Navigare Informati tra i libri

Le figure professionali della scrittura

Pensavate che questa rubrica fosse sospesa per intemperie? Assolutamente no! Anche se l’inverno bussa alla finestra, noi continuiamo a navigare informati nel nostro oceano di parole, seguendo i consigli del bollettino nautico nel mondo dei libri. Soprattutto ora che è in arrivo il Natale e magari sotto l’albero qualcuno vuole trovarci un buon romanzo. (A proposito: ricordatevi i 10 consigli per regalare un libro, che quelli non scadono mai!)

Di cosa ci occupiamo stavolta? Beh, questo è un articolo su commissione. Dopo aver scritto Quant’è difficile pubblicare un libro per la stessa rubrica, un’amica scribacchina mi ha chiesto: “Editor, impaginatore, grafico, editore, ghostwriter, correttore di bozze…ma quanti sono i personaggi che seguono la scrittura di un libro?”
Nel frattempo anche una lettrice si è fatta avanti e mi ha domandato: “Ma davvero c’è bisogno di tutta quella gente per la pubblicazione? E i self publisher che fanno tutto lo stesso da soli?”

La questione è ardua e complessa, tanto che ho aspettato parecchio prima di scriverci su, consultando anche scrittori pubblicati e raccogliendo i loro sfoghi personali per qualche incidente di percorso lungo il tragitto, che li ha lasciati amareggiati. Come sempre, dove ci sono sogni ci sono truffe. E’ fin troppo facile lucrare sulle speranze delle persone. E occorrono delle serie valutazioni fatte a sangue molto freddo.

Questa però è sempre una rubrica per lettori, perché a loro dovrebbe interessare come funziona la filiera di produzione di un romanzo? Perché un lettore informato è un lettore conquistato ed è proprio il lettore che può fare la differenza in libreria, prima di andare alla cassa a pagare, anche negli shop online. E deve sapere cosa c’è dietro al prezzo di copertina.

 

Chi fa cosa?

Riprendiamo l’elenco delle figure professionali che avevamo visto proprio nel primo post di questa rubrica, estendendolo (aiuto!) con alcune nuove voci che stanno prendendo forma nel panorama dell’editoria e considerando anche quelle al di fuori della casa editrice tradizionale:

  • il book coach o writing coach, particolarmente diffuso all’estero e richiesto dai self publisher, è colui che sprona l’autore durante la scrittura del testo, discute con lui sulla trama, l’ambientazione, l’ampiezza dei personaggi, cerca di dargli un ritmo di lavoro proficuo e supportarlo anche nei piccoli blocchi da pagina bianca; il suo compito è portare lo scrittore a terminare la prima stesura;
  • l’editor (o curatore editoriale) è il personal trainer della storia e consiglia l’autore su come revisionarla al meglio; generalmente ci si presenta ad un editor con già il manoscritto concluso, ma alcuni editor si propongono anche come writing coach, partendo dalla sola idea di base; di preciso l’editor è la maestra con la penna rossa: scandaglia quello che avete scritto evidenziandone le lacune ed i pregi, sottolineando i pezzi che vanno rimpolpati e quelli che vanno tagliati, consigliandovi gli interventi da effettuare per rendere il romanzo vendibile al mercato;
  • il correttore di bozze (spesso confuso con l’editor stesso, ma sono due funzioni diverse!) controlla il testo a caccia di refusi ed altri orrori ortografici; se l’editor si concentra sul contenuto, il correttore controlla solo la forma, ortografica e grammaticale; a lui ci si rivolge poco prima di andare in stampa (o proporsi ad una casa editrice con un prodotto già pronto);
  • l’agente letterario è il venditore su piazza del vostro romanzo: al giorno d’oggi sono infatti sempre meno le case editrici che accettano manoscritti direttamente dagli autori, ma richiedono l’intermediazione dell’agente, che rappresenta e difende gli interessi economici dello scrittore, dalle royaltes incassate per copia venduta alla valutazione dei canali di vendita offerti e delle risorse pubblicitarie che saranno investite nell’opera;
  • il direttore editoriale/di collana opera all’interno della casa editrice, segue le tempistiche di stampa e le scelte di genere dei testi pubblicati per ogni singola collana, si occupa della ricerca di nuovi talenti, anche all’estero, e li mette sotto contratto (le sue funzioni specifiche dipendono dalla dimensione dell’azienda: in una piccola casa editrice saranno concentrate in un’unica persona);
  • il traduttore è indispensabile nel caso di testi da o verso l’estero. Vorrei spendere due parole su questa figura al quale ritengono non venga data sufficiente importanza. Se avete anche solo tentato di studiare una lingua, potete immaginare la complessità di tradurre le sfumature di stile di un autore dalla sua lingua originale a quella di un altro paese, dove vigono usi e costumi completamente differenti. Faccio degli esempi stupidi: in italiano diciamo che “costa un occhio della testa”, in Inghilterra ci guarderebbero male perché loro traducono con “it costs an arm and a leg” (costa un braccio e una gamba, e non so chi renda meglio l’idea); per noi è facile “come bere un bicchiere d’acqua”, invece loro dicono “it’s a piece of cake!” (è un pezzo di torta, ma risale a prima di MasterChef). Queste sono banalità, ma immaginatevi tradurre da un’altra lingua un romanzo storico o di fantascienza. Un bravo traduttore può fare la differenza!
  • il grafico editoriale e l’illustratore si occupano della copertina del libro e delle sue immagini interne (per esempio di un libro illustrato per bambini); non si tratta solo di applicare la grafica alla produzione del libro, ma occorrono anche competenze specialistiche del campo, perché per la prima di copertina si studiano formati più o meno accattivanti e si generano delle vere e proprio tendenze nel periodo (si pensi alle copertine completamente nere durante l’uscita della saga Twilight o a quelle arcobaleno che si rifanno alla trilogia di After, ad esempio);
  • l’impaginatore ha il compito della verifica del formato di ciò che andrà stampato, in accordo con il grafico editoriale e le linee decise per quella data collana; il suo lavoro è quello finale, che manda in stampa il libro in tipografia o in pubblicazione l’ebook nelle piattaforme online;
  • l’ufficio legale si interessa della parte burocratica, concordata tra agente letterario e direttore editoriale, come la redazione del contratto di cessione dei diritti di stampa, pubblicazione e vendita del romanzo terminato, e della tutela dello stesso diritto d’autore (che il libro non venga copiato, in sostanza, o piratato, nel caso di un ebook);
  • l’ufficio marketing e social media (compresi i videomaker per il booktrailer) deve seguire il lancio pubblicitario ed organizzare gli eventi con la presenza dell’autore, redigere un piano di diffusione tra i social network e concordare con lo scrittore anche la sua interattività con il pubblico dei media.

Questa è più o meno tutta la catena di professionisti che intervengono prima di trovare il libro nello scaffale per l’acquisto.
Confrontiamoci ora su quelle figure con cui uno scribacchino deve fare i conti fin da subito, a volte ancora prima di approdare in una casa editrice e ad una proposta editoriale. Alcune di queste professioni le troviamo aggregate all’interno delle agenzie editoriali (non letterarie!): redattori, correttori di bozze, traduttori, revisori, grafici, editor si riuniscono all’interno di una stessa società per offrire più servizi editoriali, sia all’autore che alla casa editrice che non ha all’interno tutte le competenze. Un unico punto di riferimento per un risultato più possibile completo.

 

L’editor

Purtroppo gli editor spuntano come funghi, e non è che i funghi siano tutti commestibili e di buon sapore.
Studiando il mercato editoriale, mi rendo conto che soffre della stessa confusione del settore informatico dove io lavoro. Molti s’improvvisano senza averne competenze certificate. Qualcuno risponde anche che “basta saper leggere” o “aver letto tanto”. La differenza la fa quel aggettivo che non dovrebbe essere usato a caso: “professionale”, che non vuol dire solo che è la propria “professione”, cioè l’unico lavoro che si fa per vivere, ma che si ha accumulato un’esperienza sufficiente, dalla gavetta fino ad un riconoscimento sul settore.
Come per l’informatica, i professionisti costano. Non puoi pensare che le conoscenze sviluppate per decenni sul campo costino al pari di un neolaureato al suo primo lavoro retribuito. Lo stesso vale per l’editing: un professionista che ha lavorato per svariate case editrici, anche di rilievo, non può chiedere lo stesso prezzo di chi si affaccia per la prima volta, senza alcuna referenza. Il primo porta con sè una garanzia, il secondo è un salto nel buio. E prima di saltare dovete avere l’accortezza di portarvi il paracadute.

