Il blocco dello scrittore

Ieri mi sono tenuta l’intera giornata per scrivere. […] e mi leccavo i baffi al pensiero della montagna di ore che avrei avuto a disposizione. Mi sono seduta al computer intorno alle dieci di mattina, senza appuntamenti per l’ora di pranzo, senza appuntamenti per l’ora di cena, senza commissioni da fare o senza dover andare da nessuna parte, dall’altro di una giornata lunga e limpida, perfetta per la scrittura. Ho acceso lo schermo. Mi sono accomodata meglio sulla sedia. E all’improvviso mi è venuto in mente che da almeno due mesi non rispondevo alle lettere che ricevo sulla mia pagina web, e ho aperto la directory in cui le archivio per dare un’occhiata.[…] Ho iniziato a rispondere. Passavano le ore.[…] Ho finito di inoltrare la posta alle otto di sera, distrutta, con il mal di testa e il collo irrigidito a forza di pestare sui tasti. Ho telefonato a Carmen Garcìa Mallo, una delle mie migliori amiche […].
«Oggi volevo scrivere, avevo tutto il giorno per scrivere e l’ho sprecato a rispondere alle e-mail.»
«Perché?»
«Non lo so. Certe volte evito di mettermi a lavorare. È una cosa strana.»
«Per pigrizia?»
«No, no.»
«E allora?»
«Per paura.»
La pazza di casa, Rosa Montero

Vi riconoscete? Io si, certe mie giornate prendono proprio questa piega. E quando abbiamo letto questo passo in aula, sono saltata sulla sedia e ho drizzato le orecchie. Qual è la paura? E soprattutto come si affronta?

 

Il cuore oltre l’ostacolo

E’ capitato che mi sono iscritta ad un corso di scrittura
Io non credo alle coincidenze e in un periodo in cui Mister E. continua a chiedermi perché non vado avanti con il mio romanzo IPDP, in contemporanea aprono le nuove stagioni delle scuole di scrittura e mi viene suggerito da Giulio Mozzi (consulente per Marsilio Editori, no bruscolini!) un corso in web conference che inizia lo stesso giorno con, guarda caso, il tema del blocco dello scrittore, allora qualcosa trilla nella mia testa. Ed era pure venerdì 13!

Senza discutere sulla validità o meno delle scuole di scrittura (più che altro in rapporto ai loro costi), il problema principale nel mio caso è la logistica: i corsi più importanti sono concentrati a Milano (Bottega di Narrazione, Raul Montanari), Torino (Scuola Holden), Roma (Omero). Qui a Padova ci sono laboratori di scrittura forse più amatoriali (Giulio Mozzi però ha cominciato proprio con la Lanterna magica qui in centro), ma in giorni ed orari che non riesco a gestire col mio lavoro. Dovrei avere un abbonamento open come in palestra, ma non è possibile per questo tipo di corsi.
Ecco perché delle lezioni in diretta web, registrate per giunta e quindi rivedibili a piacere, sono al momento la soluzione migliore.
Oltretutto non si tratta di una novità: Lalineascritta ha lanciato Così lontano, così vicino già cinque anni fa. Il corso è curato dalla scrittrice Antonella Cilento, che ha fondato Lalineascritta e ne cura anche i normali laboratori “fisici” nella propria sede a Napoli, e da Marco Alfano, il curatore tecnico.

Ho deciso nel giro di due ore, iscrizione, bonifico, accesso e prima lezione. Quadernetto, penna e cuffie.
Il titolo del corso promette bene: Il cuore oltre l’ostacolo, metodi e trucchi per superare i blocchi della scrittura. E io pensavo: ci sarà qualcosa che mi spiega perché si scrive qualsiasi cosa, ogni genere di racconto, e invece quello a cui teniamo di più è “bloccato”, no? Se non lo sanno loro, che sono insegnanti da 25 anni!

Devo dire che le prime due lezioni mi hanno lasciato un po’ perplessa: il metodo di Natalie Goldberg e del suo manuale Scrivere zen lo conosco già ed ho già provato ad applicarmi nella scrittura del pensiero libero (ricordate l’esperimento I miei primi pensieri  da cui poi uscì il racconto San Valentino da single?)
Ma è un metodo che con me non funziona benissimo: le idee non mi mancano, ho una cartella zeppa di bozze di racconti, e mi sto limitando a scriverli per cercare di dare spazio al romanzo. Quindi, questo metodo non m’aiuta.

Ed ecco che alla terza lezione appare l’estratto che avete letto sopra, tratto da La pazza di casa (come Santa Teresa d’Avila definiva la fantasia, l’immaginazione che vaga continuamente), libro autobiografico sulla sua vita di scrittrice di Rosa Montero, la giornalista spagnola di El Paìs pubblicata in Italia da Salani.
E su quell’ammissione, di evitare di scrivere per “paura”, mi sono ridestata: ecco, questo è il caso mio!
Ma allora qual è il mio ostacolo?

 

Il blocco dello scrittore
(ovvero una malattia autoindotta)

Non ho saputo spiegarglielo, ma ieri sera, nella vulnerabilità estrema della notte,[…] ho capito esattamente cosa intendevo dire. Per paura di tutto quello che rimane non scritto una volta che sei passato all’azione. Per paura di concretizzare un’idea, di incarcerarla, deteriorarla, mutilarla. Finché rimangono nel limbo sfolgorante dell’immaginario, finché sono soltanto idee e progetti, i tuoi libri sono assolutamente meravigliosi, i libri migliori che siano mai stati scritti. È soltanto dopo, quando li inchiodi alla realtà parola per parola,[…] allora sì che li trasformi in esseri inevitabilmente morti […].
Ti capita di lavorare per giorni e giorni, per settimane, magari per mesi, nell’aridità della scrittura intesa come mestiere, senza riuscire a fare nemmeno un misero tip tap, senza rabbrividire una sola volta intuendo la luce della bellezza.[…] Eppure il timore più grande non è quel malessere, e neanche l’angoscia di vivere giorno dopo giorno senza godere del proprio lavoro. Quello che davvero spaventa è il risultato di tale lavoro, vale a dire scrivere, ma scrivere parole brutte, testi inferiori alle tue capacità. Hai il timore di sciupare la tua idea con una scrittura mediocre. Naturalmente in seguito puoi e devi riscriverla, e correggere gli errori più macroscopici e magari buttare via parti intere di un romanzo e ricominciare daccapo. Ma una volta che hai delimitato la tua idea con le parole, l’hai sporcata, l’hai calata nella rozza realtà ed è difficile ritrovare la stessa libertà creativa di prima, di quando volavi ancora in alto nel cielo. Un’idea scritta è un’idea ferita e incatenata a una precisa forma concreta; perciò fa così paura sedersi a lavorare, perché è un’azione irreversibile.
La pazza di casa, Rosa Montero

 

Quindi è questa la “paura”: di non rendere al meglio quell’idea che ci frulla per la testa. Ma se mai ci proviamo, rimarrà solo un’idea inutile. E ci perderemo anche il bello della scrittura stessa, la gioia dello scrivere e del dare vita ad una storia che altrimenti andrebbe persa nella nostra memoria.
Soluzioni? Eh già, magari ci fosse una soluzione semplice, un’equazione algebrica da risolvere, una ricetta da preparare in cucina, una danza indiana.
Temo che la soluzione sia unica e differente per ogni persona.
Il blocco dello scrittore è una questione spinosa (da cui il cactus in foto 😉 ).

 

Gli strumenti per combattere il blocco

Nel mio girovagare assassino per il web, complice quel pazzo di Google, ho trovato però degli strumenti inconsueti, ma studiati appositamente per il blocco dello scrittore. Provare per credere!

Il sapone (toglie il blocco dalla pelle)

Il blocco dello scrittore, sapone per toglierselo di dosso

Un altro blocco (blocco scaccia blocco)
Il blocco dello scrittore, in legno

Tavolino da salotto (va in coppia col cestino della carta straccia e i vostri appunti)

Il blocco dello scrittore, tavolino da salotto

Caffè (ma c’è anche il tè e il liquore)

Il blocco dello scrittore, il caffè
Il blocco dello scrittore, il tè
Il blocco dello scrittore, il whisky

Il cuscino per concentrare le idee (Eccezionalezzzzzzzz…)

Il blocco dello scrittore, il cuscino concentra-idee

 

Fatemi sapere quale di questi vi sblocca di più! 😉

39 commenti su “Il blocco dello scrittore

    1. Clicca sulla foto Michele, c’è il link che porta al sito del cuscino, così vedi quanti altri modelli rendono disponibili. C’è pure quello per dormire in piedi…ehm, concentrarsi in metropolitana. 🙂

  1. Sì, succede anche a me di non riuscire a dedicarmi veramente alla scrittura proprio quando avrei il tempo a disposizione per farlo.
    La mia soluzione è molto banale e, a volte, poco efficace: rubo i ritagli di tempo per scrivere, non cerco più di avere davanti molto tempo.
    Il che molto soddisfacente, ha il fascino del proibito (“l’ho fatto mentre dovevo fare altro di più urgente”), anche se, appunto, non garantisce continuità. Non per niente ho tempi biblici nella scrittura di qualsiasi cosa. 🙂

    1. La modalità di utilizzo dei ritagli di tempo è per forza l’unica modalità di chi lavora, ti avanzano solo minuti nel traffico, nella pausa caffè o pranzo che salti, nelle serate che togli a parenti e amici o il weekend sottratto a pulizie e divertimento. Riposo mai, ovviamente. 🙂

  2. Il cuscino è meraviglioso! Ma pure il resto non sembra male 😀
    Beh, della paura che fa da blocco ne so molto. Pure io mi trovo alibi tipo rispondere alle mail e anche altre attività, pur di non confrontarmi con l’ansia di produrre qualcosa di pessimo. A volte riesco a superare il blocco, altre mi lascio andare, non credo esistano soluzioni universalmente valide. Penso che anche frequentare corsi su corsi o leggere manuali su manuali, alla fine possa tramutarsi in un alibi potente. Comunque io mi sono trovata un rituale tutto mio. E ti farà piacere sapere che me l’hai ispirato proprio tu, parecchio tempo fa: zenzero candito. Mi dà la giusta carica. Dovremo aggiungerlo al caffè, the e liquore 😉

    1. Dai, lo zenzero?? Accidenti, io devo essermi assuefatta allora! 🙂
      Però ecco, hai aggiunto un altro elemento importante: anche manuali e corsi possono trasformarsi in un alibi da blocco. Quando leggo di aspiranti scrittori iscritti da 5 anni allo stesso corso di scrittura, senza aver prodotto nulla (non pubblicato ma prodotto, cioè la prima stesura), mi chiedo se davvero questi corsi siano davvero utili, per tutti o per qualcuno. Ma qui si apre il discorso sulle scuole di scrittura, che merita un post a parte.

  3. Il “Blocco”, noi che sviluppiamo software, lo conosciamo bene. E’ un mostro subdolo come un memory-leak e brutto come un dump. E’, presumibilmente, della stessa specie di quello che sta in agguato sotto la tastiera di chi scrive, ma nessuno ne ha mai potuto intravvedere le sembianze. Tuttavia c’ è e inietta un verme pestifero che induce a procrastinare: “Lo faccio dopo”.
    Ecco! E’ il blocco-mostro che mastica i pensieri più succulenti. Dopo, dopo, dopo… e dopo ci mette un attimo a diventare mai…
    E tu sei li che ti senti in colpa perchè sai benissimo cosa “andrebbe fatto” ma scendi a tutte le fermate per leggere una mail, mettere su il caffè, persino riordinare la scrivania.
    Intanto il mostro stringe alleanza col gatto che vuole uscire e rientrare e salire sulle ginocchia e un grattuggino sul collo e farti le fusa in braccio.
    Il traditore che apre la porta al mostro è l’ autocritica: il perfido supervisore che dà battaglia urlando “non ci riesci” e costringe a rifugiarsi nella trincea del “non ci ho ancora provato”. La trincea è scomoda, è stretta e puzza, ma fuori c’ è il blocco che strepita minacciando i peggiori insuccessi e sbandierando le immagini di tutto ciò che è andato storto.
    Quando sei quasi sconfitto, per fortuna arrivano i nostri. La magia che vince su tutto.
    La formula magica è: “Lo faccio lo stesso. Tanto posso smettere quando voglio”.
    Provatela.

    1. Ah, io sono una del “Lo faccio subito, così mi tolgo il pensiero.” Ma il problema è che qui sono cosciente di dover affrontare un lavoro lungo e che quando inizio non vorrei proprio smettere. Piuttosto sono gli altri che mi interrompono ogni due minuti, è già accaduto. La mia trincea al momento è affollata e tutte le volte che qualcuno mi “sorprende” con la penna in mano si arroga il diritto di disturbarmi. Proverò a trasformare il tuo motto in “Lo faccio lo stesso. E chiudo la porta a chiave.” 🙂

  4. Il cubotto di legno si presta bene anche per il blocco dello scultore. 😀
    Non posso dire di sperimentare molto il blocco dello scrittore perché mi metto a scrivere solo quando ho capitolo e/o scena già in testa.
    Diciamo che mi capita di “visualizzare” prima di scrivere: se non visualizzo, non mi metto nemmeno davanti alla tastiera.

  5. Ricordo molto bene un tuo post di qualche tempo fa che indicava come strumento per procedere nella difficile arte della scrittura (argomento su cui mi sto interrogando anch’io sul blog, stranamente, sarà la pioggia 🙂 ) l’impegno assunto con se stessi di scrivere almeno dieci minuti al giorno. Lo ricordo bene perché per me è una vera tortura la programmazione, anche perché spesso i dieci minuti ce li metto per focalizzare cosa voglio scrivere 🙂
    Ho letto e apprezzato la pazza di casa un ampio di anni fa, molto interessante, specie per la sua scrittura a mio avviso coraggiosa e senza schemi. Ecco, penso che sia questo il trucco: non ci sono schemi per scrivere, perché ogni schema costruisce dei limiti e la creatività patisce se ci sono limiti. Lasciare andare, più modello “stream of consciousness” più che lezioni stile guru.
    A proposito: qualche tempo fa è circolato un articolo di Davide Brullo su Linkiesta che ti linko qui http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/27/vuoi-fare-lo-scrittore-le-scuole-di-scrittura-creativa-sono-un-imbrogl/35963/ proposito delle scuole di scrittura. Mi è parso convincente. Richiamo solo l’ultima citazione di Wystan H. Auden , molto interessante a proposito di chi sa scrivere, insegnare, eccetera eccetera: ” […] Si è poeti solo nel momento in cui si danno gli ultimi tocchi a una poesia nuova. Un attimo prima si era ancora e soltanto un poeta in partenza; un attimo dopo si è uno che ha smesso di fare poesia, forse per sempre”.
    Ecco, siamo tutto in quell’attimo in cui creiamo e poi non più. C’è da riflettere

    1. Io scrivo di più di dieci minuti al giorno. Se sommo tutto quello che scrivo (articoli e racconti, escluse mail e commenti) arrivo a mezz’ora al giorno in media. Quindi il blocco non è esattamente sul tempo.
      L’articolo de Linkiesta l’ho visto e commentato su Facebook. Dove ci sono sogni, c’è sempre qualcuno che ci lucra sopra e quindi è lecito chiedersi se non ci sia qualcuno che lucra anche sul sogno di scrivere (precisamente: di essere pubblicato). Ma l’argomento è complesso e merita un post a parte. 🙂

  6. il blocco dello scrittore (sia esso un blocco generalizzato o un blocco su specifiche scritture) fa parte dell’enorme categoria dei blocchi personali (lavori che si rimandano, scritti che non iniziamo, come per i pittori ad esempio.. stesso problema di fondo)..
    Già il riconoscerli non è facile (ma lo sappiamo che ci sono per il disagio che ci generano..) ed una volta riconosciuti si deve avere la forza di fare il passo successivo.. superarli.
    la cosa più interessante è che quando si superano, si sta meglio!
    Non è che sono prove e sfide per migliorarci?

  7. Nella galleria di foto che hai messo ho adocchiato tisane e liquore secondo me molto rilassanti per la scrittura, però davvero il cuscino non mi spiace per nulla, ci farò un pensierino!
    E mentre leggevo pensavo se poteva essere la paura il blocco, sì potrebbe come no, o come ogni volta essere un particolare e diverso motivo per ognuno. Scrivere tocca corde talmente profonde che generalizzare è difficile, ma se ciascun autore nel momento del blocco riuscisse a capire il suo motivo credo ne uscirebbe un’enciclopedia.

    1. Se cliccate su ogni foto, vi ritrovate nel sito dove acquistarli. E i cuscini sono di diversa foggia e utilizzo. Questo per me è il migliore, il cuscino ostrica! 🙂
      Beh, quell’enciclopedia potrebbe interessare molti. Mi viene il dubbio infatti che non sia solo un blocco, magari anche più blocchi, cumulativi o sequenziali. E conoscerli tutti sarebbe un bel vantaggio.

