Diario difficile di un lettore sulla spiaggia
Giorno 3 – Troppa confidenza

Il terzo giorno è quando i vicini iniziano a prendersi troppa confidenza. Ti hanno studiato il giorno precedente, cosa fai, come ti comporti, i tuoi orari e movimenti, e decidono se considerarti o ignorarti. A quanto pare io ispiro troppa fiducia e sebbene il mio libro aperto sotto il naso dovrebbe indicare che prediligo quiete e riservatezza, cercano sempre d’attaccar bottone col sottoscritto. Io mi limito a rispondere con educazione, senza però dare troppa corda. Sono qui per leggere, mica per conversare. O spettegolare.
Gli ambulanti, più furbi, sanno che gli anziani non sono consumatori capricciosi, di solito mi girano al largo. Oggi invece no. All’ora di pranzo, quando le famigliole felici rientrano con tutto il carrozzone per il desinare, mi sono attardato in spiaggia, l’ora più tranquilla e silenziosa. In un lettino vicino si ferma un uomo di colore, di quelli scuri come la notte. “Bel libro, io letto” mi dice indicando sul mio tavolino la copia de Il Profeta di Gibran. Mi faccio dire il suo nome, qualcosa di impronunciabile, ma qui lo chiamano Ishmael. Nel suo paese, che preferisce non dichiarare, e del resto ci mancherebbe che proprio io fossi così curioso, Ishmael è professore universitario di letteratura. Alla fine, parlando di romanzi, che lui ne ha letti molti di più di quanto io potrò in almeno due vite, ci dividiamo il panino che mi ero portato e lui mi offre metà della sua gazzosa. Decido anche di regalargli il libro: dato che l’ha già letto, seppure nella sua lingua, conosce la trama e potrà usarlo per imparare un po’ di italiano. Promette di ripassare nei prossimi giorni.

(continua…)

 

Segui tutto il Diario difficile di un lettore sulla spiaggia, un giorno alla volta: calendario del diario.

20 commenti su “Diario difficile di un lettore sulla spiaggia
Giorno 3 – Troppa confidenza

  1. Buongiorno Barbara, sembra che il vecchietto non sia a suo agio su una spiaggia affollata. Quando hai presentato il ragazzo, Ismahel, mi è preso un colpo. Sto scrivendo anche io di lui…

    1. Beh, Ishmael come nome l’ho preso in prestito da La collina delle fate di Diana Gabaldon: lì nella fattispecie era uno schiavo fuggito da una piantagione di canna da zucchero in Giamaica. 😉

  2. Sempre più simpatico il signore. Regala libri per alleggerire la valigia al ritorno, per legare con chi merita e non si ferma alle apparenze. Sì mi piace assai!

  3. Barbara, con questo racconto a puntate hai fatto davvero bingo.
    Un elemento di fascino è la misura: piuttosto breve ogni giorno, molto meglio rispetto a più lungo una puntata a settimana.
    E benvenuto Ishmael.

    1. Bingoooo!! E cosa ho vinto? 😀
      In realtà io preferisco i racconti lunghi e corposi. Solo che questo è nato proprio sotto forma di diario, un pezzettino al giorno, e pubblicarlo in un unico paginone, non rendeva bene il concetto. E poi, visto che già Marco Freccero pubblica Una brutta storia estiva a puntate ed Elena Ferro il suo racconto Mare di notte, mi ci sono messa anch’io. 🙂

      1. Concordo con Sandra. La storia a puntate con un personaggio che mi piace sempre più è un successone.
        Grazie per aver condiviso le storie di Marco ed Elena. Passerò anche da loro.

  4. Questo vecchietto mi piace sempre più, lo trovo molto di un’intensa umanità, quella che c’è sempre meno in giro…

  5. prosegue l’avventura del nostro che legge molto, chiacchiera poco e si dimostra disponibile a conversare anche coi venditori e condividere pure cibo e lettura. Però non deve dirlo troppo apertamente, altrimenti il Matteo verde lo bastona 😀
    Bello, e intrigante. Aspetto la quarta parte.

    1. Detto a me che notoriamente sono politically incorrect?? 😀
      La casa al mare in affitto quest’estate, da dove ho scritto questo diario, era a 200 metri da un ex albergo tre stelle adibito a centro per i migranti da due anni, ma l’affittante non ha avuto il coraggio di dirmelo… doveva? non doveva? avrebbe inficiato sull’affitto? Io non ho avuto alcun disagio, erano tranquilli e più silenziosi di altri italiani in vacanza lì vicino. Non sono gli ambulanti sulle spiagge il problema, e nemmeno i rifugiati sugli hotel. Piuttosto c’è da chiedersi chi ci guadagna sopra. Questa è la schiavitù del nuovo millennio, ma a chi è intestata la piantagione?! Se vuoi sapere perché succede una cosa, segui l’odore dei soldi…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *