Allontanati dal sole
(Walk away from the sun)

Il velo tra i vivi e i morti si assottiglia nella notte di Halloween. E tu non sai più dove sei.
Devi stare attento. Rischi di perderti in uno dei due mondi, per sempre.

 

Sciocchezze. Sciocchezze di un vecchio. Il nonno sembrava ancora lucido quando gli disse quelle parole, ma pochi mesi dopo la demenza senile se l’era preso completamente. Vaneggiava discorsi senza senso. La pazzia lo portò in piedi sull’orlo della finestra aperta del secondo piano. Forse credeva di poter volare. Lo trovarono in giardino, con un sorriso beato, nonostante tutto.
Era la mattina del 1 Novembre, dopo la notte di Samhain, di cui il nonno aveva sempre avuto temuto rispetto.
Vivevano ancora in quella stessa casa, immutata da almeno cent’anni.
Nonna se n’era andata qualche anno prima, durante un’operazione al cuore. Ricordò che nonno l’aveva salutata in maniera strana, solenne, come se in qualche modo sapesse. Il suo “ci rivedremo” aveva assunto tutto un altro significato due ore dopo. E un altro ancora quando nella malattia farneticava di incontrarla ogni notte, più bella che mai.
Sciocchezze. Era solo un bambino allora.
Adesso era alle superiori, a caccia di un college e di un futuro, tutta un’altra storia.
E nello zaino aveva un foglio da far firmare ad almeno uno dei genitori. Stava ancora cercando una buona scusa, quando entrò in cucina.
Sua madre non gli lasciò nemmeno il tempo di salutarla. “Ha chiamato la scuola. Che è questa storia? Cos’hai combinato?”
“Niente mamma. Mi hanno dato fastidio in mensa, ed ho reagito. Mi stavo solo difendendo.”
“Il tuo insegnante non me l’ha raccontata così, però…”
“Il professor Blauern è arrivato dopo, non ha sentito gli insulti che sono volati prima.”
“Liam, quante volte te lo devo dire? Lascia stare. Ci rimetti sempre tu alla fine.”
“Si…lo vedo.”
“Dammi il foglio che te lo firmo. E poi vai di sopra a studiare. Cerca almeno di alzare la tua media, per il prossimo anno.”
Le porse il documento e una penna in silenzio. Del resto lei sapeva che non era colpa sua. Era fin troppo facile prenderlo in giro, nella sua situazione.
Sulla soglia, si voltò indietro. “Questa sera posso uscire fino a mezzanotte? Per Halloween. C’è una festa. Te ne avevo parlato.”
“No, con quella di oggi niente festa. Non se ne parla. Ti voglio fuori dai casini, capito?”
“Ma che c’entra? Ci sono i miei amici, mi aspettano. Niente casini, promesso!”
“No Liam, non insistere. Fila di sopra. Altrimenti avverto tuo padre. E allora sì che sono problemi.”
Sbuffò irritato salendo le scale.
“Vorrei proprio sapere come fai ad avvisarlo…Mio padre è morto.” bofonchiò tra sé. “E quell’altro non è nulla per me.”
“Che hai detto?”
“Niente, niente.” Meglio non intavolare altri discorsi. Era già critica così.

 

Col cavolo che avrebbe saltato la festa! A parte Max, David e Joen, quella sera c’erano ragazze nuove, amiche della cugina di David. Dopo una giornata come quella, con il discorsetto del professore prima e del preside poi, doveva pure rinunciare a divertirsi!
In realtà, le invitate erano le ragazze, loro si sarebbero intrufolati al seguito. Probabilmente non se ne sarebbe accorto nessuno in mezzo alla confusione delle centinaia di persone previste. Erano almeno due mesi che a scuola non si parlava d’altro.
Non aveva però avuto il tempo di organizzarsi il travestimento per l’occasione.
Rovistò nell’armadio in cerca della scatola con i vecchi costumi di Halloween da bambino: quelli non gli sarebbero più andati bene, ma poteva riciclare il sangue finto in silicone e un po’ di colore verde per il viso. Da un sacco di vestiti usati, pronti per la spazzatura, tolse una vecchia camicia e un paio di scarpe da ginnastica consumate. Strappò le maniche e l’orlo. Con la tempera rossa l’imbrattò di macchie. Scollò le suole dalle Adidas e le sporcò di marrone terra, mischiato col carminio già aperto. I jeans sdruciti che usava per il taglio dell’erba completavano il quadro.
Bene, era tutto pronto. Uno zombie del nuovo millennio. Doveva però assicurarsi di avere via libera per l’uscita.
Scese di nuovo in cucina per la cena.
“Mamma, questa sera non hai la riunione del circolo di lettura?”
“No tesoro. Ci sono quattro persone a casa con l’influenza, ed altre fuori per il week end. Questa sera rimango a casa a leggere. Tuo padre invece ha il turno fino a domani a mezzogiorno. Hai bisogno di me?”
“No no, tranquilla, dopo mi rimetto a studiare per il progetto di…scienze.”
“Bravo. Di cosa si tratta?”
“Solite cose….l’influenza della Luna nella natura e nella vita umana.”
Gli sorrise. “A tuo nonno sarebbe piaciuto.”
“Già.” E nemmeno il nonno mi avrebbe lasciato uscire di casa stasera, pensò Liam, ma per ben altri motivi.

 

Accidenti! Lei non si muoveva dal salotto e non c’era modo di sgattaiolare fuori di casa senza essere visto: le scale si fermavano proprio davanti al divano. Erano già le nove e mezza e i ragazzi lo aspettavano per le dieci.
Furioso, si aggirava per la sua stanza, in trappola.
Gli rimaneva la finestra.
No, amico, non se ne parla. Quella è la stessa finestra del nonno. Scosse la testa con orrore.
I secondi ticchettavano al pari del suo piede agitato sul pavimento.
Beh, adesso c’è un albero, un bellissimo faggio che all’epoca era solo un piccolo arbusto. Ora tendeva sicuro i suoi rami protettivi verso la casa. Ce n’erano altri tutti intorno, a sorvegliare tutto il perimetro e sufficientemente alti per raggiungere il secondo piano. Si avvicinò, sbloccò la sicura e sollevò il vetro.
Erano solo tre metri di salto in lungo per afferrare il solido legno. Ci poteva riuscire senza problemi.
Mise cellulare e portafoglio in tasca e salì sul davanzale.
Stava facendo una stupidaggine. No, le condizioni erano diverse. Salti così li faceva di continuo agli allenamenti.
Dall’altra parte della strada una civetta lo canzonò con il suo richiamo porta sfortuna.
Era comunque una stupidaggine. Valeva la pena rischiare?
Oh, basta! Fuori le palle! Respirò a pieni polmoni e via.
Afferrò sicuro il ramo, ma la superficie era resa viscida dal muschio leggero, bagnato dalle recenti piogge.
Senza rendersene conto, in un attimo si ritrovò steso a terra, sull’erba umida del giardino.
La testa gli doleva forte, i muscoli non davano segni di presenza, la vista si annebbiò in un vortice confuso e Liam svanì nell’oblio.
Forse aveva ragione il nonno, dopotutto.

 

Qualcosa di estremamente freddo gli sfiorò la mano.
“Hai bisogno di aiuto?” fu il sussurro che gli arrivò da lontano.
Aprì gli occhi a fatica, la luce del lampione del vialetto di fronte rivelò un’ombra china su di sé.
Due iridi azzurre lo stavano fissando preoccupate. I capelli lunghi, ondulati sulle spalle, ricadevano morbidi sul viso di Liam. Labbra delicate gli sorridevano. Un viso perfetto. Una dea. Bellissima.
Una di quelle ragazze che solo per pietà potevano rivolgere la parola ad uno sfigato come lui. O per copiare i compiti, certo. Peccato che non fosse poi un così gran secchione.
“Tutto a posto?” gli chiese di nuovo.
“Io…eh…si.” Si mise seduto. Controllò la casa dietro di lui. Nessun rumore dall’interno, per fortuna sua madre non doveva essersi accorta di niente. Le ossa del collo scricchiolarono quando inclinò nuovamente il capo, ma riuscì ad alzarsi in piedi senza altri problemi. Niente di rotto almeno.
“Ti ho visto cadere dall’albero…”
“Uhm, sono un po’ sbadato.” Cercò di togliersi fango e erba dai jeans, ma in fondo donavano veridicità al suo personaggio di morto resuscitato.
“Capita. Anch’io lo sono. Con le cose nuove.” Sorrise di nuovo. Il cuore di Liam ebbe un tuffo.
Indossava un vestito lungo del secolo scorso, come quelli che portava sua nonna in alcune vecchie fotografie appena maritata. Un po’ logoro e infangato sul fondo della gonna. Qua e là macchie di rosso scuro rendevano il suo costume perfetto, macabro ed elegante. La sua figura lo riempiva nei punti giusti. La scollatura lasciava intravvedere poco innocenti promesse.
Guardò in fondo, giù nella strada. Non c’era nessuno in giro, nessun gruppetto, nessuna auto in attesa. Da dove arrivava questa fanciulla? Non era di queste parti e a scuola di certo non l’aveva mai vista, non sarebbe mai passata inosservata.
“Stai andando a una festa?”
“No, stavo aspettando delle amiche che vivono da queste parti.” rispose lei titubante. “Perché tu invece si?”
“Si, c’è una n’è una fichissima a dieci isolati da qui, verso est.” O la va o la spacca, io ci provo. “Vuoi venire con me?”
“Ma non sono stata invitata…” Abbassò gli occhi timidamente, a fissare i suoi scarponcini inzaccherati.
“Nemmeno io! Andiamo!” Le prese la mano. Caspita, era davvero gelida. Beh, in effetti la temperatura si era abbassata di parecchio da quel pomeriggio. Oramai l’inverno incombeva.

 

“Non capisco perché accidenti non prende…Che cavolo gli piglia? Cellulare di merda!” Liam lo sbatteva contro il palmo della mano, nel tentativo di sbloccare la connessione e l’antenna, ma senza risultato.
Lungo il marciapiede si cominciava a incrociare parecchie persone, tutte molto stravaganti, con maschere pazzesche. Avevano passato un uomo che reggeva la sua testa in mano sgocciolando lungo tutto il marciapiede, una bambina che si trascinava su una gamba sola utilizzando l’altra come una stampella, ancora non capiva dov’era l’artificio, e un gruppo di ciclisti falciati da un’automobilista ubriaco, uno dei quali con il volante incastrato nel cranio e il clacson che gli aveva sbudellato l’occhio sinistro.
Tutti così ben truccati, sembravano uscire da un film dell’orrore di prima categoria, ineccepibili.
“Non riesco a chiamare Max…Ma la festa dovrebbe essere qui intorno.”
Attraversato un incrocio, entrarono in un quartiere nuovo della periferia est, una zona che non frequentava mai. L’amico gli aveva indicato quella via come luogo del party, in una casa moderna di fianco a un parrucchiere per signora.
Caitlyn, così si chiamava, era piuttosto misteriosa sulle sue cose, e preferiva rispondere con altre domande sulla vita di Liam, la scuola, gli amici, la famiglia. Anche l’incidente che aveva portato via suo padre, poco dopo la morte del nonno.
Ma da lei il ragazzo non riusciva a farsi dire nulla. C’era qualcosa di inquietante nella sua nuova amica, al di là del candido sorriso che lo travolgeva. Come se quella luce servisse a nascondere una lunga ombra. O era solo paranoia di vederla sparire da un momento all’altro. Troppo bella per essere vera.
Arrivarono di fronte all’insegna dell’acconciatore, piuttosto fuori moda, ma a lato c’era solo un terreno vuoto, abbandonato. Poco più in là un laboratorio malmesso, con carcasse di vecchie Ford e pneumatici accatastati. Il tempo sembrava essersi fermato agli anni 50.
“Non capisco…ero sicuro che fosse qui. L’indirizzo mi sembrava questo.”
Devo aver sbagliato strada senza accorgermene, distratto dai suoi occhi limpidi. E il cellulare non funziona, accidenti!
“Che facciamo? Niente festa?” chiese lei curiosa.
“A quanto pare no, mi spiace.”
“Oh, non preoccuparti per me.”
Liam si riscosse, non sarebbe stato male avere Caitlyn tutta per sé, in quella sera fantastica.
“Beh, pazienza per la festa. Tu che cos’altro avevi in mente di fare? Dolcetto o scherzetto per tutte le case? O andiamo a cercare le tue amiche?”
“No, è ancora troppo presto per loro qui, e non so se riusciremmo a vederci” rispose malinconica.
“Uhm, in effetti non sono ancora le 10.” Si sentì terribilmente ragazzino. Evidentemente lei era più grande se poteva uscire addirittura più tardi.
“E poi loro sono fidanzate adesso. Non vorranno avermi intorno.”
“Ah. E tu…non ce l’hai un ragazzo?” Dì di no, dì di no, ti prego.
“Non l’ho mai avuto.” Abbassò gli occhi timidamente.
Siiiiiiiiiiiiiiii! Liam cercò di trattenere la sua esultanza mentale. Poteva anche non interessarle. Semplicemente le amiche l’avevano abbandonata per quella sera. Magari domani si sarebbe dimenticata di lui.
“Ehm, intanto andiamo a bere qualcosa da Sullivan?”
“Non lo conosco…”
“Ma come? Fanno delle ottime frittelle…è impossibile che non ci sia mai stata! Ma da dove vieni tu?!” disse ridendo.

 

Tornarono nei loro passi, chiacchierando fittamente. Questa volta Liam riuscì a farsi raccontare parte della vita di lei. Le sue materie preferite, Storia dell’Arte e Letteratura, i suoi voti, che seppellivano di gran lunga i suoi, i litigi con le due sorelle.
“Oh guarda, lì c’è una festa! Forse è la tua?” esclama Caitlyn.
Da una casa poco più avanti uscivano luci colorate e musica ad alto volume, il vialetto era pieno di zucche illuminate e c’era un gran via vai di gente mascherata. Liam si guardò intorno: c’era un nuovissimo “Fabio’s Hair stylist ” con la vetrina addobbata per Halloween e poco oltre un autoricambi. Le case di fronte avevano però un’aria famigliare.
“Non capisco…questa sera davvero il mio orientamento fa cilecca. Queste strade si assomigliano tutte! O forse è la caduta. Aver sbattuto la testa certo non m’ha fatto bene” osservò mesto.
Il cellulare suonò per una chiamata, riprendendo improvvisamente vita.
“Allora Liam, dove cavolo sei?” gli sbraitò l’amico dall’altra parte.
Il ragazzo non fece in tempo a rispondere che se lo ritrovò davanti, sullo stesso marciapiede, vestito da moderno vampiro, un James Dean con le pupille rosse ed i canini aguzzi.
“Eccoti accidenti!” Guardò Caitlyn al suo fianco e strizzò l’occhio a Liam. “Ah, capisco, eri impegnato, eh? Buonasera madame!”
Lei sorrise divertita dall’inchino improvvisato.
“Dai venite, vi stavamo aspettando!”
All’interno la confusione era ancora maggiore, ma riuscirono comunque a raggiungere il resto del gruppo.
“Liam, ma qual è il tuo travestimento? Sembri tale e quale a quando sei uscito da scuola oggi!” Scoppiarono tutti a ridere.
“Ah-ah, bella questa, davvero. Vaffanculo Joen.”
Caitlyn se ne stava un po’ in disparte, osservando guardinga tutte le persone che le passavano vicino, squadrandone il viso da lontano e volgendo lo sguardo altrove solo all’ultimo momento.
“Vuoi qualcosa da bere?” le chiese Liam.
“Si grazie.”
“Vieni con me, da questa parte.”
Stavano attraversando il patio, quando Liam fu bloccato da quell’armadio a due ante di nome Fred, lo stesso energumeno che gli aveva dato noie in mensa quel giorno. Non era molto intelligente, ma purtroppo era parecchio grosso. Stupidità e massa sono due fattori pericolosi.
“Oh oh oh, guarda che bella bambolina. E tu da dove spunti eh? Cosa ci fai con un fesso come lui?”
“Lasciala in pace.” Liam cercò di frapporsi tra loro. La puzza alcolica di Fred non prometteva niente di buono. Stupidità, massa e alcool sono tre fattori ancora più pericolosi.
“Zitto. Non mi parlare. Non ti ho dato il permesso di aprire bocca.” Gli urlò in faccia. Liam fu investito da una zaffata di zolfo.
Con una sola spallata Fred lo mandò a terra e avanzò verso la ragazza.
“Sei troppo carina per lui. Vieni a fare un giretto con me, non te ne pentirai!”
Caitlyn si lasciò trascinare da Fred, senza fare storie. Lasciò che lui le cingesse la vita e allungasse la mano sul suo sedere.
Inorridito, Liam riuscì solo a leggerle il labiale quando si volse verso di lui: “Non ti preoccupare”. Gli sorrise tranquilla mentre lei e Fred salivano le scale verso il piano di sopra. Le camere.
Ma come? Erano quelli i tipi che le piacevano? Aveva detto di non aver mai avuto un fidanzato!! Non riusciva a crederci.
“Che ci vuoi fare fratello. Era troppo per te, ammettilo” Joen gli batté una mano sulla spalla.
“Tieni, bevici su.” David gli cacciò una lattina di birra in mano.
Qualche minuto dopo, ancora concentrato nei suoi tristi pensieri, vide Fred scendere spaventato a morte, saltando impazzito a due a due i gradini, urlando parole sconnesse e fuggendo veloce verso la porta. Pochi secondi dopo il suo fuoristrada rombò nella via disperdendosi nella notte.
Liam corse nella direzione opposta, salendo in soccorso dell’amica, preoccupato di trovare chissà cosa.
Aprì tutte le stanze, disturbando altri convenevoli piuttosto consenzienti, ma non la trovò. Un letto era vuoto, intonso. Di Caitlyn non c’era traccia. Controllò anche giù dalla finestra, per sicurezza. Niente.
Tornò sui suoi passi e uscì in giardino, per verificare.
La sua testolina bionda era seduta su una panchina sotto un salice piangente, in un angolo più tranquillo.
“Tutto a posto?” le chiese ansioso.
“Si”
“Ti ha fatto del male?”
Caitlyn gli sorrise sarcastica. “Oh, non era proprio in grado”
“Ma l’ho visto scappare. Adesso non dirmi che l’hai picchiato tu!”
“Non l’ho nemmeno sfiorato. E’ bastato metterlo di fronte alla verità.” Le sue labbra presero uno strano ghigno, ma Liam non fece in tempo a chiederle altro.
“Ti prego, andiamocene, questa festa è troppo rumorosa. E non c’è nulla qui per me…”
“Ok, per me va bene.” Della festa oramai non gli importava nulla.
S’incamminarono di nuovo per la strada un po’ più buia.
“Allora…che facciamo? Qualche idea?” Proporle un cinema sarebbe stato troppo avventato?
“Puoi darmi una mano con la mia ricerca, magari.”
La guardò incuriosito. “Certo. Cosa cerchiamo?”
“Il mio assassino”

 

Pensò che stesse scherzando. Si recita tutti una parte melodrammatica nella notte di Halloween. Aiuta a esorcizzare le nostre paure.
“Tu sei in pace. Sai già perché sei qui?” gli chiese seria.
“Io…eh? Cosa?”
“Ti ricordi come sei morto?” Caitlyn lo guardava fisso negli occhi. Lei non stava scherzando per niente. Si bloccò all’istante.
Sconcertato, cercò di capire che diamine stesse dicendo. Le parole di suo nonno gli tornarono alla mente. Il velo tra i vivi e i morti si assottiglia… Loro sono in mezzo a noi. E tu non sai più dove sei.
Si toccò un braccio: lui era reale, gli sembrava di esserlo. Diede una violenta spallata all’albero dietro di loro. Sentì la clavicola scricchiolare, faceva un male cane. Tirò un pugno allo stesso albero. Si guardò le nocche della mano destra sanguinare. Lui era vivo.
Osservò mestamente la sua amica da lontano: una veste bianca, un incarnato piuttosto pallido che risaltava i suoi meravigliosi occhi azzurri, una sottile catenina d’argento al collo e macchie di sangue un po’ ovunque, un’enorme chiazza all’altezza dell’anca destra. Quel colore era tremendamente reale, per essere uno scherzo ben confezionato. No dai, non era possibile. Eppure…la sua mano era così fredda.
“Tu…sei morta?” L’ultima sillaba gli rimase strozzata in gola. Il cuore ebbe un tonfo pesante di spavento.
“E tu no…pensavo lo avessi capito.”
Pietrificato, non poteva che osservare la bellezza eterea del suo sguardo. Doveva essere stata molto popolare a scuola.
Si chiese se fosse l’unica nei dintorni quella notte. O quante di quelle maschere così vere incrociate quella sera appartenessero al suo mondo, e non a questo. E cosa mai poteva aver ridotto questa splendida ragazza in un cadavere. I capelli alla base della nuca gli si rizzarono in un brivido. Fantasma, meglio fantasma, come parola, si.
“Ma come…è successo?” si sforzò di chiederle. Non aveva paura, quello no. Ma non riuscì ad avvicinarsi.

 

“Stavo andando ad una festa…come quella dove siamo stati stasera, nella stessa notte di Halloween. Non ci arrivai mai. Le mie amiche erano in ritardo e mi incamminai da sola. Qualcuno mi afferrò, mi coprì gli occhi e mi legò le mani…” Sollevò i polsi per mostrargli i segni rimasti vividi sulla pelle.
“Mi rinchiuse nel bagagliaio di un’auto. Mi portò fuori città, in un capanno, mi…violentò…e poi iniziò a tagliarmi, nello stesso punto. Voleva togliere tutto quello che mi aveva lasciato dentro, di suo…e voleva punirmi per essere una tentazione, per averlo costretto ad un’azione così grave pur di soddisfare il suo bisogno.” La sua voce tradiva una profonda tristezza.
“Credo di essere morta dissanguata, più che altro. L’ultima sensazione è delle sue mani viscide che mi scavavano dentro.”
Liam fissò l’enorme macchia di sangue sul suo vestito, sopra l’anca destra. E capì cosa doveva aver visto Fred quella sera.
“Dove successe?” Gli mancava il fiato.
“In questa città. Vivevo un poco più a nord.”
“E…quanto tempo fa?”
“Un paio d’anni…almeno credo. Il mio tempo non scorre come il tuo.”
Il silenzio scese cupo tra di loro. Liam ancora non riusciva a credere. Ma le parole del nonno prendevano sempre più forza nella sua testa. E tutto il resto che aveva detto, e fatto, cominciava a combaciare.
“Mi ricordo di te, ora, mi ricordo!” esclamò ad un tratto. “Eri su tutti i giornali! E in tv! Vennero anche a scuola a fare domande. E poi ritrovarono il tuo corpo nel fiume, una settimana dopo dalla scomparsa.”
La polizia fece ricerche accurate, venne istituita anche una ricompensa per chi avesse potuto fornire qualche dettaglio utile. La sua famiglia era andata in onda in parecchie trasmissioni televisive, piangendo e supplicando per riavere la loro primogenita. Finché le acque non restituirono la salma alla superficie.
Lo sguardo di Caitlyn divenne tetro.
Liam frenò l’entusiamo per la scoperta. “Scusa…io non…”
“Non preoccuparti. Ero presente anche al mio funerale.” Sollevò le spalle e gli sorrise.
“E non hanno mai trovato il colpevole” aggiunse mesto.
“Lo so. E’ qui. Non so chi sia, ma io lo sento…ha ancora voglia di uccidere. E’ questo che mi trattiene. Dev’essere preso, capisci? Non deve farlo a nessun’altra. Glielo devo impedire.”
Liam annuì. Le questioni in sospeso. I fantasmi ne hanno sempre e restano per questo.
“Quindi, non l’hai visto e non sai chi sia?”
Caitlyn scosse la testa malinconica.
“Beh, io le ricerche le comincio sempre su internet. Ehm…ti andrebbe di venire a casa mia?”

 

Mentre camminavano per tornare indietro, Liam non riuscì a trattenere oltre la curiosità.
“Ma prima cos’hai fatto a Fred, davvero?”
“Beh, esattamente quello che mi ha chiesto. Ho sollevato la gonna. Certo, quello che ha visto era ben diverso da ciò che si aspettava…” Sollevò le spalle appena, ammiccando divertita.
Dal canto suo, Liam sbiancò all’idea. A Fred doveva essere passata la voglia a vita. Doveva essersi reso conto che non era un misero travestimento. L’aria terrorizzata che gli aveva visto addosso ora aveva un senso. Fred, il bullo della scuola, spaventato a morte. Ben ti sta, cazzone!
“Mi ci vorrebbe un trucco simile. Perché sopporto le sue angherie tutti i giorni. Ho rimediato solo un paio di pugni a ribellarmi ai suoi insulti.” Sospirò.
“E’ solo un povero idiota. Se sapessi cosa lo aspetta dall’altra parte, gli rideresti in faccia. Credimi. Non ne vale la pena.”
“Sarà…ma intanto qui se la passa bene.”
“La prossima volta digli che se non ti lascia in pace, gli mandi la tua amica Caitlyn a trovarlo tutte le notti!” Alzò appena la gonna, simulando un balletto in punta di piedi. Scoppiarono a ridere.
Giunti sotto alla finestra dove si erano incontrati poche ore prima, Liam spidocchiò dal portico dentro casa: luci spente, quiete in ogni direzione, sua madre doveva essere andata a dormire.
“Ok, entriamo dalla porta principale. Segui me, saliamo le scale e ci infiliamo in camera mia, dove c’è il mio computer. Cerca di non fare rumore, mamma in genere ha il sonno pesante, ma non voglio correre rischi.”
Avanzò verso l’ingresso, riuscì ad aprire senza far scattare rumorosamente la serratura. Fece cenno a Caitlyn di stargli dietro, silenziosa.
I gradini ricoperti di moquette attutivano il suo passo. Arrivato al pianerottolo, dalla camera frontale arrivava il debole russare della donna. Prese la porta a destra, la schiuse lentamente e si voltò per lasciar passare l’amica. Ma dietro di lui il vuoto.
Ma dove…?
“Così è questa la tua stanza?” La sua voce proveniva dall’interno. Era seduta nel suo letto.
“Già.” Sperava non avesse notato la copertina di quel porno che spuntava da sotto il comodino. Meglio far finta di niente, comunque non poteva leggere nel pensiero. Altrimenti sì sarebbe stato nei guai, con tutto quello che gli passava per la mente quella sera.
“No, non posso leggere nel pensiero, non sempre.” Gli sorrise amabilmente e con il piede cacciò più a fondo la rivista.

 

“Ecco, è qui che ti hanno ritrovata, vedi?” Indicò il punto nella mappa a video.
“E l’ultima volta ti hanno invece vista in questa strada, alla periferia ovest della città…” Spostò la schermata verso il basso.
“Ma anche cercando il capanno, ammesso che ci sia ancora, sono passati cinque anni oramai, come potremmo trovare l’assassino?!”
Caitlyn fissò lo schermo e poi guardò lui, sospirando. “Proprio non lo so.”
“Non ricordi niente di quella notte? Qualsiasi particolare…qualsiasi cosa.”
Scosse la testa, pensierosa. “Non ho visto la targa dell’auto. Potremmo aver viaggiato per cinque minuti, o anche venti, ero troppo spaventata, il tempo sembrava comunque infinito. Avevo il cuore impazzito dall’angoscia e mi mancava l’aria, c’era una puzza terribile nel bagagliaio. C’era odore di paura e sangue. Non ero la prima, ora lo so.”
“Di lui, cosa hai visto?”
“Molto poco, mi ha assalita da dietro. Il capanno poi era al buio, filtrava solo una debole luce, credo di un lampione a distanza. Mi ha caricato su una spalla per portarmi dentro. Lì mi ha scaraventata a terra e mi ha tolto la benda. Voleva vedere il terrore nei miei occhi, godeva nel vedermi implorare pietà. Tutti i miei sforzi erano concentrati per liberarmi dalla sua morsa. Poi terminai di lottare. Pensai che se lo lasciavo fare, se gli regalavo quel momento, se cercavo pure di partecipare e renderlo…felice, mi avrebbe lasciata libera.”
Scosse la testa con rammarico. Liam si accorse di aver trattenuto il respiro.
“Però ricordo…la sua giacca. La manica. Era una di quelle giacche delle squadre di football, sai quelle con le righe dei colori della scuola. Forse gliel’ho anche strappata, mentre tentavo di difendermi.”
“Uhm. Guardiamo gli annuari delle squadre di quell’anno, sperando che non fosse uno studente già diplomato. Vediamo, dovrebbero esserci le foto negli archivi online nei vari siti.” Passò in rassegna vari documenti, con le immagini in primo piano di tutti i giocatori, ma fatalmente nessuna divisa corrispondeva.
“Questa scuola ha anche la squadra di baseball, diamo un occhio. Ecco, questi sono i suoi colori. Questa la giacca, che te ne pare?”
“Potrebbe essere…” disse lei poco convinta.
Cercò la lista dei giocatori che erano in rosa in quell’anno, e iniziò a scorrere i loro visi sul monitor, fermandosi per ognuno, ma Caitlyn non dava alcun segno di riconoscimento. Forse avrebbero dovuto verificare anche l’anno precedente, così per sicurezza.
“Fermo! E’ lui!” esclamò lei, in una foto che aveva già passato.
“Sei sicura?”
“Si, quella cicatrice sulla guancia…sono sicura che gliel’ho fatta io!” Tornò a fissare l’immagine. “Bastardo!” gridò forte, indietreggio verso il centro della stanza, la sua bocca si spalancò quasi quanto l’armadio e poi si dissolse all’improvviso nell’aria.
Liam rimase impietrito. Quando gli sorrideva, con quei suoi occhi incredibilmente limpidi, dimenticava quel che era in realtà. Puro spirito.
“Caitlyn?” Sperò che lo potesse ancora sentire.
“Scusa…” Era dietro di lui, accovacciata sotto il davanzale della finestra, con la testa china tra le ginocchia.
“Tutto bene?”
Si avvicinò all’amica. Titubante, le posò una mano sulla spalla. Era solida, e morbida. Proprio come un essere umano.
“Avevo una vita davanti e lui me l’ha tolta” rispose sommessamente.
“Lo so.”
“La vendetta è il minimo che mi spetta.” Lo sguardo feroce che gli rivolse rivelò tutta la sua rabbia. L’azzurro chiaro delle sue iridi aveva lasciato lo spazio al profondo nero della furia. Davvero niente di umano.

 

“Questo è l’indirizzo, la sua attuale residenza. Non sembra esserci nessuno dentro.” Erano acquattati dietro la siepe, ma quando Liam si girò non trovò più Caitlyn al suo fianco.
“Cait? Dove diavolo…?”
“C’è un uomo che sta dormendo su una poltrona, con una bottiglia vuota di whisky in mano” gli sussurrò l’amica, comparsa dall’altra parte. “Il resto della casa è vuota. Ti faccio entrare?”
Il ragazzo confermò con la testa. Sparì di nuovo in un fruscio di foglie e la vide attraversare leggera il muro dell’edificio. Strana compagnia quella di uno spettro. Contro ogni legge della fisica.
Lo fece accedere dal cucinino e salire al primo piano, in quella che doveva essere la camera dell’assassino. Spoglia di mobili ma densa di confusione: scatole di cartone vecchio piene di cianfrusaglie, vestiti sporchi buttati qua e là, una branda in un angolo sorvegliata dal poster di Joe DiMaggio appeso al muro, fango e residui di pizza tappezzavano il pavimento. Ecco mamma, prova a dire qualcosa del mio disordine adesso, pensò Liam.
“Che cosa cerchiamo?”
Caitlyn alzò le spalle delusa. Poi si avvicinò al comodino per verificarne il contenuto.
“Non nascondo mai niente nei cassetti. E’ la prima cosa dove le madri guardano… No, se c’è qualcosa di interessante, sarà in un posto stupido, ma non direttamente alla vista.” Si guardò in giro. Rimaneva un armadio a muro, da dove s’intravedevano vestiti ed altre scatole chiuse, una piccola libreria con alcuni modellini pieni di polvere, qualche mensola con fotografie e trofei.
Come ipnotizzata, la ragazza avanzò verso una delle coppe più grandi, alzò il coperchio e frugò al suo interno. Ne estrasse qualcosa che luccicava al raggio lunare che filtrava dalla vicina finestra. Liam si avvicinò.
“E’ il mio ciondolo…” Nella sua mano brillava una piccola stella marina incastonata ad una conchiglia.
“Questa è una prova! Magari ci sono ancora le sue impronte!” esclamò Liam entusiasta.
“Probabile, ma inutile. Ora chiamiamo la polizia? Dici che mi ascolteranno?” gli rispose contrariata. “Accorrete, ho trovato il mio assassino!”
“No, certo. E non posso nemmeno farlo io. Mi chiederebbero come lo so, e non saprei spiegare…tutto questo” le rispose avvilito.
La porta dell’ingresso sbatté all’improvviso e si sentirono alcuni passi muoversi giù nel pianerottolo.
“E’ lui!” Caitlyn lo guardò scioccata.
“Oh cazzo!” Liam sbiancò all’istante. Impacciato, cercò un posto dove nascondersi, ma dovette cedere all’ovvio: sotto il letto era l’unico rifugio possibile, quello dove si sperava non avrebbe mai guardato.
“Sbrigati!” gli intimò la ragazza. “A lui ci penso io! Qualsiasi cosa faccio, non fiatare!” E in un attimo si dissolse nuovamente.

 

I passi salivano la scala e si avvicinavano alla stanza. Due scarponi lerci comparsero sulla soglia. Acquattato sotto la branda, in fondo verso il muro, Liam seguiva tutti i movimenti dell’uomo. Sembrava andare alquanto di fretta.
Si accostò all’armadio e scaraventò a terra un borsone. Iniziò a buttarci dentro di tutto, per lo più indumenti.
Liam avrebbe voluto sporgersi più in là per vedere meglio, ma stava lottando col desiderio di starnutire. Lì sotto la sporcizia era accumulata da decenni e la polvere che aveva smosso rifugiandosi in quell’angolo lo stava mettendo in difficoltà. Si premette il naso per trattenere l’istinto.
L’uomo si spostò verso la mensola dei trofei e sollevò la mano proprio sulla coppa dove Caitlyn aveva ritrovato il ciondolo. Non trovò nulla. La tirò giù e guardò l’interno. Infuriato, controllò una ad una tutte le altre, ma ancora nulla.
Di fronte alla finestra, apparse la gonna di Caitlyn, leggermente staccata da terra.
“Cercavi questo, bastardo?” Liam sussultò. Il suono gutturale gli diede la pelle d’oca. Non era la voce che le aveva sentito per tutta la serata. Arrivava direttamente dall’oltretomba.
Ma l’uomo non ebbe alcuna reazione. Sbuffando, si accovacciò e iniziò a rovistare nelle scatole di cartone ammassate, scagliando lontano tutto quello che non l’interessava.
La ragazza si librò ancora più vicina. “Mi senti, schifoso? Sono qui per te!” gli urlò direttamente alle spalle.
Lui si alzò in piedi e si girò. Erano l’uno di fronte all’altra.
Liam trattenne il fiato in attesa.
Caitlyn lanciò un urlo spaventoso che gli fece esplodere il cuore dal terrore. Ma l’uomo la attraversò. Letteralmente.
Lei iniziò a volteggiare rabbiosa lungo tutta la stanza, ma solo le tende sembravano avvertire la sua presenza.
L’assassino si muoveva indisturbato, completamente ignaro di quanto avveniva intorno a lui.
Fu in quel momento che a Liam scappò uno starnuto, lieve ma percettibile.
L’uomo si fermò e si girò verso il letto.
“Oddio…” mormorò la ragazza.
Incerto, percorse tutta la stanza, fermandosi di fronte alla branda.
Stava per chinarsi e controllare proprio sotto il letto.
“No, no, noooo!” urlò lei. Liam chiuse gli occhi e iniziò a pregare, non sapeva nemmeno chi.
Caitlyn si lanciò con forza verso la finestra e la spalancò. L’aria fredda della notte invase il locale con prepotenza.
Imprecando, l’assassino si rialzò e chiuse la vetrata.
Qualcosa si mosse al pian terreno.
Inveendo contro l’altro inquilino, l’uomo prese il borsone e corse giù. Arrivò qualche voce concitata e poi la porta dell’ingresso sbatté di nuovo.
“Se n’è andato, vieni!” Gli occhi azzurri che lo guardavano tranquilli lo riportarono alla realtà.

 

“Avrei voluto conoscerti prima. Saremmo stati buoni amici…credo.” Guardò altrove, mentre glielo confessava.
Erano seduti in una panchina del vicino parco comunale. Dalla terra fredda s’innalzava un velo di foschia che sfumava i contorni intorno a loro.
“Sai Liam, io mi ricordo di te” Caitlyn abbassò gli occhi, quasi intimidita. Continuava a rigirare tra le dita il ciondolo ritrovato.
“Di me?” Rimase alquanto sorpreso. Non l’aveva mai incontrata, ne era sicuro. Non poteva essere stato così stupido!
“Si, ero anch’io al primo anno, ma non avevamo lezioni in comune. Ti ho visto quel giorno che Fred ti ha mandato a terra per la prima volta. Stava cercando un nuovo bersaglio. Eri al posto sbagliato nel momento sbagliato.”
Liam aveva ben impressa nella memoria quella scena. “Già, bella figura eh?!”
Lei scosse la testa. “Ricordo quello che dicesti a bassa voce: Fred, perché non ti trovi un Barney da spupazzare?! Non lo so nemmeno io, ma continuai a riderci su per tutta la giornata!”
“E non era una gran battuta!”
“No davvero!” Scoppiarono a ridere.
“Me lo puoi mettere, per favore?” gli chiese porgendogli il ciondolo.
“Non lo vuoi portare alla polizia?”
Alzò le spalle. “Io non posso, e tu ti metteresti nei guai. Lui oramai è scappato. Qualcosa però mi dice che lo prenderanno comunque.”
Si scostò i capelli e lasciò che Liam aprisse la catenina. Il suo collo vellutato era una dolce tentazione, nonostante tutto.
“Ecco..” bisbigliò al suo orecchio.
Gli restituì un sorriso radioso. “Grazie.”
“Che succede alla tua mano?”
“E’ l’alba ormai. La notte di Halloween è quasi finita.” Sollevò la mano che stava sbiadendo piano piano nel nulla.
Allontanati dal sole del loro mondo e assicurati di essere nel tuo quando sorgerà. Quelle del nonno non erano parole senza senso, come credeva allora.
“Devi tornare nel tuo mondo…e io nel mio.” Il suo sguardo liquido esprimeva tutta l’amarezza di quella separazione.
Si avvicinò a baciarlo. Liam chiuse gli occhi, assaporando le sue labbra piene e il suo profumo, un’intensa nota di Iris.
“Addio Liam…”
Quando riaprì gli occhi, non c’era più alcuna traccia di lei. Era seduto di nuovo sotto la sua finestra, nel medesimo punto in cui era caduto qualche ora prima. Come se nulla fosse successo. Controllò l’orologio, erano quasi le sette. La casa di fronte nascondeva i primi raggi dell’alba.
Entrò, per assicurarsi di essere nel mondo giusto.

 

Il sole irradiava tutta la collina, riscaldando gli ultimi fiori dell’autunno. Erano passati dieci giorni da quella notte e Liam era tornato a trovare la sua amica, portandole una mazzo di rose bianche.
“Sai, le rose rosse non mi sembravano proprio il caso, credo che il rosso non sia proprio il tuo colore…” ammise mesto.
“E comunque quella foto proprio non ti rende giustizia!” Osservò l’immagine sbiadita nella cornice d’ottone.
Alla fine l’avevano preso, l’assassino. Aveva tentato di violentare un’altra ragazza, poco prima della loro intrusione in casa sua, ma era stato maldestro, lei era riuscita a divincolarsi e a scattare una foto alla targa. La polizia allertata aveva iniziato subito la caccia, dopo che il caso Adair giaceva sulle loro scrivanie ancora irrisolto da anni.
“L’hanno fermato al confine. Nel borsone gli hanno trovato le tue mutandine. C’era ancora il tuo sangue.” Sospirò. A volte gli pareva di aver sognato tutto, eppure gli mancava così tanto.
I poliziotti hanno poi perquisito tutto l’edificio e in camera dell’uomo hanno trovato altri souvenirs, altri trofei di violenza che l’avevano ricondotto ad altrettante morti. Ora rischiava la pena di morte sulla sedia elettrica.
“E sono sicuro che tu sarai lì a vedere” aggiunse Liam, sistemando i fiori freschi davanti alla lapide, sotto all’iscrizione.
Caitlyn Adair, il tuo sorriso è la stella più bella
“Ti cercherò ogni notte tra le stelle allora”.
Una folata di vento gli portò all’orecchio una parola appena sussurrata da molto lontano, un altro mondo.
“Grazie.”

 

(c) 2016 Barbara Businaro

Note:

Non c’è una storia che non abbia una sua colonna sonora (per lo meno, è così per me). E anche questa ce l’ha. Continuava a ronzarmi in testa quella frase che apre l’inizio: “Il velo tra i vivi e i morti si assottiglia nella notte di Halloween.” Me l’ero appuntata ancora un anno fa, dopo averla ascoltata alla radio. Ci dovrei scrivere qualcosa. Poi arriva l’autunno e sento che sta arrivando Samhain, Halloween, che non è solo una data sulla carta e nemmeno solo una festa mascherata. E mi ritrovo a sentire i Seether, che non avevo mai ascoltato prima (come a dire che tutto arriva sempre al tempo giusto, ne prima ne dopo di quando serve). Questa canzone era nascosta in mezzo alla loro discografia e quando l’ho scoperta… Liam e Caitlyn hanno iniziato a vivere nella mia testa. Dargli voce stavolta è stata un’emozione fortissima.

 

Send to Kindle

40 commenti su “Allontanati dal sole
(Walk away from the sun)

  1. Sai che a un certo punto ho pensato che fosse morto anche Liam ma che non lo sapesse? Sarebbe stato un bel finale, no? 😀
    Dai, la storia funziona anche così, forse non fa molta paura, è un po’ “lineare” come horror, ma nel complesso fila 🙂
    Probabilmente si potrebbe limare ancora un pochino, qualche spiegazione non è necessaria (e poi se vuoi far paura devi spiegare il meno possibile e lasciare che sia il lettore a intuire). Poi però l’unica spiegazione che mi aspettavo di trovare non arriva: “Del resto lei sapeva che non era colpa sua. Era fin troppo facile prenderlo in giro, nella sua situazione.” Quale situazione? Nel resto della storia sembra un ragazzo normale, esce con gli amici, va alle feste ecc. (lo so, su ste cose sono io il pignolo 😀 )
    Un trucchetto facile facile è dirlo subito che all’alba sarebbe sparita, o comunque che aveva tempo fino all’alba, così crei subito il senso del tempo che scorre nel lettore e gli dai quel senso di concitazione 😉
    Per finire un consiglio stilistico (anzi due): i pensieri dei personaggi sarebbe bene distinguerli dal resto del testo, ad esempio col corsivo e l’a e maiuscola accentata (su su, bata un trova sostituisci 😛 )

    1. Intanto prendo l’occasione per mandare un messaggio a Mister E., che al solito mi ha mollato a metà racconto: vedi come lavora un beta reader serio? Prendi nota per la prossima volta! 😛

    2. Rispondo ora sul merito. E grazie in anticipo: si vede che l’hai letto letto! 😉
      Liam non muore fisicamente ma, come recita la frase in entrata “Il velo tra i vivi e i morti si assottiglia nella notte di Halloween. E tu non sai più dove sei.”, lui e Caitlyn continuano a passare da un mondo all’altro (vedi il negozio di parrucchiere o lei che un momento è spirito e un altro è “solida”).
      Sul fatto che non sia horrorifico lo so…non m’è proprio venuto…mi sono lasciata prendere la mano dal pennello del rosa. Ci ho provato a mettermi il cappello a punta nero, ma poi mi venivano gli occhi a cuoricino 😀
      La “situazione” di Liam è essere il nipote di un pazzo che si è lanciato dalla finestra e aver perso il padre in un incidente automobilistico, forse un po’ misterioso. Volevo spiegare il meno possibile, ma i lettori sono differenti anche in sensibilità. Chi più legge, più capisce.
      Ecco, che sarebbe sparita all’alba lo si doveva intuire dalla frase iniziale “Devi stare attento. Rischi di perderti in uno dei due mondi, per sempre.” dal momento che si parla della “notte di Halloween”. A un certo punto la notte finisce!
      Avevo iniziato a mettere i pensieri in corsivo, ma cozzavano con le frasi del nonno riportate. Non mi pareva molto lineare in lettura.
      “l’a e maiuscola accentata” dove? Non ho E maiuscole che non siano congiunzioni. Cosa m’è scappato?

      1. Sul finale che fosse morto anche lui: avrebbe ricordato troppo quella storia dell’umana che muore per rimanere per sempre col vampiro, mi sembrava un po’ scontata a dire il vero. E poi non sarebbe giusto che lui rinunciasse alla sua vita, non è lì il punto. Se vuoi, io lo vedo più come un “ghost whisperer” che deve ancora capire la sua natura. 😉

      2. Parto dal fondo:
        E’ bastato metterlo di fronte alla verità
        Lo so. E’ qui.
        E’ questo che mi trattiene.
        E’ solo un povero idiota
        Fermo! E’ lui!
        E’ la prima cosa dove le madri guardano…
        E’ il mio ciondolo…
        E’ lui!
        E’ l’alba ormai.

        😛
        Per i pensieri è solo una questione stilistica non di particolare importanza, alla fine si capisce. Un’alternativa al corsivo potrebbe essere usare le caporali per i dialoghi e le virgolette per i pensieri.
        Non far caso ai miei voli pindarici sulle storie, quando leggo mi faccio sempre dei film in testa (storie parallele) la storia tua è questa ed è giusta così 😉 forse avresti potuto giocare sul rischio di lui di rischiare di restare imprigionato nell’altro mondo per creare più suspense.
        Sì, la situazione avevo intuito che fosse quella, ma poi non viene confermata dal personaggio (che si comporta come un ragazzo qualunque), su questo ci si potrebbe lavorare.

        1. Eh, in effetti su questo testo mancano esattamente le due settimane che ho perso per il virus. Quel raffreddore malefico mi ha davvero rallentato. Però (e qui entra in campo un’altra questione interessante, sarebbe da farci un post) Halloween arriva, o lo pubblichi o aspetti un altro anno. E tra un anno la storia me la sono già bella che dimenticata. Quindi Qualità vs Opportunità. A volte sei costretto a licenziare un testo anche se non è perfetto (che poi per qualsiasi autore niente è mai perfetto!).

          1. Pubblicare, ovviamente, quando c’è una scadenza, come in questo caso o per un concorso.
            In ogni caso io cerco sempre di offrire qualche spunto all’autore, anche quando il testo è perfetto 😉

        2. Ah, adesso ho capito! Ti dà fastidio la “E'” con l’apostrofo al posto della “È” accentata, che però devo andare a pescare sulla mappa caratteri. Ma non potevano metterla sulla tastiera, sua santola?!!! No, su sta cosa sono anarchica, lì veramente viene fuori il mio di pirata!! 😉

          1. 😀
            No, non mi da particolarmente fastidio, se lo fai in chat o in un commento non mi importa proprio (una volta a me l’han fatto notare in un commento su facebook e alla mia obiezione che la e accentata maiuscola non c’è sulla tastiara mi han risposto che basta fare alt+codice asci dell’anticristo 😀 già, peccato che sul portatile mi manchi il tastierino numerico 😛 )
            Però dai, tu con gli strumenti informatici hai una certa dimestichezza: io ho risolto impostando ua correzione automatica che mi mette il carattere giusto ogni volta che digito E’ 😉

          2. Ehm…non esistono le correzioni automatiche sul Notepad! 😀
            Questo l’ho lavorato direttamente su un file .txt (già li uso molto per lavoro, sono veloci da aprire in ogni sistema), condiviso su Dropbox. Quando lo passerò in word, ci metterò la correzione. Dovrebbero impostarla in automatico anche in WordPress.

  2. Spettacolare, mi è piaciuto moltissimo, questo limbo tra vita e morte, con finale non scontato, pensavo che anche lui morisse e “vivesse”con lei per tutta l’eternità…
    Comunque mi è rimasta in mente la storia come se fosse reale. Ancora complimenti,è da quando l’ho terminata di leggere che ce l’ho in mente

    1. Grazie Alex! Sono contenta se la storia prende al punto giusto. Vuol dire che, al di là dello stile, tutto il resto regge. A metà stesura Mister E. aveva suggerito che l’assassino fosse addirittura il nonno o il padre di Liam. Mi sono opposta fermamente. A parte l’inghippo temporale (l’assassino è qui, vivo e ancora pericoloso, per quello Caitlyn lo cerca), non rientrava nel “giusto ordine delle cose”. Il nonno e il padre sono morti per altro, magari un giorno lo scopriremo anche. Chi lo sa! 😉

  3. Ti ho letto appena sveglia, e nonostante tratti di un tema assai spiacevole, il lieto fine mi ha dato lo sprint giusto. Almeno un assassino in galera.
    Non amo gli horror nemmeno nei film, ma questo genere mi piace di più dove hai saputo dosare giallo e rosa in maniera delicata. Mi sono piaciuti i salti temporali e le due dimensioni a tratti fuse, chissà se davvero notte di Halloween a parte è così?! A me l’argomento affascina da morire. Brava Barbara, mi è piaciuto anche questo.

    1. Grazie Nadia! Nemmeno io sono un amante dell’horror, più del fantasy direi. O la parte horrorifica deve avere una giustificazione forte. Tempo fa ho chiesto ad un fan del genere (perchè avevano catalogato nella guida tv come “horror” un film che per lui non lo era affatto): come si riconosce un vero horror? Perchè muoiono tutti! Ma come tutti? Anche gli innocenti, quelli che non c’entrano niente, quelli che passavano lì per caso? Tutti tutti, sennò non è horror. Quindi non credo scriverò mai qualcosa completamente horror, non è nella mia concezione proprio.
      La notte di Halloween, o Samhain, ha origini antiche, celtiche e gaeliche. Festeggiavano l’abbondanza del raccolto e ringraziavano anche i loro morti, che dall’aldilà li proteggevano. Poi negli anni è stata modificata, manipolata, commercializzata, addirittura osteggiata per questioni di potere. Ma rimane una notte magica a chi la vuol vivere con lo spirito giusto. 😉

  4. A me è piaciuto molto e non sono d’accordo con Grilloz sul discorso dei pensieri….anche lo scrittore irlandese James Joyce non utilizza una differenziazione quando passa da narratore a strem of consciousness (flusso di pensieri dei protagonisti stessi). Quindi io i pensieri li lascerei così, al max potresti cambiare la punteggiatura che nel caso dei pensieri è quasi inesistente, sostituirla con tanti puntini di sospensione nel passaggio da un pensiero ad un altro; invece nel caso della narrazione la punteggiatura sarà molto controllata.
    Secondo me anche la storia che si crea fra Liam e Caith è interessante, oltre allo studio dei nomi che c’è dietro, io trovo delle analogie con Outlander! Jamie e Claire, lui di qui e lei di li, c’era pure la pietra (lapide di Caith), insomma un amore impossibile!!!

    1. Grazie Roberta! (ndr: lei è l’autrice del guest post Shakespeare e il ruolo del cattivo) Non ricordavo questo particolare di Joyce, ma è una cosa che ho notato in altri testi proprio rosa e che, ahimè, mi viene naturale anche se scrivo in terza persona. Sul togliere la punteggiatura dal pensiero ho qualche dubbio: ce la fa poi il lettore a interpretarlo correttamente? Magari ci provo la prossima volta, per vedere che effetto fa.
      Giuro che non ho pensato ad Outlander!! Lo so, sembra incredibile, ma non era nella mia testa. Che la festa sia gaelica si, che abbia scelto i nomi con cura anche (Liam dal celtico irlandese significa guardiano, Caitlyn è una variante di Caitrin e Cathleen, significa pura/vergine), ma non avevo in mente Jamie e Claire, che è poi un amore molto più adulto. E nemmeno avevo messo la lapide di Caitlyn al posto della pietra magica che trasporta Cliare da Jamie. E’ che dopo tutta la notte trascorsa…mi sembra ovvio che Liam le porti almeno dei fiori. 😉

    2. Sì, ma infatti non c’è nessuna regola, un po’ come per l’uso delle virgolette alte o delle caporali per i dialoghi (anche se in giro ci sono blog che dicono tassativamente di usare le caporali, poi apri un libro feltrinelli e ha solo virgoletta alte 😀 )

  5. A me è piaciuto molto. Tra gli aspetti che vorrei sottolineare, ho apprezzato molto l’ambientazione e l’atmosfera. Mi ha ricordato La sposa cadavere di Tim Burton, anzi leggendo mi sono proprio “vista” la storia disegnata così. Mi sono piaciuti molto anche i riflessi rosa che ha assunto da un certo punto in poi.
    Anch’io, come Grilloz, mi sono chiesta quale fosse la sua “situazione”.

    1. Grazie Silvia! Non ho pensato a La sposa cadavere, anche se adoro Tim Burton e quel dvd me l’hanno anche regalato! Le sue storie hanno sempre un che di visionario e romantico, anche se mi fa sempre consumare un sacco di fazzoletti!!
      Sta “situazione” m’è proprio rimasta indietro…

    1. Beh, come sai, farnetico tutto il giorno e nel mio farneticare ho pensato anche di allungarlo…ma se ci metto le mani, stavolta devo rivedere la parte “gialla” e qui mi mancano alcune nozioni prettamente tecniche. Avevo chiesto consiglio ad un giallista se si riusciva in qualche modo a far prendere l’assassino dalla polizia la notte stessa, ma no. Anche immaginando un detective annoiato alla scrivania la notte di Halloween è difficile che possa riaprire le indagini così in fretta, anche se gli giunge il ciondolo come prova o anche se c’è un’altra tentata violenza. Quindi occorrerebbe rivedere tutta l’architettura. Vedremo. 😉

  6. Cara Barbara, oggi l’ho riletto, dovevo riflettere: ora sono pronta con le mie conclusioni! Trovo questo racconto “glam horror” (me lo sono inventato, questo termine!) dettagliato, ponderato a fondo, elaborato e lasciato sedimentare, nulla lasciato al caso, ma riflessivo e introspettivo! Non è stato trascurato un solo dettaglio e tutto doveva essere proprio così: un finale diverso non me lo sarei davvero aspettato, questo mi ha soddisfatto pienamente! Sono piacevolmente sorpresa… Brava!!!

  7. Complimenti anche da parte mia! Leggo di tutto, ma devo dire che questo non è il “mio genere”, eppure ho fatto tutta una tirata fino alla fine, incuriosita dalla storia. Brava!
    P.S.: se posso permettermi, la cosa che mi ha lasciato perplessa è che l’altra ragazza aggredita abbia trovato il tempo di estrarre il cellulare e scattare la foto alla targa della macchina di lui – ma magari si era nascosta? La “situazione” del ragazzo invece, io me la sono presto dimentica incuriosita dal resto 😉

    1. Grazie Gale! Contenta che ti sia piaciuto!
      Hai fatto benissimo a evidenziarmi la tua perplessità: in effetti, rileggendolo a distanza di tempo, mi rendo conto che quel pezzo non rende bene. Intendevo che aveva tentato di violentare un’altra ragazza, ma si era fermato solo a importunarla per strada. Lì lei si è divincolata e gli ha scattato la foto mentre lui era in fuga, in auto. A dimostrazione che le revisioni non sono mai troppe! Se il lettore non capisce, lo scribacchino si è dimenticato qualcosa per strada 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *