Per colpa di un Plasmon

La mia fame imperante ha un’origine conosciuta.
Quand’ero piccola il mio fisico rasentava il modello Biafra, come diceva mio padre minacciando di spedirmi laggiù. In farmacia c’era il conto aperto per l’acquisto dello sciroppo BeTotal, scatola bianca e verde, flacone scuro, liquido giallo e cremoso, al sapore di zabaione. Gli altri si leccavano i baffi, per me era sempre e comunque uno sciroppo, una medicina imposta.
Mingherlina, ossuta, sempre ricurva, con due grandi occhi a palla, ancora più evidenti per il viso sottile, me ne stavo in disparte assolutamente silenziosa, perché ritenevo di avere poco da dire (mio padre scoprirà poi che era meglio se continuavo così).
D’estate, che non c’era la scuola a tenermi sotto controllo, mi mandavano in campagna dai nonni perché l’aria “buona” aumenta l’appetito. Nonna ogni mattina mi preparava una tazzona di latte caldo e cacao e passava mezz’ora della sua giornata a spezzarmi in tre pezzi i Bucaneve, i miei biscotti preferiti perché te li potevi infilare nelle dita e girare con la scorta pronta all’uso. Lei me li immergeva nel latte uno ad uno e con la pazienza di una santa cercava di farmi mangiare quanti più biscotti possibile.
Per me era comunque un supplizio, stare lì a perdere tempo a tavola quando non avevo fame e fuori c’era un mondo da scoprire e giocare. Nonno era già a fondo del campo dal mattino presto, avrei potuto fargli una sorpresa passando in mezzo al granturco alto, tanto magra com’ero non lo lasciavo nemmeno frusciare al passaggio. Zia anche lei era già sull’orto, ma c’erano ancora polli, tacchini e coniglietti da sistemare. E io ancora inchiodata alla colazione.
Presi oramai da disperazione per questa bambina che non cresceva, i miei genitori decisero di chiedere una benedizione speciale per la mia salute. Perché fosse più forte, andava scomodato il santo per eccellenza in zona, Sant’Antonio da Padova. E visto che era in relazione con il cibo, decisero di far benedire, oltre che me, una scatola di biscotti per bambini. Ma non dei biscotti qualsiasi! Perché il messaggio arrivasse forte e chiaro in cielo, senza fraintendimento alcuno, la scelta cadde sui super nutrienti per neonati, i Plasmon, che mamma mi metteva già nel biberon.
Costavano cari quei biscotti per l’epoca e le condizioni famigliari di allora, così mia madre approfittò dell’offerta e prese il pacco doppio (oggi lo chiamano formato famiglia, perché pare che anche i papà ne vadano ghiotti, di nascosto dalle mamme).
Non sembrava una cattiva idea il pacco doppio, ma era una scatola unica e quindi venne benedetta tutta intera, insieme a me, dal frate della basilica, un po’ infastidito dalla richiesta.
Sant’Antonio deve averli presi tutti in parola ed ha fatto crescere la mia fame (e poi il mio peso)…del doppio! E da allora non c’è verso. Ho provato anche a ripresentarmi al suo cospetto, ma come si fa a chiedergli il miracolo contrario, senza apparire volubile e pure ingrata?!
Per fortuna che in quel periodo non esistevano ancora i 3×2…

Ciao nonna Rina.

(c) 2015 Barbara Businaro

Send to Kindle

27 commenti su “Per colpa di un Plasmon

  1. Cosa non farebbe una nonna per la propria nipote? Vero?
    Comunque hai detto una verità tenuta nascosta negli anni fa tutti quanti: i padri adorano i biscotti plasmon. Con la scusa di farli mangiare ai pargoli ci diamo dentro anche noi.

  2. E’ la tua cosa più bella che ho letto: semplice, immediata, che, credo, non ha alcuna pretesa di essere letteraria. E’ bella perché parli di te, ma quante altre bambine (grandi) potrebbero sottoscriverla? Parecchie e per questo motivo, letteraria lo diventa. Ma guarda che impensati effetti possono fare certi biscottini!

    1. Uhm…chi dice che parlo di me? Perché ho scelto la prima persona femminile? Perché ho aggiunto la dedica finale? E se facesse parte dell’illusione? Solo chi scrive può sapere cosa è un fatto veramente accaduto e cosa è semplicemente plausibile sebbene inventato oppure prestato da qualcun altro. 😉

      1. Questo lo rende appunto letterario benché io credo che l’autore e lo scrittore siano sempre in qualche misura, ben mascherati, dietro ai personaggi che creano, siano questi umani o anche animali (i vegetali e i minerali non son esclusi a priori). Devono esserlo se vogliono far vivere i loro personaggi dando loro una cedibilità.

  3. Bella storia.
    I Plasmon mi piacciono ancora molto, ma all’epoca c’era un tipo simile, stessa forma, ma ancora più buono i Montefiore.
    Sui Bucaneve che dire? Li sto mangiando in questi giorni, giuro, dopo anni, perchè ho visto il sacchetto in offerta al supermercato e mi è venuta voglia, infatti sono buoni (ma non come i Montefiore). Altra coincidenza, bella lì.

    1. Vogliamo parlare dei Bucaneve edizione Natale (oltre al tondo, la campanella e l’alberello) o quelli per San Valentino (con i cuori)? 🙂
      I Montefiore non li conoscevo, ma se cerchi su Google esistono ancora e sono in vendita pure online!

  4. Oh i plasmon! Ne ho mangiati in quantità industriali, anche quando i miei figli erano piccoli.
    Comunque capisco benissimo lo stress di un genitore quando ha un figlio che non mangia niente. Nel mio caso lo stress è doppio: un figlio piccolo e esile che non mangia niente e l’altro alto e robusto, in sovrappeso, non cui devo litigare tutto il giorno perché ha sempre fame. Potevo farli un po’ meglio tutti e due, eh! 🙂

  5. Bella storia. Anche io un volta ero un grissino….. Mia madre mi rincorreva intorno al tavolo per farmi mangiare. Poi la legge del contrappasso ha colpito, e ora mi devono rincorrere per strapparmi di mano la cioccolata! Se trovi un modo di fare il miracolo all’incontrario mi prenoto.

    1. Beh, corri corri, che non ti prendano la cioccolata! A fine giornata sai quanti km? 😛
      Comunque, l’ultima teoria che sto studiando è che è il lavoro che fa ingrassare…occorre cercare la soluzione lì!

  6. sarà ma i biscotti fossero i bucaneve nella loro scatola di latta o i Plasmon o i Mellin – quelli della concorrenza – ho sempre fatto fatica a mangiarli.
    Però le nonne fanno miracoli coi nipotini/e e nonna Rina non è da meno.

  7. Mi è venuta voglia di mangiare un bucaneve! Che nostalgia, quei biscotti hanno per me il sapore dell’infanzia. I plasmon invece non li ho mangiati da piccola. Ero magrolina anch’io, però mangiavo e non ingrassavo neanche di un etto, bei tempi!

    1. Qualche anno fa mi è capitato di trovare confezioni singole da 10 plasmon al bar, tra gli snack. Non ho ben capito se erano lì per le mamme di passaggio, che magari avevano esaurito la scorta in viaggio…o se per gli adulti nostalgici! Ogni tanto cedo alla tentazione e li compro. 🙂

  8. Ho fatto il percorso inverso: robustina da piccola, tutto volume che avrei smaltito in altezza crescendo, mi dicevano e in effetti ci hanno preso abbastanza! 🙂
    Avevo i capelli ricci e un seno florido (cioè ora non sarebbe tutta sta gran cosa, ma a quattordici anni faceva effetto) e ascolta questa: le mie amiche, in quarto ginnasio, mi chiamavano “polipetto”, con un doppio significato, uno era legato all’associazione con i capelli ricci e l’altro alla derivazione etimologica da polùs (greco: molto) e petto, cioè “grande seno”
    MA SI PUOOOOÒ???
    😀

      1. 😀 Ebbene sì, proprio poli-petto!

        Comunque mi sono dimenticata di farti i complimenti per questo racconto: se posso, secondo me questo è lo stile che dovresti mantenere nella tua scrittura, una raccolta di miniracconti perché no, anche autobiografici, spiritosi, frizzanti e ironici. Sono molto piacevoli da leggere. 😀

        1. Per questo “stile” qui mi hanno paragonato tempo fa a Geppi Cucciari, la (ex) single arrabbiata di Zelig. 🙂
          Purtroppo non si adatta a tutte le storie che sento di dover raccontare. Comanda la storia, lo stile gli va dietro…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *