Elogio della Tavoletta del Bagno ...su o giù?

Elogio della Tavoletta del Bagno

Dieci giorni fa, per puro caso, scopro che il sito d’opinioni Ciao.it, dove ho scritto per un decennio, ha chiuso. Lo scorso dicembre, senza preavviso, senza motivazioni, senza possibilità per gli utenti di eseguire un backup. Erano per lo più opinioni su beni di consumo, tranne una sezione considerata “libera”, piena di brani e poesie, dove si trovava anche questa mia breve riflessione, che continuava a riscuotere molte letture e commenti, qualcuno anche inviperito. L’ho ritrovata nel cloud e mi sono chiesta se meritava di essere conservata online.

Se Diana Gabaldon può permettersi di tenere nel suo blog una lunga disquisizione sull’esistenza dei pidocchi del sedere (non scherzo, leggete qui: A Brief Disquisition on the Existence of Butt-cooties), direi che io posso anche salvare questo mio breve Elogio della Tavoletta del Bagno dal dimenticatoio. Magari potremmo aprire una nuova frontiera della narrazione, la bathroom-lit!
Ah no, anche qui arriviamo tardi: i racconti da bagno, brevi e lunghi a seconda del bisogno, vengono pubblicati in piccole antologie già da dodici anni e si chiamano per l’appunto Toilet.

Devo anche ammettere che da quando ho scritto questo testo, che risale al lontano 2003, mi è capitato di frequentare molti più bagni pubblici esclusivamente femminili e di vedere tali e tante cose bizzarre che bisognerebbe scriverci anche un Cerimoniale per Signore ai Servizi. Una delle spiegazioni plausibili è che qualcuna utilizzi il water occidentale come fosse uno squat water giapponese. Il risultato di tale fraintendimento, date anche le diverse misure dei due oggetti, è inenarrabile. Forse solo a Stephen King riuscirebbe tale impresa, spacciandola per l’ultimo besteseller horror da piazzare in classifica.

 

Elogio della Tavoletta del Bagno

E’ inutile. La tavoletta del bagno è fonte di diatribe continue, liti furibonde e incommensurabili tensioni. Sia nella quiete domestica di moglie e marito con bagno condiviso, che nel confronto politico dove è occasione per distinguere chi accede o meno al bagno femminile, notoriamente più in ordine.
Perchè?
Perchè alle donne insegnano fin da piccine di allenare i muscoli a rocambolesche pose yoga pur di non toccare mai e poi mai la fatidica tavoletta e di conseguenza imparano subito la convenienza di tenere un bagno pulito e igienicamente sicuro contro la scomodità e lo sforzo fisico.
Mentre gli uomini capiscono subito che loro non rischiano nulla, ben distanti da quell’oggetto tanto odiato e diffamato e moralmente incuranti dei rischi igienici altrui. A loro parziale discolpa (ma solo parziale, in quanto l’uomo è intelligente e dunque migliorabile) c’è da dire che ogni uomo è stato bambino, dietro ogni bambino c’è una mamma ed è dunque colpa delle mamme se li hanno tirati su egoisti e sporchi.
Ma se questa guerra può essere facilmente vinta in ambito domestico, lasciando le pulizie del bagno al maritino e facendo notare alla suocera che articolo scadente ci ha rifilato, molto più ardua è la battaglia in ambito lavorativo, quando in ufficio il bagno è in ferrea comunione.
Alla ricerca di documenti e prove che attestino la corretta posizione e quanto meno cercare le basi di una sana convivenza lavorativa, ho chiesto a chi del settore, cercando su due fronti: l’educazione e la tecnica.
Per quanto riguarda la prima, il tomo che subito ci sovviene è il Galateo. Ma il vero ed originale “Galateo overo de’ costumi” risale addirittura al 1558, quando ahimè ancor non esisteva l’effimera tavoletta. Rovistando nella rete si trovano centinaia di indicazioni, ma nessuna è sufficientemente autorevole per poterla adottare come legge di civiltà.
Le donne dicono che la tavoletta va giù; gli uomini dicono che la tavoletta va su, visto che la usano solo le donne e solo loro se la devono tirare giù all’occorrenza (e purtroppo qualche moglie poco accorta segue il marito in queste sue elucubrazioni).
Come concludere?
Qui è stata propizia la risposta di messer idraulico: chi più di lui può disquisire o meno sull’uso o l’abuso di questa tavoletta?
E lui mi fece notare molto candidamente che la tavoletta non è mai sola! Esiste, e vanno sempre in coppia, un coperchio. E se si chiama coperchio, sarà perchè forse deve coprire qualche cosa e che la sua funzione non è quella di rimanere perennemente aperto appoggiato al muro?
Certamente, copre il vano dell’orinatoio. Ma possiamo scommettere che i maschietti diranno che serve a coprire il vaso di ceramica solo per sedercisi sopra all’occorrenza, mancando nella toilette delle sedute apposite.
No. Il tecnico è stato molto chiaro a proposito: essendo il vano contenitore di residui bellici e puzzolenti e soprattutto costantemente bagnato, il coperchio ha la sua principale funzione del limitare le fuoriuscite gassose dopo l’utilizzo e di proteggere l’ambiente esterno dalla caduta accidentale proprio lì (e se avete un infante per casa avete ben presente del pericolo imminente).
Ordunque, sentiti altri pareri, unanime è stata la risposta: l’errore non è abbassare o meno la tavoletta, l’errore è non abbassare tutto completamente, coperchio compreso!
Volendo dunque lasciare in questa rete una traccia sensata per una futura riscrittura del trattato del galateo, ecco le semplici e banali regole per i maschietti da seguire durante la permanenza in toilette (e signori miei, se non ne siete capaci, chiedete un bagno attrezzato, almeno sarete scusati da un ipotetico handicap):

  • alzare la tavoletta del wc;
  • quando si espleta la funzione, mirare possibilmente l’interno del wc;
  • se volete essere anche acusticamente indiscreti, oltre a chiudere bene la porta, cercate di non mirare alla pozza, ma alla parete;
  • se si dovesse casualmente bagnare la tavoletta, asciugarla con un pezzetto di carta igienica;
  • se si dovesse casualmente bagnare il pavimento, asciugarlo con un pezzetto di carta igienica (siete sicuri che non vi convenga sedervi la prossima volta?)
  • tirare lo sciacquone e verificare la pulizia dell’interno (in caso di stati solidi);
  • richiudere sempre tavoletta e coperchio;
  • lavarsi le mani (aspetto da non sottovalutare: non fa una buona impressione sapere che un uomo si è appena intrattenuto col suo pipino e poi corre a darci la mano per le presentazioni).