  8. Mi sembrano tutti oggetti di gran fascino.
    Il mio blocco attuale non è un vero blocco ma una lunga pausa che ho scelto di prendermi per sconfiggere ciò che sai.
    Un bacione

  9. tutto molto simpatico. Certo che il whiskey serve per annegare la delusione del foglio bianco e dopo un po’, alcolizzato, vedo parole e punteggiatura sul foglio. Ovviamente in preda alla crisi mistica dell’alcol

  10. Ho letto le parole tratte da La pazza di casa e, come per magia, mi ritrovo seduta sul divano con il computer sulle gambe, file aperto e pronta per scrivere. Penso: “quasi quasi faccio una capatina sui blog, chissà se è arrivata la mail attesa, sarà successo qualcosa nel mondo nel frattempo?” E via così per un tempo infinito. Credo abbia a che fare col sentirmi inadeguata

    1. Siamo nella stessa barca Rosalia. Ovviamente non è un'”inadeguata” generale, ma a quel testo in particolare. Forse, e sottolineo il forse, che non sono un guru e soluzioni chiavi in mano non ne ho, dobbiamo provare con “Vada come vada, adesso scrivo, e mi diverto. Alla revisione ci penserò dopo.” Il mio challenge not healthy per il 2018 sarà questo. 🙂

  11. Quando ho letto l’estratto de La pazza di casa sembrava la descrizione di un giorno che ho vissuto anch’io un mese fa…avevo un giorno libero e non ho scritto niente, avevo la mente vuota. Purtroppo capitano anche quelle giornate, c’è poco da fare. La settimana successiva mi sono rimessa al computer e ho scritto un capitolo, mi sono quasi stupita di esserci riuscita, forse bisogna comunque perseverare, io lo faccio risedendomi davanti al pc.

    1. La mia mente non è vuota in quei casi, anzi sento uno “spiritello porcello” (cit. Beetlejuice, film di Tim Burton) che continua a dirmi: “Non penserai mica davvero di scrivere? Lo sai che ti ci vuole un sacco di tempo solo per vedere dov’eri arrivata, riorganizzare le idee, e tu tempo non ne hai. Ci sono altre priorità, guarda qua!” E inizia con l’elenco… Qual è il suo vero nome? Il senso di colpa che gli altri ti instillano perché scrivi anziché prenderti cura di loro. Mentre con le attività brevi (racconti e blog) riesco ad essere egoista, sul romanzo è diverso perché il tempo impiegato sarebbe/sarà maggiore. Quindi, me lo devo imporre. Come andare in palestra. Solo che per andare in palestra esco di casa. Devo trovare un altro posto dove nascondermi! 😀

  12. Il mio blocco è l’assenza, la mia, da casa.
    In quattro giorni quasi 1500 chilometri, e la valigia mi aspetta, ancora vuota. Arrivata ieri notte e domattina riparto.
    Come tanti ho iniziato e scartato un sacco di “inizi”, ma poi ho deciso. È “quello” che voglio scrivere, e non altro.
    Un libro che forse non ha ancora scritto nessuno (presunzione), sempre che ci riesca (autostima a zero), ma so che voglio provarci. Mi servono i miei tomi, le mie riviste, le mie fonti, e non posso portarmi dietro i bauli della mia biblioteca. Non sarebbe pratico. Prima di un anno, forse, non potrò accedere alla mia “grotta”, un eremo silenzioso e perfetto per scrivere.
    Nel frattempo appunto, metto da parte, rimugino e mi limito a riordinare scritti più antichi da inserire nel sito, che va avanti a spizzichi e bocconi, come me.
    Nessun blocco, tante incertezze, moltissime paure.
    E il tempo, il tempo che scorre come un fiume in piena.
    Che lo sblocco sia con voi.

    1. Caspita Tiade, macini davvero un bel po’ di chilometri, più di me quand’ero per clienti tutta la settimana!
      Però capisco la situazione: parte del mio blocco è avere ancora metà materiale in cartaceo. Avevo provato con la scrittura vocale (ne avevo scritto qui: Voice typing …scrivere parlando!), ma non funziona nel momento che per casa c’è gente che si diverte a parlarti sopra e sbeffeggiarti… Un’altra soluzione potrebbe essere passare il tutto a scanner, ma con uno scanner piano ci vuole troppo tempo (come fare le fotocopie), con lo scanner rotativo (ho la fortuna di averne uno, per lavoro, è come una stampante al contrario) dovrei distruggere i quaderni per separare i fogli e passarli dentro. Non ho il coraggio…
      Morale: anch’io devo essere a casa.
      Per le altre paure: il TUO libro di sicuro non l’ha scritto nessuno e non lo scriverà nessun’altro; ci riuscirai perché “è quello che vuoi scrivere” e nonostante tutto ci stai pensando seriamente. Che lo sblocco sia con noi dunque!
      E se te l’eri perso, il maestro Yoda è di casa qui: Anno bisesto, anno maestro 😉

