pregiudizi e l’unica maniera di sconfiggerli è affrontarli di petto, andare oltre le opinioni degli altri.

Il libro non è il film perché oltre a New York c’è anche Parigi, ma costava troppo alla produzione cinematografica spostare il set sulla capitale francese per pochi attimi, così hanno deciso di tenere solo la Grande Mela. L’immagine del post è la vetrina del Doma Cafe sulla Seventh Avenue South, la stessa vetrina che campeggia a rovescio sulla copertina originale del romanzo, con la scritta “AMO”.
Tra le pagine Giacomo è socio in una tipografia, che può permettersi di saltare sul primo aereo in partenza e “lavorare” collegato dall’estero (un tipografo?), mentre nella pellicola lavora in un’azienda multinazionale e fugge nella City durante lo scalo verso Buenos Aires.
Lei si chiama sempre Michela e davvero la spia tutte le mattine sul tram per andare al lavoro per un mese, finché lei non gli propone un caffè e si scopre che è la sua ultima sera in Italia. Mentre sulla carta Giacomo è un tipo parecchio riflessivo, al cinema è stato aggiunto un elemento comico di rilievo: stanco di essere l’impenitente single a cui vengono affibbiati gli straordinari “tanto tu non hai una famiglia che ti aspetta”, decide di inventarsi la fidanzata ideale, Agnese (nome scelto da un pacco di pasta! “Nel programma sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali…”) che casualmente fa coincidere con la ragazza del tram. Così nel film, a quel famoso ultimo caffè, scoperto insieme a Michela-Agnese da un collega, è costretto a raccontarle la verità. Lei capisce che è parecchio strano, ma alla fine gli concede l’ultima cena. Tra le pagine no: Giacomo qui è troppo indeciso e si lascia scappare l’appuntamento, e il bacio.
Diverse le modalità che lo portano a New York, uguale la motivazione: rintracciare Michela perché quel loro niente sul tram era molto più di tante altre storie passate.
Nel libro però non c’è il libro. Quella “cagata che finisce bene” non c’è nel romanzo di Volo: Michela propone un gioco, un fidanzamento a termine, liberi di essere sé stessi, niente strategie, niente “per sempre”, un amore di nove giorni, il tempo che Giacomo rimane a New York, e poi ognuno ritorna alla propria vita con un bel ricordo. Ecco, solo in un libro una donna può proporre un gioco del genere! 😀
Nel film devono essersene accorti, così il gioco cambia: Giacomo trova quel romanzo in uno scatolone nell’appartamento di Michela (lei lavora in una casa editrice) e le propone di viverlo pagina per pagina, si incontrano, si amano, litigano e fanno pace, e poi si lasciano. Perché nei grandi romanzi d’amore, i “classici”, finisce sempre che si lasciano (o muoiono, aggiungo io…). Ed è per quello che sono grandi amori!
Se nel libro Giacomo torna a casa un giorno prima perché la nonna finisce in ospedale, nel film non c’è proprio la nonna ed è il lavoro a riportarlo in patria. Anche la dinamica del finale è diversa: nel libro, ritorna a New York per riprendersi quel giorno in più ed è Michela a dargli appuntamento a Parigi tra tre mesi, se ancora non si saranno stancati del pensiero dell’altro; nel film, è lasciato tutto ad una lettera, una confessione di lui lasciata dentro quel libro galeotto, che si perderà in un trasloco a Boston, ma che un italo americano dall’animo romantico cercherà di far recapitare ugualmente. Una lettera con un appuntamento lì a New York tra tre mesi. E nel finale carta e pellicola si ricongiungono.

Cosa c’è nel libro che può avergli dato successo di vendite? Dov’è l’identificazione del lettore?
Sinceramente non lo so. Ho cercato di segnarmi le frasi o i paragrafi che più mi hanno colpito, divertito, scosso, nel bene o nel male.

Comunque tre anni fa avrebbe potuto essere la madre dei miei figli e io il padre dei suoi. Insomma, i genitori dei nostri.

“Ma ti assicuro e te lo do per certo, a nome di tutte le donne, che non c’è niente di peggio di quelli che fanno l’amore con troppa educazione.”
“Come con troppa educazione?”
“La scopata educata è peggio di qualsiasi cosa. Peggio di quelli che quando si spogliano per venire a letto ripiegano le cose o le appoggiano in ordine sulla sedia. E’ un gesto che fa passare la voglia a qualsiasi donna.”

Tuttavia dovevo andare. Era arrivato il momento di vivere un pezzo della mia vita in compagnia di altre persone. Michela da troppo tempo indossava la mia curiosità.

Questo sarà uno dei miei progetti per il futuro: capire dove voglio vivere. Perché i posti e le città sono diversi anche in base all’età e alle fasi della propria vita. Per questo chi abita sempre nella stessa città rischia di non cambiare mai.

C’è anche un diario nel libro, il diario che Michela scrive ogni mattina nel tram e che consegna a Giacomo come prova che anche lei è coinvolta in questa strana storia d’amore invisibile. E’ la prima volta che Fabio Volo scrive al femminile.

Domani parto, lascio questo tram con te sopra. Mi hai dato la forza di cambiare le cose che non mi piacevano. Non ti ho mai parlato, non so nemmeno se sei tu. Si di te ho proiettato il mio accompagnatore. Sei stato portatore di emozioni, pensieri, desideri. Ti lascerò qui seduto su queste mattine. Ti lascerò, portandoti per sempre via con me.

Ero stufa di vivere in mezzo a quelle persone che dopo i trent’anni iniziano a chiederti: “Come mai non sei sposata?” Una donna che non si sposa sembra sempre che lo faccia perché non ha trovato la persona giusta e non perché è una sua scelta. Sembra sempre una conseguenza. Pensa che bello se invece iniziassimo a chiedere alle donne: “Perché ti sei sposata?” Ero stanca di farmi guardare come una sfigata da donne che sognano di diventare mogli a ogni costo.

“Tutte le persone danno un secondo messaggio. Per esempio, mia madre sembra una persona buona, anzi, sicuramente lo è, ma dal suo modo di essere a me arriva anche il secondo messaggio. Un messaggio di paura, di sottomissione, di mancanza di coraggio, di sfiducia verso gli altri, di rassegnazione. Magari in casa nessuno dice niente in maniera esplicita, ma un bambino crescendo assimila inconsciamente anche il secondo messaggio.”

Con gli anni sono diventato un maestro dei “già so”. E’ una tecnica per fare confessare all’altro un tuo sospetto, dichiarando che è una cosa che già sai. Con gli anni l’ho affinata, facendo anche il nome di chi mi aveva fatto la confessione. Nonostante io sia un esperto e un grande utilizzatore dei “già so”, non sempre sono in grado di sopportare e reggere la risposta. Fare i “già so” è un azzardo, è un bluff, e come tale necessita poi della padronanza del viso. Bisogna reggere la conferma dei sospetti con faccia ferma e impassibile.

Non ce la faccio a ricopiarvi il paragrafo sulle “seguge” di Manhattan… Non ho mai riso così tanto, ma leggetevele da soli, capitolo 12, pagina 140.  😀

Eppure alla fine…

Il libro è carino ma io preferisco il film. E credo sia uno dei rarissimi casi in cui io preferisca la pellicola alla carta!
Un altro esempio è Bridget Jones’s Baby, il terzo film con Renée Zellweger, Colin Firth e Patrick Dempsey, che batte per KO tecnico al primo round lo scivolone del terzo libro di Helen Fielding Bridget Jones, un amore di ragazzo. Le lettrici non le hanno proprio perdonato l’aver nascosto Mark Darcy sotto il tappeto…
Ma qui non c’è uno sconvolgimento completo di trama. Direi piuttosto che la versione cinematografica è stata un’ulteriore buona occasione di editing, e averlo sceneggiato a quattro anni dalla pubblicazione del libro deve aver concesso un altro gradino evolutivo a Fabio Volo (più l’occhio del regista Massimo Venier abituato a lavorare con Aldo, Giovanni e Giacomo).

Ne leggerò un altro? Per ora no. Ho già iniziato a leggere Carlo Rovelli (metti mai che capisco qualcosa di Fisica!) e Haruki Murakami, mi hanno appena consegnato Story di Robert McKee, per non parlare della lunga lista di arretrati dentro il KosoKobo! Fabio Volo dovrà aspettare… Le prime luci del mattino!

 

Comments (19)

Marina

Mar 15, 2018 at 10:59 AM

Oh, finalmente un post che non associa Fabio Volo a un certo materiale organico di colore marrone! 🙂
Io ci credo che nel tempo si sia affinato, perché no! si cresce, si matura, suppongo che anche lo stile si perfezioni, non dico le storie che, forse, attingono sempre dai soliti fatti personali, ma uno scrittore migliora. Il mio giudizio (che, forse, è ancora un pregiudizio) è sempre negativo, che poi a me Volo sta simpatico: vedrei forse più volentieri i suoi film, ma leggere i suoi romanzi, no, no lo farei più. Il fatto vero è che le sue storie non mi prendono, ecco. Il normale e l’ordinario che la gente ama perché vi si riflette, a me lascia indifferente. Però mi sono ripromessa di non sbuffare più quando si parla di Fabio Volo scrittore: ha successo, beato lui! Non lo prendo a esempio di grande narratore, non voglio leggere i suoi libri, ma basta con i blear a lui indirizzati: voglio dire, potessimo parlare, noi, grandi e arrivati scrittori! 🙂

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 9:58 AM

Se Fabio Volo vende tanto, significa anche che ci sono persone che acquistano proprio i suoi libri, in libreria, in edicola, al supermercato, in un’Italia dove solo il 40,5% della popolazione legge “almeno” un libro all’anno, che non sia scolastico o di manualistica. Non posso pensare che questi lettori siano degli stupidi (oh, c’è chi lo fa, nelle recensioni negative ai suoi libri quanto nei commenti sarcastici a certe sue interviste online…) perché ho sempre massimo rispetto di chi si prende la briga di leggere un romanzo, qualsiasi esso sia, e quindi voglio capire cosa nella scrittura di Fabio Volo piace al pubblico. Chi gli associa il materiale marrone dimentica i dieci diritti del lettore di Daniel Pennac: 5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa. 🙂

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Tiade

Mar 15, 2018 at 12:30 PM

Buongiorno Barbara.
Non leggo Fabio Volo, ma non ho particolari preconcetti, complice forse non avere la tv (ma ho la radio accesa fissa). Non amo particolarmente i romanzi “rosa”.
In compenso ho una pila di libri che vorrei tanto avere il tempo di prendere in mano, classici e non. Ultimamente mi sono concessa al periodo illuminista, forse per portare un po’ di luce in un’epoca in cui la rivoluzione francese, a confronto, sembra quasi una scaramuccia di paese.
Se vuoi darti alla fisica delle particelle, ti consiglio i libri di Lisa Randall, una fisica che ha il dono di esporre, anche con esempi elementari, concetti difficili in maniera comprensibile anche alle zuccone come me. Si vede che è una donna che scrive, io l’adoro.
Continuo a stupirmi, navigando nei blog, di come, a volte, i pensieri si intreccino.

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 9:59 AM

Grazie Tiade, mi segno Lisa Randall, perché sono alla quarta breve lezione e non mi pare di aver capito granché.
Ancora mi sfugge il concetto dei Quanti e della meccanica quantistica… ieri sera volevano farmi dormire fuori casa perché ho azzardato la domanda: Ma quanti sono i quanti?? 😀
L’Illuminismo è quanto mai da rispolverare, visto che in questi giorni si parla di caccia alle streghe nelle scuole di Brescia! Siamo proprio messi male…

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Elena

Mar 15, 2018 at 1:15 PM

Ciao Barbara, il trailer è carino, non c’è dubbio. Io non amo i film rosa ma credo che lo vedrei comunque. Sui libri invece non nutro alcuna curiosità. Ho seguito qualche presentazione in tv, ma non mi ha mai incuriosito. Non certo al punto da comprarmi tutta la bibliografia! Sei impazzita?????? 🙂

Questo naturalmente non significa che non ami la leggerezza. Ma è difficile che la cerchi nei libri. Nelle serie televisive, piuttosto. Ma è questione di gusti, di tempi , di abitudini
Abbracci

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 10:00 AM

Ahahahhahah, no, non sono impazzita. E’ che una certa critica letteraria fa uscire il mio spirito ribelle, da pirata dei caraibi, per cui se continuano a offendere gratuitamente Fabio Volo, e i suoi lettori soprattutto, sono capace di andare in libreria e fare incetta dei suoi libri, poi magari non li leggo perché ne ho tanti altri che aspettano, e pure da anni. Ma esercito il diritto di comprare, e leggere, quel cavolo che voglio. 🙂
Nel caso specifico di Fabio Volo, lo dovevo a mia sorella e a mia cugina, che sono sue assidue lettrici. Ma non leggono me! Quindi potremmo anche dire che il mio è spionaggio industriale!! 😀

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nadia

Mar 15, 2018 at 2:39 PM

Io a differenza di molti ho letto almeno tre dei libri di Fabio Volo, due sono andata a spulciare nella libreria stanno lì. Il mio compagno quando vedeva in offerta un libro me lo comprava consentendomi di variare gusti e abitudini. Lo ammetto non ricordo una parola o riga di quei libri, non mi sono rimasti impressi. Però il solo fatto di essere venduti pure al supermercato a prezzi ridotti un aiuto alle vendite lo dà.
Detto questo, lui si diverte a scrivere e fare quel che fa, fosse anche lo scemo in tv. Io non lo considero interessante da domandarmi quale sia il segreto del suo successo, tanto se esiste vale solo per lui, quindi…
Però ho apprezzato molto la lettura incrociata libro-film, al solito è sempre istruttivo leggerti.

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 10:01 AM

Diciamo che per il livello di popolarità oramai raggiunto, i suoi romanzi li trovi ovunque perché i librai stessi sanno che vendono, sono un “prodotto sicuro”, come i manuali di cucina della Parodi. La sua fortuna semmai è stata avere una radio a disposizione all’esordio, con un testo che io ho faticato a leggere. Quindi, a mio modesto parere, le prime vendite sono frutto della sua popolarità e del suo essere personaggio di spettacolo. Con questo romanzo invece ho sentito più uno scrittore, non un autore da Premio Strega sia chiaro, ma comunque uno scrittore. 🙂

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newwhitebear

Mar 15, 2018 at 4:33 PM

leggo il post e le tue osservazioni e valutazione. Al cinema non ci vado i testi di Fabio Volo non li leggo, Quindi sono KO su tutta linea. Però onestamente devo dire che il tuo post rivaluta Volo scrittore.

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 10:01 AM

Al cinema non ci vado nemmeno io, però il film lo passano sovente in televisione sui canali digitali minori. Oppure puoi vederlo in streaming, se sei abituato all’uso del computer per vedere le serie tv in anteprima. 😉

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Rosalia Pucci

Mar 15, 2018 at 8:12 PM

Ciao Barbara, come avevo già affermato in qualche altro commento, ma non ricordo dove, io non nutro preconcetti nei confronti di quasi niente. Fabio Volo non fa eccezione, purtroppo però non ho mai letto nulla di lui perché finora non ne ho avuto l’occasione. Quando si presenterà, di sicuro mi la coglierò forte di questa bella recensione;)