Se cercate “editor” dal motore di ricerca, osserverete che l’ambiente è davvero vasto: dai giovanissimi neolaureati in Letteratura, che hanno iniziato con amici e parenti, e che vi offrono i loro servizi da 1 euro a cartella editoriale (in contemporanea si occupano anche di videopresentazioni, booktrailer, traduzioni e realizzazione siti web…ma come fa a fare tutto?!) fino al lussuoso contratto di Writing Coach della Scuola Holden a 950 euro, con la valutazione del manoscritto e 5 ore di consulenza. Però, stiamo parlando di Scuola Holden, signori miei, al momento la scuola di scrittura per eccellenza in Italia, quella fondata da Alessandro Baricco, lo scrittore, Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, Carlo Feltrinelli, l’editore, e Andrea Guerra, uno dei migliori manager d’Italia. Mica si scherza.

Allora potrebbe sembrare che se un servizio è costoso, è sicuramente professionale, no?
Ahimè no. Anche l’Editoria A Pagamento, EAP per gli amici, richiede un forte investimento da parte dello scrittore, che in sostanza paga totalmente per essere pubblicato, ma non per questo è garanzia di competenza o di successo.
L’unica maniera è comportarsi come per tutti gli altri professionisti: valutare le referenze. Chi ha conseguito un certo prestigio sul campo non avrà problemi a fornirvi il nome degli autori già pubblicati a cui ha revisionato il testo o le agenzie letterarie e le case editrici con cui collabora in maniera continuativa.
Chi invece non vi può fornire dei lavori pregressi, perché magari è un freelance alla prima esperienza (che ci sta, per carità), deve quanto meno offrirvi una sessione di editing di prova, a titolo gratuito. Ma dovrebbe occuparsi solo ed esclusivamente di editing.

Altra cosa importante: se l’editor scrive al posto dell’autore c’è qualcosa che non va. O l’autore scrive da cani, e allora l’editor dovrebbe fargli notare schiettamente le sue lacune, suggerendogli magari una scuola di scrittura dove farsi le ossa (e preferirei saperlo da un editor, piuttosto di avere parenti e amici che ridono alle mie spalle), oppure l’editor è uno scrittore mancato e quindi non va affatto bene. Per definizione, un editor non scrive, ma suggerisce solamente dove l’autore stesso deve intervenire. La voce e lo stile devono rimanere quelli dell’autore, così come anche la scelta tra un lieto fine o un finale aperto. L’editor consiglia, l’autore decide.

 

Il correttore di bozze

Qualcuno lo dà per estinto, a causa della crisi. Spesso infatti il lavoro di correzione delle bozze se lo prende in carico lo stesso editor, o viene lasciato alla casa editrice (ma pare che anche lì non se ne trovino più, dati i refusi che io stessa trovo nei cartacei anche degli editori Big!).
Il correttore di bozze è invece un lavoro importantissimo, poco considerato e sottinteso come quello del traduttore. Se l’editor è concentrato nella storia, dopo aver letto una, due, cinque, dieci volte il vostro testo, come voi non si accorgerà degli errori di digitazione, di copia-incolla, del correttore ortografico automatico malfunzionante o impostato sulla lingua inglese.
Perché il nostro cervello è abituato a comprendere le parole ahnce qaunod le sillaeb soon conufse (lo dice quel famoso studio di Cambridge). Ora capite l’importanza della sua funzione?

Il correttore di bozze non è uno che legge velocemente, anzi! Una delle pratiche più utilizzate è leggere al contrario (tanto che persino alcuni software di scrittura creativa hanno la lettura vocale dei testi al contrario). E dopo la verifica degli errori macroscopici, ci dovrebbe pure essere una seconda revisione per individuare quelli più subdoli, dai contenuti sbagliati (riferimenti a luoghi e date storici) alle incongruenze della storia (la protagonista che a pagina 40 beve solo il tè con il limone e poi magicamente a pagina 255 lo preferisce solo assolutamente con il latte).
Per farvi un’idea del loro mestiere, vi suggerisco questo blog interessante: correttore bozze

 

L’agenzia letteraria

Come dicevamo sopra, l’agenzia letteraria è il piazzista del vostro romanzo, curato e rifinito, presso una casa editrice. Al contempo, fa gli interessi dell’autore e anche i suoi: dal momento che l’agenzia si mantiene con una percentuale sui contratti stipulati, più alta è quella percentuale e più alto sarà anche il suo incasso. Uno scrittore non dovrebbe andare a discutere di denaro con una casa editrice, litigare per la catena di distribuzione, i tempi di rifornimento a magazzino, le quantità di una ristampa, il valore attribuito ai diritti cinematografici ed altre questioni burocratiche. Ci pensa l’agenzia letteraria.
Presente come fanno gli arabi quando contrattano donne contro cammelli? 🙂

Tutto bene dunque se l’agenzia tiene allo scrittore come al suo pulcino?
Ahimè no, nemmeno qui si può dormire sogni tranquilli. Nel passato ci sono state agenzie letterarie nate per improvvisazione, che nel giro di un paio d’anni si sono anche ritrovate per vie legali, in quanto non hanno loro stesse tenuto fede al contratto di rappresentanza.
Ci sono poi agenzie che più che occuparsi della vendita del manoscritto ad un editore, ottengono i maggiori profitti dal richiedere obbligatoriamente un editing a pagamento sul testo, con un editor alle proprie dipendenze. Ma se voi avete già pagato un editing professionale, perché sobbarcarvi un’altra spesa?

Altre richiedono di pagare la sola lettura di valutazione del testo, per capire se siete un autore che merita il loro supporto (ma questo credo sia giustificabile solo per agenzie davvero rinomate).
Altre agenzie cambiano strategia di presentazione del romanzo agli editori, senza concordare la variazione con lo scrittore stesso. Ad esempio, promuoverlo come appartenente al genere rosa-romantico quando è stato definito con l’autore appartenere alla categoria mainstream o peggio ritrovarsi una storia evoluzione umana del protagonista in mezzo ad una collana di romanzi d’amore omosessuale. Un libro inserito in un genere che non gli corrisponde non viene venduto, perché non viene intercettato correttamente dal lettore.

Per un elenco delle attuali agenzie letterarie del nostro paese, potete consultare il forum di Writer’s Dream, dove trovate anche le esperienze dirette degli altri autori: agenzie letterarie

Tanto per farvi un’idea di come siamo messi nel suolo italico, date un’occhiata alla stranissima modalità, gratuita ma efficace, di fare scouting dell’agente Silvia Meucci, che piazza davvero gli scrittori tra i Big: Meucci Agency
La pagina Proposte dove inviarle i manoscritti viene aperta ad ogni primo del mese e viene chiusa, sigillata, subito dopo aver raggiunto il limite massimo, in poche ore, se non minuti. Gli scrittori attendono lo scoccare della mezzanotte, col materiale pronto, e pregano che il loro provider non gli tiri brutti scherzi togliendogli la connessione proprio allora. Si vocifera che accetti al massimo 10 testi al mese.

Ecco, rendetevi conto.

 

Concludendo…

Caro lettore, riesci a immaginare le difficoltà, anche legali, che uno scribacchino si trova di fronte?
Spesso quello che trovi in libreria non è il meglio che potresti leggere. Tanti autori rinunciano ad affrontare questo bailamme e lasciano impolverare i loro manoscritti nel cassetto, lo stesso dei sogni. Qualcuno tenta la strada del self publishing, ma poi tu lettore pensi che se non è stato pubblicato da quella grossa catena lì, se non li trovi in bella vista sullo scaffale, allora forse non merita di essere letto.
Ma se tu potessi scegliere, vorresti mangiare una pizza surgelata prodotta un mese fa in un’industria alimentare dell’est, senza certificazioni sulla provenienza degli ingredienti, con quella salsa al pomodoro che sa di ruggine e la mozzarella con strane sfumature blu… o preferiresti una margherita fumante, con la bufala che fila ad ogni morso e il profumo del basilico fresco, appena uscita dal forno del miglior pizzaiolo di Napoli?
Le cose belle bisogna andarsele a cercare.

Comments (24)

grilloz

Nov 18, 2016 at 8:10 AM

Dopo il boom dell’editoria a pagamento c’è stato quello delle case editrici che offrivano anche servizi editoriali (?) e poi è arrivato quello degli editor freelance.
Si vede che gli scrittori spendono volentieri 😀
La deprofessionalizzazione del lavoro purtroppo è un fenomeno sempre più diffuso, si fa notare di più dove il servizio si rivolge ai privati, ma ti assicuro che è presente anche in altri settori. Purtroppo nessuno è più disposto a pagare per la professionalità.
Il “tanto lo può fare chiunque” sta rovinando il mondo.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:25 PM

Il mio motto è: poca spesa, poca resa.
E per farglielo capire, basta ribaltare il concetto nel loro stesso lavoro, qualsiasi impiego abbiano.
“Sei disposto tu a fare le stesse ore per metà del tuo guadagno?”
“No…non è possibile….insomma! Chi lo farebbe?! Non ci sto dentro con i costi!”
“I cinesi lo fanno, gli indiano lo fanno…a metà del tuo prezzo.”
“Eh, ma non puoi raffrontare la mia qualità con la loro! Io sto attento ai materiali, sono in regola con tutte le norme sanitarie e di sicurezza…E’ il mio mestiere da vent’anni!”
“E allora perchè tu vuoi confrontare un sito fatto da me con quello che ti fa tuo cuggino (la g doppia non è un errore) nel tempo libero, che di mestiere fa l’idraulico? Se costa meno lui, fattelo fare da tuo cuggino!” 😉

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Sandra

Nov 18, 2016 at 9:17 AM

Ottimo post che delinea il panorama.
L’editoria è fatta per gente tenace, autori che non si scoraggiano di fronte a tutto ciò.
A fronte di sonore contonate quando si entra in collissione con la figura professionale sbagliata, che è pieno di Gatti & Volpi,l’incontro giusto può risollevare le sorti. Confrontarsi tra autori può aiutare a trovare l’editor e l’agente giusto, un po’ di fortuna poi aiuta sempre.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:28 PM

Grazie Sandra. La condivisione è importante. Sia tra scrittori, che dovrebbero per primi trasmettersi le informazioni sulle cattive esperienze, così da isolare Gatti & Volpi, sia tra lettori, che dovrebbero essere più consci del fatto che loro per primi possono fare la differenza, pretendendo un prodotto migliore.

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nadia

Nov 18, 2016 at 9:41 AM

Questa immersione nel mare immenso di chi circola intorno ai libri dà bene l’idea e chiarisce molti dubbi. Per mia personale esperienza quando ho iniziato a guardare intorno mi sono sulle prime spaventata. Ovunque chiedevano cifre di tutto rispetto. Che si trattasse di casa editrice a pagamento o di agente letterario. Come dici tu poi nessuna garanzia. Il problema è dato dalla possibilità di investimento quindi? Troppi scrittori o presunti tali che a seconda del gonfiore del portafoglio possono o non possono permettersi di accedere al tanto agognato posto in libreria? Come per tutto d’altronde. Certo anche frequentare la scuola Holden o i corsi veri di scrittura creativa.
Hai comunque delineato benissimo le linee di demarcazione tra una figura e l’altra e nel mio caso chiarito molte lacune, ottimo lavoro. Grazie.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:36 PM

Grazie a te. I tuoi dubbi sono quelli di tanti altri, me compresa che ci ho messo credo un anno a inquadrare come girano le cose nel mercato editoriale. Che chi abbia il portafoglio pieno possa permettersi le meglio cose, non è una novità. E probabilmente nel passato era anche peggio, dato che l’istruzione stessa era appannaggio solo del ceto medio-alto. Il problema però qui è destreggiarsi tra chi chiede cifre elevate contro un servizio professionale e chi chiede le stesse cifre, o anche la metà, ma dando in cambio nulla.

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salvatore

Nov 18, 2016 at 10:44 AM

«È fin troppo facile lucrare sulle speranze delle persone». Punto.

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grilloz

Nov 18, 2016 at 10:51 AM

In effetti basta guardare il prolificare di diete miracolose, libri del tipo “è facile semttere di …(nota per la capitana: qui ci va una variabile che ha per valore qualisasi cosa il lettore voglia smettere di fare), se sai come fare” e anche peggio quando si va a toccare il tema della salute. Alla fine l’autore ingenuo si limita a sperperare del denaro.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:39 PM

C’è anche quello “è facile smettere di scrivere, se sai come fare”? XD

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:37 PM

…ma se scrivevo un post così corto, non so se tutti lo capivano! 😀

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Matteo Rosati

Nov 18, 2016 at 5:34 PM

Grande panoramica del settore. Sicuramente son tutte figure professionali importanti. La cosa strana è però che ci sono molti esperti freelance di successo (che campano di quello almeno) e pochi autori self-publisher altrettanto fortunati; quando però sono questi ultimi a mantenere i primi. Forse la cosa è fisiologica. Oppure è come dici tu, che c’è chi fa soldi sopra i sogni della gente.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:49 PM

Benvenuto nel blog Matteo. Si, hai ragione, c’è una disparità tra domanda e offerta, come mai? Credo che il settore del self publishing stia avendo la stessa parabola ascendente del New Economy. Ve la ricordate la bolla speculativa di metà anni ’90, con l’accelerazione della diffusione delle tecnologie informatiche ai consumatori e la facilità di accesso al web? I picchi del Nasdaq legati all’esplosione dei service provider? Poi a un certo punto è crollato tutto e nessuno si ricorda più di Netscape Navigator. Ancora allora c’era un eccesso di offerta, generato dall’entusiasmo della novità. Quando i self publisher inizieranno a fare selezione, per forza di cosa il numero dei freelance si ridimensionerà e qualcuno dovrà passare ad altra attività.

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Giulia Mancini

Nov 18, 2016 at 5:58 PM

Ci sono davvero molte figure professionali intorno alla pubblicazione di un libro, la mia esperienza finora però è quella del “chi fa da sè fa per tre”. Ti racconto due episodi legati al mio primo romanzo: 1. Copertina su commissione, mi hanno inviato una copertina con il titolo sbagliato, ovviamente quando l’ho segnalato l’hanno dovuta rifare e ciò ha comportato uno slittamento della pubblicazione (self) di un mese. Ok niente di così grave, visto che è stato rimediato, ma mi ha dato da pensare. 2. Agenzia letteraria che garantiva un certo periodo di promozione sui social e con mailing list di loro affiliati costo 200 euro che ho pagato fiduciosa, risultato: copie vendute zero. Dopo un paio di mesi ho fatto personalmente promozione sui social spendendo cifre irrisorie periodicamente copie vendute ad oggi circa 150, non sono molte, ma sono più di zero. Con il secondo romanzo ho fatto tutto da sola copertina compresa, con minori costi salvo il mio sudore e il mio tempo e maggiori soddisfazioni. Come si dice sbagliando si impara…o è tutta esperienza 🙂

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 7:52 PM

Ecco, direi Giulia che hai toccato con mano quello che intendevo dire. Pagare per avere sta bene, ma se devo pagare per avere nulla, allora tanto vale fare da sè! E risparmiare i soldi in attesa di un servizio migliore, professionale appunto.

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newwhitebear

Nov 18, 2016 at 9:54 PM

Anch’io sono convinto che il lavoro va pagato ma il guaio è sapere come muoversi per non farsi spennare e basta.
Tutte quelle figure sono ben descritte e chiare ma servirebbero delle referenze. Ma chi le fornisce? O si conoscono le persone giuste oppure si va a sentimento. Ma non si possono investire o meglio spendere vagonate di euro, quando poi il tuo testo rimane nel cassetto.
Della Meucci Agency sapevo il sistema. Ci ho provato per due mesi di seguito – luglio e agosto – avendo già tutto pronto per fare il copia incolla velocemente. Tempo tre minuti e e la porta era già chiusa. Perché dico tre. Li ho cronometrati. A questo punto dubito anche sul numero 10. Poi ho rinunciato. Ritenevo insensato fare una gara contro il tempo.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 10:47 PM

Beh, le referenze dovrebbero essere i lavori precedenti che hanno seguito (attestabili dagli stessi scrittori o dai contratti intercorsi). Se non ci sono referenze, si può sempre valutare il curriculum, come fa un selezionatore quando gli si presenta qualcuno per il primo impiego: cosa hai studiato? quali corsi, stage, master hai effettuato per lavorare in questo settore? qual era il tuo precedente impiego prima di impegnarti a fare l’editor come freelance? Qualcuno valuta anche i siti di rappresentanza: se qualcuno si propone come editor, ma poi ha un blog dove i testi sono mal scritti, direi che già il biglietto da visita parla per sè. Bisogna imparare a fargli le pulci, come quando si va in cerca di casa e bisogna guardare negli angoli e nei documenti alla ricerca di qualche sorpresa.
Tre minuti? Nemmeno fosse un’asta su Ebay!! :O

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Andrew Next

Nov 19, 2016 at 7:37 AM

Qualche giorno fa un “collega” mi disse di aver trovato un editor che per meno di 400 eur gli avrebbe editato il romanzo. Il testo in questione era di 326 cartelle. Mi sono sentito fregato: dopo aver speso 200 eur per 32 cartelle (iva inclusa) ho pensato che avrei risparmiato parecchio.
Dopo aver letto il tuo articolo mi sento più… sollevato. Adesso è in… pasto ai lettori-beta che con i loro commenti mi stanno dando un aiuto prezioso. Prima di dare le 118 e passa cartelle del racconto successivo, sai dirmi qual è il prezzo medio per cartella editoriale (1800 carattere, spazi inclusi)?

A.V.

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Barbara Businaro

Nov 19, 2016 at 1:00 PM

Benvenuto nel blog Andrew. Lo sai vero che la tua è una domanda da un milione di euro? 😀
Se già è difficile definire la qualità di un buon editing, figurati riuscire a stabilire un prezzo medio (per un servizio professionale, appunto). Il problema è che, come per l’edilizia, ci sono prezzi a corpo (un fisso, a volte con un massimo di cartelle) e a misura (un tot a singola cartella editoriale). Il minimo che avevo trovato era ad 1 euro a cartella editoriale, ma per un editing senza referenze. Il tuo “collega” con 400 euro per 326 cartelle avrebbe pagato 1,23 euro/cartella. Tu invece con 200 euro per 32 cartelle ne ai pagato la bellezza di 6,25 euro/cartella. Scuola Holden chiede 950 euro per un massimo di 300 cartelle, ma è un prezzo a corpo che corrisponde a 3,16 euro/cartella. In sostanza tu avresti pagato di più dell’editing di Scuola Holden, a cartella, ma non a corpo! (Sarebbe da pazzi spendere 950 euro per 32 cartelle, no?)
Eppure non è sbagliato fornire un prezziario a corpo, soprattutto per un romanzo, perchè comunque è richiesta una valutazione complessa, e il numero di cartelle non fa poi differenza. Il problema si pone con i racconti e i racconti lunghi (o romanzi brevi?), dove ovviamente conviene un prezzo a misura.
Ma il costo dell’editing è imprescindibile dalla sua qualità. Per dire, sei sicuro che i 400 euro spesi dal tuo “collega” abbiano lo stesso rendimento del tuo investimento sulle 32 cartelle? Hai magari avuto modo di confrontare il risultato? Questo si che sarebbe interessante! 🙂

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Maria Teresa Steri

Nov 19, 2016 at 10:04 AM

Io sono ancora sotto shock per aver saputo di una mia conoscente che ha messo su un’agenzia di servizi editoriali. Una persona che ha scritto un libro da mettersi le mani nei capelli, ti dico solo questo. Il problema è che non esistono degli attestati o qualcosa che possa garantire la qualità del servizio che ti viene offerto, quindi il povero aspirante scrittore si trova in mezzo alla jungla.
Con la Meucci Agency tre anni fa io sono riuscita a mandare la mia proposta, è vero che si ha una finestra brevissima per l’invio dei dati, infatti mi ero preparata tutto prima ed è stata una corsa contro il tempo degna di un film di spionaggio 😀

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Barbara Businaro

Nov 19, 2016 at 3:51 PM

In realtà esistono degli attestati, nel senso che esistono sia master universitari per il mondo editoriale (nonchè la laurea in Giornalismo attiva in più di qualche Università italiana) sia corsi specifici per l’editing organizzati da alcune case editrici. Ne ho letto proprio in questo articolo de Il Libraio tempo fa: Lavorare in una casa editrice? I master, i corsi e le scuole
Quindi, se l’editor che si propone per vedere i vostri manoscritti non ha a curriculum delle esperienze nel settore (anche come stage dentro una casa editrice), occorre valutare la sua formazione specifica (che studi ha fatto? avere una laurea in Lettere, per conto mio, non è sufficiente). In mancanza anche di studi adeguati all’attività di editor, mi deve dimostrare le sue capacità nel campo: quali lavori ha già svolto? quali libri pubblicati, anche in self, ha curato personalmente? C’è chi si nasconde dietro a problemi di privacy, ma non ho mai sentito uno scrittore vergognarsi di aver pagato l’editing, anzi!
Per quanto riguarda la tua conoscente, spero bene che gli utenti, prima di rivolgersi a lei, vadano a leggersi il suo libro, che è il primo biglietto da visita. Se già il suo testo è scritto male, direi che non ha le competenze per diventare editor (fermo restando che un editor che scrive libri sta già vivendo un conflitto d’interessi interno).
Sulla Meucci Agency e sullo strano modo di ricevere i manoscritti, mi avete fatto sorgere qualche domanda, di tipo tecnico-informatico. Avete sicuramente sentito di come a volte i siti web siano posti sotto attacco, quando i server web vengono fatti letteralmente impazzire a suon di richieste contemporanee. Come fa questo sito d’agenzia resistere a centinaia…migliaia? di upload contemporanei senza andare down? La porta si chiude o la porta si rompe? Mah…

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Gale

Nov 20, 2016 at 1:36 AM

Interessante articolo. Anch’io sono cresciuta nella scuola “Chi più spende, meno spende”.
E’ però interessante il fenomeno di fiver.com, un sito in cui professionisti mettono a disposizione la loro arte per $5: da editor a grafici per la cover, etc. E’ ovvio che per $5 fanno quella che viene chiamata una dimostrazione, ma si riescono cmq a contrattare buoni prezzi e vi assicuro che (grazie proprio alle recensioni dei clienti) si riescono a trovare dei professionisti di alto livello. Penso che il prezzo così basso sia per loro un modo per ampliare la clientela in mezzo a tanta concorrenza.
Sfortunatamente gli editor sono principalmente per lingua inglese…
Ho visto che c’è qualcosa anche in italiano. Qualcuno di voi ha avuto esperienza con questo sito?

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Barbara Businaro

Nov 20, 2016 at 4:54 PM

Non so gli altri, ma personalmente non ho esperienze con questo sito. Essendo utente, anche venditore, di Ebay dal 2001 ho accumulato sufficiente pratica per diffidare dei siti che basano la qualità del servizio offerto sulle recensioni degli utenti. Spesso sono intrinsecamente fallate (se ne è spesso parlato, anche in merito alle opinioni di Amazon o ai giudizi di Tripadvisor). Basta poi una ricerca con impostato Language in Italian per vedere che ci sono parecchi beta reader, ma nessun editor. Nelle poche righe di biografia, a parte gli studenti (che non sono certo professionisti di alto livello), leggo di copywriter e blogger, ma non c’è alcun sito dove io possa riscontrare che sono professionisti del settore o il loro curriculum lavorativo. Anche con il regime forfettario, che ha sostituito i minimi contributivi, è necessaria la Partita IVA, ed è quella che contraddistingue un professionista. E se sei un freelance, non hai un sito tuo? Ti affidi completamente a un sito esterno di questo tipo per reperire clienti?

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Marina

Nov 22, 2016 at 5:19 PM

Muoversi nell’ambito di queste figure professionali non è semplice, il rischio imbroglio o aspettative deluse è sempre dietro l’angolo. Io sono diffidente e avrei un mare di pregiudizi su editor e agenzie sconosciute ai quali affidarmi. Penso anche che a me piacerebbe lavorare nell’editing, ma che resterebbe un’attività amatoriale che sfrutterei per i miei lavori e, al più, per quelli di qualche amico che si fida di me, perché resto coerente con il mio pensiero: senza esperienza né credenziali, io non sarei mai una garanzia, anche se dovessi affinare grandi competenze in materia.
I “grandi”, però, si fanno pagare a ragione profumatamente…
Che si fa?
Si resta in panchina, per ora. 🙂

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Barbara Businaro

Nov 22, 2016 at 10:46 PM

E sottolineiamo il “per ora”! Meglio tenere i soldini dentro il maialino di ceramica, e poi un giorno vedremo! 😉

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