      1. Spaginare i libri?
        Sacrilegio! Anatema! Sorrido.
        Ho provato con la macchina fotografica, ma sono tomi antichi, la stampa non è perfetta e mi sono accorta che devo comunque riaprire il libro per decifrare al meglio.
        Verranno tempi migliori che mi doneranno tempo. Spero.
        Devo appoggiare la mia attenzione su altro, per ora.
        Hai provato a registrare quello che hai scritto e sbobinarlo poi?
        Mi rendo conto che una conquista almeno l’ho fatta, un angolo di quiete assoluta. Ritagliati un angolo, barricati in bagno, in cantina, metti le cuffie con una buona musica per non sentire.
        Sparisci per tutti per il tempo che ti serve.
        Buona continuazione!

  13. Ci sono passata anch’io. Il blocco, snervante, e più ti ostini più ti ingarbugli.
    Ora sono sbloccatissima, nel senso che scrivo quando posso ed è talmente poco il tempo a disposizione che impedisco al blocco di bloccarmi. Guai a lui se si avvicina quando ho solo un’ora al mattino da dedicare alla scrittura. 🙂

    1. “solo un’ora al mattino”… Avercela un’ora tutta insieme! E soprattutto a casa, senza disturbi!
      L’ultimo racconto, Cuore malato, è stato abbozzato nel taccuino, qualche frase qua e là, riportato su Dropbox dall’ufficio nelle pause caffè, rielaborato la sera con la televisione (degli altri) di sottofondo. Il gran finale sabato-domenica-lunedì pomeriggio entro le 18.00, con i beta che mi leggevano passo passo. Messo su wordpress alle 23.00 per la mattina successiva. Con un racconto ogni tanto lo fai, con un romanzo la cosa va gestita diversamente. Il fatto di avere un malloppone di cartaceo da sistemare non mi aiuta. Grazie a quelli che mi hanno detto “Scrivi, poi si vedrà…”

  14. Non ti viene da scrivere? Non farlo! Non ne sei obbligata. Men che meno da un contratto editoriale che t’impone di consegnare un determinato testo entro… Verrà. E, nei casi più fortunati, ti si presenterà nella sua interezza: argomento e come narrarlo, con che tecniche, adottando quali punti di vista, quali persone. Se scrivere è un’attività bella e non un dovere lavorativo lo sforzo non ci dev’essere. Scusa se parlo di me. Certi racconti li ho scritti lasciandoli incompiuti per mesi tanto che, rileggendoli molto tempo dopo (anche anni) mi meraviglio non si veda lo “stacco” temporale nella scrittura. Rileggendone recentemente uno mi son detto “E pensa che la primigenia idea di questo racconto mi è venuta circa vent’anni fa” e di un altro avevo ritrovato quasi casualmente i primissimi abbozzi in un vecchio floppy da ben 750 MB (quindi lascio a te risalire a quando potrebbe essere stato scritto). E poi possono aver realizzarsi nelle maniere più impensabili: quello del floppy per esempio ha assunto le sembianze di un racconto più simile a un radiodramma che a un testo narrativo tradizionale. Di un altro anora avvvpo l’abbozzo (pochissime righe in un vecchio HD esterno) e a riportarlo in vita e a concluderlo è stato un sms di un’amica (adeguatamente modificato). Ma questo dopo anni. Un’altro racconto, invece, ha la sua idea ben definita (il significato che gli voglio dare e cosa voglio mostrare) ma ha vari inizi e non riesce a prendere una forma soddisfacente. Verrà? Non lo so, mi auguro di sì. Che devo dannarmi l’anima? Non perdo tempo a farlo: presumo lo sia già.
    Stai serena!
    Ciao

    1. Dunque: l’argomento ce l’ho, come narrarlo anche (dovrei anche avere l’incipit di tutti i capitoli, devo controllare), le tecniche già stabilite, forse da sistemare un pochino la sequenza (che era quel lavoro iniziato con lo storyboard che si vede in questo articolo: Plotter, pantser …o plotser?), punti di vista da rivedere, alcuni addirittura misti, anche se per alcuni beta sembrerebbero funzionare.
      Però sullo “Stai serena” inizio a fare gli scongiuri!! 😀 😀

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