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 10:02 AM

Grazie Rosalia. Non credo ci siano pregiudizi di lettura tra i frequentatori abituali di questo blog, in effetti. Più che altro le battutine sul “ci meritiamo un Fabio Volo in Italia” le devo aver raccolte in giro per i social. Quel che mi dispiace in quelle occasioni è che non si sta danneggiando Volo (cosa vuoi che gliene importi? se non vende libri è in radio; se non è in radio è in televisione; se non è in televisione è al cinema; cadrà sempre in piedi!), quanto piuttosto si stanno offendendo dei lettori. E questo non lo trovo mai giusto. 🙂

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Tiade

Mar 16, 2018 at 11:30 AM

Sono andata a cercare la notizia, credevo che la tua fosse un’iperbole. Non ci posso credere. Condivido la paura della scrittrice a cui va tutta la mia solidarietà e me ne sto ben imboscata. Parlavamo di scienza proiettate nel futuro e ripiombo in pieno medio evo. Non m capacito.

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 12:19 PM

Magari fosse una bufala, magari!! Che se non fosse per la scienza, crederemmo ancora che la Terra è piatta.
E del resto, questo è quello che succede quando si leggono pochi libri, arroccati sempre sulle stesse argomentazioni. Non a caso nei regimi dittatoriali la prima cosa ad essere proibita è la libera lettura…

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Maria Teresa Steri

Mar 16, 2018 at 3:04 PM

Caspita, sei riuscita a incuriosire perfino me, a cui non piace il genere, con questo post così ben articolato. Intanto è bello leggere una volta tanto qualcuno in controtendenza e che analizzi così bene un fenomeno di successo. In sostanza se qualcosa prende, è quello che conta, inutile fare gli snobbosi (mi sa che questo termine non esiste).
Per il resto, senz’altro il concetto darwiniano di evoluzione penso sia valido per tutti (scrittori, musicisti, ecc.), quindi sì, sarebbe giusto iniziare sempre dalle ultime produzioni. La cosa grave sarebbe peggiorare invece di migliorare… anche se forse a un certo punto la vena si esaurisce e buonanotte.

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Barbara Businaro

Mar 16, 2018 at 5:01 PM

Snobboso no, ma spocchioso si, c’è nel vocabolario. 😀
Se la vena creativa si esaurisce, magari si può chiedere agli sceneggiatori di Beautiful, settemila puntate sulle spalle e non sentirle! Però ecco, quello non è il mio di genere…

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Maria Teresa Steri

Mar 16, 2018 at 5:19 PM

Non farci caso, ogni tanto mi perdo le parole e ne conio di nuove. Sarà l’età 😛

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Giulia Mancini

Mar 18, 2018 at 9:40 AM

A me Fabio Volo piace, ho letto tre suoi libri e li ho apprezzati, gli altri non so se li leggerò, non per pregiudizio nei suoi confronti ma per mancanza di tempo che mi fa preferire leggere altri autori. Io credo che piaccia perché è “pop” come affermi, è uno di noi e la gente lo sente vicino e riesce a identificarsi. Il film Il giorno in più l’ho visto due volte e mi è piaciuto un sacco, l’ho trovato romantico, leggero, con qualche traccia di profondità che non guasta, il libro invece non l’ho letto, ma chissà può darsi capiti più avanti. Non è che dobbiamo leggere solo dei trattati letterari, la vita è già pesante, ogni tanto c’è bisogno di leggerezza, in questo tuo padre ha proprio ragione.

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Barbara Businaro

Mar 21, 2018 at 11:46 AM

Diciamo che chi scrive ha anche necessità di leggere diversi autori e generi differenti, anche per imparare sui testi e non solo sui manuali, per capire cosa si vuole scrivere e come, per trovare e/o affinare il proprio stile. Ma chi legge solo per leggere non si pone la questione: nella maggioranza dei casi è intrattenimento completamente a gusto personale, sia che si cerchi la riflessione sia che si cerchi la leggerezza. E quando trovano un autore che gli piace ancora al terzo libro, di solito non lo abbandonano più. 🙂

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