E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander
di Diana Gabaldon

“È veramente molto tardi”, dissi, alzandomi a mia volta. “Forse dovremmo andare a letto.”
“D’accordo”, fece lui, strofinandosi la nuca. “A letto? O a dormire?” Alzò un sopracciglio interrogativo, con aria malandrina.
La straniera, Diana Gabaldon

I lettori che mi seguono da un po’ sanno che tra le mie letture preferite in corso c’è la saga di Outlander, in contemporanea con la serie tv della Starz americana giunta alla sua terza stagione (stanno filmando in questo momento in Sud Africa).
Per quelli che giungono ora in queste pagine, dirò che Outlander è una serie di 8 romanzi nell’edizione americana (15 nella traduzione italiana, perché i libri successivi al primo sono stati suddivisi in due pubblicazioni), è stata pubblicata in 26 paesi e tradotta in 23 lingue, per un totale di 25 milioni di copie vendute. Ai romanzi principali si aggiungono tre racconti brevi (in Italia solo la novella Virgins è stata pubblicata come Il mio nome è Jamie), la graphic novel The Exile (il fumetto con il punto di vista di Jamie) e due compendi ufficiali, The Outlandish Companion vol. I e vol. II, con tutte le note di scrittura dell’autrice, impostazioni, scenari, ambientazioni, ricerche storiche, schede dei personaggi e tutto il materiale raccolto (purtroppo, e con immenso dolore mio, solo in inglese…!!)
Dalla saga di Outlander è anche stata tratta una serie spin-off su un personaggio secondario, Lord John Grey, un giovane soldato inglese salvato da Jamie Fraser poco prima della battaglia di Prestopans, e poi governatore della prigione di Ardsmuir dove Fraser verrà rinchiuso. I libri si riferiscono a quest’ultimo periodo, narrativamente trascurati nella serie originale per la mancanza della protagonista Claire.

Insomma, Diana Gabaldon è un’autrice di tutto rispetto, soprattutto perché i suoi libri sono difficili da inquadrare strettamente in un’unica categoria, spaziando dal romance, allo storico e al fantasy. Eppure Diana è una scrittrice “per caso”: laureata in zoologia, master in biologia marina e un PhD in ecologia, insegnava all’Arizona State University quando nel 1988 ha iniziato a scrivere un romanzo semplicemente “per imparare come si fa”, colpita da un episodio della serie Doctor Who dove comparve dal passato uno scozzese diciassettenne del 1745 di nome Jamie MacCrimmon, che le ispirò il suo personaggio di Jamie Fraser. Si chiese poi come una donna dei nostri tempi avrebbe reagito a tutti quei kilt scozzesi e così entrò in scena Claire, che racconta in prima persona il suo viaggio, questa volta indietro proprio nel 1745. (ndr: provate ancora a dire che le serie tv sono un’inutile perdita di tempo!)

A Diana è soprattutto riconosciuta la capacità di scrivere scene di sesso memorabili, senza essere morbosamente sessuale o pornografica in ogni dettaglio. E sebbene al lettore sia ben reso cosa stanno facendo e come lo stanno facendo i protagonisti, lasciando poco all’immaginazione, le sue pagine diventano poesia erotica, mai banale, mai scontata.
Così quand’è uscito il manuale E adesso prendimi: Come scrivo le scene di sesso di Outlander non c’ho pensato due minuti ad acquistarlo! E ho fatto un affare!

 

Come scrivo le scene di sesso di Outlander

Il titolo principale del manuale “E adesso prendimi” è la pessima traduzione dell’opera originale “I Give You My Body“, che riprendeva il giuramento di sangue fatto il giorno del matrimonio da Jamie Fraser verso la sua sposa Claire, che tutte le lettrici e fans della serie tv conoscono a memoria, giuramento in rima inventato dalla stessa Diana:

Ye are Blood of my Blood, and Bone of my Bone,
I give ye my Body, that we Two might be One.
I give ye my Spirit, ‘til our Life shall be Done.
(trad. Tu sei sangue del mio sangue, e ossa delle mie ossa.
Ti dono il mio Corpo, così saremo una sola Cosa.
Ti dono il mio Spirito, finchè l’Anima nostra non sarà resa.)

Anche la foto scelta per copertina non rispecchia né l’originale americano, né le caratteristiche della saga Outlander (il tartan non è nemmeno uno di quelli ufficiali dei clan scozzesi, ma probabilmente una distribuzione tessile attuale). Come dire che Corbaccio, la casa editrice che pubblica Diana Gabaldon in Italia, non conosce a sufficienza i suoi testi…

Questo saggio riprende sia alcuni articoli pubblicati sul blog personale di Diana, sia alcuni suoi interventi in eventi e conferenze nonché considerazioni scritte sul noto CompuServe Literary Forum, lo stesso dove fu notata dall’agente letterario Perry Knowlton e dove tutt’ora continua a partecipare occasionalmente. Questo manuale è poi corredato di 14 esempi piuttosto lunghi tratti dai suoi libri e dei bellissimi disegni a mano di Silvia F. Giachetti di…ehm…pose alquanto esplicite (andate a vedervi l’estratto gratuito su Amazon per un’anteprima succulenta: per i maschietti immagine 2, per le femminucce immagine 3 😉 )
La struttura della guida è così organizzata:

  • Guida rapida: cinque minuti per imparare a scrivere scene di sesso (per chi ha fretta)
  • Guida ampliata: un’ora per imparare a scrivere scene di sesso con dettagli vividi, esempi impressionanti e divertenti note a piè di pagina, divisa in 11 diversi capitoli e altrettanti focus
  • Appendice A: Le scene di sesso nei libri della saga (credetemi, una chicca per una fan!)
  • Ringraziamenti (io parto sempre a leggere i suoi libri dai ringraziamenti, perché ci si rende conto di quanta ricerca e consulenza ha avuto bisogno per completarli)
  • Note, sia dell’autrice che del traduttore Chiara Brovelli
  • Estratto dal Volume La Straniera (i primi 4 capitoli, fino all’arrivo al castello di Leoch)

 

Guida rapida: cinque minuti per imparare a scrivere scene di sesso (per chi ha fretta)

“C’è un errore che porta lo scrittore alle prime armi a mandare tutto a farsi fottere (passatemi l’espressione), ed è questo: pensare che una scena di sesso ruoti intorno al sesso. Se scritta come si deve, non descrive uno scambio di fluidi corporei, ma uno scambio di emozioni.”

Passione, euforia, stupore, tenerezza, gioia, ma anche rabbia, sottomissione, delusione, disgusto, tristezza, paura, rimorso, disprezzo. Quante emozioni diverse possono entrare all’interno di una scena di sesso e, secondo Diana, per descrivere un cambiamento di emozioni vanno utilizzati il dialogo, l’espressione, l’atteggiamento e l’azione, il movimento. Anche se il dialogo rimane lo strumento più potente perché è ciò che dicono i personaggi a rendere l’essenza della loro personalità. Quando si deve scrivere una scena di sesso, in un romanzo che lo contempli e quindi dedicato ad un pubblico adulto, lo scrittore gode del vantaggio che i lettori sappiano “come si fa” e dunque occorrono pochi dettagli fisici per produrre l’immagine mentale giusta, preferibilmente dettagli sensuali, non sessuali. Pensate ad una scena in cui un uomo lecca i capezzoli di una donna: in quanti modi può essere raccontata?

“Quindi, in che modo si può rendere una scena vivida, evitando che diventi rivoltante? Esiste un trucchetto, chiamato la Regola del tre: usando tre dei cinque sensi, otterrete un effetto di tridimensionalità. (Molti considerano solo vista e udito. Provate a includere olfatto, gusto o tatto, e sarete sulla buona strada.)”

La Regola del tre viene spesso chiamata in causa da Gabaldon, non solo per quanto riguarda le scene di sesso, ma anche la stessa struttura dei suoi libri. Ne parla meglio nel capitolo 8, con un rompicapo geometrico per il quale le ho chiesto personalmente via Facebook delucidazioni, senza però averlo risolto!

 

Guida ampliata: un’ora per imparare a scrivere scene di sesso con dettagli vividi, esempi impressionanti e divertenti note a piè di pagina

“Se scrivete di questo argomento, attirerete l’attenzione della maggior parte dei lettori, che siate bravi o meno.[…]La scrittura scadente è un po’ come una pandemia; la si trova ovunque, in ogni genere. Solo che chi scrive male di omicidi, spie, elfi o giovani con problemi di autostima annoia e basta; mentre chi scrive male di sesso fa sbellicare dalle risate.”

Il sesso vende e basta guardare un paio di spot pubblicitari per capire quanto questo assioma sia ancora valido, sia dal punto di vista maschile ma oramai anche femminile. Il sesso è un bisogno primordiale della specie umana (garantisce la nostra sopravvivenza dopotutto) ed è naturale che sia nelle prime posizioni nella lista dei desideri. Scrivere di sesso è quindi uno strumento prezioso ma pericoloso: passare dai sospiri alle risate è un attimo.

 

Capitolo 1
Il personaggio
L’elemento chiave per scrivere scene valide

“Il punto è questo: dovete conoscere i vostri personaggi, e dovete sapere come potrebbero reagire (o non reagire) alla situazione in cui si trovano.[…]Il fatto è che solo voi potete evitare i danni. Anzi: solo voi potete decidere, per conto dei personaggi, se vogliono davvero fare sesso. Potrebbero non volere.”

Come spiega Diana, dobbiamo conoscere a fondo i nostri personaggi, avere la sensazione che quella scena possa coinvolgere solo quelle due persone e nessun’altro. Dovrebbero essere loro a dirci se vogliono fare sesso, se lo desiderano solamente ma non sono convinti, se l’incontro è impersonale e puramente fisico, addirittura se si tratta di un rapporto non consensuale. Come per le altre scene di narrativa, lo strumento più efficace per descrivere lo scambio emotivo durante un incontro sessuale è il dialogo, compreso il linguaggio del corpo. Ovviamente in quei momenti le persone non si lanciano in lunghe conversazioni, scambiano qualche parola, ma potete esprimere il pensiero mentale del personaggio di cui avete seguito il punto di vista.
Sul dialogo Diana elenca le sue regole rapide per farlo funzionare:

  • utilizzare frasi brevi
  • utilizzare paragrafi brevi
  • chiarire bene chi dice che cosa
  • non impazzire per evitare il termine “disse”, che diventa quasi invisibile all’interno di un dialogo; sostituirlo rischia di distrarre il lettore dalla fluidità del momento
  • non utilizzare il dialogo per dare informazioni di fondo
  • usare pronomi e verbi abbastanza spesso per chiarire chi sta parlando, almeno uno ogni quattro battute
  • usare espressioni idiomatiche, dialetto, esclamazioni caratteristiche per delineare la provenienza geografica e sociale
  • mantenere un equilibrio tra dialogo e parte narrata
  • non interrompere una sequenza di azioni con un dialogo, ma integrare il tutto
  • un dialogo non avviene nello spazio vuoto

 

Capitolo 2
Terminologia
Come chiamare l’oggetto (gli oggetti) in questione

Ovviamente stiamo parlando degli attributi sessuali maschili e femminili e questo è il capitolo più divertente. 🙂
Il primo ostacolo in una scena di sesso è scegliere i termini da utilizzare per gli organi genitali, ma quali sono quelli che risultano meno offensivi e meno comici?
Gabaldon chiarisce subito che non ci sono risposte assolute perché tutto dipende dal contesto: potreste dover utilizzare parole specifiche in relazione al periodo storico (come nei suoi libri), all’ambientazione geografica o ad una condizione culturale e sociale precisa. Passare dallo slang dei bassifondi alla prosa vittoriana e molto dipende da chi sono i personaggi in questione.

Parte A: Il membrum virile (e auguriamoci che sappia stare sull’attenti…)

“…come fa uno scrittore a descrivere il membro maschile in erezione, in un romanzo, senza sporcare i gioielli di famiglia? Nonostante i tantissimi sinonimi esistenti per descrivere quest’ultimo […],nessuno sembra adatto al linguaggio dell’amore: scatenano tutti l’ilarità. Qualcuno potrebbe sostenere che il principale organo dell’amore sia il cervello, ma nel caso dell’uomo non è il cervello a far sentire in modo più prepotente la sua presenza, nel vivo della passione.[…]È innegabile che «lui» ci sia […] da parte mia credo che sia essenziale l’allusione, se si vuole preservare il romanticismo.”

Questo quando il narratore scrive in terza persona, ma quando è il personaggio maschile stesso a riferirsi al suo sapete cosa?

“I termini che si possono usare per descrivere i genitali maschili – evitando che il lettore spruzzi caffè dal naso o si lasci andare a una serie di smorfie – sono: «cazzo», «uccello» e, a seconda della cultura e del periodo di tempo, «pisello».”

Parte B: non scordiamoci le signore

“Il fatto è che non abbiamo un sostantivo non-sessuale per indicarla, forse perché la nostra è decorosamente nascosta, mentre il loro coso è sempre fuori […] Un altro aspetto dei genitali femminili è che sono perlopiù invisibili. È impossibile capire se una donna sia eccitata guardando le sue parti intime.[…] TUTTAVIA, data la collocazione interna e appartata, nelle situazioni sessuali viene a crearsi un’identificazione più profonda tra l’organo sessuale e la donna in sé […] Francamente, in generale trovo sia preferibile descrivere un atto sessuale riferendosi alle persone, più che alle loro parti intime.”

All’interno di questo capitolo sono riportati due elenchi, non esaustivi, di sinonimi per indicare il membro maschile e l’organo femminile per eccellenza, la vagina (di solito è a lei che ci si riferisce più che agli altri elementi dei genitali femminili). Tali elenchi però non sono la traduzione letteraria dal testo originale inglese di Diana Gabaldon, probabilmente una traduzione che non potremmo realmente apprezzare: il traduttore li ha sostituiti con liste tratte da Valter Boggione, Giovanni Casalegno, Dizionario storico del lessico erotico italiano, Longanesi 1996, rintracciabile solo cartaceo e nel mercato dell’usato.

 

Capitolo 3
Il linguaggio del sesso è l’emozione

“…in una scena di sesso ben scritta, abbiamo a che fare con le emozioni dei personaggi più che con la meccanica di quello che stanno facendo.[…] poiché le persone sono naturalmente interessate al sesso, qualunque scambio emotivo avvenga in un’atmosfera sessuale avrà un impatto più forte.[…] non necessariamente le scene ricalcano lo schema «Lo/la voglio… facciamolo». I sentimenti non devono essere reciproci… e nemmeno l’attrazione fisica[…]”

Diamo per scontato che una scena di sesso sia consensuale e romantica, ma a seconda del contesto potremmo avere un approccio annoiato e metodico da parte di uno dei due, o esprimere rabbia e prevaricazione verso l’altro, o ancora odio e dolore profondo se il rapporto consumato è uno stupro. Se le emozioni giocano un ruolo importante in una scena ben scritta, come bilanciarle con il movimento fisico? Diana consiglia di scegliere piccoli dettagli che riguardano l’azione e lasciare che sia il lettore a completare il quadro come preferisce.

“… l’emozione […] viene mostrata, mai descritta. […] di sicuro non serve sottolineare un’emozione forte dicendo qualcosa di esplicito al riguardo. Se c’è, il lettore la vedrà.”

Insomma, il famigerato Show, don’t tell, tecnica narrativa dove lo scrittore usa azione e dialoghi per mostrare cosa succede, lasciando al lettore l’interpretazione e rendendogli più avvincente la trama.

 

Capitolo 4
Non è sempre tutto vicino, e personale
Variare la messa a fuoco

Nel cinema la macchina da presa può effettuare diversi tipi di inquadrature, variando la messa a fuoco su oggetti più o meno vicino alla stessa macchina: dal campo lungo alla figura intera, dal piano americano al dettaglio e poi a seconda del movimento, dalla carrellata alla zoommata. Così come in un film viene continuamente variata l’inquadratura, allo stesso modo va cambiata la distanza emotiva durante la narrazione.

“Questa è un’indicazione che vale per qualunque scena, non soltanto di sesso: bisogna variare la messa a fuoco. Se cominciate con un primo piano – con una donna che sente il respiro dell’amante sul lobo dell’orecchio, ad esempio – poi dovreste allontanarvi, e dire che lei sente il rintocco delle campane della chiesa in lontananza, che le ricordano che sta per commettere un peccato mortale… Ma poi la bocca di lui scende… e si torna a un primo piano.[…] Anche se lo spazio fisico può essere ridotto, per via del contenuto intimo della scena, potete sempre variare la messa a fuoco sulla mente dei personaggi.”

 

Capitolo 5
Sesso sgradevole, non consensuale

Come detto sopra, non sempre le scene di sesso riguardano rapporti gradevoli: non solo stupri e abusi di vario genere, ma anche personaggi che usano il sesso per sfidarsi e dominarsi, o all’interno di circostanze scomode (in uno degli esempi riportati, marito e moglie costretti ad un rapporto riparatore, in base alle convenzioni sociali dell’epoca, dopo che lei ha subito uno stupro e potrebbe essere rimasta incinta dello stupratore).

“Fondamentale: in una scena di questo tipo, l’ultima cosa che dovete fare è dare risalto all’emozione. Che dovrebbe già essere più che ovvia.[…] Mostrate le cose nel modo più semplice possibile. Nessun suggerimento da parte dell’autore riuscirà a renderle più efficaci. Lo spazio bianco è parte del layout, e un linguaggio misurato fa parte del tessuto emozionale.”

Quando il sesso è consensuale, il focus deve essere sullo scambio di emozioni tra i personaggi coinvolti, lasciando solo qualche dettaglio fisico e di movimento. Al contrario, quando la scena riguarda un atto sessuale costretto, l’attenzione deve essere posta solamente sull’azione e l’ambientazione, perché la comunicazione delle emozioni è bloccata tra di loro.

“Stando così le cose, l’attenzione nel descrivere l’ambiente serve sia a far immergere il lettore nella situazione, sia a porlo a una distanza sufficiente da quello che sta succedendo, al punto che i dettagli fisici possono essere pochi e brevi, seppure espliciti. Ma questi ultimi hanno anche una funzione piuttosto ovvia: scioccare. E (non meno importante) rendere la scena unica.”

 

Capitolo 6
Scene di sesso senza sesso

In questo brevissimo capitolo, Diana spiega come alcune scene con un’atmosfera dichiaratamente sessuale in realtà non comportino alcun contatto fisico. Come esempio riporta un suo testo inedito, un monologo interiore di un uomo che sta fissando una donna presente ad una riunione: non c’è alcun rapporto, nemmeno dialogo tra i due, ma nell’osservare la catenina che porta al collo lui riflette sui gioielli regalati alle donne quale simbolo di possesso, una metafora altamente sensuale.

“Per questo si fa ricorso alle immagini quando si scrive di sesso; per evocare immediatezza e per distillare emozioni. Ma è meglio usarle con parsimonia, e dopo un’attenta considerazione. Abbondate, e sarà come fare il bagno in un profumo molto forte…”

 

Capitolo 7
Atmosfera
Evocazione, sensualità, underpainting

“Si può dare a una storia una sensualità molto forte anche senza essere espliciti. Lo si fa principalmente – e paradossalmente – usando moderazione, come quando si rappresenta un’emozione forte. Non si esagera con gli aggettivi e neppure con i verbi. Si scelgono dettagli precisi e immagini belle: è un lavoraccio, ma ne vale la pena. Resta da capire come si scelgono i dettagli.”

Nella scelta dei dettagli torniamo a parlare della Regola del tre, un trucchetto che Diana dice di aver appreso da Gustave Flaubert: utilizzare tre dei cinque sensi (sei se scrivete storie paranormali) per rendere la scena vivida e tridimensionale.
Solo per spiegarvi meglio, riporto uno stralcio del lungo esempio utilizzato in questo capitolo, preso dal suo libro Vessilli di guerra, 2007, traduzione di Valeria Galassi: notte di tarda estate, Claire si rinfresca alla finestra e poi viene raggiunta da Jamie preoccupato, un ricordo lontano sposta il dialogo sugli odori che lei ha accumulato durante la giornata lungo tutto il corpo, dagli odori della cucina sulle mani, il latte schizzato nell’avambraccio mentre faceva il burro nella zangola, il sapone di girasole del bagno sulla clavicola…

 

«E sale», soggiunse pianissimo, il suo alito tiepido. «Hai del sale sul viso, e le ciglia umide. Hai pianto, Sassenach?»
«No», risposi, reprimendo invece un improvviso, irrazionale impulso di scoppiare in lacrime. «No, ho sudato. Avevo… caldo.»
Non più. La mia pelle era fresca, anzi fredda, nel punto in cui l’aria notturna proveniente dalla finestra mi gelava il fondoschiena.
«Ah, ma qui… mm.» Stava curvo su di me, adesso, con un braccio intorno alla vita per tenermi ferma, il naso sepolto nel solco in mezzo ai seni. «Oh», esclamò, e la sua voce cambiò di nuovo.
Normalmente non mettevo profumi, ma avevo un olio speciale che mi mandavano dalle Indie, fatto di fiori d’arancio, gelsomino, baccelli di vaniglia e cannella. Ne possedevo solo una boccetta, perciò me ne applicavo solo qualche goccia di tanto in tanto, nelle occasioni che pensavo sarebbero forse state speciali.
«Tu mi volevi», osservò commosso. «E io che mi sono addormentato senza nemmeno toccarti. Mi dispiace, Sassenach. Avresti potuto dirmelo.»
«Eri stanco.» La sua mano aveva lasciato la mia bocca. Gli accarezzai i capelli, ravviandogli dietro l’orecchio le lunghe ciocche scure. Lui rise, e io sentii il calore del suo alito sullo stomaco nudo.
«Potresti risvegliarmi anche dal regno dei morti, per quella cosa lì, Sassenach, e non mi dispiacerebbe neanche un po’.»
Si alzò in piedi, a quel punto, faccia a faccia con me, e persino in quella luce incerta mi resi conto che non ci sarebbe stato bisogno di adottare misure tanto disperate.
«Fa caldo», gli feci notare. «Sto sudando.»
«Perché, io no?»
Le sue mani si richiusero attorno alla mia vita e mi sollevò di punto in bianco, per poi sistemarmi sull’ampio davanzale. Tirai di colpo il fiato al contatto con il legno fresco, e mi aggrappai di riflesso al telaio della finestra da entrambe le parti.
«Cosa diavolo stai facendo?» Non si diede la pena di rispondere; si trattava di una domanda del tutto retorica, in ogni caso.
«Eau de femme », mormorò di nuovo, sfiorandomi le cosce con la sua morbida chioma, nell’inginocchiarsi. Le assi del pavimento cigolarono sotto il suo peso. «Parfum d’amour, mm?»

E mi fermo qui, potete respirare. 😉
Come vedete c’è un’alternanza continua dei sensi: tatto e gusto, tatto con cambio di inquadratura, olfatto e il particolare dell’occasione speciale, di nuovo tatto e qualche dettaglio logistico, vista quando lei osserva l’eccitazione di lui, di nuovo tatto del legno fresco, olfatto e udito con le assi che cigolano. Non ci sono molti dettagli fisici, nemmeno nella parte successiva, e il linguaggio è semplice e contenuto, mai volgare. La scena è molto controllata, ma proprio per questo emotivamente molto intensa.

Questo testo è stato probabilmente pensato ricco di elementi già alla prima stesura, ma possiamo perfezionare una scena in un secondo momento, aggiungendo successivamente il linguaggio del corpo dei personaggi, particolari dell’ambiente circostante, avverbi e aggettivi che conferiscono profondità all’azione. Questa è la tecnica dell’underpainting o mano di fondo.

“Ci sono scrittori che preferiscono abbozzare una scena, per tornarci su in seguito e aggiungere dettagli. Io stendo già una mano di fondo mentre scrivo, ma è una questione puramente personale. Non esiste Un Solo Modo per scrivere, qualunque sia il testo.”

 

Capitolo 8
Ripetizione di elementi
La Regola base, una variante della Regola del tre

“In una scrittura che colpisca e rimanga impressa si riscontrano alcuni schemi generali; uno di questi è la ripetizione. Se utilizzate un elemento in particolare – uno stratagemma che favorisca lo svolgimento della trama, un’immagine, una frase – una sola volta, è possibile che il lettore lo noti […] Se lo usate due volte, non lo noterà consapevolmente, ma nel suo inconscio sì […] Ma, se lo usate tre volte, alla terza lo noteranno tutti.”

Ritorniamo quindi a parlare della Regola del tre, questa volta non dell’utilizzo di tre sensi su cinque per dare immediatezza e tridimensionalità ad una scena, ma come impiego strutturale all’interno di una storia, per conferirle maggior potere. Regola che Diana ha utilizzato all’interno del suo libro Outlander per tre (di nuovo!) volte:

“Ho sempre detto che i miei libri hanno una forma, e la geometria interna della Straniera consiste in tre triangoli che si sovrappongono leggermente. Il vertice superiore di ciascun triangolo rappresenta uno dei punti culminanti del libro: 1) quando Claire compie la sua scelta straziante alle pietre, e resta con Jamie; 2) quando salva Jamie da Wentworth; e 3) quando salva la sua anima, all’abbazia.”

Ed è qui che entra in gioco il rompicapo di cui non ho ancora trovato soluzione. Poco prima Diana scrive anche:

“Ma l’amore per queste due persone è sempre reciproco.[…] Dall’inizio alla fine, continuano a salvarsi a vicenda.[…] In origine, Jamie sposa Claire per salvarla da Black Jack Randall.[…] Quindi, la salva fisicamente da Randall, quando questi la cattura e la aggredisce a Fort William[…] Uno, due, tre. La regola del tre. Il terzo incontro con Black Jack Randall rappresenta il punto culminante, quello in cui la posta è massima.” (ndr. Wentworth, dove per salvare Claire, Jamie cede se stesso a Black Jack Randall)

Su questa struttura a triangoli ho chiesto delucidazioni direttamente alla scrittrice sul suo profilo Facebook:

E adesso prendimi: domanda a Diana Gabaldon

 

Abbiamo 9 vertici (le punte dei triangoli) e sappiamo che ogni triangolo sviluppa il legame tra tre personaggi:

  • Claire-Jamie-Frank: i punti culminanti del libro (scelta alle pietre, Wentworth, abbazia)? o vanno divisi nelle sole punte dei tre triangoli?
  • Claire-Jamie-Black Jack: qui credo vadano inseriti i tre salvataggi citati sopra (matrimonio, Fort William, Wentworth);
  • Claire-Frank-Black Jack: ma qui cosa ci va?

E adesso prendimi: la Regola del tre in Outlander

 

Chiedo quindi ai lettori del libro, che dovessero passare di qui, se riescono a darmi una mano nella soluzione. Purtroppo credo che mi toccherà leggerlo un’altra volta… 😉

 

Capitolo 9
Scene in cui il sesso non si vede
Quando, come e perché chiudere la porta

Non sempre una scena di sesso deve essere scritta, si può anche scegliere di accompagnare gli amanti fino all’alcova e poi lasciarli da soli. Quando conviene fermarsi e lasciare un velo di immaginazione? Queste le considerazioni di Diana:

  • il livello di conforto personale;
  • i limiti imposti dal genere o dal mercato per cui scrivete;
  • varietà: ripetere lo stesso schema in ogni incontro annoia il lettore;
  • tensione: il sesso serve a innescare un cambiamento delle dinamiche tra due personaggi, ma potete arrivare allo stesso risultato senza essere espliciti;
  • la fiducia nell’immaginazione dei lettori, che può fare un lavoro migliore del vostro, perché lascia al lettore lo spazio bianco di adattarsi la scena come un vestito su misura alle sue preferenze.

“Se i vostri personaggi hanno una relazione che prevede sesso – che sia consumato o no – con ogni probabilità il sentimento che li unisce pervaderà la narrazione dall’inizio alla fine, anche se non ci sono scene esplicite.”

 

Capitolo 10
Sesso tra personaggi gay (o di altro genere o orientamento, purché diverso dal vostro)

Diana Gabaldon scrive anche di amori omosessuali nella serie di Lord John Grey, dove lo stesso ufficiale Grey si innamorerà di Jamie Fraser, in questo caso non corrisposto, e lo salverà dalla deportazione nel Nuovo Mondo. Trasformata la sua infatuazione per Fraser in una solida amicizia, si dedicherà ad altre relazioni e qui entra in campo la bravura dell’autrice.

“Per certi versi le emozioni sono universali, e possono essere trattate come tali; non importano orientamento o preferenze: si fa sesso per gli stessi motivi, e nel farlo si provano le stesse emozioni. Ci sono, però, tre distinzioni importanti:
1. La logistica della fisiologia.
2. Le basi dell’attrazione sessuale.
3. L’impatto culturale su personaggio e situazione.”

Per quanto riguarda la logistica fisica, si tratta di effettuare delle ricerche per non scrivere inesattezze. Diana chiese aiuto ad un amico gay che le regalò le sue riviste porno, oltre a rispondere a tutte le sue domande curiose. Ai nostri giorni, potete sbizzarrirvi in rete, ma fate solo attenzione ai siti a pagamento 😉
Sull’attrazione sessuale la questione è un po’ complessa: dovete entrare nella mente del personaggio di cui state scrivendo, dovete indagare sulla sua personalità, su come gestirà i suoi tratti fisici per apparire sensuale, su cosa ritiene sessualmente attraente negli altri. E l’unico modo è prestare attenzione a cosa scrivono e come parlano nella vita reale, magari spiando qualche forum in rete.
L’impatto culturale direi che è evidente anche ai nostri giorni, ma ovviamente va pensato in base alla storia che state scrivendo, come essa si colloca a livello temporale e geografico, perché ogni società ahimé ha diverse regole per loro. Sicuramente sono più inclini a nascondere le proprie emozioni e mostrarle solo quando si sentono al sicuro, e un atteggiamento del genere si ripercuote anche nel resto della propria vita.

“Quello che voglio dire è questo: potete scoprire quello che vi serve sapere riguardo a un territorio sessuale sconosciuto, e personalmente vi raccomando di farlo, se intendete scrivere. Lo sciocco aforisma «Scrivi di quello che sai» andrebbe riformulato così: «Non scrivere di cose di cui ancora non sai nulla». Ma quello che non sapete potete sempre impararlo.”

 

Capitolo 11
Giochi mentali
O: che cosa direbbe vostra madre?

“Spesso è scoraggiante scrivere scene di sesso, quando avete l’impressione che chi vi conosce sia lì, dietro di voi, per spiare quello che state facendo. Perciò ditevi – e siatene convinti – che nessuno vedrà mai quello che state buttando giù. Perché non c’è bisogno che nessuno lo veda.[…]Una volta scritto, diventa più facile percepirlo come un qualcosa che è distinto dalla vostra persona.”

Scrivere di sesso è difficile, soprattutto per una donna, perché sappiamo bene che il pregiudizio è dietro l’angolo. Questo può bloccare la scrittura, rimanendo fissi a preoccuparci di cosa penseranno gli altri quando leggeranno (la solita domanda: è autobiografico?).
E invece come vedete dietro ad una scena di sesso c’è in realtà tanto studio e ricerca, non si improvvisa nulla, come non si può improvvisare la scena di un delitto o l’ambientazione storica di una battaglia. Diana quindi dice di rimanere da soli con la pagina, chiudersi a chiave se possibile, e scrivere tutto quello che il personaggio vede e sente. Solo quando la scena sarà completata, potrete distaccarvene e giudicarlo nel merito. Lasciarla in un cassetto, bruciarla o darla alle stampe.

Credo possa essere paragonato al consiglio di Stephen King sul suo manuale On Writing: “scrivi con la porta chiusa, riscrivi con la porta aperta.”

“Infine ricordate: questa è arte, non scienza. Esistono schemi e tecniche, individuabili, ma una buona scena di sesso – così come un qualunque incontro tra due persone nella vita reale – sarà sempre unica.”

E questo mi sembra il consiglio più saggio di tutti!

 

Una domanda per voi…

Per chi scrive: come ve la cavate con le scene di sesso dei vostri personaggi? O le evitate come la peste, temendo le risate del pubblico?
Per chi legge: qual è la vostra scena di sesso preferita e perchè? Qual è invece la peggiore che ricordate di aver letto?

36 commenti su “E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander
di Diana Gabaldon

  1. Cara Barbara, questo articolo va salvato nei preferiti! Sono sempre in difficoltà quando devo descrivere le scene di sesso nei miei lavori, probabilmente per un fatto di pudore culturale. Dunque il lavoro di Diana e il tuo mi faranno da guida. Molto interessante l’idea del tre, che peraltro è il numero perfetto ;), in effetti descrivere fatti o addirittura caratteri e luoghi attraverso la geometria aiuta ad orientarsi nella trama.
    C’è un elemento che mi pare trascurato ed è il desiderio: descriverlo bene sarebbe come assaporare qualcosa senza averlo mai assaggiato… A me pare un altro forte elemento di attrazione per la trama e per il lettore per generare emozioni. Che ne pensi?

    1. Il desiderio è comunque un’emozione, anche se non l’ho elencato esplicitamente. Direi che sta tra la “passione” e “l’attrazione fisica”, anche se spiegare perché desideriamo proprio quella persona non è affatto semplice. Anzi, probabilmente ci vuole tutto un romanzo! 🙂

  2. Salvo anche io per tornare in più fasi, caso mai dovessi averne bisogno ecco risolto il problema. Mai sentito se non da te della serie e dell’autrice… se ne impara sempre una!

  3. Ancora una volta un tuo post molto utile, che mi salvo tra quelli da tenere a disposizione.
    E ancora una volta un enorme lavoro di approfondimento da parte tua. Lo sai che il tuo blog sta diventando sempre più interessante?

    1. In realtà ce ne sarebbe ancora molto da dire. Per esempio, vorrei approfondire il discorso della Regola del tre come la spiegò Flaubert, ma non ho ancora trovato materiale in merito, disponibile in rete.

  4. Torno a leggere con calma. Ieri allora non era a caso il discorso erotico.
    Comunque il “kilt”, per me, ha un alto tasso erotico.
    Sean Connery e altri col “gonnellino scozzese” mi ci perderei a sognare.

    1. Nel discorso di ieri nel blog di Salvatore Anfuso (lo riporto per gli altri lettori) si parlava della funzione degli archetipi, citando quelli del romanzo rosa (protagonisti “puri”, posizione sociale dell’uomo superiore alla donna, felicità impedita da fattori esterni, lieto fine obbligatorio) e di come Outlander non corrispondesse a questi canoni. Quindi, non è un romanzo rosa! E l’autrice può permettersi di spaziare in ogni dove, anche con le scene di sesso. In questo manuale, tra le altre cose, racconta di come anche il genere erotico-porno imponga altri archetipi (solo scene consensuali, anche se con pratiche violente; sesso fine a sé stesso e non alla trama, privo di contesto).
      Se ti piacciono i kilt, dovresti proprio vedere la serie tv di Outlander, premiata per i costumi! La trovi anche in streaming (dato che i canali televisivi italiani fanno i preziosi sulla sua messa in onda).
      Per me Sean Connery è e rimane l’unico e il solo 007. E l’unico e il solo che si è presentato di fronte a Sua Maestà col suo kilt, simbolo madre dell’indipendenza scozzese (dopo la battaglia di Culloden, tutti i clan vennero perseguitati, fu proibito l’uso del kilt e della cornamusa).

  5. Io sono più propenso al metodo sperimentale che alla lettura di manuali 😀
    Sulla regola del tre ho letto una serie di varianti, diciamo che l’importante è non scordarsi degli altri sensi. Poi la vera abilità sta nello stimolare i sensi senza toccarli direttamente: il cervello umano è molto potente in questo, a volta basta un’allusione. Ad esempio se scrivo “la padella sfrigolava sul fuoco” automaticamente il tuo cervello ti fa sentire l’odore di fritto e immadiatamente dopo te ne fa sentire il sapore, così, con un’unica frase ti ho beccato tre sensi, anche quattro se la padella oltre che sentirla la vedi anche 😉
    Però questo vale un po’ per qualsiasi descrizione e qualsiasi situazione. Restando in campo prettamente erotico, beh, come il metodo sperimentale insegna, il grosso lo si gioca nei preliminari 😉

  6. Barbara questo tuo post è utilissimo!
    Lo salvo nei preferiti per il futuro. Con le scene di sesso ho sempre qualche difficoltà proprio per i motivi che esponi, a me viene sempre in mente il Walter e la Jolanda della Littizzetto e scoppio a ridere.
    Comunque udite udite nel mio romanzo L’amore che ci manca spinta dalla Casa editrice a integrare alcune scene d’amore osando un pizzico di erotismo, ho osato!
    Non è stato semplice perché volevo evitare descrizioni esplicite stridenti e ridicole e alla fine ho puntato molto sulle emozioni, chissà se ci sono riuscita?
    Ai lettori l’ardua sentenza!

    1. Più che il mio post, che è solo un’introduzione, è utilissimo leggere il manuale intero!
      Quando leggerò il tuo libro, ti saprò dire, adesso sono ancora più curiosa. Acquistato, ma devo ancora caricarlo sul koso kobo! 😉

  7. Io devo vedere e toccare con mano, detto in questo contesto, poi! In realtà voglio semplicemente dire che tutti questi passaggi che hai citato mancano di esempi che mostrino la pratica accanto alla teoria (che a te, invece, è chiara, avendo letto il testo), perché per me restano suggerimenti astratti. Infatti è stato bello vedere i sensi sfoggiati nella descrizione della scena che, invece, hai riportato.

    Potrei raccontarti un aneddoto a proposito di pornografia e ricerche mirate, ma siamo in fascia protetta e non rischio la reputazione

    Ho letto un libro di Sara Bilotti, il primo di una trilogia, dove, per carità, era tutto talmente ridicolo da volere saltare le scene di massima tensione erotica per arrivare presto alla fine. Qua e là qualche scena di sesso efficace m’è capitata, ma in questo momento mi sfugge in quali libri.
    Quando ne scrivo io, in teoria mi lascio andare, ma quella porta poi rimane chiusa per darmi il tempo di rileggere e cancellare tutto prima di aprirla. Ammetto, però, che non mi dispiace scrivere di sesso, anche se la paura di rendere tutto ridicolo e di banalizzare mi fa desistere. E poi c’è poco da fare, m’intrippo con i termini del “coso” e della “cosa”.

    1. La mia è solo una presentazione del manuale, per fornire indicazioni di quello che ci si può aspettare leggendolo. Una sorta di recensione approfondita, rispetto a quelle che riportano solo la quarta di copertina. Questa poi è la prima recensione in assoluto dell’edizione italiana (purtroppo, la grafica di copertina scelta da Corbaccio ha scoraggiato parecchio l’acquisto, anziché invogliarlo come credevano).
      Nel manuale ci sono esempi, anche molto lunghi, fino a 7/8 pagine ciascuno, presi direttamente dai libri di Gabaldon, con il suo commento per ogni scena, anche passo passo, ma ovviamente io sono limitata dal diritto di citazione ed ho preferito illustrare i concetti di base. Se l’argomento interessa, conviene acquistare l’ebook e leggere l’intero manuale.
      Sul “coso” e la “cosa”, Diana è molto brava a “schivare” oppure ad utilizzare metafore, calate nel suo contesto geografico-storico. Qualche esempio: prima notte di nozze dove lei racconta “Benché fossi ormai perfettamente consapevole di ciò che la maggior parte degli scozzesi porta sotto il kilt – e cioè niente – fui comunque un po’ sconcertata di trovarvi solo Jamie.”; dopo essersi difesi da un agguato, lui sente il bisogno di sfogarsi “Rimasi senza fiato quando la sua mano riuscì a entrarmi tra le gambe. «Signore», bisbigliò. «È scivolosa come un’alga.» […] Mi vuoi o no?» disse, ritraendosi un poco per guardarmi. Sembrava inutile negarlo, con quel genere di prova sottomano. Era duro come una sbarra d’ottone contro la mia coscia nuda.”
      Entrambi presi da Outlander – La straniera di Diana Gabaldon, Corbaccio, 2015, traduzione Valeria Galassi.

  8. Wow che post, Barbara.
    Io sono rimasta padre Ralph e Meggie sulla spiaggia.
    Per le mie scene di sesso ti rimando ai miei lavori, trattando spesso di rosa il sesso ci sta, ma è molto vago, sussurrato, la più “spinta”? La leggerai in Figlia dei fiordi.

  9. Io ho provato a fare qualcosa in “Cardiologia”. Fa parte della vita, quindi affronto la questione senza pensarci troppo. Siccome quando scrivo il mio interesse sta altrove, non ci dedico molto tempo, e spero di evitare grossolanità e ridicolo. Però… Boh! Bisognerebbe sentire i lettori!

  10. Post bello, ben scritto e interessante. Grazie.
    Avendo letto e riletto tutta la saga, non ho fatto fatica a capire i riferimenti alle scene di cui parli.

    Per quel che riguarda la tua domanda, adoro scrivere e non disdegno le scene di sesso. Cerco di variare ogni volta perché la noia è il secondo pericolo, subito dopo il rischio del ridicolo. Ho trovato terribilmente noiose le scene di sesso nelle Cinquanta sfumature, ad esempio, tanto che per finire i libri (sì, sono masochista) ho dovuto saltare a piè pari ogni descrizione erotica.
    Mi piace descrivere gli amplessi, mi piace cominciare in maniera soft per poi diventare più esplicita e intensa man mano che la passione cresce. Senza falsa modestia, mi pare che i risultati non siano pessimi, anche se c’è sempre da imparare dai veri maestri. 🙂

    1. Benvenuta nel blog Ccintia! Anche Diana dice di variare la tipologia di scene di sesso proprio per evitare la noia al lettore.
      Le Cinquanta sfumature le ho lette tutte anch’io, ma nel mio caso la lettura era già cominciata con risvolti tragicomici: data la popolarità, ho avuto l’ardire di regalare la saga a mia madre, la quale si è fermata al “contratto” minacciando di diseredarmi. I libri sono rimasti in giro per casa, mio padre li ha aperti per curiosare ed ha finito per leggere tutti e tre i libri in due settimane. 😀
      Alla fine li ho letti per capire cosa effettivamente ci fosse di eclatante, a volte anch’io ho sorvolato sulle scene troppo dettagliate (a volte non mi tornavano le posizioni, segno che le descrizioni sono imperfette), tenendomi solo le parti di puro romance. Certo, la tipologia non è assolutamente paragonabile ad Outlander, che di fatto è un romanzo storico (seppure con elementi romance e fantasy).

      1. Grazie del benvenuto. 🙂
        È vero: le posizioni non tornavano! A volte dovevo rileggere per capire come fossero messi… con buona pace della tensione erotica.
        Certo, Outlander è tutt’altra cosa. Per fortuna, aggiungerei. 😉

  11. Su come scrivere scene di sesso ne ho lette diverse: c’è anche chi ne paragona la tecnica alla scrittura di scene d’azione. Scene di sesso che mi piacciono non ce ne sono più: man mano che ho approfondito la scrittura questo è l’ambito, assai più di altri, in cui mi si sono sgonfiati miti grandi e piccoli. Persino Nabokov, ed è tutto dire. O forse sono solo invecchiato.
    Di sicuro, però, mi ricordo che qualcuno diceva che le scene erotiche sono diverse dalle altre perché non bastano la sospensione dell’incredulità e il sogno narrativo, ma richiedono al lettore uno sforzo ulteriore: deve arrivarci già predisposto all’eccitazione e pure desideroso di sovrapporre al lavoro di chi scrive i propri ricordi e i propri desideri.

    1. Forse è per questo che mi pongo dei limiti in certi approfondimenti: ho paura che a studiare troppo la scrittura, ci si rovina la lettura, come stai osservando tu.
      Credo che il lettore si predisponga a seconda del genere letterario che ha appena acquistato: da un giallo si aspetta emozioni diverse che da un romanzo di fantascienza, ad un erotico richiede scene più esplicite di quelle di un rosa sentimentale. Si rientra nel discorso di certi paletti di genere, gli stessi che hanno escluso Outlander dalla categoria romance (per esempio, i due protagonisti si incontrano troppo avanti nel testo, mentre per un rosa le presentazioni devono essere nelle primissime pagine).

    1. Penso che anche nella scrittura di una scena di sesso occorra buttarsi, provare, revisionare, leggere molto ma nello stile che vorremmo eguagliare.
      Comunque sto seguendo quel tuo racconto a puntate “Daniele” e mi pare che in quella scena te la sia cavata abbastanza bene 😉

  12. Non so se leggerò questo libro, am l’articolo lo ha reso intrigante; probabilmente aspetterò di concludere prima la saga e poi mi darò alla lettura in lingua originale.

    Provo a sbilanciarmi sulla teoria dei triangoli: a parer mio non si tratta di geometria, ma di algebra!
    Prendendo tre vertici che sono sempre costanti in ogni triangolo e ponendosi in uno spazio bidimensionale, mantengo fisso sempre uno permutando (ruotando sempre nella stezza direzione) gli altri 2. Ciò genererebbe un gruppo permutativo in cui nessun triangolo è uguale agli altri, ma geometricamente appaiono uguali.

    Ovviamente si tratta di una mia spiccia percezione matematica, solo Diana possiede la vera risposta al dilemma.

    1. Grazie Roberta e benvenuta nel blog! Non sono molto afferrata sulle permutazioni di un triangolo (magari potremmo chiedere agli ingegneri in ascolto…c’è nessuno?). In quel caso gli elementi ai vertici sarebbero gli stessi, il che potrebbe essere dato che ogni evento indicato da Diana ha una doppia percezione a seconda del personaggio. E potrebbe anche essere che, Regola del Tre a parte, questa cosa dei triangoli sia uno schema non propriamente voluto in fase di scrittura, ma osservato a posteriori. 😉

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