Signori si nasce!
…ma potreste almeno cercare di migliorarvi.

 

(c) 2003 Barbara Businaro

E adesso, maschietti, al mio 3, scatenate l’inferno nei commenti! 😀
999, 998, 997, 996…

Comments (53)

Marco Amato

Apr 20, 2018 at 10:08 AM

Ecco, io da uomo, nonché scrittore, mi sento chiamato in ballo per difendere, con oratoria forbita, gli infiniti “cazziatoni”, gli insulti e i vituperi, che le donne ci riservano senza soluzione di continuità, fra l’intervallo di vita tra la dismissione del pannolino da neonati e la riabilizazione del pannolone da anziani. Una vita intera, in cui veniamo ingiustamente (povere vittime del destino siamo) accusati di incivile (per noi sano) egoismo da tavoletta.
La tavoletta va su o va giù? La risposta è evidente. Se il bagno è adibito ad uso promiscuo con donne, la tavoletta, purtroppo va su. Ma se il bagno è adibito ad uso e persistenza maschile, la tavoletta va decisamente su. E chi la tocca!

Anche perché qui, signori giurati femminili, è giusto mettere alla luce l’insensatezza della donna del pretendere la tavoletta giù. (Sento già i primi livori femminili nei miei confronti…).

Infatti, con piena logica, dimostro che in caso di uso promiscuo del gabinetto, la tavoletta è molto più sensato che stia alzata. E le donne, che insistono nel volerla abbassata, sono evidentemente delle masochiste poco logiche.
E qui spiego l’illogicità. (Qui sento già l’odio delle donne. Gulp…).

Un uomo, quando si reca al bagno, per l’atto breve, può andarci di corsa, perché si è a lungo trattenuto, e trovare la tavoletta giù, è un impedimento che spesse volte, viene bypassato sperando nella perizia della propria mira nel non intaccare i bordi. E’ evidente, che se la tavoletta fosse stata su, perché una donna non l’avesse messa giù, il problema di sporcare il bordo, non ci sarebbe stato.
Siete voi, a metterci nelle condizioni di sbagliare.
Voi subito direte: ma se alzavi la tavoletta, non ti avremmo messo nella condizione di sbagliare! E invece no! La vostra pretesa di alzare la tavoletta è una vostra forzatura egoistica.

Dite che esagero? E dove lo mettere l’igiene?

Voi donne, potete espletare l’atto, senza dover toccare la vostra patatina con le mani. Suvvia, un fazzoletto e asciugate. Noi maschietti, invece, quando tiriamo fuori il pistolone, lo dobbiamo toccare con le mani (ben salde poi! altrimenti schizziamo fuori) e prima toccare la tavoletta (preda di germi e batteri anche se pulita cinque minuti prima da una donna col il NAPALM).
Toccare prima la tavoletta sporca e poi il pistolone (o il pistolino per i meno fortunati XD) fa decisamente schifo.

Questo criterio, alcuni uomini (tipo io) lo hanno per cognizione. Non voglio toccare una tavoletta in cui germi e batteri prolificano e poi la mia pelle. Altri uomini, più tribali, questo criterio lo hanno per istinto. E’ scarsamente igienico toccare la tavoletta e poi il nostro organo più vitale (e virile).
Nessun uomo o donna, per istinto, prima tocca l’immondizia e poi si tocca il coso o la cosa.
Alzare la tavoletta per noi uomini, è un gesto non istintivo, di rifiuto inconscio, ecco perché voi dite che non impariamo mai. Non potete vincere la natura inconscia delle cose.
Sappiatelo che ci fate del male! (Sento qualche donna che già vuole lapidarmi! XD)

Ma poi, io dico, santa pazienza. Le donne, se decidessero di rinunciare a questa crociata perdente della tavoletta alzata, ne avrebbero solo vantaggi.
Primo, non dovrebbero ripetere ad un uomo sempre le stesse cose per decenni: abbassa la tavoletta.

Secondo, se l’uomo non si ritrova la tavoletta abbassata, è ovvio che non la sporca. Quindi voi donne, quando andreste al bagno, la ritrovereste alzata e pulita (almeno sul bordo superiore).

E’ di gran lunga più sensato ed efficiente, se la tavoletta sta sempre alzata.

Le donne lo capiranno mai? Beh, come diceva quel tale famoso, è più semplice che un cammello passi per la cruna di un ago, che una donna accetti la sensatezza della tavoletta alzata.

Per concludere, veniamo anche alla disamina del getto fuori bordo dell’uomo. Concordo con voi. Andare fuori è brutto e vergognoso.
Però noi maschietti, abbiamo delle attenuanti, che le donne non ci concedono mai.

Perché per voi è facile prendere la mira. Anche se scomode, vi appollaiate di sopra e la gravità fa il resto.
Mentre noi poveri uomini vittime, dobbiamo essere così bravi ed efficienti, da dover centrare la tazza a tutte le ore del giorno e in ogni situazione possibile, senza mai sbagliare un colpo. E’ vero, che se ci impegniamo potremmo riuscirci, siamo allenati sin da piccoli a mirare il vaso. Ma il problema è, che quando andiamo al bagno, non siamo come Michael Jordan concentrato che tira nel canestro durante la finale degli NBA. Ma arriviamo al bagno di fretta, di norma sovrappensiero (il bagno aiuta sempre a pensare) e mentre siamo con i pensieri rivolti ai massimi sistemi del mondo, capita di distrarsi e ops… mannaggia è uscita fuori!
Anche perché, guardate che non è mica semplice, per un uomo, sapere a ogni istante della giornata, la pressione del getto che sta per scatenare. Alcune volte il getto sembra fuoriuscire da una pompa idraulica, e allora occorre un passo indietro, altre volte il getto sembra un rubinetto che sgocciola, e allora occorre il passo in avanti.
Infine, considerate anche la sorte di noi poveri maschietti che, appena alzati dal letto, zombie che camminato col georadar per rintracciare il bagno, ecco, con gli occhi ancora appiccicati e il cervello spento, centrare il buco, non è per niente facile.

In ultimo, visto che in questo post non esistono tabù… ecco, mettete quei rari casi, in cui il maschio si ritrova a dover urinare, col suo pistolone lungo e duro. Eh sì, capita raramente, ma può succedere che il pistolone sia eccitato da un sogno, dalla visione di una callipigia un attimo prima o per fatti suoi, che non sono necessariamente i nostri; ecco… quando è erto, tavoletta abbassata o no, riuscire a piegare in giù la proboscite tesa e centrare l’interno, è roba da mission impossible!

Ecco, mi sono speso. Sono stato bravo a perorare la causa maschile? XD
Vi ho convinto donne?
Dubito. Ma nella perenne lotta fra il male e il bene della tavoletta alzate: viva la tavoletta all’in su, siempre! 😛

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Barbara Businaro

Apr 20, 2018 at 10:19 AM

Sono alle lacrime!! 😀 😀 😀
Penso che il genere maschile non poteva avere avvocato migliore!

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Marco Amato

Apr 20, 2018 at 10:24 AM

Allenato nelle argomentazioni da anni e anni di frustrazioni!
E poi mi divertiva, farmi odiare un pochetto dalle donne. La tavoletta alzata è una guerra di religione. 😛

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Tiade

Apr 20, 2018 at 10:58 AM

Indubbio che per un soggetto di virile accento, siano un problema insolubile sia la posizione che la mira. Addestrati nelle ere alla posizione eretta, virile, come i soldati di Napoleone, s’innalzano durante la funzione come obelischi di supremazia maschile, come ercolino sempreinpiedi.
Ma non sarebbe inutile cominciare a pensare ad una posizione più fisiologica: quella seduta.
I vantaggi sarebbero più d’uno: non cascare in caso di sonno recidivo; non aver problemi di mira; non dover entrare in disserzioni inconcludenti con l’altra metà del mondo; essere più comodi e rilassati con tutto vantaggio della prostata (medicalmente accertato); dover toccare solo l’oggetto del loro orgoglio nel caso di misure spropositate e null’altro.
A nulla valgono eccezioni che, comunque, quando non devono irrorare tavoletta, pareti, pavimento e tende, a sedere si devono pur mettere senza tema di “ingombri”. Sempre che non siano allenati a farla in piedi, come gli elefanti.
Risultando perciò, in tutta evidenza, le motivazioni della difesa pretestuose e fuorvianti, chiedo per il soggetto il massimo della pena: Guanti e strumenti di pulizia.
Arringa finita,

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Barbara Businaro

Apr 20, 2018 at 1:49 PM

Anche tu come avvocato del genere femminile non scherzi, Tiade!

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Alessandro Blasi

Apr 20, 2018 at 11:01 AM

Ahahahaha. Questa della tavoletta è troppo bella!! Bellissimo anche il commento di Marco anche se, purtroppo, devo dire che in alcuni casi la tavoletta può star giù, anzi, tutto tappato come dice l’idraulico!

Mi permetto di commentare alcune righe del galateo:
– “alzare la tavoletta del wc”:
Direi che è il minimo, almeno se si utilizza un WC in ambito casalingo o lavorativo. La mira è buona e allenata in anni e anni, ci sono vari trucchi per evitare lo sgocciolamento indiscriminato e non voluto). Se si tratta di un water di un centro commerciale, almeno in quello degli uomini, solitamente la tavoletta è già stata rubata o distrutta! In ogni caso non la toccherei mai nemmeno con un guanto certificato per “rischio chimico”;

– “quando si espleta la funzione, mirare possibilmente l’interno del wc”:
OK! Come detto prima vanno presi eventuali accorgimenti per evitare che il “pistolone” (come definito dal collega uomo precedentemente) sgoccioli come un rubinetto che ha la guarnizione dell’areatore rovinata dal tempo;

– “se volete essere anche acusticamente indiscreti, oltre a chiudere bene la porta, cercate di non mirare alla pozza, ma alla parete”:
Recenti studi realizzati dalla comunità scientifica internazionale affermano che mirare alla parete del water produca un maggior numero di schizzi che possono fuoriuscire dal “canestro” e sporcare quindi tavolette, bordi e pavimenti. Mirare all’interno della pozza, con un’incidenza angolare ben calcolata, previene questi schizzi come quando un tuffatore professionista si butta in acqua!

– “se si dovesse casualmente bagnare la tavoletta, asciugarla con un pezzetto di carta igienica”:
La sola carta igienica servirà a pochino, levi la pipì ma non eventuali batteri. Dovresti avere a disposizione i fazzolettini imbevuti con antibatterico. Di solito c’è nei bagni dei c.commerciali questo genere di attrezzatura ma, sempre di solito, il contenitore è vuoto!

– “se si dovesse casualmente bagnare il pavimento, asciugarlo con un pezzetto di carta igienica (siete sicuri che non vi convenga sedervi la prossima volta?)”:
In un bagno casalingo condiviso preferisco sedermi, il momento di riflessione e di riposo familiare fa sempre comodo. In ambito lavorativo mi schifo a sedermi tanto quanto un bagno del c.commerciale. Se conosci i colleghi (maschi) eviti di sederti se non strettamente richiesto da eventuali rocambolesche avventure sfinteriche posteriori.

– “tirare lo sciacquone e verificare la pulizia dell’interno (in caso di stati solidi);
richiudere sempre tavoletta e coperchio”:
Sul richiudere la tavoletta e coperchio sono d’accordissimo, soprattutto in ambito lavorativo: se quando tu esci dal bagno lasci il coperchio giù, chi va dopo di te, se è donna, se ne accorgerà e vedrà che hai lasciato pulito. Questo è un segno distintivo che ti salva il famoso “posteriore” il giorno in cui una tua collega entrerà e troverà (si può dire visto che è un post scherzoso e divertente) tutto “spisciatho” (detto alla fiorentina). In questo caso, anche davanti ad un giudice di pace, ci saranno sempre testimoni pronti a dire: “Lui non può aver fatto una cosa simile, chiude sempre tavoletta e coperchio”.

– “lavarsi le mani (aspetto da non sottovalutare: non fa una buona impressione sapere che un uomo si è appena intrattenuto col suo pipino e poi corre a darci la mano per le presentazioni).”:
Lavarsi le mani è una buona abitudine di entrambe i sessi… a meno che le “ragazze” non si asciughino la passerotta e, in tal caso, non la toccano!

Buona giornata a tutti e, se volete un alibi, buttate giù tutto dopo aver espletato le vostre funzioni.

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Barbara Businaro

Apr 20, 2018 at 1:56 PM

Adesso devo cercarmi su YouTube l’audio per la corretta pronuncia di “spisciatho”… 😀
Argomento proprio da bar oggi, ma del resto, oggi uno scrittore noto ha pubblicato un articolo sulla stitichezza della letteratura italiana. Chissà se la cosa deriva pure dall’annosa diatriba della posizione della tavoletta!

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Alessandro Blasi

Apr 20, 2018 at 12:16 PM

Scusa l’intromissione, dici di sedersi perché così lo tocchi solo in caso di smisurata misura ma, dimentichi, che per igiene et profumazione, andrebbe ben asciugato dopo l’uso, altrimenti, nel riporlo potrebbe fare il lancio delle goccettine superstiti fino al sanitario di fronte, anche per alcuni metri.
Barbara lo sa, io sono molto incentrato all’oriente e alla cultura giapponese. Avete mai pensato al fatto che loro non si stringono la mano? Mica scemi, tu fai quello che vuoi con il tuo pistolino (volutamente in versione diminutiva perché scientificamente provata la ridotta dimensione) ma io ti saluto con tanto di inchino, nessun contatto con i tuoi germi. E, a proposito di germi, pensiamo alla loro abitudine di mettere una mascherina davanti alla bocca se si ha influenza o raffreddore. Ma questa sarà sicuramente un’ottima traccia per il futuro testo: “Elogio delle mascherine all’orientale” che faremo scrivere al nostro capitano!!

Sempre pensando all’oriente, mi viene in mente, ma gli uomini la faranno in piedi o seduti sui mega super tecnologici water con radio, mp3 e luci emozionali?

Chiederò lumi agli amici giapponesi!!

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Barbara Businaro

Apr 20, 2018 at 1:58 PM

I modelli giapponesi nuovi comprendono anche lavaggio e asciugatura. E vedrai che alla fine avranno previsto pure la radiazione ultravioletta germicida! Mica scemi no! 😉

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nadia

Apr 20, 2018 at 12:29 PM

Fortissimo questo pezzo.
Io sono stata abituata molto bene, quindi credo di aver trasportato le buone abitudini in famiglia. Nessuno fa a meno del gesto di alzare e abbassare il coperchio, meno ancora da quando abbiamo due gatti in casa, curiosi all’inverosimile e già presi al volo prima di finire pucciati nell’acqua del water. Dunque i bagni pubblici in casa si vedono un po’ come l’ultima spiaggia, per dire i miei figli piuttosto la portano a casa. Ecco. Altrimenti è vero rimpiango di non essere nata uomo per poter evitare i contorsionismi yoga dei bagni pubblici, vero incubo… E comunque non poteva uscirti pezzo migliore.

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Barbara Businaro

Apr 20, 2018 at 12:48 PM

I gatti, non avevo pensato ai gatti!! :O
Per dire il vero, non ricordo che la mia Simba considerasse il water, no, la cosa non le dava il benché minimo interesse.

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nadia

Apr 20, 2018 at 12:33 PM

E no Marco, se uno ha dubbi si siede. Punto. Altrimenti poi pulisce di nuovo con il NAPALM! E poi scusa ma sei terribile, hai sempre la scusa pronta.

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Tiade

Apr 20, 2018 at 12:38 PM

@Alessandro, non si usano più le foglie di fico, alquanto ruvide, esiste la carta, inventata bel oltre 160 fa, perfettamente atta all’uopo, ottimamente usufruibile sia per “tenerlo” che per “asciugare” le dispettose goccettine, a meno di non trovarsi un pitone selvatico e alquanto irascibile come compagno di viaggio, o un rubinetto che perde, la cosa non è impossibile, con un po’ di allenamento.
In quanto al lavacro rituale delle mani, sarebbe auspicabile anche solo per una “pettinatina” alle folte choime, e più volte al giorno, che i germi non sono solo in bagno, ma anche nell’ambiente in generale.
Per la mascherina concordo, e non solo in caso di malessere personale (al che meglio sarebbe non andarsene a spasso in guisa di monatto), ma per non essere influenzati dai germi altrui. Ve ne sono di molto carine e colorate per i patiti dell’abbinamento colori, come me.

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Tiade

Apr 20, 2018 at 3:17 PM

@Barbara, è solo un buon allenamento.
Ho cresciuto due uomini, per cui in famiglia ero in netta minoranza e se non avessi messo delle regole, fin dall’infanzia, poi estese a tutti i componenti, avrei avuto come unica soluzione il campo dietro casa, sicuramente più pulito.
Regole estese anche agli ospiti maschili, viste le innumerevoli frequentazioni gionaliere, e, a tale scopo, in bagno era appeso un cartello ben esplicativo.
Chi non ha inteso adeguarsi si è dovuto accontentare del bosco, fuori dal cancello, insieme alla selvatitudine che più gli era simile, i cinghiali.
Con tutto il rispetto per la controparte, non è mai troppo tardi. 🙂
Mi spiace non poter mettere immagini, ma te la mando, giusto per tuo diletto.

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:07 PM

L’ho visto, bellissimo! 😉

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Calogero

Apr 20, 2018 at 3:39 PM

Dico, signore care e incontentabili: ce l’avete una vaga idea di che cosa significhi per un individuo di sesso maschile affrontare il catartico atto della minzione di primo mattino, con la vescica (sempre meno elastica per via dell’età) traboccante e l’immancabile erezione mattutina? Che cosa dovremmo fare noi poveri imputati, improvvisare un’estemporanea verticale sulla tazza tutte le volte che ci scappa e ce lo abbiamo in tiro? Direi che non è proprio il caso. Basta attrezzarsi di spruzzatore pieno di alcool etilico denaturato (come io stesso sono uso fare) e igienizzare il sanitario dopo ogni uso, che i bagni sporchi fanno schifo a tutti, checché se ne voglia dire, anche ai signori.
Sfatiamo il falso mito che vuole l’uomo intento a spandere pioggie dorate come se non vi fosse un domani e dare vita a ruscelli e stagni di “orino” liquido.
Badate: ho detto l’uomo, non il maiale bipede; per quello va fatto un ragionamento a parte.

Ritengo, a ben vedere (e rendo un enorme servizio a lor signore nel farlo notare! No, non ringraziatemi, lo faccio ben più che volentieri), che lo sforzo fisico da bagno si addica molto meglio al gentil sesso, spesso impegnato in una difficile crociata contro la costipazione; è giustappunto per il suddetto motivo che le mamme, dall’alto della loro esperienza, insegnano alle figlie, ‘fin da piccine, a rocambolesche pose yoga’, adducendo nientepopodimenoché LA SCUSA: ‘non toccare mai e poi mai la fatidica tavoletta’, al fine di istuire le nuove leve al necessario scarico intestinale forzato, non per altro, checché se ne voglia dire.
Eeeeeh… LA SCUSA…
Cosa sarebbe il meraviglioso e costipato mondo femminile senza LA SCUSA… Che ne sarebbe dell’improbabile “Battaglia della tavoletta” che dall’inizio del “Era della tazza da bagno” conduce con fiero e irremovibile piglio alimentato dall’irritante stitichezza e dall’altrettanto irritante indisposizione ciclica a cadenza pressappoco quadrisettimanale che forniscono regolarmente nuova linfa da spendere in favore della causa?
Scusate, mi sono lasciato trasportare dal sentimento. Ritorno all’argomento principale.
Lo sforzo fisico da bagno, dicevo, vostro onore, si addice molto meglio al gentil sesso, ché l’uomo lo stronzo è capace di farlo senza sforzo alcuno, se mi si passa il francesismo.

Con queste ultime, per perorare non meno che avallare la tesi, comprovata da ampi riscontri, del teste Alessandro, secondo il quale ‘Recenti studi realizzati dalla comunità scientifica internazionale affermano che mirare alla parete del water produca un maggior numero di schizzi che possono fuoriuscire dal “canestro” e sporcare quindi tavolette, bordi e pavimenti’, il quale teste aggiunge che, a ben vedere: ‘Mirare all’interno della pozza, con un’incidenza angolare ben calcolata, previene questi schizzi come quando un tuffatore professionista si butta in acqua!’
Ragionamento senza dubbio impeccabile, seppur valido esclusivamente per chi è uso farla in piedi.
Mi spiego: quando in ufficio la sempre sorridente e imprescindibile signora delle pulizie ha appena finito di tirare a lustro la “coppa dei campioni” e il primo fortunato membro della comunità a servirsene è un’esponente dell’immarcescibile “Setta della pisciata seduta a tutti i costi” (poiché priva di organo estensibile e opportunamente dotata dall’evoluzione di organo complementare al precedente), la quale, come si evince senza ombra di dubbio dal sonoro che giunge inconfondibile fuori dalla porta, al sensibile orecchio della fila in attesa, la fa dritta nella pozza, direi che non vi è dubbio alcuno che a schizzare di grosse gocce giallastre il bordo inferiore del sacro oggetto del contendere, ‘la Tavoletta’, sia stata proprio la suddetta (che non si è nemmeno degnata di cancellare le prove!)

Ora, io mi chiedo e Vi domando, signore e signori di questa rispettabilissima corte, di fronte a cotanto inconfutabile prova di colpevolezza: macchéddavero vogliamo dare la colpa sempre al sopracitato maiale bipede, ignorando deliberatamente e negando con fazioso intento l’esistenza, altrettanto comprovata, dalla falsamente mitologica maiala bipede?

Ai posteriori l’ardua sentenza!

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:28 PM

Obiezione accolta, signor Calogero.
Appartenendo al genere femminile, ma a quello che si volta indietro e cerca di pulire tutto (a volte in palestra con un paio di salviette tolgo dal lavandino pure i capelli della stronza che è passata prima…), posso confermare che anche l’organo femminile non è preciso: abbiamo problemi di differente pressione, non tanto mattutina ma perché abbiamo il brutto vizio di conservare liquidi per troppo tempo; non raro, ma soffriamo pure di direzione scorretta del flusso, che non segue solo la forza di gravità, ma anche la messa in piega della capigliatura locale (e c’è chi anche lì predilige il lungo, qualcuna anche colorato); non ultimo, come voi se miriamo alla pozza facciamo rumore, e se miriamo alla parete, magari a 75 bar, provochiamo schizzi di riflesso sulla parte bassa della tavoletta. Non a caso ho introdotto questo testo dicendo di avere nel frattempo visto cose indicibili in bagni esclusivamente femminili. Dunque, nemmeno il genere femminile è senza macchia. La regola di voltarsi indietro e lasciare pulito vale per tutti.

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Tiade

Apr 20, 2018 at 3:49 PM

Dimenticavo.
@Alessandro. “per igiene et profumazione”.
Per quanto ben asciugato non si potrà certo dire profumato (e sull’initimo ben si nota), mal non sarebbe usare acqua e detergente, e possibilmente NON NEL LAVANDINO, dove altrui son use praticare le abluzioni del viso. A tal proposito nel nostro paese i bagni non son privi di uno strumento utile da centinaia di anni, il bidet, che altri paesi pare disconoscano e non oso pensare in qual modo provvedano alla pulizia postuma, sempre che vi provvedano.

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:30 PM

Mai visto un bidet però in un bagno pubblico o lavorativo. Purtroppo.

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Tiade

Apr 20, 2018 at 4:02 PM

Le scuse che adducono gli imputati non sono altro che scuse, appunto.
A nulla vale il pretesto di turgicità, che non credo nessuna di noi conviva con un equino.
Certo che pare più semplice, e pigro, estrarre solamente l’arma del delitto piuttosto che doversi “abbassare al livello” e “calarsi le braghe”.
E qui l’accusa chiederebbe una perizia super parters, ché varrebbe la pena di analizzare i motivi reconditi, e inconsci, di tali, recidivi, comportamenti.
E qui mi zitto, 🙂

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:33 PM

Non s’è mai visto un cavaliere che tiene in mano lo spadone da seduto in battaglia… 😀 😀 😀
Perizia gratuita eseguita.

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Alessandro Blasi

Apr 20, 2018 at 5:38 PM

Te la mando io la pronuncia… non credo che su youtube ci siano video a tal proposito… o forse sì??? 😮

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:36 PM

Dopo la valutazione dell’audio inviato dal teste, sia messo agli atti che si pronuncia: spisciàtho (mancava l’accento) 😀

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Alessandro Blasi

Apr 20, 2018 at 5:43 PM

@Tiade:
– L’eventuale turgicità è un problema sia in piedi sia seduti… te lo assicuro!! 🙂
– Riguardo “l’igiene et profumazione”, c’è chi non asciuga e… in tal caso… altro che profumazione!! 🙁
– La “foglia di fico” oramai è in disuso, si sa, ma la carta è assorbente e potrebbe rilasciare parti umide sulle mani che vanno, quindi, SEMPRE lavate.

Pur avendole lavate, comunque, vi faccio un inchino e vi dico…. Sayounara!!

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newwhitebear

Apr 20, 2018 at 5:48 PM

annosa discussione ma ottimo spunto di confronto. Che il bagno degli uomini, anche quelli dedicati solo a loro, siano in cattive condizioni lo convengo ma pare – non per tirare una frecciata che anche quello delle solo donne spesso non sia molto ben messo.
Tavoletta su o giù? Tavoletta su, almeno per me. Centrare il bersaglio? Ci provo con percentuali ottime. Altro da dire? Nulla

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:50 PM

Temo che questa annosa questione continuerà per qualche anno ancora, finché non avremo tutti un Toto Toilet a casa! 😀

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Giulia Mancini

Apr 21, 2018 at 8:29 AM

Questo post è davvero divertente, hai fatto bene Barbara a riproporlo sul blog, ha scatenato molte discussioni sull’eterna lotta tra il bene e il male ops, volevo dire tra tavoletta su e tavoletta giù. Marco mi ha fatto sbellicare dalle risate, concordo con Nadia, ha sempre le scuse pronte. Che dire io più che della tavoletta mi preoccupo dei residui di pipì che vengono lasciati sul bordo e intorno, mi è capitato spesso di trovarne e non è piacevole. Quindi ripulire i propri residui caro uomo, se non hai centrato il buco, può essere utile. Ovviamente vale anche per le donne che quando fanno pipì in sospensione allenando i quadricipiti può capitare…

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:52 PM

A proposito di residui lasciati intorno, vogliamo parlare dei temibili tappeti da bagno sintetici che in qualche terribile ufficio sono stati utilizzati per mimetizzare tale scempio? Brividi… per fortuna le norme di sicurezza li hanno eliminati!! 😀

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Marco Amato

Apr 21, 2018 at 9:29 AM

Grazie Nadia, grazie Giulia, grazie Barbara,
comunque, se avete bisogno di avvocati che combattano cause perse, io sono a vostra disposizione. 😛
Eh sì, perché qui vale quel che ha fatto dire Sergio Leone in un suo film: Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto.
Nel nostro caso è evidente che quando un uomo dalla tavoletta alzata, incontra una donna, l’uomo dalla tavoletta alzata è un uomo morto. XD
Oppure capita come dice giustamente Nadia, che lei i piccoli uomini li educa sin da piccoli alla religione femminile della tavoletta abbassata. Brava, le nuore ti ringrazieranno e noi ultimi duri e puri della tavoletta alzata siamo destinati alla stessa sorte dei dinosauri, all’estinzione.
Resta il fatto, che un uomo che sporca i bordi o per terra e non pulisce, non è un uomo, ma un animale.
Infatti, secondo me alcune donne sbagliano, in certi locali pubblici appendono dei cartelli dentro il bagno dei maschi, come rimprovero preventivo per centrare il buco. In realtà, gli uomini, devono essere più punti sul vivo.
Io metterei come cartello: “non foste fatti per viver come bruti!”
E comunque questo post mi ha messo soggezione. Sappilo Barbara. Ormai anche la mattina, con le palpebre ancora chiuse e la mente ancora vagante fra i Campi Elisi, appena giungo davanti la tazza, apro ben bene un occhio, faccio una valutazione trigonometrica sulle reali dimensioni del buco. Poi stimo la portata potenziale del mio getto, ovviamente nella scala decilitro al minuto, e quando tutti i calcoli sono precisi, tengo ben saldo, tipo pompiere che affronta l’Inferno di Cristallo, e mi diletto in una performance da manuale di donna perfetta. Potete stare tranquille. Almeno finché non mi scordo di questo post, giuro, sarò un uomo dal getto esemplare… ma dalla tavoletta alzata, però. XD

P.s. ho riletto il mio post precedente, oddio, quanti refusi. Giuro che non commenterò più post lunghi da cellulare. Per farmi perdonare vado a pulire i cessi Mediaset… ah no, questa è un’altra storia. 😛

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 2:54 PM

Uhm, e che storia è quella dei bagni di Mediaset? Stai cercando di vendere il testo di una fiction e qualcuno ti ha suggerito di partire dal basso? 😀 😀 😀

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elena

Apr 21, 2018 at 1:33 PM

E così @Marco, noi avremmo la patatina e voi il pistolone? Se fossi ricca risolverei con due water in casa, ma mi devo accontentare. La nostra tavoletta è spesso su, in casa non mi da fastidio ma nei bagni pubblici mi fa uscire di senno. Perché mai dovrei toccare la tavoletta per rimetterla in ordine prima di espletare? Fatelo voi, no? In ogni caso è molto utile anche un cartello che indichi a chi proprio non ci arriva l’uso corretto del bagno.
A forza di rompere le scatole (tre donne contro un solo uomo) mio padre si era adeguato alla tavoletta giù . Col mio compagno non ci sono ancora riuscita 🙂

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 3:00 PM

Qui Elena coperchio sempre abbassato. Anche perché di fianco al water c’è il radiatore scaldasalviette. E se metti i calzini a scaldarsi prima di vestirti, e inavvertitamente questi scivolano dentro la tazza aperta, con chi te la vuoi prendere, eh? 😉

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Tiade

Apr 21, 2018 at 2:43 PM

@Barbara Lieta che ti sia piaciuta, meriterebbe una tesi a parte, anche al femminile: “le posizioni”.
Per quanto riguarda il lavarsi dopo, esistono in commercio praticissime salviettine umidificate per lo specifico uso, che manco una doccettina userei non essendo certa che non sia venuta, anche accidentalmete, a contatto con chissà cosa…

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Alessandro Blasi

Apr 21, 2018 at 2:55 PM

Obiezione Vostro Onore @Barbara: !!

– io sono uno di quei fortunati che ha il bidet e anche la doccia al lavoro, non li userei mai nemmeno se mi costringessero, ma li abbiamo;
– il perito da lei scelto per la perizia gratuita non è attendibile!! Capisco che durante l’uso il Cavaliere non tenga la spada saldamento con la mano, ma prima o poi si dovrà pur alzare e se “codesto hòso” non lo tieni, inizia a “sballonzolare” come un pendolo “spisciàtho” e, allora, tanto valeva farla in piedi!! Se non lo tieni saldamente con una mano e con l’altro prontamente lo asciughi “T’hai bell’e spisciàtho tutto quanto i’bbagno di nuovo!!”

Chiedo una nuova valutazione tecnica!! 😀

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 3:04 PM

L’obiezione non può essere accolta, la perizia era in riferimento ai motivi reconditi, inconsci, e recidivi, per cui gli uomini soffrano nell’effettuare la minzione da seduti. 😛

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 3:11 PM

La cosa strana è che nessuno di voi maschietti ha chiamato in campo la matematica (e la statistica!) Perché lo scienziato Jay Pil Choi del Michigan State University ha effettuato uno studio, con tanto di equazione, per cui la tavoletta del water dovrebbe stare alzata. Lo scrittore invece Richard Harter ha approfondito l’analisi constatando che la miglior soluzione sarebbe lasciare abbassata la tavoletta la metà delle volte.
Qui l’articolo del Daily Mail: Good news, guys: Economists use math to show that it’s OK to leave the toilet seat UP!
Questo lo studio originale di Jay Pil Choi: Up or Down? A Male Economist’s Manifesto on the Toilet Seat Etiquette
Ora, capite l’importanza che ha assunto questa semplice diatriba goliardica? 😀

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Calogero

Apr 21, 2018 at 5:51 PM

@ Barbara: fate messa in piega e colorazione pure alla capigliatura locale? Fai da te o professionale? (Chiedo soltanto per dovere istituzionale, si capisce, ai fini di istruire correttamente il processo… ;P )

In effetti è proprio alla tua introduzione superpartes che mi sono ispirato per l’arringa.

Tornando al discorso principale, sentite e considerate le testimonianze addotte dai partecipanti al processo di moralizzazione fisiologica, magari (la butto lì), non sarebbe meglio fare che ciascuno, di tavoletta, ne abbia una personale (magari serigrafata con immagini di Pipi Calzelunghe, Titty e Silvèstronz o Pupù-le-Pew) e all’occorrenza adoperi la propria, in modo da non essere costretti a maneggiare e ripulire quelle degli altri?
Semplici, pratiche tavolette rimovibili.
Se gli americani sono riusciti a “innovare” il bagno trovando il modo di lavarsi dove l’hanno fatta grossa (e con questa possono scordarsi che frequenti le loro abitazioni. Il bidet nella tazza non lo farei nemmeno se da ciò dovessere dipendere la sopravvivenza del genere umano!) sono pronto a scommettere che noi possiamo fare di meglio (non che ci voglia poi chissà quanto) tirando fuori dal cilindro tavolette personalizzate (ergonomiche, corredate di spalliera, braccioli e poggiatesta per un migliore relax, leggio con girapagine automatico che si attiva a comando petale, rullo massaggiatore per rimuovere la cellulite dai glutei…) dotate di incastri a pressione o fornite di guide come i cassetti, facili da applicare alla tazza e ancor più da rimuovere, o magari copritavolette impermeabili usa e getta da infilare alla tavoletta come un comodo pigiamino e rimuovere dopo l’uso per destinarle al secchio del secco non riciclabile.
O se no, alla meno peggio, si farà come Arale quando esamina una popò: utilizzare un legnetto per alzarla e abbassarla ‘sta famigerata tavoletta radioattiva figlia del demonio…

Lo scienziato Jay Pil Choi e lo scrittore Richard Harter dimostrano chiaramente come il cazzeggio, nel contesto evolutivo dell’Homo Sapiens, non sia un attività fine a se stessa ma rappresenti un’eccellente opportunità di crescita personale e professionale, mettendosi alla prova anche con argomenti leggeri affrontati in un clima arguto e spensierato. Ma magari ne parliamo un’altra volta, ché adesso sono atteso a un’improrogabile seduta di gabinetto. Batto in ritirata (strategica)… Volevo dire… mi ritiro per “deliberare”. No, quest’incombenza spetta esclusivamente a Vostro Onore! Sì, insomma, anche se nessuno mi ci ha ancora mandato, vado a farla tutta.
Con permesso.

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Barbara Businaro

Apr 21, 2018 at 7:56 PM

Calogero, Kim Kardashian se li fa tingere dal truccatore per ogni evento mondano, ma penso che le comuni mortali seguano gli stessi riti dei capelli, fai da te casalingo o professionale dall’estetista. Cerca su Google, la prossima volta che vai in ritiro meditativo col tablet… 😛
Che uno scrittore dev’essere informato su tutto, ma proprio tutto! Non sai mai che personaggi ti capitino in una storia da scrivere.

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Rosalia Pucci

Apr 22, 2018 at 8:18 AM

Fortissimo questo pezzo, immagino i commenti degli uomini. Eh sì perché la questione del water e della tavoletta è una diatriba infinita. A casa mia tavoletta giù, pulizia e chiusura, niente pozze per terra, e se avviene, pulizia. Le giustificazioni non sono ammesse, è una questione di civiltà. L’avvocato Marco non mi convince per niente, faccia il suo lavoro di scrittore che è meglio:D

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Barbara Businaro

Apr 22, 2018 at 5:42 PM

E pensare che la diatriba è alquanto recente. Perché sebbene esistessero già dei bagni con sedute in epoca romana, non sappiamo se era previsto l’uso della tavoletta. E il water così come lo conosciamo oggi, tazza con tavoletta e coperchio, appare nel 1883 in Francia.
C’è persino un giornalista che ha scritto un libro, su usi e costumi della stanza da bagno nelle varie epoche: La civiltà in bagno di Lawrence Wright 🙂

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Calogero

Apr 22, 2018 at 1:58 PM

Mi rendo conto che si tratti di un sacrificio bello grosso, ma preferisco lo stesso documentarmi a riguardo con un’esplorazione diretta, sul campo. 😉 Ad oggi comunque ne ho visti solo di naturali e rasati.

P.S.: i personaggi dei miei romanzi non le fanno queste cose, sono personcine assai morigerate (sento già il naso allungarsi e le gambe diventare più corte).

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Marina

Apr 22, 2018 at 4:44 PM

A parte che per leggere articolo e commenti maschili al seguito ho cominciato alle 15:00… 😀
dico solo che vivo in casa con tre maschi e non so più a quale santo votarmi per fare capire certe cose tipo: alzare la tavoletta o, comunque, pulirla DOPO!
Battaglie perse, pulizia del wc che ha la durata di uno starnuto, rimedi esasperati tipo chiudere a chiave almeno un bagno a uso esclusivo dell’unica donna della famiglia, resa definitiva con preghiera di farne smammare al più presto da casa almeno due, ché il terzo (il più grande) mi serve e me lo tengo.
E comunque, la tavoletta da me è sempre abbassata, ma io la vorrei vedere alzata: pistolino, pistola o “amato” pistolone VOI, maschi, siete senza speranza (anzi siamo noi a essere senza speranza con voi!)

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Barbara Businaro

Apr 22, 2018 at 5:55 PM

Mah, quale sia il Santo protettore dell’igiene del bagno non lo so… però potresti provare col famoso metodo Cesaroni (dalla primissima puntata della prima stagione): lo scopettino del water sotto il naso quale minaccia a pulire subito il bagno… Si sa, che lo scopettino è un’arma più che letale! 😀 😀 😀

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Maria Teresa Steri

Apr 24, 2018 at 11:08 AM

Ma che pezzo delizioso! Mi è piaciuto tantissimo, stile brillante, verità sacrosante 😀 E sì, valeva la pena di essere conservato e ricondiviso. A questo punto devi proprio lanciarti in una nuova rubrica, magari intorno agli oggetti di uso comune (o anche da alcune persone, come nel caso in questione).
Sulla faccenda della tavoletta non mi pronuncio. Sono schifiltosa per natura e ne avrei anche io da raccontare di situazioni horror che mi sono capitate, ma calo un velo pietoso 😛

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Barbara Businaro

Apr 24, 2018 at 12:49 PM

Brillante dici? Allora devo scrivere quando sono arrabbiata! Ricordo che ero particolarmente furente quando l’ho scritto. 😀
Beh, l’horror assoluto l’ho visto quando ero assistente in campo scuola estivo al mare, tra le addette della pulizia della palestra, dopo il passaggio dei bambini. Facevamo a testa o croce per pulire quello dei maschi… Ulteriore prova che l’educazione comincia da piccoli!

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Maria Teresa Steri

Apr 24, 2018 at 1:00 PM

Le emozioni forti fanno bene alla scrittura 😉 Pure la rabbia!

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IlVecchio

Apr 25, 2018 at 9:50 PM

Mi assento qualche giorno all’estero e guarda cosa devo leggere!
Ai gentiluomini dico solo che prima si abituano alla posizione seduta e meno ferito sarà il loro orgoglio quando rimarrà il solo modo sicuro di utilizzare la signora toiletta. E tutti gioveremo della ritrovata pulizia.

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Barbara Businaro

Apr 26, 2018 at 11:53 PM

Eh, quando il gatto manca… 😀

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Luz

Apr 26, 2018 at 8:35 PM

Di questo ameno argomento posso dire: ho un coniuge assai educato a riguardo.
La tavoletta del nostro bagno è rigorosamente abbassata e il coperchio debitamente chiuso, terminato l’uso.
Ho un consorte elegante d’animo, sono fortunatissima. 🙂

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Barbara Businaro

Apr 26, 2018 at 11:57 PM

E nel luogo di lavoro? Perché nel testo non mi riferivo tanto all’ambiente casalingo (anch’io sono nella schiera delle fortunate, se si considera poi che al mio rientro da Parigi ho addirittura trovato la cera passata in salotto! “Pioveva…”) Ma in ufficio e nei locali pubblici, siamo sempre così fortunate? 😉

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Luz

Apr 28, 2018 at 9:08 AM

Nel luogo di lavoro (scuola) abbiamo bagni separati dai maschietti.
In una scuola con bagno promiscuo non nego di essermi sentita assai in imbarazzo a condividerlo.

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Barbara Businaro

Apr 28, 2018 at 5:20 PM

Già Luz… da qualche parte ci sono donne meno fortunate di noi! 🙁

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Tiade

Apr 27, 2018 at 12:06 AM

Non mangio e non bevo, se proprio devo, come quando sono in viaggio, in piedi, rigorosamente, visto che non posso viaggiare col napalm, visti i tempi.
E non chiedetemi come si fa… si fa, si fa.

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