Camminare fa bene alla scrittura?

Come ho raccontato nelle mie tre parole per il 2017, quest’anno sono iscritta al My Peak Challenge, una community mondiale il cui scopo è aiutare le persone a raggiungere uno stile di vita più sano, attraverso un programma di nutrizione e allenamento mensile, personalizzabile a seconda del proprio livello di partenza, e il supporto del gruppo stesso che condivide giornalmente i propri piccoli o grandi risultati. Contemporaneamente, le iscrizioni di MPC servono per sostenere Bloodwise per la ricerca su leucemia, linfoma e mieloma (e alcuni iscritti sono proprio nel periodo di recupero dopo interventi per rimozione di varie tipologie di cancro, il sostegno è soprattutto per loro). Ad oggi con 7.989 peakers partecipanti sono stati versati già più di 500.000 dollari a Bloodwise. E questo ci rende tutti molto orgogliosi.

All’interno di questo challenge, ognuno fissa uno o più obiettivi (i peaks appunto) sia di preparazione fisica, come partecipare ad una maratona, effettuare escursioni avventurose, scalare alte montagne per la prima volta, che sfide creative, come finire di scrivere quel libro (!!), ricominciare a dipingere, diventare vegetariano, imparare a cucire o studiare una nuova lingua. Soprattutto per la parte dell’esercizio fisico, il programma è adattabile alle proprie esigenze e integrabile con altre attività sportive. Così ci sono molti peakers walker o runner che macinano miglia e miglia ogni giorno.

Ed è qui che mi sono inserita io: seguendo già due corsi in palestra, e non potendo gestire un allenamento quotidiano, ho però aggiunto il fitwalking del weekend, una camminata intensiva a velocità sostenuta, dai 7 ai 9 km/h, manca solo lo stacco del piede e il salto del jogging (per cui i miei piedi ancora si rifiutano categoricamente).
Dato che questa nuova attività mi prende un’altra ora del mio scarso tempo libero (facciamo anche due, tra preparazione e defaticamento) mi sono chiesta se almeno camminare faccia bene anche alla mia scrittura, che finisce ancora più ai margini.
La sensazione è che sì, i miei neuroni siano più allenati anche dopo la corsa. Beh, subito subito no, la faccia stravolta per le tre orette successive lo testimonia. Ma a lungo andare, l’energia rilasciata durante l’esercizio sembra ritornare indietro raddoppiata.
Mentre ero ancora scettica su questo punto, proprio gli amici scrittori di MPC (abbiamo un gruppo apposito, i MyPeak Warrior Writers) hanno condiviso un vecchio articolo del New Yorker…

   

Camminare aiuta a pensare

Nell’articolo “Why walking help us think”  il giornalista Ferris Jabr parte dall’Ulisse di James Joyce: il romanzo descrive, con una lunga catena di monologhi, la giornata di alcuni abitanti di Dublino e come l’incontro casuale tra di loro attraverso la città influenzi le rispettive vite. Quello che nell’originale Ulisse di Omero è un lungo viaggio per il ritorno a casa lungo tutto il regno di Poseidone, Joyce lo trasforma in una camminata articolata nelle strade cittadine. Certamente l’autore doveva conoscere bene quell’itinerario per riuscire a calarci i protagonisti.
Ma sono molti altri gli scrittori con un legame profondo con l’attività di passeggiare.
Herman Hesse ha scritto Storie di vagabondaggio, associando il cammino al percorso dell’anima, ed era egli stesso un gran camminatore.
Nell’Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, Elizabeth Bennet preferisce inzaccherare la gonna inoltrandosi tra i campi che sgualcirla seduta in un comodo sofà. Proprio come la stessa Jane, che trascorreva molto tempo in meravigliosi giardini inglesi, fonte d’ispirazione di tutte le sue storie.
E poi ricordo Il cammino di Santiago di Paulo Coelho, il vero racconto del suo faticoso pellegrinaggio verso Santiago. Ancora oggi l’autore ogni tanto sui social pubblica una foto della sua uscita quotidiana.
Pure Stephen King passeggia ogni giorno per 6 km nei dintorni di Center Lovell, nel Maine occidentale, prima di mettersi a scrivere, ed è purtroppo durante una di queste escursioni che subì il grave incidente del 1999.
Ultimamente mi sto avvicinando allo scrittore giapponese Haruki Murakami, il quale ha iniziato a correre dopo essere diventato un scrittore, prima preoccupato per la sua salute con un lavoro così sedentario, poi sentendo davvero l’esigenza di svuotare i pensieri. E da più di trent’anni questa attività è per lui indissolubile dalla scrittura che le ha dedicato un libro a parte: L’arte di correre
Insomma, scrittura e camminata (o corsa, per chi ha più fiato) sembrano andare alquanto d’accordo.

   

Cosa dice la scienza

Quando andiamo a fare una passeggiata, il cuore comincia a pompare più velocemente, circola più sangue e ossigeno non solo per dare forza ai muscoli ma a tutti gli organi, compreso il cervello che viene irrorato maggiormente. Esperimenti hanno dimostrato che l’attività fisica, anche di lieve fatica, comporta un miglioramento della memoria verbale e spaziale, nonché un aumento dell’attenzione selettiva. Camminare regolarmente promuove anche nuove connessioni tra le cellule cerebrali, allontana l’invecchiamento cerebrale dovuto all’età, aumenta il volume dell’ippocampo (la parte del cervello che si occupa della memoria a lungo termine) e le molecole che stimolano la crescita di nuovi neuroni, i trasmettitori di tutto il nostro pensiero.
Avete presente quando dopo un’intenso sforzo fisico, essendo stanchi, avete la sensazione di essere persone nuove?
E’ esattamente così: fino a poco tempo fa, la neuroscienza ci diceva che i neuroni non vengono più generati nell’età adulta, segnando il decadimento delle nostre facoltà mentali. Studi su modelli animali hanno dimostrato che c’è una sola modalità che innesca la nascita di nuovi neuroni per tutta la durata della vita: l’esercizio aerobico vigoroso. Se ci si allena per 30-40 minuti, nascono nuove cellule cerebrali e proprio nella zona della memoria. Una vera rinascita.

Non solo: il modo in cui ci muoviamo cambia anche la natura dei nostri pensieri. Esattamente come quando ascoltando musica a forte ritmo aumentiamo la velocità di qualsiasi nostra azione (da guidare l’auto a pulire i vetri di casa), anche la variazione della nostra camminata influisce nel nostro stato mentale. Quando passeggiamo infatti, il ritmo dei nostri piedi oscilla naturalmente con i nostri stati d’animo e la cadenza del nostro monologo interiore. Allo stesso modo, possiamo cambiare volutamente il ritmo dei nostri pensieri camminando più velocemente o rallentando. Se poi come me mentre vi allenate avete anche le cuffiette del lettore mp3, potete impostare la colonna sonora per forzare esercizio e pensiero, tutto in uno.

Se ancora non foste convinti, John Ratey, professore associato di psichiatria presso Harvard, nel suo libro Go Wild spiega come una semplice attività fisica quotidiana sia carburante necessario per il nostro cervello, addirittura una medicina straordinaria contro la depressione. Lo potete ascoltare direttamente dalle sue parole in questo interessante TEDx: Run, Jump, Learn! How Exercise can Transform our Schools

 

Muovi i piedi!

Camminare aiuta a scrivere già nel momento in cui si cammina.
Dal momento che non dobbiamo dedicare molto sforzo cosciente all’atto di camminare (è per noi un istinto naturale), la nostra mente è libera di vagare e di sovrapporre al mondo intorno a noi le immagini creative della mente, fluidamente. Ovviamente il rilassamento funziona meglio in un ambiente scarico di stimoli, in mezzo alla natura tranquilla che non richiede particolare attenzione. Mentre una passeggiata urbana fornisce immediatamente una maggiore varietà di sensazioni con cui la mente può giocare e ispirarsi. Tra le due però non saprei qual è la migliore contro il fatidico blocco dello scrittore. Forse dipende dallo scrittore stesso.

C’è anche una sorta di similitudine tra camminare e scrivere: entrambi richiedono un minimo di equipaggiamento (dall’abbigliamento per l’uscita e alla grammatica di base), nonché il tracciamento di un percorso (la direzione della nostra passeggiata e quello della nostra storia) e ci sono sempre degli imprevisti sulla strada (un pioggia improvvisa o un crampo al piede, un personaggio che si rivela più complesso di quanto pensavamo). E alla fine è richiesta la stessa capacità di adattamento.

Tornando a Murakami, quanto il running influisce sulla sua scrittura?

«Quando corro cerco di pensare a niente di speciale. Devo avere la mente libera. È naturale che a mente vuota, qualche pensiero riesca a filtrare. E potrebbe diventare un’idea da sviluppare nel mio lavoro di scrittura. Tuttavia cerco di non pensare a niente. Corro per raffreddare i nervi che si riscaldano durante la scrittura.
Le qualità più importanti per uno scrittore sono probabilmente l’immaginazione, l’intelligenza e l’obiettivo. Ma per mantenere tali qualità ad un livello costante ed elevato non si deve mai trascurare il mantenimento della propria forza fisica. Senza una solida condizione fisica non si può realizzare qualcosa di molto complesso o impegnativo. Questa è la mia convinzione. Se non corressi credo che la mia scrittura sarebbe molto diversa da quella che è ora».
Da Runners World

Quindi…

Chi da domani rispolvererà le sue scarpette da ginnastica o andrà a comprarne un paio di nuove? 🙂
Già che ci sono, vi faccio un invito: domenica 7 maggio c’è la Pink Run a Padova, le donne corrono in rosa, i maschietti fanno il tifo! Vi aspetto!

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23 commenti su “Camminare fa bene alla scrittura?

  1. La corsa è un grande mezzo per migliorare se stessi e ridurre lo stress lavorativo. Ne parlo anche nel mio primo romanzo quando la protagonista a un certo momento della sua vita comincia a correre con regolarità e questa attività l’aiuta a ritrovarsi. Nella mia esperienza la corsa mi ha sostenuto e mi ha aiutato a superare gravi momenti di stress, dopo la fatica di una corsa riuscivo a smettere di pensare a certi problemi di lavoro che mi assillavano e mi sentivo rigenerata. Negli ultimi anni però un problema al menisco mi ha costretta a rallentare, ma anche la camminata veloce o un lungo percorso in bicicletta può far ottenere lo stesso effetto. L’attività fisica svolta in mezzo alla natura ha un effetto corroborante e benefico, quando la mente sta bene anche la scrittura se ne avvantaggia. A Bologna ho partecipato un paio di volte alla Race for cure, una corsa in rosa (ma aperta a tutti) per la ricerca sul cancro, in particolare il cancro al seno.

    1. Grazie Giulia della segnalazione della Race for the cure! Ho visto che quest’anno si svolge a Roma, il 19-20-21 maggio. Il venerdì e sabato, al villaggio che sarà costituito al Circo Massimo, ci saranno iniziative gratuite per la prevenzione (consulti medici e screening), esibizioni di fitness e nuove discipline da provare, laboratori sulla nutrizione. La domenica invece si tiene la corsa di 5 km e la passeggiata di 2 km (per chi non può correre, ma vuole godersi la festa). Tutte le informazioni qui: Race Roma 2017
      Io intanto adesso la pubblicizzo anche ai peakers. Mi piacerebbe tanto andarci, ma non ho ferie in quel periodo 🙁

  2. Non sono una scrittrice ma mi piace scrivere, ho scoperto in un laboratorio di scrittura espressiva organizzato all’irst irccs di meldola dove ero in cura per un cancro. Ora cammino. Ogni giorno vado in ufficio a piedi, 6 km tra andata e ritorno , non sono tanti, ma è il solo tempo che posso dedicare alla camminata. E’ rigenerante! Mi aiuta per la depressione del dopo-cancro, mi aiuta ad avere idee per scrivere. Quando piove o non riesco a fare la mia camminata quotidiana mi manca tantissimo.

    1. Benvenuta nel blog azzurrocielo! 6 km ogni giorno sono invece un ottimo allenamento! Soprattutto perchè sono ogni giorno, complimenti! Anch’io ho ricominciato a scrivere come terapia, anche se non per lo stesso motivo. Avevo troppa roba in testa dopo un periodo di frequentazione ospedaliera, che mi impediva pure di allenarmi. Quindi, niente attività fisica, zero voglia di scrivere. Mi sono auto-ricacciata in palestra, pure da sola (nuova residenza, amicizie lontane) e man mano si è sciolta anche la penna. Solo ultimamente ho riscoperto il piacere di una camminata in solitaria, prima non ero nemmeno confidente di riuscirci. Anzi, la prima volta son partita convinta di rientrare in casa dopo 5 minuti… E’ un’ottima spinta motivazionale anche per tutto il resto. 🙂

  3. Camminare aiuta la scrittura perché mentre cammino le idee sgorgano libere e spesso vengono buone idee.
    Non sono una sportiva, una runner e be’ neppure una camminatrice seria.
    Cammino tanto, anche perché non ho la patente e non sempre il mezzo pubblico ti porta proprio lì dove devi andare. Un esempio: fermata del metro, studio di CBM 10 minuti ma di buon anzi ottimo passo, andata e ritorno diventano almeno 20. Scuola Nanni metropolitana idem. Vorrei con l’arrivo della buona stagione tornare a camminare nel parco che ho vicino a casa, in realtà anche in passato l’ho fatto troppo poco, niente di professionale, con le solite scarpe, una passeggiata non troppo rilassata, ecco. E’ che nei parchi ci sono spesso meravigliose panchine dove sedersi con un libro e allora ciao.

    1. Ma che vuol dire essere una camminatrice seria? Per l’abbigliamento tecnico? Secondo me invece proprio quei 20 minuti fatti senza accorgersene sono importantissimi. Le migliori camminate le ho fatte ai tempi universitari, quando attraversavo quasi mezzo centro di Padova in 13 minuti netti (rischiavo di perdere il treno!). E sulle panchine… ecco perchè vado a camminare sull’argine!! 😀

    1. Anch’io ho una cyclette e sono passata da quella meccanica (rumorosissima, tipo phon acceso) a quella magnetica, così non dovrebbe sentirmi nessuno. E invece appena mi avvicino: “Ah, pedali? Non hai mica altro da fare? Posso chiederti…” Addio concentrazione. La soluzione è scappare in palestra, dove non lasciano entrare i parenti!!! 😀

  4. Buon giorno Barbara, un articolo pieno di energia! Adoro camminare specie in campagna e in montagna. Concordo con te e con chiunque sostiene ch’è sia un esercizio utile al fisico ma anche alla mente. Le idee migliori mi vengono mentre osservo il silenzio e la natura intorno a me. Camminare è per me la migliore forma di meditazione. Me ne accorgo in questo periodo che sono ferma per un distacco da tendine di Achille! Come mi manca

    1. Ahia che dolore e ahia che pazienza! Spero che tu guarisca in fretta, che questa no, non è la stagione per questi malanni!
      Finora non ho sviluppato nuove idee durante la camminata, magari ho rielaborato qualcosa, ma niente di nuovo. C’è da dire che oltre all’energia fisica, la sensazione è di… butta la spazzatura Dan!

      Dal film Peaceful warrior – La forza del campione, storia vera dal libro autobiografico di Dan Millman La Via del Guerriero di Pace, trad G. Fiorentini, Edizioni Il Punto d’Incontro

      1. Barbara ❤❤❤
        Bellissimo passo, grazie per la splendida suggestione. Acquisto subito il libro, sono sicura che mi farà molto bene!
        Buona domenica cara
        E

  5. Al solito aggiungi valore a qualunque argomento con i tuoi post. Io sono l’anti sport fatta persona, ma camminare e soprattutto fare trekking è la mia passione assoluta, specie se montagna e natura sono la cornice.
    Tempo fa dedicavo diverse ore al giorno all’allenamento quotidiano, ma poi due fastidiose spine calcaneali mi hanno imposto il riposo, e in effetti mi manca molto ossigenare la mente. Ho decisamente sostituito con la domenica in cui obbligo tutta la famiglia alle mie escursioni e infatti spesso e volentieri quando torno a casa ho sempre mille idee che mi frullano in testa.

      1. No, vade retro centri commerciali! Aria buona e paesaggi da lasciarci il cuore. Ma a me sinceramente sembra più di trascorrere il tempo migliore del mondo e non di fare sport, però in effetti forse un pizzico è attività fisica!

  6. Mi muovo spesso a piedi, mi piace. Lo facevo a Palermo, nel periodo universitario, nella mia città dove era facile raggiungere tutto senza la necessità di andare in auto e adesso qui a Roma, perché è un bel vedere. Il movimento più efficace, però, per me, resta il nuoto: mi rilassa, mi carica, mi fa stare bene.

    1. Il mio rapporto con il nuoto si riassume così: bambina magra magra scheletrica, signora sua figlia ha la scogliosi è consigliato il nuoto, tutti gli inverni a nuoto e sono l’unica della classe, e tutti gli altri bambini non sono simpatici, tutti sirenetti, ci si mette pure l’istruttrice a rompere le scatole, la mamma ma perchè non impari? è così bello il nuoto!, e io nuoto ti odio. Ma se ti piace il mare, impari a nuotare lì. Il colmo è che adesso abito in zona termale, piscine a 30 gradi tutto il tempo dell’anno e quando ci andiamo…mia madre ha paura di nuotare. E io le dico: ma perchè non impari? è così bello il nuoto! 😛

  7. Ho l’enorme (e impagabile) fortuna di lavorare a 1,6 km da casa. Quindi quando non sono in trasferta vado al lavoro a piedi. Non è una gran distanza, ma farlo quasi tutti i giorni aiuta, specialmente quando bisogna riorganizzare i pensieri.

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